NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “luglio, 2007”

Vacanze

Una cazzo di spiaggia di una cazzo di isola greca.

Possibilmente sabbia bianca.

Possibilmente pesce buono e un barbecue a disposizione.  (L’ultima volta i vestiti miei e di Riccardo hanno puzzato di tonno affumicato per mesi. Però il tonno l’abbiamo visto macellare, appeso in pescheria dove la Sicilia antica si affaciavva su un locale dove i milanesi avevano importato l’aperitivo. Lo stridore della scena e la nostra scelta: da che parte stare, mi rimarrà negli occhi. Per non parlare dei rami di origano e delle melanzane tonde e violacee. Una delle cene più buone mai mangiate).

Odore di caffé misto al salmastro dell’aria la mattina, umidità di mare la notte, e musica e colore e un mojito fresco e mal pestato, niente roba cool.

Gli amici di una vita accanto, una pila di libri da leggere, il paio di racchettoni nuovi e magari dalle cinque in poi un topless liberatorio, ma sì, in Grecia si può.

E distanza. Distanza dalla politica per soli 15 giorni, distanza dalle polemiche, dalle sofferenze di questi mesi.

E respirare l’aria di chi anticamente senza la forza delle armi ha sedotto Roma.

Mi va di curare il corpo quanto la mente, di abbandonare le membra europee su una spiaggia più orientale di me, più distante e meno efficiente. Lì dove l’Europa è nata, davvero figlia di quegli dei, quelle le nostre radici, autoironiche e tragiche, di dei insolenti e impenitenti, ed anche rabbiosi e vendicativi. Però poetici, fragili. Insomma molto, molto europei. Da secoli siamo ostaggio del buio, di un medioevo trionfante, di cappelli di ermellino, di regole rigide, di perbenismo ed ipocrisia, dal quale ho davvero bisogno di una vacanza.

Buone vacanze a tutti.

p.s. difficilmente resisterò alla tentazione di postare da un internet point…quindi a presto.

Le divisioni del movimento GLBTQ e la necessità di un coordinamento romano e poi nazionale.

I giornalisti della carta stampata hanno sottolineato (sul corriere…su repubblica non gli hanno dato troppo risalto, anzi) le divisioni del movimento GLBTQ romano a valle della doppia manifestazione organizzata per solidarietà nei confronti dei due ragazzi fermati al Colosseo mentre si scambiavano effusioni in piena notte, in un luogo buio ed appartato. Non voglio entrare nel merito di quanto accaduto, argomento già sviscerato su tutti i blog arcobaleno e sulla stampa. Personalmente non mi interessa se si stessero baciando o facendo altro. Lo facevano nascosti e l’atto osceno in luogo pubblico prevede una volontà di dare scandalo, di farsi vedere. Non era certo quella la loro intenzione. Pertanto ritengo che il tutto potesse finire con un rimbrotto, altrimenti sarebbe necessario arrestare tutte le coppiette etero del Gianicolo, tutti i maschi che pisciano in ogni angolo della città, tutti i padri di famiglia appartati con le prostitute…per non parlare che l’atto osceno in veste pubblica l’ha fatto un parlamentare dell’UDC, ferendo la propria famiglia ed evidenziando ancora una volta un’ipocrisia politica tutta italiana di cui francamente non se può davvero più. Tornando a noi e ai problemi interni del movimento. Diciamoci la verità: un problema su Roma c’è. E’ un peccato vedere che Arcigay lancia una manifestazione senza consultarsi con le altre associazioni. Su Roma ci sono almeno 3 grossi soggetti (non si offendano Orsi, Arcilesbica, Gruppo Pesce ed altri…vi prego) : Circolo Mario Mieli, DiGayProject, ed Arcigay. Il primo è forte della propria tradizione storica, del suo impegno nell’assistenza domiciliare ai malati di AIDS, alle sue iniziative culturali che animano l’inverno romano, e nell’organizzazione di MuccaAssassina. La seconda è forte della personalità indiscutibilmente mediatica e spesso autorevole (con qualche cosa non condivisibile nei toni e nel personalismo) di Imma Battaglia. La terza vive del nome che evoca il suo riferimento nazionale, ha recentemente condotto battaglie importanti (vedi il caso Adele Parrillo, la creazione e gestione della Gay Help Line, ecc) e di grande risalto mediatico. Ogni associazione, ma questo riguarda anche le altre romane e le altre italiane che qui non ho citato, ha la sua ricchezza e soprattutto la sua grandissima utilità sul territorio. Nessuna esclusa. Nessuna esclusa.  Non mi è piaciuta questa divisione, ma non mi piace nemmeno che su questioni così rilevanti e così mediatiche, un’associazione parta da sola, come ha fatto Arcigay organizzando la manifestazione per il 2 agosto. Non era troppo lontano? Abbiamo paura di contarci che uniamo una manifestazione ad un’inaugurazione? Non mi è piaciuto nemmeno che ne sia stata organizzata un’altra per il 29 luglio dal Mieli. Certo. Ma se ognuno fa per se poi deve aspettarsi lo stesso atteggiamento dagli altri. Lungi da me alimentare le polemiche. La colpa qui, non è di nessuno, perché probabilmente il comportamento di arcigay è conseguente a qualche evento precedente a noi non noto. Vedo spesso, da fuori, che si aderisce alle manifestazioni dell’altro, ma magari non si collabora. Allora, come omosessuale romana, chiedo: lo facciamo un bel coordinamento romano, come tra l’altro già proposto da Imma Battaglia? Ci riappropriamo dell’impegno delle persone, tante, che magari vorrebbero un’unica rappresentanza e quindi, come me, non si tesserano con l’uno o con l’altro? Per esempio: siamo così sicuri che i gay romani vogliano che via San Giovanni in Laterano si chiami Gay Street? Davvero la pensiamo come Cecchi Paone che nelle città italiane ci vogliono i quartieri gay? A me il quartiere gay mi fa schifo. E su questo contesto la scelta di arcigay di cavalcare questa battaglia. Cavalcarla da soli, poi, non dà l’idea che questa scelta non sia condivisa non solo dalle altre associazioni ma anche dai gay romani?  Personalmente chiedo che a settembre le associazioni romane e in seguito quelle italiane si autoconvochino per tenere alta l’attenzione politica, con un’unica strategia largamente condivida, condizione assolutamente necessaria, perché in questo diavolo di Paese, si cominci finalmente a muovere qualcosa. Cristiana Alicata    

Alla festa di Rifondazione Comunista

Caro Giordano: perchè non posso votare il tuo partito.

1) perchè alla festa di Roma c’è uno stand che vende felpe con i passamontagna e magliette con la scrita 1977. I due sette sono a forma di rivoltella e si inneggia alla lotta armata. Cos’è? Siamo ancora ostaggio dei compagni che sbagliano?

2) perchè accanto c’è lo stand di amnesty international e la cosa non ha senso con il punto 1.

3) perchè c’è lo stand di Cuba in cui si pubblicizza l’abbonamento all’organo ufficiale del Partito Comunista cubano, e la cosa non ha senso con il punto 2, e dovremmo avere il coraggio di prendere le distanze dalle dittature, anche quando sono rosse

4) non c’era niente di gay…pensa…alla festa del partito democratico c’era il bar di arcigay. Come mai? per colpa del punto 3?
Con affetto, Cristiana Alicata

Bacio.

Il bacio non è gay. E’ un bacio e basta. Non mi piace vedere quel “bacio gay” su tutti i giornali. Il bacio è uno scambio di affetto e ci si può stare che due giovani, magari anche non giovanissimi, alle due di notte, un pò brilli si siano appartati per “pomiciare”. Magari la foga della notte ha condito il tutto, il buio, il silenzio. Ammettiamo pure che si sia esagerato nelle effusioni, cosa che accade ogni sera, a tutti i giovani etero dal Gianicolo ad altrove. Sarebbe bastato un rimbrotto: “Ehi, magari trovatevi un altro posto…”

Che poi un altro posto non è necessariamente una cosa così scontata per una coppia gay, di questi tempi, in Italia.

Non mi va di puntare il dito su tutti i carabinieri, sulla questura. La bravata di quattro giovani in divisa non può certo infangare le forze dell’ordine che alla comunità omosessuale, soprattutto a Roma, sono così vicine.

Ammettiamo pure che i due si siano allargati. Era necessario portarli in questura? Come mai non si portano in questura tutte le prostitute seminude che infestano la città? O i padri di famiglia che con loro si appartano? Quello si sarebbe un bello scandalo succulento…che però invece che con una manifestazione finirebbe con una sfilza di divorzi.

Concordo con Michele Serra che richiama tutti al senso del pudore. E’ vero. Purtroppo gli omosessuali sono chiamati ad autolimitarsi per ragioni politiche: un pompino gay al Colosseo rischia di peggiorare l’avanzamento della nostra causa piuttosto che accelerarlo. Mi piacerebbe soltanto che i benpensanti di oggi, alle due di notte, prendessero la macchina e andassero a farsi un giro al GianicolO, nelle spiagge, con una torcia luminosa invadessero gli antri delle macchine con i vetri appannati. E allora forse, più che due giovani un pò stropicciati e ubriachi, potrebbero trovarvi molto peggio. Magari anche qualche ragazzina 14enne…

Al sesso diamo sempre una connotazione di discrezione, anche quando ci dichiaramo aperti.

Io dico: se due ragazzi gay un pò brilli si sono “allargati” nelle effusioni invece di dare prova di machismo correndo in macchina e magari ammazzando qualcuno…beh…c’è bisogno di dire come la penso?

Ritrovare il peso delle cose, l’importanza degli atti. Un’effusione un pò eccessiva…che male fa? Mi sembra che gli eccessi, a questo mondo, siano davvero altri.

Intanto il 29 luglio e il 2 agosto ci ritroviamo lì,  al Colosseo, dove d’altronde ci siamo ogni sera. Ma non parlatemi di gaystreet. Non mi piace, mi fa schifo. Il ghetto mi fa schifo.

Sei gay: vai via dalla scuola. Di chi è la colpa?

Ci sono diverse responsabilità per quanto accaduto a Gela, in quell’istituto dal quale un ragazzo di 17 anni è stato cacciato, perchè il suo essere gay disturbava l’andamento delle lezioni della propria classe.

1) responsabilità politiche di questo Governo e Parlamento che si è fatto infognare in una discussione di mesi sul riconoscimento delle coppie di fatto, non ha ancora approvato alcuna legge e ha lasciato che i dubbi etici assolutamente non legittimi facessero da sponda alla violenza omofoba. Aiutare sotto banco le associazioni omosessuali da parte di amministrazioni comunali e politici, significa mantenere in vita l’idea che l’esistenza degli omosessuali è legittimata solo se discreta, solo se nascosta. I politici, i sindaci devono affermare con coraggio ogni volta che sia possibile, la loro partecipazione a progetti per combattere l’omofobia, i patrocini a manifestazioni culturali (e non parlo certo della mostra di Milano). Veltroni ha parlato di battaglia contro l’omofobia nel suo discorso al Lingotto. Non trascuriamolo. Probabilmente è il vero primo passo per il riconoscimento. Forse siamo troppo indietro in Italia.

2) responsabilità, nostre. In particolare degli omosessuali più visibili, perchè spesso i pochi che sono visibili usano la propria visibilità per farsi pubblicità, visibilità che diventa anche un guscio protettivo proprio nella sua rarità. Ogni uomo e donna omosessuale visibile, famoso, magari stupendiato dalla sua visibilità (in quanto giornalista, scrittore, attore, stilista) ha il dovere morale di proteggere l’idea dell’omosessualità. Non significa limitare la propria libertà. Significa riconoscere il ruolo sociale che proprio la visibilità ci ha dato.

3) spesso, come comunità, difendiamo a spada tratta qualsiasi cosa sia targato “omosessuale”. Io rappresenterò una voce fuori dal coro dicendo che la mostra di Milano “Arte e Omosessualità” se avesse voluto il patrocinio del Comune avrebbe dovuto rispettare la sensibilità di chi il Comune di Milano deve rappresentare. Il papa in tanga o in bikini, non è rispetto per gli altri. Se Forza Nuova avesse fatto una mostra con una caricatura sui Gay, noi non saremmo insorti?

4) In un momento come questo, la comunità omosessuale dovrebbe ricercare l’unità, chiesta a gran voce dai “non strutturati” nelle associazioni alle quali viene riconosciuto l’enorme impegno locale, spesso però troppo sommerso, per arrivare agli adolescenti. A volte il nostro orgoglio di gay autoaccettati, diventa un ostacolo per chi non è capace di decodificare linguaggi, gesti, tradizioni politiche.

E’ importante adesso pensare al ragazzo, al quale va fatto recuperare l’anno. Soltanto il suo coraggio di essere andato dai carabinieri ed essersi esposto così tanto in una cittadina come Gela, gli fa meritare una maturità che molti dei suoi coetanei non hanno.

Sei lesbica: ti tolgo i figli…

Non si può stare tranquilli, mai. Nemmeno nella cattolica Spagna… se la motivazione è davvero quella riportata dai giornali è una cosa gravissima e, in Spagna, anticostituzionale, visto che lì, l’adozione è regolamentare e visto che è proprio in Spagna che è esploso il boom dei figli delle coppie lesbiche, in prima fila quelle italiane.

È lesbica, il giudice le toglie le figlie

Le bimbe affidate al padre perché «l’ambiente sarebbe stato a rischio». Indignata la comunità gay: sentenza anti-costituzionale.

 

MADRID (Spagna) - Sentenza choc in Spagna, dove un giudice ha tolto a una madre la custodia delle due figlie perché omosessuale. Questo quanto accaduto nella regione sud-orientale di Murcia, dove il giudice Fernando Ferrin ha deciso di affidare le ragazze al padre, affermando che l’ambiente gay minacciava la loro educazione e la loro crescita.

AMBIENTE A RISCHIO - In particolare il giudice ha espresso preoccupazione per l’ambiente in cui le giovani sarebbero cresciute. Ambiente che, a suo parere, poteva indurle a diventare anch’esse omosessuali. «La madre deve scegliere tra le sue figlie e la sua nuova partner», ha detto Ferrin.

LA PROTESTA - Spiegazione, questa, che non ha convinto la comunità gay spagnola, che ha invece ovviamente protestato duramente affermando che la sentenza è contraria alla costituzione e ha spinto la suprema corte di Murcia ad aprire un procedimento disciplinare contro Ferrin. Le leggi della Spagna sui diritti degli omosessuali sono tra le più liberali in Europa, e due anni fa il governo socialista ha reso la Spagna il terzo Paese al mondo a legalizzare i matrimoni gay.

 

GLBT e partito democratico, ultima occasione

Il rifiuto da parte dei vertici ufficiali del movimento GLBT di candidarsi alle primarie del PD per dare forza alle nostre istanze, sta rischiando di farci perdere un treno strategicamente imperdibile dal punto di vista politico.

In uno scenario in cui: Bindi si candida per le donne, Letta e Adinolfi per i giovani, Colombo per i vecchi, Veltroni per tutti, Pannella per farsi vedere visto che è in astinenza, sembra mancare l’unica vera minoranza: la nostra.

Scrivo queste righe per le persone che in questi giorni hanno firmato il nostro appello ad Aurelio Mancuso e Rossana Praitano. Oltre a ringraziarvi per avere creduto in questa idea, che ritenevamo potesse essere oltre che una provocazione, anche un modo di mandare un certo numero di persone nel PD, per testimoniare la nostra esistenza. Il pericolo non è aderire al PD come comunità GLBT, ma restarci fuori. Ritengo che la nostra comunità debba essere presente in tutte le forze politiche, debba diventare liquida, occupare spazi, affinchè il movimento non sia schiavo di parti politiche. Il rischio, adesso, è quello di diventare la bandierina della sinistra o dei radicali. Non vedo speranze nemmeno nell progetto tra Cecchi Paone e Grillini. Il primo è solo una persona che cerca visibilità, sfrutta la nostra causa. Mi spiace che Franco sia caduto in questo tranello.

Abbandonata l’idea di una candidatura al PD l’unica strategia possibile è seminarci nelle liste del PD. E’ per questo che chiedo, a voi firmatari, di rendervi disponibili a candidarvi o comunque ad aiutarci a fare passare persone “amiche” della nostra causa, nei 2400 che formeranno la costituente del PD. Obbiettivo: 100. Portare almeno 100 persone che nel loro DNA abbiano il riconoscimento di un istituto equivalente al matrimonio civile per le coppie GLBT.

Speriamo a settembre di poter organizare un incontro tra tutti noi. Intanto spargiamo la voce. Abbiamo il dovere di non lasciare passare questo treno.

candidati all segreteria e liste cooptate

Dopo avere fatto in modo che nessun outsider si candidasse alla segreteria – mi auguro che Adinolfi ce la faccia a raccogliere le firme (firmerò anche io) anche se probabilmente non lo voterò – è iniziato il riempimento coatto delle liste. E’ vero bastano solo 150 firme per presentare una lista. Ma se in ogni collegio ci sarà un listone ds-magherita sarà difficile opporre una forza simile: tutti i tesserati, la maggior parte dei partecipanti alle primarie -voterà per il listone. L’unica soluzione è un’alleanza di tutto il resto, per fare in modo che la società civile non si frammenti e possa mandare qualcuno alla costituente.

L’idea di candidare un segretario che faccia da traino alle liste per avere più persone è stata bocciata. Io ancora non ho capito perchè non lo abbiamo fatto.

Però adesso, la vera mossa politica della società civile, che ha la debolezza di essere frantumata e non organizzata, deve essere quella dell’unità in modo, in ogni collegio, di catturare più voti possibili.

E’ successo esattamente quello che temevo da mesi, quando i più “anziani” ci chiamavano alle armi. Difficilmente i partiti ci avrebbero davvero lasciato spazio. 

Ciò che non è stato compreso  da gli ex S e dagli ex margheritini, è che se questo partito non viene iniettato di forze nuove non superarà la somma dei due vecchi partiti. Ora ci sono le primarie ed è cosa interna. Ma poi ci saranno le elezioni e più gente lasciano fuori più gente non voterà PD.

Coraggiosa mi è sembrata la cadidatura della Bindi, che a differenza di bersani, ha avuto il coraggio di contribuire. La sua candidatura potrebbe spostare il PD al centro…dipende quanta gente riesce a portare. Se c’è Bindi doveva esserci Bersani, per portare gente da sinistra, più radicata. Non radicale. Non ho capito la candidatura di Colombo. Un 76enne e la centralità del antiberlusconsimo: basta. Berlusconi è un frutto dell’Italia. Dobbiamo guarire l’humus che lo ha generato. Non eliminare lui. Quella di Adinolfi mi è sembrata coraggiosa, velleitaria, avrei voluto occupassimo noi quella candidatura. Non ho capito perchè Mario distingue i pacs dal matrimonio omosex. Vediamo cosa mi risponde.

In tutto questo mancherebbe la giovane donna. Ci mancherà sempre questa giovane donna?

La solitudine del Manager

Cammino a testa bassa nell’enorme corridoio dell’albergo.

A terra, moquette verde. Porte tutte uguali, di legno di noce. Un numero le distingue l’una dall’altra.

In lontananza la musica del piano bar, musica triste, per gente sola, lontana da casa.

La tv, il Pc accesso in camera. Una lacrima.

Cosa voglio davvero.

Per cosa vale la candela.

Ne ho chiesta una, prima, per illuminare il tavolo, un buon branzino che senza te si blocca nel groppo alla gola.

Due bicchieri di pinot e una marlboro rossa chiesta a due turisti stranieri che in un albergo 4 stelle s (la s sta per superior, manca la piscina per la quinta stella) non si aspettano che qualcuno chieda una sigaretta.

Cosa voglio davvero?

Arrivano i CUS

Arriva l’ennesimo compromesso al ribasso, mentre siamo tutti in ferie. Chi ha legame parentale non può più “unirsi” e  e non si parla di reversibilità. L’eredità va tutta se non esitono parenti fino al sesto grado e  in quel caso solo metà.  Io credo di non conoscerli nemmeno i miei parenti di sesto grado. Non vi sembra un abominio degno del peggior diritto patriarcale? Credo che anche l’ imperatore Adriano aborrebbe tale frescaccia, degna dello jus prime noctis…certo sulle lesbiche potrebbero metterlo, magari tutte e due insieme…lo troverei giusto. Vuoi mettere non fargli provare l’ebbrezza del “coso” istituzionale?

Per l’eredità quindi, ci tocca sempre fare testamento, il tutto resta impugnabile da terzi. Dovremo pagare il notaio o un bollettino alla posta per questo “servizio” ? In fondo tale “lotta” tali diritti… non esiste minoranza che abbia ottenuto i suoi diritti se non lottando…e noi, a parte qualche manifestazione oceanica ogni 7 anni, non è che facciamo molto! Segnalo il bellissimo post di Olmo su http://olmo.splinder.com/post/13047877 , almeno facciamoci sopra una risata di cuore.

Sarà cura del giudice di pace trascrivere i «Cus» in un apposito registro. I contratti di unione non potranno essere stipulati dai minorenni, dalle persone interdette per infermità di mente, da chi è già sposato. Divieto di stipulare i contratti di unione anche per chi è stato condannato per omicidio o tentato omicidio del coniuge o del convivente dell’altra persona. Non potranno stipulare i contratti nemmeno le persone che abbiano vincoli di parentela. I «Cus» daranno diritto a una serie di benefici normalmente riservati ai coniugi: l’assistenza sanitaria e penitenziaria, le facilitazioni nei trasferimenti di sede di lavoro, la decisione sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie del convivente. Previsto anche il diritto di successione nel contratto di locazione nel caso di morte del convivente. Per quanto riguarda l’eredità, si ha diritto a un quarto del totale se il convivente ha figli o fratelli e sorelle; la metà se ci sono parenti fino al sesto grado e tutta la somma negli altri casi. Il contratto può essere sciolto per comune accordo delle parti, per decisione unilaterale di uno dei due contraenti, per matrimonio di uno dei due contraenti.

Per dare modo a tutti di sbattere il naso sulla realtà riporto la legge, se non si dice che uno commenta dai giornali che, sappiamo bene, scrivono un mucchio di cazzate.

DISEGNO DI LEGGE CONTRATTI DI UNIONE SOLIDALE   

Articolo 1 (Contratto di unione solidale)   

1. Dopo il titolo XIV del libro I del codice civile, è inserito il seguente:  Titolo XV Del contratto di unione solidale 455-bis. Contratto di unione solidale. L’unione solidale è  un contratto concluso fra due persone, anche dello stesso sesso, per  l’organizzazione della vita in comune. Il contratto di unione non può essere stipulato, a pena di  nullità:          

1) da persona minore d’età;        

2) da persona interdetta per infermità di mente;   

3) da persona non libera di stato;       

4) tra due persone che abbiano vincoli di parentela in linea  retta o collaterale entro il secondo grado, o che siano vincolate da  adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di  sostegno;       

5) da persona condannata per omicidio consumato o tentato sul  coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva. Nel caso di persona rinviata a giudizio o sottoposta a misura cautelare la  stipula è sospesa fino a quando non è pronunciata sentenza di  scioglimento.       

All’unione solidale si applicano le norme in materia di  contratti di cui al capo II del libro IV, ivi comprese le cause di  nullità previste dall’articolo 1418 e seguenti, nonché le disposizioni  delle vigenti leggi speciali in materia di contratti.        

455-ter. Stipulazione del contratto. Il contratto di unione  solidale si stipula mediante dichiarazione congiunta davanti al  giudice di pace o ad un notaio competente per il comune di residenza  di uno dei due contraenti.        Qualora l’atto sia stipulato dal notaio, questi deve trasmetterlo entro dieci giorni all’ufficio del giudice di pace  competente per territorio per l’iscrizione nel registro di cui  all’articolo 455-quater.       

La volontà di modificare un contratto di unione solidale in  vigore deve essere espressamente e congiuntamente dichiarata da  entrambi i contraenti davanti al giudice di pace o al notaio. L’atto che porta le modifiche deve essere unito al contratto  originario.                

455-quater. Registro dei contratti di unione solidale.  I contratti di unione solidale sono trascritti in apposito registro  presso l’ufficio del giudice di pace competente a cura del cancelliere  entro il quindicesimo giorno successivo alla stipulazione del  contratto stesso. Sullo stesso registro sono annotate le variazioni  dei contratti di unione solidale.        

445-quinquies. Unione solidale del cittadino all’estero. Il  cittadino è soggetto alle disposizioni contenute nel presente titolo  anche qualora sottoscriva un contratto di unione solidale in un paese  straniero secondo le forme ivi stabilite.        

455-sexies. Unione solidale dello straniero nello stato.  Lo straniero regolarmente soggiornante in Italia che intenda  sottoscrivere un contratto di unione deve osservare le disposizioni di  cui all’articolo 116, commi primo e terzo.        

455-septies. Diritti e doveri dei contraenti. Coloro che hanno  contratto un’unione solidale si portano aiuto reciproco e  contribuiscono alle necessità della vita in comune in proporzione ai  propri redditi, al proprio patrimonio e alle proprie capacità di  lavoro professionale e casalingo. Il contratto di unione solidale può  prevedere i tempi e i modi della contribuzione di ciascuno.       

Salvo diversa volontà espressa, le parti dell’unione solidale  sono solidalmente responsabile verso i terzi per i debiti contratti da  ciascuno in ragione dei bisogni della vita in comune e delle spese  relative all’alloggio.        

455-octies. Regime patrimoniale. Nel contratto di unione  solidale le parti devono indicare se intendono assoggettare alle norme  della comunione in generale i beni acquistatati a titolo oneroso  successivamente alla stipulazione del contratto stesso, anche quando  l’acquisto sia compiuto da una sola delle parti.        

455-nonies. Assistenza. Le parti contraenti hanno  reciprocamente gli stessi diritti e doveri spettanti ai parenti di  primo grado in relazione all’assistenza e alle informazioni di  carattere sanitario e penitenziario.        

455-decies. Agevolazioni e tutele in materia di lavoro. La  legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti di sede di  parti di unione solidale che siano dipendenti pubblici e privati al  fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo  tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale  della convivenza.           

455-undecies. Malattia e decisioni successive in caso di  morte. In mancanza di una diversa volontà manifestata per iscritto,  ovvero di una procura sanitaria, e in presenza di uno stato di  incapacità di intendere e di volere anche temporaneo, fatte salve le  norme in materia di misure di protezione delle persone prive in tutto  o in parte di autonomia di cui al libro I, titolo XII, capo I, tutte  le decisioni relative allo stato di salute e in generale di carattere  sanitario, ivi comprese quelle concernenti la donazione degli organi,  sono adottate dall’altra parte di un’unione solidale.          

In mancanza di una diversa volontà manifestata per iscritto,  tutte le scelte relative al trattamento del corpo e alle celebrazioni  funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti, sono  adottate dall’altra parte dell’unione solidale in assenza gli  ascendenti o discendenti diretti maggiorenni del soggetto interessato.           

455-duodecies. Diritto di successione nel contratto di  locazione. 1. Qualora una delle parti dell’unione solidale sia  titolare del contratto di locazione per l’alloggio comune, si  applicano in caso di morte le disposizioni dell’articolo 1614.           

455-terdecies. Risoluzione del contratto di unione solidale.  Il contratto di unione solidale si risolve nei seguenti casi:          

1) Per comune accordo delle parti          

2) Per decisione unilaterale di uno dei due contraenti          

3) Per matrimonio di uno dei due contraenti          

4) Per morte di uno dei due contraenti.          

Nel caso in cui intendano risolvere il contratto di comune  accordo le parti rendono una dichiarazione congiunta al giudice di  pace presso il cui ufficio è registrata la dichiarazione iniziale o al  notaio che ha ricevuto la dichiarazione iniziale. Nel caso di cui al  numero 2 del comma precedente, la parte che intende porre fine al  contratto manifesta la propria volontà all’altro contraente per mezzo  di una dichiarazione scritta da inviare in copia al giudice di pace  presso il cui ufficio è registrato il contratto di unione solidale.  Nel caso di cui al numero 3 del comma precedente, la parte che ha  contratto matrimonio deve darne comunicazione al giudice di pace  presso il cui ufficio è registrato il contratto di unione solidale  allegando il certificato di nascita sul quale è riportata menzione del  matrimonio. Nel caso di cui al numero 4 del comma precedente, il  superstite invia al giudice di pace presso il cui ufficio è registrato  il contratto di unione solidale copia dell’atto di decesso. E’ fatta menzione della cessazione degli effetti del  contratto a margine di quest’ultimo.           

455-quaterdecies. Effetti della risoluzione del contratto di  unione solidale. Gli effetti della risoluzione del contratto si  producono, a seconda dei casi:          

1) dal momento della menzione, a margine del contratto,  della dichiarazione congiunta;          

2) dal novantesimo giorno successivo all’invio della  dichiarazione unilaterale di risoluzione all’altra parte e al giudice  di pace o al notaio competente;          

3) dalla data del matrimonio o del decesso di una delle  parti. Nel contratto di unione solidale possono essere stabilite le  conseguenze patrimoniali della risoluzione per cause diverse dalla  morte. I contraenti procedono autonomamente alla liquidazione dei  diritti e delle obbligazioni risultanti dal contratto. In mancanza di  accordo il giudice decide sulle conseguenze patrimoniali della  risoluzione del contratto, ivi compreso il risarcimento dei danni  eventualmente subiti.   

Articolo 2  (Diritti successori)  

1. L’articolo 565 del codice civile è sostituito dal seguente: 565. Categorie di successibili. Nella successione legittima  l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti legittimi naturali,  agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti, alla  parte di unione solidale dopo nove anni dalla registrazione del  contratto e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole stabilite nel  presente titolo.           

2. Dopo il Capo II del Titolo II del libro II del codice  civile è inserito il seguente:  Capo II-bis  Della successione della parte di unione solidale 585-bis. Concorso della parte di unione solidale con i  figli, ascendenti legittimi, fratelli e sorelle. Quando la parte di  unione solidale concorra con figli legittimi o naturali, con  ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali,  ovvero con gli uni e con gli altri, ha diritto ad un quarto  dell’eredità. 583-ter. Concorso della parte di unione solidale con altri  parenti. Quando la parte di unione solidale concorre con i parenti di  cui all’articolo 572, ha diritto a metà dell’eredità. 583-quater. Successione della sola parte di unione solidale.  Se alcuno muore senza lasciare parenti oltre il sesto grado, alla  parte di unione solidale si devolve tutta l’eredità.   

Articolo 3 (Modifiche all’articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n.392)  

1. Al primo comma dell’articolo 6 della legge 27 luglio 1978, n.  392, le parole: “ed i parenti ed affini” sono sostituite dalle   altre: “, i parenti ed affini e la parte di unione solidale”.   

Articolo 4 (Disciplina  previdenziale )  

1. In sede di riordino della normativa previdenziale e   pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire alla   parte superstite dell’unione solidale, stabilendo requisiti di   durata minima dell’unione stessa e tenendo conto dei prevalenti  diritti dei figli minori o non autosufficienti del defunto. 

dimenticanze

A volte mi distraggo del mondo.

Dimentico un compleanno importante, scordo un appuntamento che è sempre con qualcuno di famiglia.

E’ come se la mia mente si distraesse sulle vicinanze sentendole così sicure da potersele scordare.

A volte organizzo più cose contemporaneamente, la politica mi fagocita, travolgo, io, una ruspa, tutto il resto.

A volte penso che non abbia importanza, non più di tanto, per gli altri tutto questo, come se pensassi alla mia presenza superflua nella vita delle persone. Quando le persone ci rimangono male, mi stupisco, quasi mi fa piacere essere importante.

A volte ci rimango male io per l’assenza delle persone. Vedi il 16 giugno, al Pride. Forse sono io che non riesco a comunicare l’importanza di certe cose, più di un compleanno, più di una festa.

Imparerò a parlare?

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