quattro e gli alberi in lontananza

Libro #2

Maggio 14, 2008 · 2 Comments

Dunque. Oggi ho assassinato un personaggio. Non mi piaceva. L’ho fatto rinascere e ne ho liquefatto i contrasti. Meno male che era finito ed era un lavoro di cesello. Mi deve essere capitata in mano un’ascia. Cazzo.

La colonna sonora del Libro#2: Giovanni Allevi The Cure Negroamaro Fabrizio De André ColdPlay

Torno sul pezzo. ‘notte.

 

 

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Da Sodoma ad Holliwood, cronaca del Torino GLBT festival e di una comunità GLBT matura. Almeno più di quella romana.

Maggio 14, 2008 · 7 Comments

Ragioni di lavoro mi costringono a Torino, nella città che il luogo comune vuole triste, nebbiosa e grigia.

 

Torino ha vissuto, con l’organizzazione delle olimpiadi invernali, una specie di risveglio comunitario, la liberazione di energie sopite da decenni, intristite, ma anche vivacizzate, dalle lotte operaie, ingabbiate dalla ricezione di un flusso continuo di immigrazione prima dal sud d’Italia poi dal nord africa e in seguito dal nord est. Torino più di ogni altra città e prima di tutte le altre metropoli del nord, ha vissuto il fenomeno dell’immigrazione. Tale primato evidentemente l’ha resa anche più preparata, o semplicemente il lungo periodo l’ha resa abituata, vaccinata, aperta alle differenze.

 

La comunità GLBT torinese contemporaneamente organizzava il Pride Nazionale, creando un coordinamento di associazioni che, incredibile, visto da Roma, ancora vive, pulsa, organizza, cresce. Il Piemonte, in testa Torino, è considerata, insieme alla Toscana, la regione più gay friendly d’Italia. Un motivo ci sarà: non sarà che se lo meritano? Non sarà che a Roma abbiamo troppo a cuore le identità associative e meno la comunità GLBT?

 

Non ultimo, il risanamento dell’azienda automobilistica di casa, ha contribuito a veicolare come un virus una nuova speranza collettiva che ha unito le classi sociali cittadine.

 

Così Torino si sveglia, ai piedi delle Alpi, non più falsa e cortese, ma come dicono alcune magliette trendy, “fashion e cortese”, si risveglia laboratorio post-industriale, tra i morti della Thyssenkrupp, i concerti negli scantinati, i locali sul fiume, voglia di leggerezza, mostre a non finire di fotografia, di arte, di design e, semplicemente, di vita. La movida torinese è persino salita alla ribalta per una rissa in piazza Vittorio tra alcuni cittadini dal parcheggio facile (selvaggio, diciamo) e i vigili urbani. Quella notte eravamo sul PO ai murazzi e saremo usciti da “di Giancarlo” solo alle 5 del mattino, per vedere il giorno dopo in tv cosa ci era capitato sopra la testa.

 

Il Torino GLBT Festival è stata un’ottima occasione per un apnea di una settimana in cui, naturalmente, non mi sono fatta sfuggire quanti più film potevo.

 

Primato assoluto ai film spagnoli, forse per vicinanza culturale. Il primo, Chuecatown, visto il giorno dell’inaugurazione in una sala che conteneva almeno 500 persone, un film che rompeva il cliché dei gay ricchi e fascinosi, distruggeva, facendogli impersonare un killer di vecchiette, la figura del gay cool, tutto palestra e saune. Un film ironico e dolce. Alla fine non guardavo i titoli di coda, guardavo le persone in piedi, che non avevano la voglia di uscire fuori, per fermare ancora un po’ quello stare tutti insieme, così vicini, così orgogliosi di se stessi. Sì, ho pianto. Non era il film, era tutto intorno.

 

Poi la genitorialità gay affrontata dal punto di vista spagnolo in Spinnin’ e da quello canadese in Breakfast with Scot. Da una parte il colore, il cazzeggio e l’ironia fatalista tipici del paese mediterraneo e il machismo sportivo tutto canadese, che alla fine si dimostra la maschera della propria natura e finisce con il mostrarci il popolo gaio uguale in tutto il mondo: forte, allegro, coraggioso, tenero.

 

Poi il nichilismo giapponese di Candy Rain, in cui storie di donne si alternano nello stesso appartamento. Un film lontanissimo dalla nostra cultura, ma intenso e poetico che si chiude dicendoci: c’è chi è nato per stare solo, che chi non riesce a stare insieme a nessuno anche se vorrebbe, e c’è chi, invece, è nato per farlo. 

 

E ancora il mondo dell’adolescenza raccontato con la malinconia francese in Naissance des pieuvres  dove una giovanissima lesbica scopre grazie ad una bellissima atleta di nuoto sincronizzato i turbamenti dell’amore e il dolore del rifiuto (anche se un bacio alla fine lo spunta, con boato di soddisfazione del pubblico che non aspetta altro per tutto il film) che non sono affatto diversi da quelli che l’amica etero bruttina vive per un ragazzo che le piace. Ci dice che l’amore non è diverso, è amore e basta, anche quando ci è sembrato, da piccoli, di essere dei mostri. Ed ancora But I’m a Cheerleader, americano, comico, da schiantarsi dal ridere, film in cui una cheerleader viene spedita dai genitori (tipici WASP) a curare il proprio lesbismo in una fattoria tenuta da una specie di Crudelia in rosa, tra giovani checche in fase di redenzione e una butch sufficientemente figa da redimerla definitivamente. Lì scoprirà di esserlo davvero e si libererà dei pregiudizi e dei genitori.

 

In quasi tutti i film ho percepito una tensione alla normalità, una maturità da cui in Italia siamo lontanissimi, dell’argomento omosessualità, quasi un esercizio mondiale, in cui autori e registi si cimentano nel rompere luoghi comuni (il giocatore di Hockey gay che odia i bambini, la Cheerlady lesbica che si fa i bigodini), nel descrivere il desiderio di paternità gay con naturalezza. Si parlava di famiglia, ecco, superando il solipsismo della condizione omosessuale; si parlava di allegria, superando il travaglio del “dirselo”.

Non sono riuscita a vedere nessun film italiano, ho avuto l’impressione che non ci fossero nemmeno e questa è l’unica nota triste del festival.

 

 

Qui sotto vi riporto le schede dei film che ho visto, magari potete cercarli, ordinarli.

 

Le schede dei film

 

 

Chuecatown

 

Leo e Rey sono una coppia e vivono nel quartiere di Chueca a Madrid. Sono gay atipici: non gli interessa la moda, gli piace il calcio, non hanno un soldo, sono in piena crisi, ma, nei limiti del possibile, vivono felici. Nel loro quartiere si stanno verificando strani omicidi di donne anziane. L’assassino è Víctor, un agente immobiliare la cui massima aspirazione è trasformare Chueca in un quartiere modello, dove tutti siano giovani e belli e vivano in appartamenti lussuosamente ristrutturati. Quando la vicina di Leo e Rey muore misteriosamente, nell’appartamento ereditato dai due si trasferisce la madre di Rey, una vecchia dal carattere impossibile che renderà il lavoro di Víctor molto difficile. Candidato ai premi Goya per la migliore colonna sonora. Nel cast, tra gli altri, Pepón Nieto, (Los novios búlgaros,Cachorro, Un paso adelante) Pablo Puyol (20 centimetri, Un paso adelante), Concha Velasco (Km 0), Rosa Maria Sardá (A mia madre piacciono le donne, Tutto su mia madre, Amic/Amat). 

 

Naissance des pieuvres

 

D’estate, nella periferia di Parigi, Marie, Anne e Floriane, quindici anni e una passione in comune per il nuoto sincronizzato, passano il tempo a guardare il soffitto. Quando i loro destini si incrociano, esplodono amori e desideri inaspettati.

 

Candy Rain

 

Candy Rain racconta quattro storie intime e poetiche di donne innamorate nella Taipei contemporanea. Jessie ha deciso di ricominciare la sua vita a Taipei dopo aver rotto con il suo fidanzato e litigato con la famiglia. La sua amica di liceo e ammiratrice segreta Pon le ha detto: “Mi prenderò cura di te”. U è dell’ariete e si sa proteggere bene. Cerca l’amore ideale ma non sa dove trovarlo. Spencer è innamorata di Summer, che si sta sposando. Prima di dirsi addio, promettono di rivedersi da lì a dieci anni. Le relazioni di Ricky invece sono sempre violente: come fuochi d’artificio, meravigliose ma corte. Per Ricky, è un circolo vizioso.

 

But I’m a Cheerleader

 

Quando Megan, tipica ragazza pon-pon, è sospettata di essere lesbica dagli amici e dalla famiglia, viene spedita a “True Directions”, un campo di riabilitazione diretto da Mike (Ru Paul), “ex-gay” che promette di “curare” la sua omosessualità. Ma su cosa si fondono queste accuse? Beh, lei è vegetariana, detesta baciare il suo ragazzo e ha un poster di Melissa Etheridge nella sua stanza. Col passare del tempo, Megan si rende conto di essere davvero lesbica e di essere innamorata della sua amica Graham, che invece vive apertamente la propria sessualità. Film prodotto da Andrea Sperling e diretto dalla sua compagna Jamie Babbit (Itty Bitty Titty Committee). 

 

Berusaiyu no bara
Lady Oscar

 

Oscar Francois De Jarjayes è una fanciulla bionda, allevata dal padre come se fosse un maschio. A venticinque anni entra, in abiti maschili, nel servizio della regina, assistendo agli intrighi di corte e facendo la conoscenza del conte Hans Axel Von Fersen di cui si innamora. Dal romanzo La rosa di Versailles di Ryoko Ikeda, diventato popolare grazie a un serial giapponese di disegni animati. 

 

Breakfast With Scot

 

Eric, trent’anni, vive per l’hockey. Da ex-giocatore dei TorontoMaple Leaf è riuscito a trasformarsi in giornalista sportive per la TV. Il suo sogno si è realizzato! Ma quando il suo compagno Sam gli comunica che dovranno temporaneamente occuparsi di un bambino, il comodo mondo di Eric traballa. Arriva Scot, un bimbo assai effeminato di undici anni che ha appena perso la madre: l’esatto opposto di Eric. Sconvolti dalla “joie de vivre” di Scot, Eric e Sam cercano di far dimenticare a Scot la crema profumata per le mani e la passione per gli oggetti rosa, in cambio di un passatempo più accettabile: l’hockey. Ma dopo la prima disastrosa partita di Scot, Eric comincia a ripensare ai compromessi che ha fatto nella sua vita allo scopo di essere “accettato”.

 

Spinnin’

 

Gárate e Omar sono una coppia gay. Vogliono avere un bambino, ma non è facile…Seguendoli, incontriamo altri curiosi personaggi e le loro particolari, mutevoli, storie di amore e di amicizia.

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Cronaca di un week-end in Emilia Romagna, di altre lettere ad Alemanno e delle solite Riserve Indiane

Maggio 11, 2008 · 74 Comments

Il tempo ci ha assistito clementissimo e ancora, pranzando a Ferrara, mi è capitato di ascoltare altri pezzettini di storia. Voi direte…ma non puoi fare a meno di scocciare tutti quelli che incontri con questa storia della politica? No, proprio no. Comunque la punizione divina o le maledizioni (poi vi dico di chi) mi hanno reso totalmente àfona.

Emblematico l’operaio milanese in pensione, di origini siciliane che ha votato Lega. Mi ha detto una roba che mi ha fatto sentire male, ma proprio male: “La sinistra per me è morta. MI ha tolto tutto. MI ha tolto la pensione, mi ha tolto persino i sogni. Perchè non ha risolto il conflitto di interessi quando poteva?” Già, porca miseria, perchè non lo abbiamo fatto, e non lo abbiamo nemmeno ancora spiegato a noi stessi? A questa sinistra serviranno anni di psicanalisi per ripigliarsi!

Il manager milanese che pareva Gerry Calà (solo per come parlava e la definizione è della figlia adorata) invece ad un certo punto, mentre si beveva il suo bianchino mi racconta questo:

“Negli anni ‘70 mi giravano al largo quelli dei cortei perchè ad uno un giorno gli ho tirato un libro.” Io storco la bocca, insomma, sono sempre di sinistra, dio santo e ho davanti un ex krumiro.

Continua: “Poi sai cosa è successo?”

“No. Cosa?”

“Che l’azienda dove lavoravo cerca di cacciare quelli.”

“Quelli chi?”

“Mah, quelli di Lotta Continua, Potere Operaio. Erano una maledizione in fabbrica.”

Già, penso io. Magari difendevano gli operai, i loro diritti. No?

“Allora - prosegue - l’azienda gli ha dato 50/70 milioni di lire per levarsi dai coglioni” Non so se avete presente quanti erano 70.000 milioni di lire nel 1977! Mio padre si comprò una 500 con 300 mila lire!

“Ah. E loro?”

“Li hanno presi. Poi un giorno, qualche anno fa, mi sono fermato a mangiare in un ristorante consigliatissimo dalla guida. E incontro uno di questi, che era il proprietario. Così alla fine della cena gli vado vicino, ci beviamo una grappa, lontani dagli anni 70, gli chiedo come vanno gli affari. E sai lui cosa mi dice?”

“Cosa?” Faccio io, la mia faccia sempre che aspetta di poter infierire.

“Che è un gran casino con la storia delle tasse e del personale. Dice che nessuno ha più voglia di lavorare. Mi sono fatto una grassa risata.”

Io non rido per niente. Vabbé, la smetto di tediarvi con questa storia delle interviste a tutti quelli che incontro.

Alle 18 finalmente Casa delle Donne e presentazione del libro, forse la più difficile di tutte e comunque la più “lesbica” in assoluto. La presentatrice mi ha letteralmente massacrato facendomi rileggere tutto il libro in chiave psicanalitica: figure paterne, che fine hanno fatto Francesca e Martina, e quanto di me c’era in questo o quell’altro. Speriamo che alla fine abbiano capito che il romanzo è una roba leggera che si legge anche in spiaggia. Alla fine la presidente di Arcilesbica Ferrara introduce il discorso lettera ad Alemanno, così scopro che:

1) il TG5 ha citato la mia lettera e ha fatto sentire la canzone composta da Fiorello e Baldini.

2) Arcigay Roma, ArciLesbica Roma e DiGayProject hanno scritto una lettera ad Alemanno invitandolo ad un incontro su GayPride e tematiche GLBT. Firmata anche da Aurelio Mancuso.

Ma. Eh, sì, perchè un ma c’è sempre. Ti pare che riusciamo a uscire da questo circolino da riserva indiana dove ci siamo andati a ficcare? Ti pare che possiamo fare arrabbiare i vari Bertinotti & Co, perchè finalmente poniamo il problema GLBT fuori dal recinto politico? Ma voi, poi, lo avete mai sentito il presidente della Camera Bertinotti, che nel suo programma aveva addirittura matrimonio ed adozioni gay, dire mezza parola per voi, come rappresentante delle istituzioni? Io no. Mi manca.

Il ma è che contemporaneamente a quanto sopra succede questo:

1) nella mailing list di Arcilesbica (alla quale ahimé mi scuso non sono iscritta) qualcuno di “importante” mi ha insultato per la lettera dicendo che sono vacua ed ingenua. Già, perchè costringere le forze politiche a competere sulle nostre tematiche è proprio ingenuità. Ma sì, restiamo nella riserva con la bandierina rossa…e ce l’ho pure con il mio partito qui, eh, mica solo con la SA…tanto per intenderci. Davvero qualcuno pensava che pensassi di scrivere ad Alemenno come a Babbo Natale? La scrittura provoca, non c’è bisogno che sia aggressiva. A volte la gentilezza è molto più insinuosa. Studiare Ghandi per credere.

2) Francesca Grossi, presidente di Arcilesbica Roma, è stata destituita dai suoi incarichi all’interno dell’associazione per avere firmato quella lettera ad Alemanno. Potete leggere qui

3) dulcis in fundo, il Circolo Mario Mieli puntualizza qui e prende le distanze dalla lettera delle tre associazioni romane, citando un documento politico che non solo Alemanno non potrà mai condividere (quindi alla ricerca dello scontro), ma che nemmeno Rutelli avrebbe condiviso.

Insomma un bel casino. Io ritengo che la lettera ad Alemanno delle 3 associazioni sia un punto di svolta che può portare la politica, i partiti (esclusi quelli di chiara ispirazione cattolica), a mettersi in competizione sulle questioni GLBT, senza dare per scontato che i nostri temi siano appannaggio di una sola parte. Pensate se Alemanno venisse al Pride. Il Pd che fa, si fa superare dalla destra sulle politiche di integrazione? Sarebbe una burla colossale. Anzi, come si è dimostrato nel 2007, e come ampiamente descrive “Improvvisamente l’Inverno scorso” in questi giorni di nuovo a Roma, dobbiamo imparare che le cose chiediamo sono semplicemente giuste e le dobbiamo chiedere a tutti, visto che chi ce le aveva tanto promesse, alla fine ci ha sacrificato per altre cose, tra cui la sopravvivenza suicida di un governo.

Questo l’unico modo di averle. Altrimenti la sinistra continuerà a dare il nostro voto per scontato e non farà passi avanti.

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Fiorello ed Alemanno

Maggio 9, 2008 · 16 Comments

http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=785e2e74-1d17-11dd-95fc-00144f486ba6

Fiorello rilancia e fa il postino. Grande.

Se trovo anche il podcast dell’intervista ve la linko.

 

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L’Italia dei giusti

Maggio 8, 2008 · 38 Comments

Certo difficile dire che i lettori di Repubblica siano uno spaccato statistico della società italiana.

Ma come commentavamo via sms con Vittorio Zambardino è incredibile la quantità di persone di destra che è venuta qui a lasciare un pensiero o che mi ha scritto direttamente, mischiata a compagni di liceo (qualcuno anche del liceo scientifico a cui eravamo annessi e che si ricordava di quando guidai una pacifica invasione di corpi sdraiati nei corridoi per protestare contro il preside che non veniva mai da noi) e dell’università o ai tanti gay che si sono commossi per avere avuto una voce (e dobbiamo ringraziare Repubblica che ha assolto al suo dovere di organo di informazione) e agli amici di sempre.

E’ incredibile come una semplice lettera possa scatenare l’Italia dei giusti, quella che non ha partito, quella disposta ad ascoltare, quella che è pronta a mettere in gioco pregiudizi e pensieri e a cambiarli.

Queste le cose più incredibili: “Pensavo questo, ma oggi penso questo perchè ho capito questo.” Come sembra tutto così lontano da un certo dibattito ideologico e contrappositorio a cui credevo l’Italia si fosse assefuatta ed invece quanto accaduto mi fa pensare che aspetti solo una scintilla e la cosa bella non è stata la mia lettera, concepita nel delirio della febbre causata da una faringite micidiale che mi sta costringendo a casa, ma stare qui, tutto il pomeriggio, come un imbecille, con il termometo sotto l’ascella, a leggere le cose che scriveva la gente che arrivava qui dal sito di Repubblica.

Capire che la rivoluzione gentile - che metta al primo posto il benessere del paese e non una bandiera, che chieda conto di grandi questioni, senza compromessi, ma lo faccia con gentilezza  - è quello che il Paese ci chiede.

E’ incredibile quanto pesi di più il modo in cui si chiedono le cose piuttosto di cosa si chiede. E ormai avrei dovuto impararlo, a 32 anni, con intorno amici di ogni tipo, di ogni genere, di ogni schieramento politico che ha abbracciato la mia battaglia con affetto ed entusiasmo.

E’ incredibile, ancora, quante persone di destra hanno affermato di voler venire al GayPride e di voler vedere riconosciuti i diritti dei gay.

Chi mi conosce sa che la mia battaglia è il matrimonio gay. Lo dico perchè so che oggi molti di loro torneranno qui e non voglio che la mia moderazione venga male interpretata.

Lo dico perchè il matrimonio è un istituto civile, previsto dalla Costituzione, che deve tutelare anche una coppia omosessuale che passa insieme tutta la vita. Qualcuno storce il naso alla parola matrimonio, lo so. Ma io vedo più pantomima in tanti matrimoni religiosi in cui si fa sfarzo di ricchezza e portate pantagrueliche, in barba ai principi cristiani che mi è sembrato di avere imparato all’oratorio, dai francescani.

Pensate a questo: due persone davanti al sindaco che firmano un contratto, partecipando il loro impegno con accanto la loro famiglia e i loro amici.  Provate a darmi una ragione razionale, giusta, per dire che: no, non è una cosa giusta. Provate dirmi che non posso entrare in ospedale se la mia compagna è in fin di vita. Provate a dirmi che non debba pagarle gli alimenti se la abbandono in difficoltà. Provate a dirmi che non debba subentrare all’affitto della casa se lei dovesse morire. Provate a dirmi che non posso lasciarle in eredità le mie cose. Tutto questo oggi NON è tutelato. Non esiste uno strumento giuridico che non sia impugnabile dai familiari del defunto, non esiste nulla che mi costringa ad assistere la mia compagna in difficoltà. Non esiste nulla che mi faccia entrare in qualsiasi ospedale del Paese, se non per accondiscendenza del personale medico.

Sono certa che i sondaggi strumentali che vengono fatti sull’argomento, con domande secche, senza che venga concesso un dibattito, non rendono merito all’Italia e quanto essa sia più avanti di come la politica vorrebbe descriverla a volte.

Voglio ringraziare tutti voi che oggi siete venuti qui in più di 6.000 (!), che avete scritto, che avete navigato il blog scovando le cose più impensate. Grazie di avermi insegnato un’altro pezzo di Italia e grazie di passare di qui d’ora in poi a lasciare il vostro pensiero e la vostra riflessione anche quando dovessimo non trovarci d’accordo.

 

 

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