NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “giugno, 2007”

A Sara e Riccardo che domani si sposano

Cari Sara e Riccardo,

domani vi sposate. Rito misto. Ma un rito ancora più misto di quello che di solito si conosce. Il vostro matrimonio non è soltanto il compromesso tra due persone di “fede” diversa, o meglio di chi la fede ce l’ha e di chi non ce l’ha, prova di rispetto profondo (nessuno dei due ha costretto l’altro a rinunciarsi), ma avete costruito un rito che fosse sostenibile anche per…noi.

Sapete la sofferenza che abbiamo provato spesso, costrette, sedute sui banchi di Chiese, ad ascoltare la netta distinzione di genere, a sentirsi martellare con un unico modello di famiglia, con un unico modello di cultura e di educazione da un pulpito. Tutto questo pur di stare noi, accanto agli amici, a voi. Sentirmi raccontare sulla riva di una spiaggia estiva, che le prime cose che avete chiesto e detto al vostro amico prete erano rassicurazioni di tollerenza e rispetto. Mi ha commosso. Che gli avete raccontato di noi. Grazie. Mi commuoveva pedalare per la Dobbiaco-Lienz con accanto Riccardo, discutere della logistica di un matrimonio, di un gesto romantico e di un passo indietro che era un passo avanti, per avere il giorno dopo e quello dopo ancora.

La pioggia al Pantheon per comprare la cravatta dello sposo. La tua goffaggine, Riccardo, quella del genio, che spicca subito in mezzo al provincialismo italiano che ti riconosce griffato e non educato al sapere.

Le tue parole su Riccardo, Sara, l’altra sera, in cui lo ricostruivi con la tranquillità della sicurezza dell’amore. Lo delineavi all’ombra di una candela, a me, me lo riraccontavi cresciuto ed amato. Mi sei sembrata all’improvviso una donna. Non più la mia compagna di studi che arrossiva.

Domani piangerò. Però forse sarà il primo matrimonio in cui so che qualcuno ha pensato a quello che noi non possiamo avere.

No. Perchè? Perchè no.

Il matrimonio, così come lo intendo io, è il momento in cui l’amore di due si fa coraggio e si testimonia pubblicamente, con le persone più care. Contemporaneamente lo Stato riconosce il nucleo, lo racchiude in un guscio di protezione sociale. Premia il coraggio. Chi vuole lo contorna anche di spiritualità, lo testimonia al divino. Rispetto. Profondo. Ammiro ed invidio chi ci crede.

Noi, il 16 settembre,  abbiamo avuto voi, tutti intorno. Un cuoco che ha imposto una torta nuziale, “perché che Dio mi fulmini, ma questo sarà un cazzo di matrimonio!”,  le lacrime di commozione di tutti voi, la mia nipotina che ha portato un anello di famiglia, antico alla mia sposa. Ci è mancato il riconoscimento pubblico di un rito uguale per tutti. Ne abbiamo avuto uno bellissimo, fatto da voi, ma unico. Unicità mervaigliosa. Ma il rito è unico. E’ e deve essere uguale per tutti, altrimenti evidenzia la diversità.

Domani, la roccia, piangerà…Domani l’istanza politica sarà gioia e commozione e tenera invidia. So che crescerete i vostri figli nel rispetto della diversità, nella dolcezza dello sguardo all’altro. So che vi meritate tutto questo, a dispetto della logistica precaria dell’essere ingegnere in Italia, anzi, dell’essere una coppia di ingegneri, peggio ancora se appassionati alla Ricerca. 

Tanti auguri Sara. Tanti auguri Riccardo. Tanti auguri Sara e Riccardo.

Caro Walter Veltroni,

mi chiamo Cristiana Alicata, come puoi intendere dal mio cognome, ti sembrerà facile capire quale sia l’aria che ho respirato in famiglia. Quindi ti parlo da dentro e con il cuore.La prima volta che hai risposto ad un mio pensiero, eri direttore dell’Unità. Io avevo 16 anni e una passione smisurata per la filosofia. Si parlava molto in quei giorni di adolescenti che si suicidavano. Io non sapevo ancora di essere lesbica (o non lo avevo ancora ammesso a me stessa) e scrissi un pezzo per l’Unità che venni a consegnare personalmente in redazione. Non era una lettera, era una specie di articolo che mischiava nichilismo e sofferenze adolescenziali e voleva dare speranza ai miei coetanei. Sei stato adolescente anche tu, no? Il giorno dopo il mio pezzo era sul giornale e tu lo commentavi. Non esisteva la rubrica delle lettere al direttore sull’Unità. Facesti un eccezione. Ti ricordo così: coraggioso, sopra le righe, capace di cambiare le regole del gioco se le esigenze ti facevano credere che fosse necessario. Nel 2000 eri il mio segretario, anche se non ho avuto mai la tessera DS. In prima fila al WorldPride2000, malgrado il Giubileo e le polemiche. All’università i tuoi ragazzi della sinistra giovanile, mi vennero a chiedere di candidarmi al Senato Accademico. Non accettai, perché mi accorsi che oltre alle molte brave persone (Fabio Calé, Flavia Ginevri, Nicola Del Duce), c’erano anche personaggi scaltri e cinici che usavano le risorse degli studenti per intascarsi dei soldi (qui i nomi non te li faccio, ma so che sono stati sbattuti fuori).Fui il consigliere di facoltà con più preferenze nominali di tutta la Sapienza. Raccoglievo in una lista gente di sinistra, ma anche di destra. I radicali. Atei convinti e scout che andavano a messa tutte le domeniche. Riformisti, ma contro quella Riforma dell’Università, quella del centro sinistra. La combattemmo, ma proponendo delle modifiche, le stesse che ora sembrano la soluzione per migliorarla. Guardati male da An, coccolati dalla Sinistra Giovanile e odiati dai collettivi, perché noi non contestavamo e basta, noi contestavamo con la mano sinistra e nella mano destra avevamo pezzi di carta corretta in rosso. Ci chiamavamo InchiostroRosso.  Oggi ho 31 anni. Sono ingegnere, lavoro come responsabile commerciale per una grande casa automobilistica. Ho una compagna, una casa con un mutuo da pagare.  Ho fatto molta politica fuori da partiti in questi anni. Mi trovavo, per caso, per convinzione, per affetto, sempre accanto ai DS.  Caro Walter,non ho nessun dubbio che tu sia l’unica persona che possa fare vincere al PD le elezioni. Sei il mio sindaco, hai fatto bene, anche se molti contestano alcuni aspetti della tua gestione. Ti sei mosso bene, in modo innovativo, all’americana, ma pragmatico. Prima che tu sciolga la riserva, però, cosa che sono certa farai, ti voglio dire alcune cose: l’affetto che la gente ti porta, perché a volte vai anche contro corrente rispetto agli schieramenti, perché hai saputo interpretare i bisogni delle città (vedi l’esigenza di sicurezza) “facendo” e non solo parlando (sembra poco, ma non è così scontato), beh, dicevo quell’affetto, fa di te anche la persona che potrebbe coraggiosamente accompagnare per mano il Paese, a riconoscere finalmente le coppie omosessuali. Questo Paese ha bisogno di coraggio, ha bisogno che qualcuno tolga questo velo di ipocrisia, di qualcuno, di autorevole che gli dica: si può. Io lo so che sei dalla nostra parte. Lo so che un tuo assessorato ha dato il patrocinio al Pride2007, che i tuoi uomini hanno aiutato a risolvere problemi di natura tecnica perché le spese potessero essere coperte con la festa della sera del 16 giugno. Ma questo non basta più. Questo serve a tenerci buoni ma rinchiusi. Sai anche che siamo la minoranza più grande del Paese. Il 10% della popolazione. Sai che da sabato 16 giugno, lo sai perché sei un fine politico, il movimento GLBT è molto cambiato. E’ più unito. Ci sono più donne. Più coppie. Più consapevolezza e voglia impaziente di avere questi diritti. Si parla di una federazione nazionale. Omosessuali che non hanno mai partecipato attivamente al dibattito stanno intasando blogger e mailing list. Ci sentiamo traditi. Anche i DICO sono stati un tradimento. Come ho detto a Paris e a Ciarla, i DICO erano il compromesso perfetto per questo Governo.  Ma nel programma del PD cosa ci sarà per le coppie omosessuali? Non possono essere i DICO. Se non uscirà una linea precisa su questo argomento, non solo gli omosessuali non voteranno per il PD, ma non voteranno nemmeno per quella parte della coalizione che starà a sinistra del PD, sapendo che comunque senza PD questa legge non si farà. Caro Walter, molti promotori del PD dicono che noi omosessuali siamo troppo egoisti, in questo momento.  Io credo che la questione sia così cruciale che discriminerà il futuro del Paese, perché un Paese che non riuscirà a riconoscere l’amore di due persone non sarà in grado di fare funzionare l’amministrazione pubblica, non sarà in grado di esprimere un piano energetico, non sarà in grado di ridare dignità alla scuola pubblica. Sarà ancora una volta infognato in un sistema vecchio e autoreferenziale, invece di guardare davvero all’Europa e perché no, a quegli USA che ti piacciono tanto, quelli del tuo amico Obama, che si è dichiarato a favore delle unioni omosessuali. Io lo so che sei dalla nostra parte. Non avere paura di urlarlo. La gente ti seguirà. E’ come un coming-out: se lo dici con tranquillità la gente ti accoglie.  Ti faccio un augurio per la tua scelta. Che è un augurio per il Paese. Non per il PD. Un caro abbraccio. Cristiana Alicata 

Buttiglione e la pedofilia

E’ incredibile. Rocco Buttiglione chiede alle associazioni GLBT di condannare la pedofilia, associando ancora una volta omosessualità e pedofilia.

Visto che, dati alla mano, la pedofilia è un fenomeno presente soprattutto nella belle famigliole…perchè Pezzotta e tutti quelli del family Day, non si espongono chiaramente contro la loro pedofilia?

E non parlo della pedofilia presente nella Chiesa Cattolica.

Qualsiasi psichiatra infantile potrebbe dire che è proprio negli ambienti chiusi, bigotti ed ipocriti che nasce la violenza sui bambini. Da persone a cui non è stato insegnato il dialogo, l’affettività e una buona delicata e condivisa sessualità. Le persone omosessuali, almeno quelle che erano al GayPride, caro Buttiglione, caro Pezzotta e cari tutti gli altri che anche se non sono d’accordo se ne stanno zitti a discutere di che colore deve avere le scarpe il segretario del PD (!!!!) , sono persone che hanno sofferto molto per emanciparsi dalle chiusure delle famiglie e della società. Sono persone che lavorano su stesse, sulla propria affettivià ogni giorno. Mettendosi in gioco, pubblicamente e privatamente. Lottando contro la propria omofobia, contro quella delle famiglie e della società incivile.

Andateli a cercare da qualche altra parte i Pedofili. Grazie.

Il PD, la partecipazione e la nostra dignità.

Riprendendo un discorso che stava avvenendo nel post dedicato all’intervento di Bertolucci sulla parola cultura e per rispondere a Claudia e Piero.

Solo perchè uno non si mette a tavolino con il PD significa che non sta fecendo nulla per il proprio Paese? Mi sono anche un pò scocciata di essere offesa su questa cosa. Se vi va di vedere cosa stiamo facendo andate su www.gaytoday.it e leggete cosa pensa sul “presente” la maggior parte della comunità omosessuale, cioè il 10% della popolazione italiana. Andate a vedere. Noi stiamo “facendo”. Stiamo “lavorando”.  Stiamo dando visibilità ad una comunità fino ad ora assolutamente censurata e trascurata. Tutta la vita politica non si ferma e non muore solo alle riunioni del PD o della sue associazioni. Anzi: siete voi che dite che dovete essere aperti alla società civile. E a questa società civile chi la sta ascoltando? Nessuno. Sapete benissimo che sono stata e lo sarò ancora sempre disponibile ad intervenire alle riunioni di questo diavolo di un PD, ma siete anche testimoni delle risposte evasive, assenti, a volte aggressive e maleducate che mi vengono date (vedi segretario della margherita romana alla riunione del XV municipio). Insomma non possiamo immolare la nostra dignità per un programma che : non c’è, non esiste. Non ho ancora letto una sola riga di proposta di questo PD, non solo sulle coppie di fatto e il loro riconoscimento, ma anche sul piano energetico nazionale, sulla scuola pubblica o su qualsiasi altra grande questione nazionale.

Io lo so come lo voglio questo Paese. Non così come lo sento raccontare in queste riunioni. Voglio investire nella scuola pubblica togliendo i soldi alle scuole private. Lo farete? Voglio il matrimonio per le coppie omosessuali, lo farete? Voglio un piano energetico nazionale che superi i localismi, lo farete? Voglio un piano per la viabilità del sud, lo farete?

Quello che le TV non hanno fatto vedere del PRIDE e le bandiere che non c’erano

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Basta questa foto a dimostrare al mondo la censura connivente che i media hanno applicato scientemente alla manifestazione di sabato. La politica si è resa partecipe di questa censura, perchè se è vero che Mediaset è di Berlusconi, sappiamo che la RAI è ancora spartita tra i partiti. I DS erano in piazza senza bandiere, schiavi della codardia politica con cui stanno suicidando la laicità nel PD, ma hanno esercitato il loro vero potere sul TG3 che già il giorno dopo non parlava più di Pride. Non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali forti a commento del numero della piazza. Invece, all’indomani del Family Day, Fassino chiese a Pezzotta di essere disponibile a cassare i DICO e a parlare con lui di modifiche del codice civile. 

Cari DS, non ci basta la vostra adesione. Non ci basta la vostra presenza. VOGLIAMO IL VOSTRO CORAGGIO.

Copiamo questa immagine su tutti i blog, facciamo sapere a tutti quanti eravamo e soprattutto come eravamo. Guardateci: non c’è traccia di nudità o di grandi trasgressioni. Quello che si è visto sui giornali erano le solite foto. Addirittura qualche TG ha fatto vedere immagini dell’anno scorso perchp forse questo Pride era troppo poco trasgressivo?

GayToday.it, il movimento e le associazioni

La commozione, gli abbracci e i colori di sabato non devono infrangersi sul silenzio assordante dei media. Anche se per la questura eravamo più di quelli del Family Day, nessuno ieri ha affermato ansimante che con la piazza del 16 giugno si doveva fare i conti. Con noi i conti sembra che nessuna voglia farli. Allora proviamo a farceli da soli.

Mi piacerebbe che www.GayToDay.it  fosse lo strumento, il luogo, dove gli omosessuali d’Italia possano confrontarsi in un luogo neutro. Possano leggere cosa dice Aurelio Mancuso anche se non sono iscritti ad arcigay e così per tutte le associazioni, anche quelle più piccole, ma non per questo meno coraggiose, solitamente residenti al sud.

Mi piacerebbe che  www.GayToDay.it diventasse un’enorme carta d’identità multiforme del movimento dove una lesbica separatista possa dialogare con un gay di destra. Lo so. Stiamo chiedendo a questo oggetto tantissimo, ma la bellezza della giornata di sabato si merita i nostri sforzi. Sovrumani.

Vorrei che per un attimo, per il tempo necessario, tutti i gay d’Italia, anche quelli che ancora non hanno fatto un Pride, perchè sono più indietro nel cammino dell’accettazione, si ritrovassero, si guardassero, si facessero coraggio.

In questi giorni in cui si sta “formando” il PD, ho pensato spesso al nostro ruolo politico. Ho pensato soprattutto che il fatto che si pensi che siamo tutti di sinistra per noi è una debolezza. Per il PD non fa differenza pensare che noi possiamo votare tutti Rifondazione Comunista. Tanto Rifondazione non può che governare con il PD. Quello che dobbiamo fare è diventare soggetto politico (non partitico) anche a costo di minacciare l’astensione di massa. Siamo la minoranza più grande del Paese. E’ ora che qualcuno si accorga di noi.

E’ nato gaytoday.it

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E’ nato www.gaytoday.it

Bello che nasca dopo un Pride così bello e commovente.

Siamo un gruppo di omosessuali e lesbiche che si  sono incontrati on-line. Anzi le nostre rabbie si sono incontrate on-line. I nostri blog erano lo specchio che mancava qualcosa che facesse da collante tra il mondo delle associazioni e la società civile omosessuale. Che ri_coinvolgesse la comunità su se stessa. Pensavamo all’inizio di fare un appello all’unità del movimento alla prossima riunione unitaria di associazioni. Ma saremmo stati solo rivoluzionari da tastiera. Allora ci siamo detti: come facciamo a dare voce e forza a tutti quegli omosessuali che non appartengono alle associazioni per scelta, per caso o per altri motivi?

Ci incontriamo. Abbia aperto le nostre case a dei perfetti sconosciuti. Ci siamo confrontati, abbiamo discusso: politica, associazioni. Delusioni. Di nuovo rabbia ed impotenza. E’ nata l’idea di creare GayToDay, un luogo virtuale dove fare incontrare blogger, associazioni, lettori e tutti coloro che si riconoscono in questa comunità ma che non ne possono più delle etichette, nemmeno di quelle politiche. Un luogo il più democratico possibile, dove ci fosse un unico grande obbiettivo: contribuire ad unire il movimento GLBT per portarlo ad essere un soggetto politico capace di ottenere le sue conquiste. Per molti di noi questa conquista si chiama matrimonio. Ma le conquiste sono anche quelle delle amiche transessuali che ieri sono state fantastiche. Le conquiste sono anche quelle di una legge seria contro l’omofobia. Ma senza l’unità del movimento non ci sarà nessuna conquista. Senza l’aiuto dei tanti amici eterosessuali che ieri erano accanto a noi, non otterremo nulla.

Grazie a Luca e Francesco per il lavoro tecnico. Ad Andrea per il nome di battesimo. A Domenico per l’idea dello strumento. A Riccardo per le sue parole innocenti. A tutti noi ( Marzia, Viola, Roberta, Fabio, Andrea, Daniela, Cristiana) per averci messo tempo, post e passione. Questo è solo l’inizio. Adesso dobbiamo contaminare di colore il mondo.

Il TG1 delle 13:30 dimentica di parlare di Pride

Ebbre della giornata di ieri, conclusasi alle 4 del mattino, siamo davanti alla tv.

Il TG2: terza o quarta notizia, polemiche del Polo. Silenzio assordante dei DS.

Il Tg1, addirittura dimentica di parlare di Pride: meglio una lepre che ferma l’aereoporto di Linate, un servizio sul car surfing inglese (così morirà anche qualche ragazzo italiano che imita le immagini viste al tiggì). Peccato…quando Gianni Riotta fu nominato direttore questo mi fece ben sperare. Un giornalista della carta stampata, per di più il corriere della sera, mi sembrava l’uomo migliore per ridare equilibrio al TG più visto d’Italia. Invece evidentemente anche Riotta è vittima di censura. Certo se fosse un grande giornalista si dimetterebbe. Ma evidentemente la poltrona piace a tutti.

Ho chiamato Aurelio Mancuso, ho scritto alla RAI. Tra le tante cose che possiamo fare credo sia necessario boicottare il canone rai, ma dando un strumento legale che lo consenta.

Anche il TG3 regionale non ne parla più.

Tu

Non ti ho mai vista così felice come oggi. Sono le quattro del mattino, torniamo da due bagni di folla. Tu, così schiva dalla gente, oggi ti volevi caricare “due froci” in macchina, per dargli un passaggio. “Sono buoni.” Mi hai detto.

Tu che ti sei commossa per l’articolo di Michele Serra.

Tu. Hai lasciato la luce accesa in salotto perchè al rientro dal GayPride, il buio non ci schiaffeggiasse. Tu, che sei un’ingegnere dell’energia.

Tu che volevi fare le cinque del mattino a guardare 5000 persone ballare. Solo a guardarle. Tu che volevi che la giornata di oggi non finisse mai.

Tu che piangevi ascoltando  i genitori degli omosessuali di AGEDO, dirci che tutti noi eravamo anche pò loro figli.

Oggi è stato bello guardarti. E’ stato bello conoscerti, di nuovo.

Ti amo.

Grazie Michele Serra

Se oggi avessi voluto scrivere due righe sul Pride non sarei stata capace di esprimermi meglio.

Questo post è dedicato a tutti coloro che vedono nel PD il loro unico obiettivo anche a costo di rinunciare alla laicità, a tutti coloro, eterosessuali che non ci saranno oggi. Agli amici, ai genitori ai fratelli degli omosessuali il cui posto, oggi, era in piazza accanto a noi. Ed anche agli omosessuali che storcono il naso per il Pride. Era dovere di ogni cittadino essere oggi in piazza.

La  Bandiera della laicità. Di Michele Serra.

Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà “da esterno” a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell’isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell’uguaglianza dei diritti. L’uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt’altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l’intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della “famiglia tradizionale”. Ma è vero il contrario. L’intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell’autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze “estetiche” da sopire, oggi è il giorno giusto.
Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna “famiglia tradizionale” si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire “contro natura”. Chi si sente minacciato dall’omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

GAY PRIDE. ROMA, 16 GIUGNO ORE 16:00 PIAZZALE OSTIENSE

A tutti i direttori di giornali, telegiornali, agenzie stampa e agenzia fotografiche 

A tutti i direttori di TG, di giornali, di agenzie stampa, fotografi FreeLance, ecc.

Ci rivolgiamo a voi con la consapevolezza dell’importanza che il vostro ruolo ha, ed avrà, nell’opera di filtro tra il senso di questo Gay Pride 2007 e i cittadini italiani.Vi chiediamo di sforzarvi, in questo momento storico così delicato, di concedere alla comunità omosessuale una visibilità non travisata e non viziata dai soliti luoghi comuni. Solo voi potete aiutarci, trasmettendo i sentimenti e le immagini di sabato pomeriggio nel modo più fedele e attento che la vostra professionalità è in grado di fare. Spesso si cade nella tentazione di fare emergere attraverso giornali e tv solo la componente trasgressiva del mondo omosessuale e transessuale, che c’è, come pure nella comunità eterosessuale, ma non ne è l’unico aspetto. In un momento così delicato in cui la nostra comunità sta esprimendo con forza un’esigenza di normalizzazione attraverso il riconoscimento dei diritti, il vostro ruolo assume un’importanza ancora più grande.Pensiamo anche ai molti adolescenti omosessuali che hanno bisogno di riconoscersi in una comunità e non sono ancora in grado di decodificare certi messaggi che comunque fanno parte della nostra storia. La sensazione di inadeguatezza porta spesso ad atti estremi quella fetta di giovani più fragili bombardati di messaggi fuorvianti sull’omosessualità.Con la speranza di poter sorridere e vedersi davvero rappresentati nei tg della sera di sabato e negli articoli e nelle fotografie di domenica mattina, vi porgiamo i nostri più cari saluti e vi aspettiamo al Gay Pride. 

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