NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “marzo, 2007”

SENZA RITEGNO

Premetto che questo è l’ultimo post in cui citerò le posizioni di uno Stato Straniero in merito alle questioni di noi cittadini italiani. Ma questa era troppo grossa per non inserirla. I semplici: con il cappello di ermellino, gli anelli d’oro, proprietà immobiliari in tutto il mondo e con sul groppone secoli di stragi e roghi…senza ritegno. Poi ricordo che San Francesco da questa gente fu deriso. E che anche Gesù Cristo dalla stessa gente è stato crocifisso. Simboli amati post-mortem per dare perle a quelli che loro considerano porci: la gente comune.

DIFESA DEI SEMPLICI – La Cei, spiega mons. Anfossi, ha deciso questo intervento anche perché ha «ricevuto molti solleciti da molte persone che non sono in vista e che vivono quotidianamente la loro vita: loro si aspettavano che parlassimo chiaro». Questa per il vescovo «è anche indirettamente una difesa dei semplici: si tratta di difenderli da pressioni ideologiche, da lobby vere e proprie, a cominciare da quella che è legata al mondo dell’omosessualità. Al limite – aggiunge – noi rispondiamo che il nostro modo di intervenire difende una parte di popolazione da ingerenze che sono altrettanto violente e non democratiche».

Dico, i vescovi: «Cattolici tenuti ad obbedire»

Ecco. Lo hanno fatto. In piena violazione del Concordato. Ora qualcuno chieda l’annullamento del Concordato. La Chiesa paghi le tasse. basta soldi alle scuole private. Perchè devo pagare le tasse per dare soldi ad un’istituzione diseducativa, omofoba, degna delle peggiori teorie positiviste di fine ’800?

Ora gli amici cattolici scrivano al papa il proprio disaccordo. Scrivano a Veltroni che Roma non può ospitare una manifestazione omofoba.

Qualcuno dica qualcosa. Faccia qualcosa.

Perfavore. Basta. Non se ne può più.

A QUESTO PUNTO…NO AL FAMILY DAY

p.s. grazie a Roberta che evidentemente c’è arrivata prima di me e ha fatto di tutto per convicermi. Purtroppo a ragione. 

Avevo scritto il post più sotto all’indomani della dichiarazione “soft” degli organizzatori. Sembrava, la manifestazione del 12 maggio, una manifestazione per chiedere leggi per la famiglia. In aperta polemica con i DICO, come se farli significasse non fare leggi a sostegno delle famiglie con figli.

Invece con i soldi dell’otto per mille gli organizzatori hanno acquistato pagine di giornali, elencando le adesioni (tra cui non c’erano le associazioni GLBT che pure non avevano ancora rinunciato) e ribadendo che la manifestazione nasce a difesa della famiglia di un maschio e una femmina. Non uso uomo e donna appositamente. Per lasciare a questa discriminante genitale tutta la sua bestialità preistorica.

Rimane tutto vero poi quanto detto nel post precedente (FAMILY DAY) sulle leggi per la famiglia che debbono essere leggi per l’emancipazione.

E’ stato comunque giusto da parte delle associazioni usare l’adesione per fare uscire alla scoperto gli organizzatori. Avevo sperato in una confusione e nell’annullamento politico della manifestazione. Avevo sperato che fosse una manifestazione a cui si potesse andare con dei distinguo. Invece no.

Ora vorrei che nella mia città non si svolgessero manifestazioni che escludano, ma solo manifestazioni che includano. E se scrivessimo tutti a Veltroni? C’è anche il dubbio che gli dia il patrocinio per farsi perdonare quello del 10 marzo.

V PER VENDETTA E LA GARROTA

Leggo di psicanalisti francesi ”laici” che accusano i gay di creare una tendenza “androgina”. Una tendenza che femmimilizza i maschi. E priva le donne del desiderio sessuale. E non si fanno più i figli. Non solo l’omosessualità è una malattia per i gay. E’ una malattia anche per gli eterosessuali.

Leggo di assessori della regione più industrializzata (e meno alfabetizzata forse???) che vorrebbero la Garrota per i gay.

Leggo oggi giorno dichiarazioni sulla nostra devianza.

Leggo di donne stuprate perché lesbiche.

Di uomini sgozzati perchè gay.

In Polonia sarà dichiarato reato penale per gli insegnanti parlare di omosessualità.

Si deve trovare un colpevole per l’indebolimento della razza Europea? Perchè le donne non fanno più figli?

Ricordo 60 anni fa. Non c’ero. Ma ho letto. Le leggi razziali. Culmine di altri 100 anni precedenti di positivismo, da Lombroso a Churchill ad Hitler. Al piccolo Mussolini.

Ho paura. Sì ho paura. Si stanno preparando?

A tutti consiglio il bellissimo film “V PER VENDETTA”. Un inaspettato Comics del futuro sulle battaglie di domani. Così inquietante. E’ il caso di dire: su la maschera. 

 

FAMILY DAY

ANDARCI. Non certo perchè day fa rima con gay. E nemmeno per “disturbare”, come qualcuno ha sussurrato, spaventato e sopreso dalla adesione di molte associazioni omosessuali.

Certo in realtà il Family Day è nato ed appoggiato in contrasto con la legge dei Dico ed in difesa dei valori della Costituzione. Saremmo d’accordo anche noi omosessuali, infatti. Basterebbe estendere l’articolo 29 della Costituzione anche a noi.

Ma parliamo di Famiglie e del perchè tutti i ministri, tutte le parti politiche e anche noi omosessuali dobbiamo essere presenti quel giorno.

In Italia, fare un figlio per una donna che lavora è diventato un sacrificio sovrumano.  Tutto sembra dirle: se vuoi fare un figlio non puoi lavorare. Comunque non puoi fare un lavoro da uomo: riunioni interminabili, orari assurdi, straordinari. Al massimo, mia cara, puoi fare l’impiegata perchè anche se ti assenti nessuno se ne accorge (sarà vero poi?) Quando torni ricominci (o non trovi più la scrivania e ti fanno fare altro). Come faccio, io Azienda, ad affidarti incarichi di responsabilità se tu da un momento all’altro, donna tra i 28 e i 35 anni, mi ti metti in maternità ed io devo anche pagarti! Scherziamo?

Non parliamo delle donne precarie. E delle piccole aziende che fanno firmare la lettera di licenziamento alle donne assunte da depositare in caso di gravidanza. Così beccano i sostegni pubblici perchè assumono, ma in caso di maternità fuori dalle scatole.

La verità è che fare delle leggi per la famiglia non significa fare pagare meno tasse ai singoli nuclei. Questi sono palliativi assistenziali non risolutivi. Significa fare delle leggi che consentano alle donne di fare dei figli, di avere dei nidi aziendali e condominiali, di essere tutelate anche oltre i 3+3 mesi post parto. Che inchiodino i padri alle loro congiunte responsabilità. E’ vero: il bambino ha bisogno della mamma. La società, l’Italia, ha bisogno di bambini. Ma la società ha anche bisogno che la donna, per essere una brava madre e una brava moglie/compagna, sia realizzata e per alcune donne realizzarsi, significa anche fare carriera. Leggi per la Famiglia significa migliorare la qualità della Scuola Pubblica, non solo quella dei quartieri “bene”, affinchè ci siano luoghi dove il bambino cresca davvero, anche se entrambi i genitori lavorano.

La mia paura è che non si vogliano fare leggi sulla Famiglia perchè farle significa assottigliare la differenza uomo-donna che esiste in questo paese. Significa concedere alle donne troppo spazio. Così si accusano i Dico di essere contro la Famiglia, per nascondere quello che c’è veramente dietro: un parlamento di maschi, anziano rispetto al’età dei parlamenti europei, lontano dalla realtà giovane e dinamica che pure esiste Italia.

La manifestazione del 12 maggio va politicamente annullata con la presenza di tutti gli schieramenti, perchè la famiglia è una valore dell’Italia, ne etero, ne omosessuale, nè di destra , nè di sinistra.

Della lontananza

Ho pensato amore mio, che potrei fare l’Hot-Dog Seller ad un cross-road di Reno, Nevada. Magari sotto un Cross-Light.

Ho pensato amore mio, che la lontananza è una Bestia che conosco. Si accompagna con l’assenza, bacia un cuscino vuoto ed accarrezza le notti, i fiati tra i rami del mandarino quasi in fiore, silenziose e buie. Unica luce lo stand-by dello stereo.

Ho pensato amore mio, che ti seguirei. E poi no. Che ti aspetterei. Non è forse lo stesso?

Ho pensato amore mio, che ti ho sposato. Che tre anni non sono nulla sull’infinito. Un numero su infinito non fa forse 0? Quindi è come se tu non partissi per nulla.

Ho pensato, amore mio. Ho pensato. Questo ti stupisce perchè sembra che io non ascolti e non senta. Invece io assorbo, come la carta su una superficie impermeabile, assorbe le gocce di vino rigoroso e rosso cadute da una mano inferma, trattenuta dall’emozione, quindi male.

Ho pensato, amore mio, che noi possiamo tutto. Se non lo pensassi non dovrei amar_ti.

Il parere di una ricercatrice di Modena in economie sociali sui DICO

Daniela Mantovani Ricercatrice presso il Dipartimento di Economia Politica Università di Modena e Reggio Emilia.

Leggendo i giornali di più ampia diffusione, inclusi quelli della sinistra, si trae la chiara sensazione di un evento -la nascita dei DICO- che, seppur con molti limiti, sta segnando un primo timido passo verso la creazione di un sistema di diritti che includa anche gruppi di persone fino ad ora esclusi da ogni forma di protezione sociale. Tant’è che anche all’interno del movimento GLBT vi è una componente che punta, pur lamentando la troppa “prudenza” della legge, ad una approvazione della proposta, possibilmente migliorata (non si capisce da chi, visto che la proposta è stata firmata da tutti i partiti della maggioranza). Mi permetto perciò di intervenire nel dibattito come economista esperta di sistemi di protezione sociale; una esperienza che mi permette di analizzare le conseguenze di una eventuale introduzione dei DICO nel nostro sistema da un punto di vista non comune, che credo possa fornire a tutti materiale per un dibattito più meditato ed articolato. La nuda realtà è che questa proposta di legge non è il “poco, ma sempre meglio del niente attuale” che molti ci vogliono far credere; I DICO rischiano, se approvati, di riuscire in un’impresa che neppure si poteva immaginare: togliere diritti a chi già non ne aveva. I DICO sono la proposta di un sistema punitivo destinato a peggiorare le condizioni concrete di vita delle coppie omosessuali. Infatti, per ora, i membri di una coppia di fatto, ai fini del sistema di protezione sociale, sono trattati esattamente come i single, mentre i diritti alle erogazioni di protezione sociale dei membri di un DICO saranno minori di quelle spettanti ai single.

I DICO non sono una cattiva legge, bensì una legge cattiva. Lascio ai giuristi la discussione delle parti già tanto controverse sul riconoscimento formale delle coppie, sulla regolamentazione delle visite negli ospedali e sulla successione nel contratto di affitto, per concentrarmi su altre parti della proposta che possono perfino apparire, ad un’analisi molto frettolosa, delle mezze conquiste. Mi riferisco proprio alle parti che regolamentano la successione (che comporta qualche concessione al riconoscimento di diritti successori molto limitati, dopo almeno 9 anni di DICO, vale a dire non prima del 2017 – una concessione alla possibilità di ripensamento del legislatore?) e, soprattutto, alla pensione ai superstiti; in questo caso l’unica cosa decisa è il limite massimo ai diritti acquisibili dalle coppie DICO, molto inferiore a quello attualmente concesso ai coniugi, non sono invece definiti limiti minimi al di sotto dei quali i diritti previdenziali dei membri di un DICO non possono andare. In altre parole non sono previsti interventi di protezione sociale aggiuntivi rispetto alla situazione in essere. Nessuno dei trasferimenti di protezione sociale previste per i coniugi (assegni familiari e al nucleo familiare, licenza matrimoniale, assenze dal lavoro per assistere il coniuge malato …) e nessuna detrazione d’imposta per carichi familiari è stata estesa ai membri di un DICO. Basta però inserire la proposta di legge nel contesto di protezione sociale italiano per capire che i DICO non sono solo una collezione di dichiarazioni cattive ed offensive contro le persone omosessuali, ma sono anche uno strumento per ridurre la quota di spesa sociale che le persone omosessuali oggi ricevono. L’ironia sta proprio nel meccanismo pratico che permetterà di ridurre i trasferimenti e i servizi a cui ora possono accedere alcune persone omosessuali: l’appartenenza allo stesso nucleo anagrafico, condizione necessaria per essere membro di un DICO. Per capire il funzionamento del meccanismo che voglio descrivere basta immaginare che le persone omosessuali abbiano, come tutti, dei percorsi di vita articolati e complessi. Mettiamo che la nostra persona omosessuale abbia anche altre caratteristiche che gli/le permettono di accedere ad un qualche servizio sociale. Ad esempio, sia la madre di un bambino che va all’asilo nido, o sia un anziano malato e bisognoso di assistenza di lunga durata. Questo tipo di servizi viene erogato o finanziato dai comuni e il contributo chiesto alla famiglia dipende dal reddito della famiglia del soggetto coinvolto (“prova dei mezzi”). Il calcolo della retta avviene secondo un meccanismo piuttosto complicato, chiamato ISEE, che tiene in considerazione la numerosità famigliare, il reddito e la ricchezza di tutti i membri della famiglia. Questo è il trucco: la famiglia considerata ai fini del calcolo dell’ISEE è la famiglia anagrafica. Se quindi la nostra signora, madre di bebè, si unirà (firmerà? stipulerà? raccomanderà?) anagraficamente in un DICO, il reddito dell’altro membro del DICO verrà considerato ai fini dell’ISEE (da subito) e quindi la retta da pagare all’asilo nido aumenterà, da subito. “Naturalmente”, la compagna della nostra signora che deve contribuire al mantenimento e alla cura del bebè, non ha con quest’ultimo/a alcun legame riconosciuto, neppure nel caso di morte della madre naturale: niente eredità, niente reversibilità, perfino bebè adottabile da estranei, purché eterosessuali e sposati. Lo stesso discorso, ovviamente, si applica al caso del signore anziano e malato, se unito con DICO ad un partner, questi avrà l’obbligo di assistenza economica e materiale e perciò dovrà pagare la retta (maggiorata) per l’assistenza domiciliare o della casa di cura cattolica. Magari senza poter neanche visitare il compagno perchè, come la legge permetterà, il regolamento della casa di cura autorizza le visite solo per figli e coniuge.

Ogni occasione ha la sua famiglia. A ben vedere si tratta di un meccanismo molto semplice: c’è una definizione di famiglia quando si deve dare e un’altra quando si deve prendere (chi l’ha detto che adesso la famiglia è una sola?). L’idea geniale sta proprio nel definire famiglia le coppie omosessuali solo quando le si deve far pagare. E’ molto difficile credere che questo meccanismo sia sfuggito agli estensori del progetto di legge, se non altro perchè L’ISEE è stata introdotta dal precedente governo di centro sinistra, di cui la Bindi faceva parte. A dire la verità, il meccanismo che ho appena descritto è un vecchio trucco, conosciuto da tempo, di fatto incluso nell’armamentario di quasi tutti i sistemi di sicurezza sociale. Esempi sono il Regno Unito dove le coppie di fatto (di fatto proprio, non unite civilmente) non possono accedere ai trasferimenti previsti per i coniugi, ma vedono i loro redditi sommati per il controllo dei mezzi ai fini dell’accesso all’assistenza sociale. Oppure in Francia, dove i partner informali non accedono certo al quoziente famigliare, ma gli assistenti sociali vengono spediti senza remore ad annusare le lenzuola dei conviventi per appurare l’esatta natura dei loro rapporti, si sa mai che si possano mantenere reciprocamente così da risparmiare sull’erogazione del reddito minimo d’inserimento, in caso di indigenza di uno dei due. La differenza rispetto al nostro paese è che mentre negli altri paesi ci si può sottrarre alla discriminazione sposandosi o unendosi civilmente, da noi l’unione nei DICO sarebbe proprio il mezzo attraverso il quale il meccanismo discriminatorio agisce. La condizione prospettata per le coppie omosessuali sarebbe un po’ come quella degli ebrei nell’Europa medievale: il diritto di esistere, pagato con tasse salate versate ai cristiani, vivendo marchiati con la stella di David sui vestiti e chiusi in un ghetto (o, almeno, con un certificato anagrafico che indica una cittadinanza di serie B); se capita l’occasione, con i bambini sottratti per essere educati in un ambiente più consono ai bisogni del loro spirito. Non si tratta di un evento senza precedenti, i pionieri dei diritti delle persone omosessuali sono spesso caduti in questo tranello, negli anni ottanta. Chi si occupa di politiche sociali sa benissimo che nella babele delle norme e politiche in atto si producono interazioni di ogni genere, con effetti non sempre ovvi (ma in questo caso lo sono). Per questo la valutazione degli effetti di una politica si fa misurando la variazione delle imposte versate, dei trasferimenti ricevuti e dei servizi fruiti seguendo i concreti percorsi di vita delle persone, non certo sulla base di affermazioni di principio e dichiarazioni di “civiltà” autocertificate dagli estensori di una legge. Ho troppa stima per la competenza dei ministri e dei politici del centro-sinistra che si occupano di sicurezza sociale per pensare che conoscano così male i ferri del mestiere da essere scivolati su una buccia di banana. Questa proposta di legge non ha certo lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli omosessuali. Credo quindi che i nostri politici ci debbano almeno una spiegazione -seria però, stavolta- sul perchè hanno deciso di portarla avanti.

Daniela Mantovani Ricercatrice presso il Dipartimento di Economia Politica Università di Modena e Reggio Emilia

Sui Dico: ricevo e pubblico volentieri. Il dibattito è aperto

Gentile Cristiana Alicata,Sono eterosessuale, 30 anni, sposato da 2. Anch’io pago le tasse, anch’io ho comprato casa, anch’io ho un mutuo di 30 anni, ma pago “solo” 670 euro al mese: la mia abitazione dev’essere meno bella della Sua. Abbiamo un bambino di un anno, mia moglie per metterlo al mondo ha dovuto rinunciare per un po’ allo studio e al lavoro (precario). Tutti e tre dobbiamo quindi campare – per ora – col mio solo reddito. Prima di deciderci ad acquistare avevamo fatto domanda per le case popolari: niente. Abbiamo fatto domanda anche per uno dei 4 posti disponibili all’asilo comunale; ci siamo presentati in più di 80: ancora niente da fare. Per ora quindi, oltre a tutte le spese che derivano dal fatto di avere un figlio, dobbiamo anche rivolgersi a un asilo privato: 231 euro al mese, che da sole equivalgono più o meno il 15% di quanto guadagno.Attenzione, non mi sto lamentando: si tratta pur sempre della conseguenza di una nostra libera scelta, e noi siamo molto contenti; ora però sono un po’ stufo di sentire che i Dico, le unioni di fatto e i matrimoni omosessuali che dir si voglia sarebbero la vera emergenza nazionale da affrontare. Personalmente sono favorevole a qualsiasi ampliamento della libertà personale nel testamento e nell’assistenza personale, ma sarei decisamente contrario a ogni sovvenzione pubblica in assenza di figli, in particolare della pensione di reversibilità. Che è stata pensata per chi deve rinuanciare al lavoro per allevare dei figli. Infine: vedo un po’ di ipocrisia non solo nella famiglia tradizionale, ma anche in tutto il vittimismo che si sente in giro da parte di molti omosessuali.Non me ne voglia! Cordialmentedaniele

QUATTRO IN LIBRERIA

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Ieri. Viale Marconi. Feltrinelli. Quattro è accanto ad Orlando di Virginia Woolf. Povera Virginia, direbbe (ha detto) Bucky. Lo so. Però è stato emozionante. Con i commessi che se lo ricordavano in mezzo a quelle centinaia di rettangoli zebrati (Calvino) in cui vivono sommersi. Che sta andando bene. Che mi sorridevano.

Che dire?

Leggete. Leggete. Leggete. E criticate. Criticate. Criticate.

ACQUARIO A FAVORE

Il titolo del libro che stavo per finire.

Rubato.

Ora ho una massa informe di parole di sei mesi fa. Il tempo che ho tolto al Capodanno. Una settimana di lavoro intensa che aveva visto la massa informe divenir forma e sostanza. Come un tronco che improvvisamente con sapienti colpi di scalpello diviene donna.

Ciao Acquario. Ti sto riscrivendo. Non sarai mai uguale.

DICO ADESSO.

E’ incredibile. Meno di un mese fa, la comunità omosessuale, organizzava una mobilitazione per chiedere a gran voce la modifica dei DICO.

Mi sembrava, guardando a quello che ci stavano concedendo, la più grande presa in giro politica del secolo:

Matrimonio Pacs Dico
Obbligo di reciproca assistenza
Obbligo di coabitazione
Assistenza per malattia/ricovero DISCIPLINATA DALL’OSPEDALE
Decisioni su salute e morte CON ATTO SEPARATO
Alimenti in caso di separazione DOPO 3 ANNI
Eredità DOPO 9 ANNI
Comunione di beni NO
Cittadinanza al partner straniero NO
Accesso all’adozione NO NO
Subentro nel contratto di affitto DOPO 3 ANNI
Reversibilità della pensione RIMANDATO AD ALTRE NORME

Poi la crisi di governo. Una crisi mascherata da politica estera. Nascosta dietro due senatori della sinistra “radicale”. Una crisi manifestatamente voluta da Andreotti, Pininfarina e Cossiga a causa dei DICO. Sodomiti (anche qui il maschio del novecento cancella con una sola parola l’omosessualità femminile come nemmeno degna di essere nominata) . Persone dello stesso seNso…dichiarazioni medievali e nello stesso anche figlie di un analfabetismo sociale incredibile. Si dice dello stesso sesso. Non dello stesso SENSO, senatore Andreotti. Lei è il vecchio. Mi consolano le sue rughe. La sua gobba sempre più curva. Anche se io non dovessi sopravviverle, lei è il secolo passato. I miei figli, intesi come generazione, la studieranno nei libri di scuola, come un pluri indagato per mafia, come uno dei personaggi più inquietanti della Storia dela Repubblica Italiana, come l’ombra dietro ogni mistero di questo maledetto amato Paese.

Ho anche la consapevolezza che la colpa è anche nostra. Che abbiamo legato la comunicazione di noi, come comunità, ad un solo evento, colorato e ludico. Così la GGENTE pensa che noi siamo dei buffoni, sempre felici, seminudi e ridanciani. Evviva il PRIDE, ma facciamo vedere anche la nostra sofferenza, il dolore. La discriminazione. Il desiderio di famiglia. Ebbene sì. E voi…signori del Senato, Catoni e Ciceroni di un impero in declino, guardate: avete passato decenni a dirci che eravamo individui disordinati, dalla sfrenata sessualità. E adesso vi fa paura che vogliamo metter su famiglia.

Voi siete il vecchio. In mezzo ai giovani laureati che fuggono all’estero, c’è un ‘altissima percentuale di omosessuali. Di donne e di uomini che vanno a servire altri paesi, dove la realizzazione personale possa esserci. Ci sono giovani che non se ne vanno solo per uno stipendio. Se ne vanno perchè l’Italia è vecchia. Governata da maschi intorno ai 70 anni, rogosi e gobbi, che per un pezzo di carta tra persone dello stesso SENSO, fanno cadere un governo, fermano un intero paese. SE continua così ce ne andiamo anche noi. Due ingegneri di meno in Italia. Due pezzetti di PIL in meno.

SI ACCETTANO SCOMMESSE SU CHE FINE FARANNO I DICO.

ARRIVERANNO IN PARLAMENTO?

IL GOVERNO SOSTERRA’ IL DDL?

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