quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Luglio 2007

Vacanze

Luglio 31, 2007 · 7 Commenti

Una cazzo di spiaggia di una cazzo di isola greca.

Possibilmente sabbia bianca.

Possibilmente pesce buono e un barbecue a disposizione.  (L’ultima volta i vestiti miei e di Riccardo hanno puzzato di tonno affumicato per mesi. Però il tonno l’abbiamo visto macellare, appeso in pescheria dove la Sicilia antica si affaciavva su un locale dove i milanesi avevano importato l’aperitivo. Lo stridore della scena e la nostra scelta: da che parte stare, mi rimarrà negli occhi. Per non parlare dei rami di origano e delle melanzane tonde e violacee. Una delle cene più buone mai mangiate).

Odore di caffé misto al salmastro dell’aria la mattina, umidità di mare la notte, e musica e colore e un mojito fresco e mal pestato, niente roba cool.

Gli amici di una vita accanto, una pila di libri da leggere, il paio di racchettoni nuovi e magari dalle cinque in poi un topless liberatorio, ma sì, in Grecia si può.

E distanza. Distanza dalla politica per soli 15 giorni, distanza dalle polemiche, dalle sofferenze di questi mesi.

E respirare l’aria di chi anticamente senza la forza delle armi ha sedotto Roma.

Mi va di curare il corpo quanto la mente, di abbandonare le membra europee su una spiaggia più orientale di me, più distante e meno efficiente. Lì dove l’Europa è nata, davvero figlia di quegli dei, quelle le nostre radici, autoironiche e tragiche, di dei insolenti e impenitenti, ed anche rabbiosi e vendicativi. Però poetici, fragili. Insomma molto, molto europei. Da secoli siamo ostaggio del buio, di un medioevo trionfante, di cappelli di ermellino, di regole rigide, di perbenismo ed ipocrisia, dal quale ho davvero bisogno di una vacanza.

Buone vacanze a tutti.

p.s. difficilmente resisterò alla tentazione di postare da un internet point…quindi a presto.

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Le divisioni del movimento GLBTQ e la necessità di un coordinamento romano e poi nazionale.

Luglio 31, 2007 · 3 Commenti

I giornalisti della carta stampata hanno sottolineato (sul corriere…su repubblica non gli hanno dato troppo risalto, anzi) le divisioni del movimento GLBTQ romano a valle della doppia manifestazione organizzata per solidarietà nei confronti dei due ragazzi fermati al Colosseo mentre si scambiavano effusioni in piena notte, in un luogo buio ed appartato. Non voglio entrare nel merito di quanto accaduto, argomento già sviscerato su tutti i blog arcobaleno e sulla stampa. Personalmente non mi interessa se si stessero baciando o facendo altro. Lo facevano nascosti e l’atto osceno in luogo pubblico prevede una volontà di dare scandalo, di farsi vedere. Non era certo quella la loro intenzione. Pertanto ritengo che il tutto potesse finire con un rimbrotto, altrimenti sarebbe necessario arrestare tutte le coppiette etero del Gianicolo, tutti i maschi che pisciano in ogni angolo della città, tutti i padri di famiglia appartati con le prostitute…per non parlare che l’atto osceno in veste pubblica l’ha fatto un parlamentare dell’UDC, ferendo la propria famiglia ed evidenziando ancora una volta un’ipocrisia politica tutta italiana di cui francamente non se può davvero più. Tornando a noi e ai problemi interni del movimento. Diciamoci la verità: un problema su Roma c’è. E’ un peccato vedere che Arcigay lancia una manifestazione senza consultarsi con le altre associazioni. Su Roma ci sono almeno 3 grossi soggetti (non si offendano Orsi, Arcilesbica, Gruppo Pesce ed altri…vi prego) : Circolo Mario Mieli, DiGayProject, ed Arcigay. Il primo è forte della propria tradizione storica, del suo impegno nell’assistenza domiciliare ai malati di AIDS, alle sue iniziative culturali che animano l’inverno romano, e nell’organizzazione di MuccaAssassina. La seconda è forte della personalità indiscutibilmente mediatica e spesso autorevole (con qualche cosa non condivisibile nei toni e nel personalismo) di Imma Battaglia. La terza vive del nome che evoca il suo riferimento nazionale, ha recentemente condotto battaglie importanti (vedi il caso Adele Parrillo, la creazione e gestione della Gay Help Line, ecc) e di grande risalto mediatico. Ogni associazione, ma questo riguarda anche le altre romane e le altre italiane che qui non ho citato, ha la sua ricchezza e soprattutto la sua grandissima utilità sul territorio. Nessuna esclusa. Nessuna esclusa.  Non mi è piaciuta questa divisione, ma non mi piace nemmeno che su questioni così rilevanti e così mediatiche, un’associazione parta da sola, come ha fatto Arcigay organizzando la manifestazione per il 2 agosto. Non era troppo lontano? Abbiamo paura di contarci che uniamo una manifestazione ad un’inaugurazione? Non mi è piaciuto nemmeno che ne sia stata organizzata un’altra per il 29 luglio dal Mieli. Certo. Ma se ognuno fa per se poi deve aspettarsi lo stesso atteggiamento dagli altri. Lungi da me alimentare le polemiche. La colpa qui, non è di nessuno, perché probabilmente il comportamento di arcigay è conseguente a qualche evento precedente a noi non noto. Vedo spesso, da fuori, che si aderisce alle manifestazioni dell’altro, ma magari non si collabora. Allora, come omosessuale romana, chiedo: lo facciamo un bel coordinamento romano, come tra l’altro già proposto da Imma Battaglia? Ci riappropriamo dell’impegno delle persone, tante, che magari vorrebbero un’unica rappresentanza e quindi, come me, non si tesserano con l’uno o con l’altro? Per esempio: siamo così sicuri che i gay romani vogliano che via San Giovanni in Laterano si chiami Gay Street? Davvero la pensiamo come Cecchi Paone che nelle città italiane ci vogliono i quartieri gay? A me il quartiere gay mi fa schifo. E su questo contesto la scelta di arcigay di cavalcare questa battaglia. Cavalcarla da soli, poi, non dà l’idea che questa scelta non sia condivisa non solo dalle altre associazioni ma anche dai gay romani?  Personalmente chiedo che a settembre le associazioni romane e in seguito quelle italiane si autoconvochino per tenere alta l’attenzione politica, con un’unica strategia largamente condivida, condizione assolutamente necessaria, perché in questo diavolo di Paese, si cominci finalmente a muovere qualcosa. Cristiana Alicata    

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Alla festa di Rifondazione Comunista

Luglio 28, 2007 · 11 Commenti

Caro Giordano: perchè non posso votare il tuo partito.

1) perchè alla festa di Roma c’è uno stand che vende felpe con i passamontagna e magliette con la scrita 1977. I due sette sono a forma di rivoltella e si inneggia alla lotta armata. Cos’è? Siamo ancora ostaggio dei compagni che sbagliano?

2) perchè accanto c’è lo stand di amnesty international e la cosa non ha senso con il punto 1.

3) perchè c’è lo stand di Cuba in cui si pubblicizza l’abbonamento all’organo ufficiale del Partito Comunista cubano, e la cosa non ha senso con il punto 2, e dovremmo avere il coraggio di prendere le distanze dalle dittature, anche quando sono rosse

4) non c’era niente di gay…pensa…alla festa del partito democratico c’era il bar di arcigay. Come mai? per colpa del punto 3?
Con affetto, Cristiana Alicata

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Bacio.

Luglio 28, 2007 · 12 Commenti

Il bacio non è gay. E’ un bacio e basta. Non mi piace vedere quel “bacio gay” su tutti i giornali. Il bacio è uno scambio di affetto e ci si può stare che due giovani, magari anche non giovanissimi, alle due di notte, un pò brilli si siano appartati per “pomiciare”. Magari la foga della notte ha condito il tutto, il buio, il silenzio. Ammettiamo pure che si sia esagerato nelle effusioni, cosa che accade ogni sera, a tutti i giovani etero dal Gianicolo ad altrove. Sarebbe bastato un rimbrotto: “Ehi, magari trovatevi un altro posto…”

Che poi un altro posto non è necessariamente una cosa così scontata per una coppia gay, di questi tempi, in Italia.

Non mi va di puntare il dito su tutti i carabinieri, sulla questura. La bravata di quattro giovani in divisa non può certo infangare le forze dell’ordine che alla comunità omosessuale, soprattutto a Roma, sono così vicine.

Ammettiamo pure che i due si siano allargati. Era necessario portarli in questura? Come mai non si portano in questura tutte le prostitute seminude che infestano la città? O i padri di famiglia che con loro si appartano? Quello si sarebbe un bello scandalo succulento…che però invece che con una manifestazione finirebbe con una sfilza di divorzi.

Concordo con Michele Serra che richiama tutti al senso del pudore. E’ vero. Purtroppo gli omosessuali sono chiamati ad autolimitarsi per ragioni politiche: un pompino gay al Colosseo rischia di peggiorare l’avanzamento della nostra causa piuttosto che accelerarlo. Mi piacerebbe soltanto che i benpensanti di oggi, alle due di notte, prendessero la macchina e andassero a farsi un giro al GianicolO, nelle spiagge, con una torcia luminosa invadessero gli antri delle macchine con i vetri appannati. E allora forse, più che due giovani un pò stropicciati e ubriachi, potrebbero trovarvi molto peggio. Magari anche qualche ragazzina 14enne…

Al sesso diamo sempre una connotazione di discrezione, anche quando ci dichiaramo aperti.

Io dico: se due ragazzi gay un pò brilli si sono “allargati” nelle effusioni invece di dare prova di machismo correndo in macchina e magari ammazzando qualcuno…beh…c’è bisogno di dire come la penso?

Ritrovare il peso delle cose, l’importanza degli atti. Un’effusione un pò eccessiva…che male fa? Mi sembra che gli eccessi, a questo mondo, siano davvero altri.

Intanto il 29 luglio e il 2 agosto ci ritroviamo lì,  al Colosseo, dove d’altronde ci siamo ogni sera. Ma non parlatemi di gaystreet. Non mi piace, mi fa schifo. Il ghetto mi fa schifo.

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Sei gay: vai via dalla scuola. Di chi è la colpa?

Luglio 27, 2007 · 4 Commenti

Ci sono diverse responsabilità per quanto accaduto a Gela, in quell’istituto dal quale un ragazzo di 17 anni è stato cacciato, perchè il suo essere gay disturbava l’andamento delle lezioni della propria classe.

1) responsabilità politiche di questo Governo e Parlamento che si è fatto infognare in una discussione di mesi sul riconoscimento delle coppie di fatto, non ha ancora approvato alcuna legge e ha lasciato che i dubbi etici assolutamente non legittimi facessero da sponda alla violenza omofoba. Aiutare sotto banco le associazioni omosessuali da parte di amministrazioni comunali e politici, significa mantenere in vita l’idea che l’esistenza degli omosessuali è legittimata solo se discreta, solo se nascosta. I politici, i sindaci devono affermare con coraggio ogni volta che sia possibile, la loro partecipazione a progetti per combattere l’omofobia, i patrocini a manifestazioni culturali (e non parlo certo della mostra di Milano). Veltroni ha parlato di battaglia contro l’omofobia nel suo discorso al Lingotto. Non trascuriamolo. Probabilmente è il vero primo passo per il riconoscimento. Forse siamo troppo indietro in Italia.

2) responsabilità, nostre. In particolare degli omosessuali più visibili, perchè spesso i pochi che sono visibili usano la propria visibilità per farsi pubblicità, visibilità che diventa anche un guscio protettivo proprio nella sua rarità. Ogni uomo e donna omosessuale visibile, famoso, magari stupendiato dalla sua visibilità (in quanto giornalista, scrittore, attore, stilista) ha il dovere morale di proteggere l’idea dell’omosessualità. Non significa limitare la propria libertà. Significa riconoscere il ruolo sociale che proprio la visibilità ci ha dato.

3) spesso, come comunità, difendiamo a spada tratta qualsiasi cosa sia targato “omosessuale”. Io rappresenterò una voce fuori dal coro dicendo che la mostra di Milano “Arte e Omosessualità” se avesse voluto il patrocinio del Comune avrebbe dovuto rispettare la sensibilità di chi il Comune di Milano deve rappresentare. Il papa in tanga o in bikini, non è rispetto per gli altri. Se Forza Nuova avesse fatto una mostra con una caricatura sui Gay, noi non saremmo insorti?

4) In un momento come questo, la comunità omosessuale dovrebbe ricercare l’unità, chiesta a gran voce dai “non strutturati” nelle associazioni alle quali viene riconosciuto l’enorme impegno locale, spesso però troppo sommerso, per arrivare agli adolescenti. A volte il nostro orgoglio di gay autoaccettati, diventa un ostacolo per chi non è capace di decodificare linguaggi, gesti, tradizioni politiche.

E’ importante adesso pensare al ragazzo, al quale va fatto recuperare l’anno. Soltanto il suo coraggio di essere andato dai carabinieri ed essersi esposto così tanto in una cittadina come Gela, gli fa meritare una maturità che molti dei suoi coetanei non hanno.

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