Una cazzo di spiaggia di una cazzo di isola greca.
Possibilmente sabbia bianca.
Possibilmente pesce buono e un barbecue a disposizione. (L’ultima volta i vestiti miei e di Riccardo hanno puzzato di tonno affumicato per mesi. Però il tonno l’abbiamo visto macellare, appeso in pescheria dove la Sicilia antica si affaciavva su un locale dove i milanesi avevano importato l’aperitivo. Lo stridore della scena e la nostra scelta: da che parte stare, mi rimarrà negli occhi. Per non parlare dei rami di origano e delle melanzane tonde e violacee. Una delle cene più buone mai mangiate).
Odore di caffé misto al salmastro dell’aria la mattina, umidità di mare la notte, e musica e colore e un mojito fresco e mal pestato, niente roba cool.
Gli amici di una vita accanto, una pila di libri da leggere, il paio di racchettoni nuovi e magari dalle cinque in poi un topless liberatorio, ma sì, in Grecia si può.
E distanza. Distanza dalla politica per soli 15 giorni, distanza dalle polemiche, dalle sofferenze di questi mesi.
E respirare l’aria di chi anticamente senza la forza delle armi ha sedotto Roma.
Mi va di curare il corpo quanto la mente, di abbandonare le membra europee su una spiaggia più orientale di me, più distante e meno efficiente. Lì dove l’Europa è nata, davvero figlia di quegli dei, quelle le nostre radici, autoironiche e tragiche, di dei insolenti e impenitenti, ed anche rabbiosi e vendicativi. Però poetici, fragili. Insomma molto, molto europei. Da secoli siamo ostaggio del buio, di un medioevo trionfante, di cappelli di ermellino, di regole rigide, di perbenismo ed ipocrisia, dal quale ho davvero bisogno di una vacanza.
Buone vacanze a tutti.
p.s. difficilmente resisterò alla tentazione di postare da un internet point…quindi a presto.


