Il mutuo, il business del mattone e la scarsa propensione al rischio dell’Italia
Sul corriere della sera (qui ) imperversa un dibattito sulla questione mutui. E’ accaduto che una casa acquistata a Milano con tasso variabile e rata da 1000 euro al mese, oggi, 2007, ha una rata di 1500 euro. Ovviamente insorgono le coppie che non vogliono che ai single vengano dati aiuti come se un single, magari professionista, non rappresentasse una ricchezza per il paese, costringendolo così, visto che è libero e single, magari a fare il cervello in fuga. Dall’altra c’è chi consiglia di cambiare mutuo. Il problema è un altro. In Italia l’investimento sul mattone è ancora considerato il più sicuro in assoluto e questo fa sì che il poco capitale circolante delle PMI viene utilizzato per crearsi la sicurezza di una rendita fino ad adesso considerata non esposta alle fluttuazioni del mercato. Questo fa sì che gli affitti siano alti, sempre più alti, alzandosi il costo delle case e costringe i giovani a decidere anch’essi, di acquistare una casa. Per un giovane, o per una coppia, che abita in una grande città acquistare una casa significa fare un mutuo di 30 anni e magari rinunciare ad usare la propria capacità di credito per aprire un’impresa, per fare impresa. Il vero problema non sono le banche che non sono degli istituti di beneficenza. La soluzione infatti sarebbe spezzare la catena perversa che si è innescata nel 2000 con il boom immobiliare. Come? Verificando gli affitti in nero in modo più vigoroso con cui si combatte l’evasione fiscale dell’iva o dell’irpef. Stabilendo un tetto sul costo degli affitti, magari facendo eccezione per i centri storici, e verificando che vengano rispettati. Incentivando la circolazione del capitale e tassando molto le case, escluse le prime case. Cristiana Alicata http://wordwrite.wordpress.com


