A PROPOSITO DI FAMILY DAY
Ricevo e pubblico volentieri da qdr direttamente dalla gioventù del Partito Democratico, che diciamocelo…se fosse tutta così. Leggete e meditate, gente, meditate.
Un esempio per cominciare Tizio, Caio e Sempronio sono tre fratelli.
Hanno tutti e tre lo stesso reddito, così come i rispettivi partner. Complessivamente ogni coppia porta a casa 1600 euro al mese. E tutti pagano lo stesso affitto di 600 euro al mese.
Tizio è sposato civilmente con Pallina e non hanno figli.
Caio si è separato da Palletta, con cui ha avuto una figlia e convive con Pallona che gli ha appena dato ‘o figlio maschio.
Sempronio convive con Pallino e non hanno figli. Pallino, in seguito ad un incidente, è diventato disabile.
Dovete scegliere a chi dare mille euro. A chi li date? Pensateci un momento su e poi se volete leggete oltre..
Ipotesi di risposte “ragionate”
Se ci avete pensato un attimo, avrete potuto rispondere sostanzialmente in due modi:
- a chi ha più bisogno (e lì possiamo discutere ore se sono più importanti i bisogni di un uomo che ha due figli da due diverse unioni o quelli di un disabile, etc. etc.);
- a chi ha la famiglia più simile alla vostra.
Tutto ciò per dire “qualcosa di più noioso” (potrebbe anche essere il sottotitolo del blog)
1. C’è un disagio diffuso nella società italiana, soprattutto nei ceti meno abbienti.
E’ il disagio che nasce dalla crescente insicurezza economica e sociale che si è affermata negli ultimi 10-15 anni.
E’ il risultato di un paese strutturalmente fermo, in cui festeggiamo quando il PIL arriva al 1,9%, in cui i conti pubblici hanno imposto la progressiva riduzione della spesa sociale, in cui l’euro ha prodotto una svalutazione non dichiarata dei redditi fissi.
E’ la percezione di arretramento dello Stato sociale, della sua progressiva incapacità di assicurare servizi dignitosi anche per i bisogni primari. Dalle pensioni alle case, dalla sanità alle scuole pubbliche (in cui amici con figli raccontano che la carta igienica i bambini devono portarsela da casa), non c’è oggi una risposta adeguata alle esigenze di milioni di persone.
2. Il problema di un nuovo stato sociale non è stato ancora affrontato
Dieci anni fa si parlava della esigenza storica di riformare lo stato social-assistenziale e personalistico in un welfare universalistico (l’uso del burocratese è voluto).. Parole a cui non sono seguiti i fatti. Dai contratti di lavoro alla spesa sociale in questi anni si è proceduto allo smantellamento delle reti di protezione sociale. Il pezzo più importante di questo “lavoretto” l’ha fatto il governo Berlusconi, ma resta responsabilità politica dell’Ulivo il fatto di non aver utilizzato il quinquennio 1996-2001 per fare le vere riforme sociali (che certo non ci si può aspettare dal Polo). Purtroppo questo primo anno di governo segna una continuità inquietante..
3. La risposta “chiusa” del Family Day
Di fronte ad una carenza delle Istituzioni, le persone si raccolgono naturalmente intorno a gruppi più piccoli e coesi; da questo punto di vista la famiglia rappresenta il primo livello di socialità.
In tutto ciò, il Family Day “interpreta” una parte consistente (probabilmente maggioritaria) di questo disagio e lo orienta in senso culturale e politico. La saldatura tra orientamento culturale e sociale è il punto più significativo di questa iniziativa.
4. La difficile risposta “aperta”
La risposta chiusa significa sostanzialmente affermare un principio individualistico per cui “prima a me perché so’ superiore a te”. In verità, il problema che abbiano di fronte è un problema di Giustizia Sociale (maiuscole doverose) che significa aiutare prima chi ha più bisogno. Il problema vero è e rimane quello di fare uno stato sociale che funzioni e che sia capace di rispondere alle esigenze delle persone.


