quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Agosto 2007

Il mutuo, il business del mattone e la scarsa propensione al rischio dell’Italia

Agosto 30, 2007 · 11 Commenti

Sul corriere della sera (qui ) imperversa un dibattito sulla questione mutui. E’ accaduto che una casa acquistata a Milano con tasso variabile e rata da 1000 euro al mese, oggi, 2007, ha una rata di 1500 euro. Ovviamente insorgono le coppie che non vogliono che ai single vengano dati aiuti come se un single, magari professionista, non rappresentasse una ricchezza per il paese, costringendolo così, visto che è libero e single, magari a fare il cervello in fuga. Dall’altra c’è chi consiglia di cambiare mutuo. Il problema è un altro. In Italia l’investimento sul mattone è ancora considerato il più sicuro in assoluto e questo fa sì che il poco capitale circolante delle PMI viene utilizzato per crearsi la sicurezza di una rendita fino ad adesso considerata non esposta alle fluttuazioni del mercato. Questo fa sì che gli affitti siano alti, sempre più alti, alzandosi il costo delle case e costringe i giovani a decidere anch’essi, di acquistare una casa. Per un giovane, o per una coppia, che abita in una grande città acquistare una casa significa fare un mutuo di 30 anni e magari rinunciare ad usare la propria capacità di credito per aprire un’impresa, per fare impresa. Il vero problema non sono le banche che non sono degli istituti di beneficenza. La soluzione infatti sarebbe spezzare la catena perversa che si è innescata nel 2000 con il boom immobiliare. Come? Verificando gli affitti in nero in modo più vigoroso con cui si combatte l’evasione fiscale dell’iva o dell’irpef. Stabilendo un tetto sul costo degli affitti, magari facendo eccezione per i centri storici, e verificando che vengano rispettati. Incentivando la circolazione del capitale e tassando molto le case, escluse le prime case. Cristiana Alicata http://wordwrite.wordpress.com

Categorie: IMPOLITICO

I fucili di Bossi e il Vietnam Fiscale

Agosto 28, 2007 · 2 Commenti

Questo post è stato pubblicato sulla rubrica delle lettere di Repubblica del giorno 29 agosto 2007

Sono di sinistra, ma non mi fermo alla superficie delle metafore di Bossi. Tanto più quando Padoa Schioppa parla di tregua fiscale, utilizzando l’ennesima metafora militare intorno alla questione fiscale. L’extra gettito che sta riempiendo le casse dello stato proviene da due fattori principali:

1) la durissima lotta all’evasione messa in campo da questo governo e la paura delle piccole e medie imprese

2) il risveglio dell’economia del paese trainata dai risultati industriali del 2006 di Fiat e di tutto l’indotto metalmeccanico

Se da una parte si gioisce per questa pioggia di entrate, dall’altra il Paese corre un rischio gravissimo: quello del pantano fiscale, appunto, il Vietnam. Mi spiego, fermo restando che ritengo senza alcun dubbio che l’evasione fiscale è una piaga sociale. Non tutte le piccole e medie imprese (o partite iva come comunemente vengono chiamate) utilizzavano i soldi “evasi” per comprarsi lo yacht. Molte di loro re-iniettavano la linfa criminale sul mercato sottoforma di investimenti o di assunzioni. Se il governo non utilizza l’extra gettito per restituire ai cittadini servizi, infrastrutture ed efficienza si rischia di impantanare l’economia, di bloccare la capacità economica del Paese. Se ancora non siamo pronti ad abbassare le tasse, più che di una tregua fiscale, da questo governo vorrei sentire un impegno chiaro, verbale che in questa finanziaria sarà prevista la razionalizzazione delle risorse della Pubblica Amministrazione: utilizzo del potenziale umano, incentivazione ai manager in base ad obiettivi e scivoli fiscali per accompagnare alla pensione la vecchia guardia. Se questo governo non firma un patto (o contratto come andava di moda prima) con i cittadini in questo senso, la lotta all’evasione verrà vissuta non come una battaglia di legalità, ma come una distribuzione diversa delle risorse del Paese, confermando che il centro sinistra difende la cosiddetta lobby degli statali e il centro destra la cosiddetta lobby delle partite iva. Anche su questo argomento il Governo ha il compito di ricucire una frattura sociale ormai troppo atavica. E non di parlare di tregua, come se le tasse fossero un’arma contro i cittadini. Cristiana Alicata http://wordwrite.wordpress.com

Categorie: IMPOLITICO

LA SINDROME NIMBY DELLA SINISTRA

Agosto 24, 2007 · 23 Commenti

Ci risiamo. Un intero consiglio provinciale, quello di Benevento ha votato contro un termovalorizzatore. Termovalorizzatore addirittura approvato dal Ministero dell’Ambiente, da Pecoraro Scanio. Un termovalorizzatore a dissociazione molecolare che NON HA (ripeto NON HA) emissioni di CO2, dovendo “andare” a bio-masse. Beffa ulteriore: i comitati civici, appoggiati dai No Global con la partecipazione di padre Alex Zanotelli sostengono che l’energia prodotta a Benevento sarebbe stata usata a Bergamo.

L’ingnoranza regna sovrana: laureatuncoli in sociologia e scienze delle comunicazioni, pseudo giornalisti con sciarpetta e sandali di canapa, indirizzo ambientale perchè magari hanno raccolto le mele in trentino un’estate della loro adolescenza, prendono decisioni tecniche con il piglio degli eco-contestatori stile 1977. Individui che fanno politica fin da piccoli, ebbri di stronzate ecologiste che non hanno mai visto una equazione di cinetica chimica e non sanno nemmeno cosa è o come si formi la CO2. E benchè meno come funzioni la rete distributiva elettrica in Italia, come se fosse possibile costruire un elettrodotto lungo 1000 Km.

Non possono essere i comuni a decidere queste cose. E nemmeno le province e le Regioni. Deve essere lo Stato a decidere per tutti, avendo a cuore il bene di tutto il Paese e soprattutto deve dare in mano le decisioni a persone che abbiano le competenze per decidere. Non voglio dire che ci vuole la repubblica deglio ingegneri, ma poco ci manca. Certamente ripropongo la mia idea del Ministero delle Risorse Umane, in modo da distribuire e valorizzare le competenze di chi prende le decisioni.

Il segretario della provincia si è dimesso dimostrando tutta la sua onestà intellettuale, perchè non lo candidano a segretario regionale del PD in Campania? Troppo coraggioso. 

Non solo: un intera regione appoggiata dalla sinistra radicale che continua a ribellarsi ai termovalorizzatori facendo gli interessi della Camorra.

Proposte: 

1) commissariare la provincia di Benevento

2) costruire il termovalorizzatore con la protezione dell’esercito

3) penalizzare il reato di ostruzionismo al bene del Paese come un reato di terrorismo. Fa più vittime la diossina delle discariche che le BR e Bin Laden tutti messi insieme. Idioti!

Categorie: IMPOLITICO

Caro Cecchi Paone e caro Cristiano Malgioglio

Agosto 21, 2007 · 4 Commenti

Leggo dai giornali che siete in procinto di partecipare alla prossima edizione dell’Isola dei Famosi, programma che non ho mai visto e che sinceramente ho sempre considerato di scarso interesse, sssendo in me esaurita la curiosità dell’effetto Grande Fratello ben prima che nascessero tutti questi altri modelli di reality. Mi sono fermata a Taricone, per intenderci.

Leggo anche che sarete presenti come gay dichiarati.

Ebbene.

Vi ricordo che tra il pubblico dell’Isola dei Famosi ci sono gli stessi adolescenti che sui banchi di scuola, la mattina dopo, prendono in giro il compagno effeminato o la compagna che gioca a calcio. Un pubblico che è così indietro sulla questione che avrà bisogno di essere accompagnato con sensibilità e non con sensazionalismo. Ve ne fregherà qualcosa?

Vi ricordo che tutto quello che direte potrà essere usato contro di noi, omosessuali meno visibili di voi. Non ho detto vigliacchi. Non è che per essere omosessuali visibili bisogna per forza essere anche famosi. Diciamo che aiuta. No?

Vi ricordo che parte della vostra visibilità mediatica si fonda proprio sul vostro coming out, perchè va di moda parlare di gay, con i gay o comunque invitarli in tv, perchè le mossette o le battute sul sesso un pò libertine fanno tanta tanta audience anche se le prime fanno parte di una natura che però loro considerano da esibire.

Non nascondo un certo turbamento nel pensare che, in un programma che non considero assolutamente culturale, voi sarete indicati come rappresentativi della minoranza omosessuale. Questa cosa mi preoccupa. Perchè al contrario di ciò che accade per gli eterosessuali, tutto quello che farete e direte, verrà riletto come “i gay fanno e dicono così”. Come se io leggessi nei comportamenti di Franco Califano come rappresentativi di tutti gli eterosessuali.

Mi auguro che saprete usare una certa maturità nell’usare la vostra visibilità e che sarete anche in grado di non pontificare sulla questione contribuendo a cristallizzare pregiudizi e male opinioni.

Detto questo vi auguro buon divertimento.

Categorie: IMPOLITICO

Il corporativismo anagrafico e la leva calcistica del 1968.

Agosto 20, 2007 · 8 Commenti

Mentre ero in vacanza, dalle pagine del Corriere della Sera, ed in merito alla “spazio ai giovani” nel futuro partito democratico, Massimo D’Alema affermava che noi giovani dovremmo prendere esempio dalla loro generazione e “prenderci un posto” nel panorama politico.Non credo ci sia un “problema giovani” in Italia, piuttosto c’è un “problema vecchi”. Mi spiego. Comunque si rigiri il problema è proprio la generazione di Massimo D’Alema che dovrebbe fare un mea culpa collettivo.Non voglio provocare il ministro degli esteri facendogli notare che alle ultime elezioni i due sfidanti erano classe 1936 e 1939 e nel 1968, mentre lui, Fini, Mussi e compagnia si scazzottavano e mentre un’intera generazione scaldava i banchi delle università occupate contestando il sistema, uno faceva già parte dell’apparato industriale e militava nella DC e l’altro aveva una figlia e aveva già fondato la sua seconda impresa edile. Solo la politica è ormai rimasta barricata al ricambio generazionale, per non parlare di quello di genere. Il risanamento di Fiat, una delle poche cose positive accadute in questo Paese negli ultimi anni insieme all’entrata nell’Euro, è passato per un eccezionale e veloce ringiovanimento della classe dirigente e per un patto generazionale stupefacente. L’esperienza di Marchionne, “il vecchio”, risana i conti e inietta metodo e qualità, la creatività e l’attenzione al mercato del “giovane” De Meo, riporta Fiat vicino ai giovani, producendo macchine più belle perchè più giovani.Per assurdo è proprio chi nel 1968 ha gridato spazio ai giovani e rivendicato la proprietà dell’utero, si oppone oggi, non a parole, ma profondamente nei fatti, all’ingresso dei giovani e delle donne in politica.Non si può chiedere che le generazioni prendano il potere con la forza, questo è una sorta di fascismo generazionale che ci vorrebbe temprati dalla contestazione. Il bene del Paese passa per la lungimiranza dei vecchi che affiancano e insegnano ai più giovani i metodi, utilizzandone le idee. Ma non quando è troppo tardi. I problemi principali di questo Paese, in questo momento storico, sono la formazione, l’inserimento al lavoro (due cose che se realizzate e migliorate portano con se anche l’annacquamento del potere delle Mafie) e la produttività. Tutte questioni che riguardano noi giovani sulla pelle. Tutti problemi che noi conosciamo fin nei meandri della loro tragedia e comicità perché semplicemente: li viviamo.Come può un’elité politica, generazionale e sociale, i cui figli non saranno certo emblematici della nostra generazione e quindi non possono essere presi come riferimento di vicinanza, conoscere davvero i problemi del Paese (non dei giovani, basta con questo luogo comune)?  Lo scollamento della politica dalla società civile è semplicemente la mancanza di un raccordo generazionale e di genere. C’è un assenza generazionale gravissima. C’è un motivo per il quale la generazione di Massimo D’Alema, quella genitoriale per chi scrive (classe 1976), non ci considera all’altezza della politica e fatica a lasciarci spazio.Da una parte la consapevolezza che, per quella generazione, lasciare spazio oggi, significa non avere lasciato una traccia se non il fallimento e la prostrazione degli anni di piombo. La generazione dell’illusione, continua ad illudersi di conoscere la strada. Non capisce che come gli elefanti quando è arrivato il momento di morire si devono coraggiosamente e dignitosamente fare da parte o per lo meno usare il tempo che gli resta per “insegnarci”. Non per guardarci come poveri scemi. Dall’altra, la generazione dei nostri genitori, ha permeato il Paese di una sorta di mammismo collettivo. Noi, condannati alla vita in famiglia per motivi economici, continuiamo a vivere a 30 anni permeati della stessa bambagia in cui siamo nati. Siamo ancora quelli che devono mettersi la canottiera di lana, andare dal dottore accompagnati dalla mamma, figuriamoci se possiamo collaborare a ricostruire un Paese. Siamo eterni figli, non ancora assunti al ruolo di cittadini. Di chi è la colpa se siamo così irresponsabili, così edonisti, così ipocondriaci? Nostra? O di chi ci ha lasciato davanti ai cartoni animati giapponesi?Il fare, tempra e distoglie dalla noia. Fateci fare. Ma non fatelo per noi. Non è un favore che una generazione chiede all’altra. E’ il per il bene del Paese che deve avvenire un patto generazionale equilibrato e ovviamente basato non unicamente sull’ età anagrafica, ma sulla competenza e l’entusiasmo.Di recente l’intervento più “giovane” che ho sentito è stato quello di Oscar Luigi Scalfaro al suo insediamento come presidente del comitato elettorale romano di Walter Veltroni. Mi ha turbato. Ho pensato che forse, Scalfaro, è rimasto giovane perché ha visto il Paese cambiare sotto le mani della propria generazione. Quella dei Pertini. Degli Almirante. Degli Amendola. Degli Azeglio Ciampi. Diceva, parlando dei giovani, che molti giovani burocrati di partito sono già vecchi dentro. E’ così: In Italia il ricambio avviene per immagine e somiglianza anche quando si scelgono i ricercatori all’università. Ogni professore si sceglie il suo ricercatore che usa il suo stesso proprio metodo. E’ proprio così che non si innova. All’estero si assumono ricercatori italiani che usano metodi diversi. Si mischiano le carte, non si imbastardisce la linfa scientifica. Non è che voi siete diventati così vecchi perchè ancora non avete visto cambiare nulla per opera delle vostre mani? Non le mafie. Non la scuola pubblica sulla quale si continuano a fare riforme sclerotiche. Non la corruzione. Non l’evasione fiscale. Non l’amministrazione pubblica inefficiente e costosa. Nemmeno la parità di genere. Eccetera. Eccetera. Eccetera. La leva calcistica del ’68 il rigore l’ha tirato e l’ha sbagliato. Noi siamo in panchina a scalpitare e di solito è l’allenatore, un vecchio, che dà il via al cambio in campo. Non perdete questa possibilità. Il gioco, si sa, è di squadra e importa solo il risultato. 

Categorie: IMPOLITICO