NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “dicembre, 2007”

Biancaneve e i sette punti di Dini

Furbetto Dini, anche se più che a Biancaneve somiglia alla strega cattiva. Butta giù 7 passaggi da politico liberale, ben guardandosi ovviamente di citare alcune questioni, tipo di i CUS, che di un partito che si definisce liberale democratico, dovrebbero fare parte. Nicchia, come tutti. E sapete perchè? Perchè non ci crede nemmeno lui a queste cose che scrive, ma vuole solo farsi notare, per provare a salire da quell’1% che forse i sondaggi gli danno. Questi punti sono i punti di Veltroni, del PD, che difficilmente questo governo riuscirà ad attuare. Questo come qualsiasi altro governo di centro sinistra che continui a dialogare con sindacati arroccati su posizioni di privilegio o che tolleri una certa gestione dei pacchetti elettorali del Sud (con i finanziamenti a pioggia che finanziano corsi, corsetti e guardie forestali che danno fuoco ai boschi per spegnerli e ripiantare tutto) un turbine di connivenza in cui non c’è solo la classe politica, ma anche l’ultimo cittadino. Un cancro nazionale da cui ahimè sembra non riusciamo ad uscire. Anzi, che se tutto va bene, forse riusciamo a salvare Alitalia, tra sindacati incazzati, imprenditori lombardi travestiti da valchirie del Po, celtici residui di un imprenditoria codarda che spende soldi a comprare Ronaldo e Adriano o a costruire Milano 2. Dini, invece di farsi pubblicità personale o candidarsi ad un governo transitorio, dovrebbe impegnarsi insieme ad altri a risolvere il vero problema del Paese: la legge elettorale. Un governo forte, poi, potrà fare molte cose, anche queste sette proposte, valide, sì, ma che sanno tanto di mela avvelenata. 

1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall’uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di ciascuno.

2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall’abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.

3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l’intero risultato della lotta all’evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l’obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la crescita.

4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade, ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.

5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità di sviluppo dell’Italia per il prossimo mezzo secolo.

6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile del degrado economico e civile della nostra società. Molto può e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale, e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del servizio giustizia.

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7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a seconda che siano più vicini a questo o quel partito? Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione dell’attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità, al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio. Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare ovvero per via referendaria.

Lettera alla famiglia Chinazzo-Chiesa

Ricevo da Andrea Ambrogetti, ex responsabile cultura di Arcigay

«Mario e Roberto, l’amore non guarda al sesso»
Carissimi, in questo momento cosi triste voglio esprimere a voi e ai vostri amici, tra cui so che c’erano alcuni vicini e tra i quali, da pochi mesi, eravamo entrati anche noi, il senso del mio dolore per la perdita di Mario Chinazzo, ancora più terribile perché avviene a poca distanza da quella del suo amato compagno Roberto Chiesa.
Si dice che nelle grandi storie d’amore non si sopravvive alla perdita all’altro se non pochi mesi. Deve essere vero e nel caso di Roberto e Mario deve essere l’ennesima dimostrazione che l’amore non guarda al sesso. Te lo disse Alda D’Eusanio, se ti ricordi, caro Mario, quando hai preso parte alla sua trasmissione su Rai 2 , benché non ti sentissi più tanto bene. Ti disse anche che eri il primo vedovo gay italiano riconosciuto ufficialmente. Tu già lo sapevi perché a luglio eri stato accettato come parte civile nel processo contro l’assassinio di tuo marito, un giovane rumeno. In realtà non era stato tanto difficile. Il giudice non aveva potuto chiudere gli occhi di fronte a tutti i pezzi di carta che provavano il vostro essere famiglia da moltissimi anni. Forse nessuno lo aveva chiesto prima. Forse siamo nel terzo millennio.
Mi era suonata quasi incredibile la notizia della tua malattia perché ti ricordavo preso da una forza enorme quando, ormai quasi un anno fa, tu, settantenne, sei salito sul palco di piazza Farnese, in occasione della manifestazione in cui pensavamo di poter dare la sveglia ai politici italiani e con la quale volevamo dire che ci saremmo al limite presi i Dico solo li avessero pubblicati in Gazzetta Ufficiale, qualcosa molto al di sotto della media europea ma da prendere comunque al volo, considerando la media della politica italiana. Tu da quel palco dicesti che volevi solo giustizia. Anche se non potrai seguire lo svolgimento del processo, tu hai già ottenuto giustizia.
Tu che eri una persona oltremodo discreta e che andasti preoccupato all’inizio di luglio da Babele, la storica libreria gay di Roma (non saresti mai andato in un’edicola), per vedere come le varie riviste gay italiane avevano pubblicato le tante interviste nelle quali ti avevamo lanciato.
Tu volevi solo un buon avvocato, e te lo abbiamo trovato, perché era un tuo sacrosanto diritto, perché volevi solo giustizia, e pretendevi che il giudice ti riconoscesse come parte lesa. Eri elegante e discreto quella mattina a piazzale Clodio e ti sorbisti fino in fondo le interviste con i giornalisti. Eri più preoccupato per il tuo nome pubblicato dal Messaggero che dal risultato della camera di consiglio. Elegante e senza niente da chiedere per te come quando l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma ti ha voluto incontrare; un’istituzione che tu non pensavi si sarebbe mai interessata al tuo caso e che invece voleva dirti la sua solidarietà (e poi ha pure chiesto al Tribunale di costituirsi parte civile).
Sai, caro Mario, perché tu sarai ricordato per sempre come il primo vedovo gay della storia italiana? Perché sei stato il primo omosessuale italiano che non è rimasto nell’ombra quando un prostituto gli ha ucciso il compagno in corridoio e, anzi, si è messo attivamente alla sua ricerca insieme ai Carabinieri. Il tuo senso innato di giustizia, eri un ex militare, ti ha guidato.

Sai, qui da noi, in questi giorni, si discute molto di riformismo, laicità, sicurezza e omofobia. Grazie all’umanità e alla civiltà dei parenti del tuo compagno tu avevi comunque ottenuto (per esempio restare nella vostra casa) quello che una legge decente sulle unioni civili ti avrebbe garantito ufficialmente. Forse sarà anche pensando a te che i nostri mille tra deputati, senatori, ministri e sottosegretari arriveranno a buon compromesso sui diritti. Un abbraccio.
Andrea Ambrogetti, ex responsabile cultura, Arcigay Roma

Dal Blog di Flavia Amabile. Punire gli omofobi?

Leggere i commenti a questo post, deve darci il tasto dell’urgenza di una legge, ma anche dell’urgenza, da parte nostra, di uscire dal nostro recinto GLBT, in un enorme coming out sociale, che ci porti nel cuore degli italiani. In alcuni cuori, non ci siamo proprio.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=124

E’ stato utile leggere i commenti del suo post, forse molto più che il suo lucidissimo articolo. Mi rendo conto di quanto l’Italia, grazie al silenzio e la censura, non comprenda appieno non dico il senso dei CUS, ma nemmeno il senso di una norma contro l’omofobia. E mi sorprende che nessuno si chieda come mai in tutti i paesi civili esiste una norma, che comprende anche il diritto di opinione. Cercherò di essere breve: essere liberi di dire che l’omosessualità è immorale o è una malattia, è come essere liberi di dire sporco negro, che i neri sono come le scimmie o che gli ebrei appartengono ad una razza inferiore. In più l’omosessualità ha l’aggravante familiare: molti giovani omosessuali, oltre ad essere esposti al pubblico ludibrio in società, lo sono anche in famiglia. Una norma contro l’omofobia, è una norma educativa, una norma che sancisce dei termini “fisici” all’inciviltà come già stato fatto per l’antisemitismo o il razzismo o che deve essere fatto per la violenza sulle donne. Non si tratta di un’imposizione, ma di una crescita. E’ come quando si costringono i bambini a leggere, all’inizio, per insegnargli la cultura. E’ solo cultura e civiltà e non priva nessuno di alcuna libertà. La libertà è quella che manca a molti omosessuali italiani di potere vivere liberamente la propria vita personale e di coppia, senza fare male a nessuno. Ecco, questo è un altro passaggio importante: senza fare male a nessuno.

Osteria da Fernanda – Roma – Via Portuense

Alle soglie di Porta Portese, scoperto per caso nei martedì sera del dopo corso di teatro. Ora appuntamento almeno mensile anche perchè la cosa che preferisco è il modo in cui ci accolgono, come se fossimo a casa, scambiare quel sorriso, quell’abbraccio. La simpatia dei gestori e il sorriso schivo e timido dello chef che a fine serata incontri fuori appoggiato al muro che si fuma una sigaretta.

Divini: i bucatini alla matriciana con il guanciale croccante, la ricotta avvolta di pasta katafimi, la tartare di tonno e il carpaccio di orata con la salsa di agrumi, gli involtini di vitello con bufala e melanzane, il filetto di maiale lardellato.

Il menù è strategico: poche cose, buone e fresche. Gli ingredienti sono il segreto di una cucina creativa ma non complessa.

Cantina non enorme, ma varia.

Con un vino buono e la panza piena non più di 30 euro a testa.

Via Ettore Rolli,1 06-5894333

  

Binetti: un limite a tutto

Questo pezzo è stato pubblicato su l’Unità di oggi, tra i commenti

Quanto affermato dalla senatrice Paola Binetti prima di Natale, relativamente all’inchiesta del giornalista di Liberazione che, dichiarando ad un prete la propria omosessualità è stato invitato e condotto a farsi curare, non può cadere nel dimenticatoio. Dalle pagine di un giornale, la senatrice difendeva Cantelmi, presidente dell’associazione psicologi e terapisti cattolici, associazione che, in Italia, cura l’omosessualità e in cui era finito anche il reporter, affermando che egli svolge un ottimo lavoro, che l’omosessualità è uscita dalle malattie del OMS perché la lobby gay è potente e che le indicazioni terapeutiche affermano il contrario, cioè che gli omosessuali sono malati. La censura mediatica intorno ad un reportage che avrebbe dovuto finire non solo su qualche pagina di giornale, ma persino nei titoli delle televisioni, ha fatto sì che anche le gravissime dichiarazioni di una senatrice della repubblica, le ennesime, non avessero risonanza. Non mi sembra questo uno di quei casi per cui per non dare pubblicità a colui a cui si vuole ribattere, non si debba rispondere. Mi aspetto che il ministro della salute contraddica con forza queste aberrazioni che non trovano davvero alcun riscontro medico. Sarebbe anche opportuno verificare l’esistenza di queste strutture mediche e denunciarle pubblicamente, alla stregua di quanto si è fatto con le attività di Vanna Marchi, attività che approfittano di pregiudizi e dell’ignoranza di tante famiglie che non sanno gestire un figlio adolescente omosessuale, e lo portano in cura. Aveva ragione qualcuno che nei giorni scorsi affermava che il problema della laicità del PD non è Paola Binetti, ma il PD stesso. C’è un limite a tutto: mi aspetto che il segretario del partito della Binetti, questo Partito Democratico che si richiama ai valori della costituzione, definitivamente la cacci dal partito. La gravità e grettezza delle affermazioni di una senatrice della Repubblica nel resto d’Europa sarebbe confinato a qualche partito folcloristico di estrema destra. Sappiamo bene che cacciare Paola Binetti, significa, con molta probabilità, fare cadere il governo. Ma ci sono dei principi, caro Walter Veltroni e caro Romano Prodi, che non sono negoziabili. Se domani un senatore del PD si alza a dire che gli ebrei sono una razza inferiore o che i neri non possono prendere l’autobus, lo teniamo perché al Senato altrimenti andiamo sotto? Walter, non devi essere di sinistra, qui. Devi solo essere coraggioso. Mi aspetto che il presidente della Repubblica, nel suo discorso di Capodanno, si ricordi della delusione della comunità omosessuale dell’anno 2007, in buona parte causata ed aggravata dalle offese di questa senatrice, perché solo le istituzioni possono difenderci da questa discriminazione che oltre ad essere sociale, spesso è anche familiare, difesa che non può che passare per il riconoscimento delle nostre famiglie, e per una buona legge, che comprenda il reato di opinione, contro l’omofobia e la transofobia. Non dimenticando che il vero nodo della laicità è proprio la questione omosessuale, questione su cui si misura la vera forza dello Stato. Ogni silenzio, ogni tatticismo, ogni imbarazzo su questo argomento, rende ognuno di noi responsabile dei suicidi di tanti adolescenti, ultima la piccola Loredana qualche giorno fa. Ci rende responsabili delle molte aggressioni che la comunità subisce in adolescenza come in vecchiaia. Cristiana Alicata, eletta nella Consulta del PD.

LETTERA A FIORONI: RACCONTARE LA DIVERSITA’ NELLE SCUOLE

“In Italia ci sono moltissimi omosessuali, impiegati, manager, spazzini, studenti che sarebbero felici di testimoniare il loro percorso di vita, nelle scuole”. Questa la proposta che alcuni esponenti del Partito Democratico – Cristiana Alicata, Andrea Benedino, Maurizio Caserta, Nicola Cicchitti, Paola Concia, Alessio De Giorgi, Daniele Garuti, Ivan Scalfarotto, Carmine Urcioli – hanno fatto al Ministro Giuseppe Fioroni attraverso una lettera aperta che è possibile leggere integralmente su www.imille.org.

“Caro Ministro – recita la lettera -  un giovane omosessuale il più delle volte è solo, e senza alcun supporto sociale: a volte evita di parlare anche con se stesso. Un vero cortocircuito esistenziale che avviene proprio nel momento più delicato della propria formazione: l’adolescenza. Per questo riteniamo che sia molto, molto importante che a trattare l’argomento siano anche delle persone che vivono la propria omosessualità con estrema tranquillità e naturalezza. Questo da una parte per insegnare a chi fa il bullo che l’omosessualità non è una perversione o qualcosa che appartiene al mondo dello spettacolo, facendogli toccare con mano la propria normalità, ma anche per consentire al giovane omosessuale di trovare conforto e di trovare il coraggio di essere se stesso”.

“Nessuno studio scientifico al mondo ha mai dimostrato che l’omosessualità può essere promossa come un abito alla moda. Quando un ebreo va nelle scuole a parlare di olocausto fa propaganda religiosa? In questi mesi inoltre si è parlato molto, troppo, di omosessualità ma non sempre in modo corretto. Abbiamo sbagliato tutti. Chi l’ha additata come perversione e malattia, chi ha fatto una battaglia durissima per non riconoscere e addirittura osteggiare il riconoscimento di diritti di base alle coppie omosessuali (in una democrazia occidentale!). Ma anche chi l’ha usata come connotazione di folklore mediatico per caratterizzarsi. Ti diamo fin d’ora la nostra disponibilità di compagni di partito a darti una mano per il bene dei giovani in difficoltà e per evitare che tragedie come quelle di Matteo, il ragazzo italo-filippino di Torino, si ripetano”.

Il testo integrale della lettera:

Caro Fioroni,da qualche settimana facciamo parte dello stesso partito ed è per questo che vorremmo sottoporti alcune questioni anche sulla scia di quanto accaduto a Finale Ligure dove un giovane studente è stato marchiato con una svastica e la scritta “gay” sul petto (sappiamo che tempestivamente hai inviato un’ispezione). Ti diamo atto di avere iniziato a prendere in mano una situazione difficile e di avere dato un primo segnale stanziando dei finanziamenti ad associazioni di genitori, Agedo compresa. Sappiamo che ritieni di non poter mandare un’associazione gay nelle scuole per non essere accusato di fare propaganda di orientamento sessuale. Pur ritenendo molto positivo che, anche grazie ai tuoi sforzi, si sia svolto un dibattito per specificare che esistono forme distinte di bullismo, tra cui quello su base omofobica, ci sono alcune cose sulle quali ti vorremmo invitare a riflettere. Il bullismo si manifesta nei confronti della diversità (colore della pelle, orientamento sessuale, religione) o di difetti fisici (brufoli, soprappeso, ecc.) Se io sono nero, a scuola forse mi prenderanno in giro. Ma la mia famiglia, al mio ritorno a casa, mi assomiglierà e se anche io fossi adottato, comunque sarei stato scelto con quel colore della pelle, quindi da due genitori per cui quella caratteristica è indifferente. Se sono ebreo, se sono Rom, se sono mussulmano, al mio rientro tra le mura di casa rientrerò in un ambiente in cui sono tutti come me. La mia diversità, cioè, è una caratteristica che condivido con i miei cari. E’ qualcosa di evidente e quindi non devo nasconderla. E’ dichiarata nella stessa mia esistenza di individuo. Se ho un difetto fisico, me lo porto addosso, è sotto gli occhi di tutti, anche della mia famiglia. Dovrò forse sopportare il pubblico ludibrio, e difficilmente potrò farci qualcosa ma troverò comunque conforto tra le mura di casa e comunque condividerò il mio difetto con molti altri perché ho la possibilità di “vedere” altre persone che hanno un difetto fisico.In tutti questi casi l’azione “anti-bullismo” agisce su chi, rilevando la diversità dell’altro, la usa come arma. Non ha alcun effetto su chi subisce. Insegna il rispetto a chi non ne ha.Per l’omosessualità e l’identita’ di genere, transessuale o transgender, c’è invece da fare un discorso a parte. Se sono un giovane omosessuale già consapevole e sereno,  probabilmente ho già incontrato qualcuno simile a me, che può almeno rappresentare una sponda di confronto. Se i miei atteggiamenti, più o meno mascolini o effeminati si discostanno dai modelli di virilità o di femminilità attesi, avrò difficoltà a scuola anche essendo eterosessuale. Nella maggior parte dei casi la famiglia è consapevole, ma l’argomento non viene mai toccato. La situazione tipica è il silenzio dentro una cappa di vergogna. Mi chiedo se un nero o un ebreo non possono parlare del colore della pelle o della religione a cui appartengono  cioè delle caratteristiche che li rendono diversi, a casa, con la propria famiglia. Se poi non ho ancora ammesso a me stesso la mia omosessualità, sarò forse io il primo ad essere ostile contro me stesso. E queste cose te le raccontiamo per esperienza. In poche parole, caro ministro, un giovane omosessuale il più delle volte è solo, e senza alcun supporto sociale a volte evita di parlare anche con se stesso. Un vero cortocircuito esistenziale che avviene proprio nel momento più delicato della propria formazione: l’adolescenza. Per questo riteniamo che sia molto, molto importante che a trattare l’argomento siano anche delle persone che vivono la propria omosessualità con estrema tranquillità e naturalezza. Questo da una parte per insegnare a chi fa il “bullo” che l’omosessualità non è una perversione o qualcosa che appartiene al mondo dello spettacolo, facendogli toccare con mano la propria normalità, ma anche per consentire al giovane omosessuale di trovare conforto e di trovare il coraggio di essere se stesso. Quando un ebreo va nelle scuole a parlare di olocausto fa propaganda religiosa ? Spesso l’idea dell’omosessualità è un peso che si sente negativo così forte, che può indurre a pensieri di suicidio anche senza bisogno di essere pesantemente presi in giro: spesso è la solitudine ad essere fatale. Mai abbiamo sentito di persone di colore o di ebrei o di Rom che si ammazzano per la loro differenza. Ognuno di loro è molto orgoglioso delle proprie origini geografiche o religiose, giustamente condivise come valore familiare e nel contesto sociale.Caro ministro nessuno studio scientifico al mondo ha mai dimostrato che l’omosessualità può essere promossa come un abito alla moda. Il coraggio della politica di un paese moderno, di una forza moderna come la nostra che si ispira all’Europa, passa anche nell’offrire ai nostri giovani apertura e trasparenza. In questi mesi inoltre si è parlato molto, troppo, di omosessualità ma non sempre in modo corretto. Abbiamo sbagliato tutti. Chi l’ha additata come perversione e malattia, chi ha fatto una battaglia durissima per non riconoscere e addirittura osteggiare il riconoscimento di diritti di base alle coppie omosessuali (in una democrazia occidentale!). Ma anche chi l’ha usata come connotazione di folklore mediatico per caratterizzarsi. In Italia ci sono moltissimi omosessuali, impiegati, manager, spazzini, studenti che sarebbero felici di testimoniare il loro percorso di vita, nelle scuole. La politicizzazione, soprattutto del passato, del movimento GLBT può averti indotto a non dare spazio alle varie sigle associative nelle scuole, ma ritengo che si possano creare uno o più team itineranti che davvero possano raccontare le diversità (di tutte le diversità), per mitigare l’avversione che esiste contro di esse, risolvere i conflitti di oggi e di domani, creare cittadini migliori con la sola forza della propria testimonianza.Ti diamo fin d’ora la nostra disponibilità di compagni di partito a darti una mano per il bene dei giovani in difficoltà e per evitare che tragedie come quelle di Matteo, il ragazzo italo-filippino di Torino, si ripetano.Cristiana Alicata, Andrea Benedino, Maurizio Caserta, Nicola Cicchitti, Paola Concia, Alessio De Giorgi, Daniele Garuti, Ivan Scalfarotto, Carmine Urcioli 
 

Caro Presidente Napolitano,

Il 2007 è stato un anno che ha molto deluso la comunità omosessuale e transessuale che sperava nell’azione del governo Prodi per regolarizzare, seppur in forma lieve, l’esistenza delle coppie dello stesso sesso esistenti in Italia e per una legge che condannasse l’omofobia e la transfobia. La discriminazione delle persone omosessuali e di quelle transessuali non può che trovare difesa e conforto nello Stato nella sua accezione più elevata. Anzi, la questione omosessuale, nell’ambito di quella della laicità, è la vera misura della forza dello Stato, la forza di combattere una discriminazione che spesso non trova conforto nemmeno tra le mura di casa. La discriminazione religiosa o per il colore della pelle sono discriminazioni sociali che non trovano cittadinanza nell’ambiente familiare: ogni bambino di pelle scura ha una famiglia che lo riflette. Ogni ebreo, ogni mussulmano, trova a casa propria dei riti in cui riconoscersi orgogliosamente e dimenticare ciò che avviene fuori dalle mura di casa. Gli adolescenti omosessuali e transessuali spesso sono soli. Soli a scuola, zimbello di una cultura machista, soli a casa, dove imbarazzano il pensiero comune, dove il silenzio a volte, è più pesante di qualsiasi parola. Abbiamo bisogno di una legge che condanni chiaramente l’omofobia e la transfobia, una legge che riconosca pochi, elementari diritti e che protegga le coppie, i singoli e le singole, soprattutto gli e le adolescenti timorosi di essere additati, derisi, picchiati. Noi, orgogliosamente omosessuali e transessuali, chiediamo a Lei, Presidente, di ricordarsi di anche di noi nel suo discorso di Capodanno. Non solo delle coppie giovani che stentano a fare figli, non solo delle tragiche morti operaie. Non solo dei giovani volontari e dei nostri soldati in missione. Per una volta, Presidente, si ricordi anche di noi. Perché accanto all’orgoglio della nostra visibilità omosessuale e transessuale, alla serenità e alla felicità dei nostri vissuti e delle nostre relazioni sentimentali, ci sono ancora troppe persone omosessuali e transessuali che vivono una condizione di estrema solitudine sociale. Una vecchiaia senza diritti di vedovanza. Un’adolescenza senza diritto di pace. Perché ricordarlo significa anche dare ancora più valore allo Stato. E chi meglio di Lei incarna in modo così profondo questo valore di cui, ancora, questo Paese, ha così bisogno.

Lo scandaloso silenzio del PD…

Editoriale pubblicato la mattina del 24/12 su www.gaytoday.it

Ancora una volta, grazie al reportage di un giornalista di Liberazione, emerge un tessuto malato e deviato che all’interno del mondo cattolico, considera l’omosessualità una malattia, approfittandosi della debolezza di famiglie povere culturalmente e succubi del pregiudizio di un paese che sembra andare sempre di più verso un oscurantismo pericoloso.  A difesa dei terapisti cattolici interviene Paola Binetti, senatrice teodem del Pd, numeraria dell’Opus Dei e neuropsichiatra. «Cantelmi svolge un lavoro eccellente – afferma -. Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l’omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario».  Non invoco la censura, la mia rabbia si trattiene a stento, il mio senso di libertà e di democrazia non arriva fino a questo punto, anche se l’istinto mi farebbe dire: c’è un limite a tutto. La cosa orrenda e scandalosa e insopportabile è il silenzio dei compagni di partito della Binetti di alto livello. Davanti ad una cosa del genere, così offensiva, così falsa, mi aspetto l’intervento del ministro della Salute, di persone del calibro di Finocchiaro, di D’Alema. E ovviamente una replica del segretario Veltroni, che se avesse davvero coraggio, la butterebbe fuori dal partito. Perché questo tipo di affermazioni seguite da questo silenzio imbarazzante sono la causa diretta e non affatto mediata, del suicidio di tanti adolescenti, non ultimo quello di Loredana, dolcissima transessuale di 16 anni, lasciata sola da tutti. Caro Partito Democratico, se non rispondi con la stessa forza mediatica a queste imbecillità scientifiche, sei responsabile anche tu della morte di tanti adolescenti, della loro sofferenza. Qualsiasi legge sull’omofobia che non comprenda anche il reato di opinione sarà da noi rifiutata. Abbiate il coraggio non di essere laici, ma di essere giusti. Solo giusti.

Perchè non me ne vado dal PD

1) perchè non vedo nessun progetto politico GLBT né nella politica, né nel movimento

2) perchè solo un partito “grande” (il PD non è ancora un grande partito) può approvare prima o poi una legge per gli omosessuali

3) perchè se la questione GLBTQ diviene mediaticamente una questione “radicale” o “comunista” è un fallimento. Rivendico il diritto di molti omosessuali di essere di destra, di essere liberali, di essere cattolici. L’omosessualità NON è di sinistra radicale. E la sinistra radicale non è omosessuale, visto che se ne sta ad urlare senza fare nulla, anzi suggerendo la norma errata sull’omofobia, dimostrando il suo pressapochismo

4) perchè ho un lavoro in un’azienda privata, non devo niente a nessuno e la mia presenza nel PD è una rottura di scatole per loro, non un vantaggio per me. Perchè non percepisco alcuno stipendio dalla politica e finchè sarà così la mia presenza sarà solo un fastidio per loro, un rischio personale per il mio lavoro e chi mi critica non ha capito niente della differenza tra fare Politica e cercare una poltrona

5) perchè in due mesi ho avuto la possibilità di dire a dei ministri, in faccia, quello che penso del loro impegno sulle questioni GLBTQ e altrimenti non avrei potuto farlo

6) perchè in due mesi molta gente ha spalancato gli occhi sentendomi parlare, segno che le mie parole a qualcosa servono

7) perchè la battaglia non deve essere contro la Chiesa, ma contro chi alla Chiesa fa soccombere lo Stato e non mi piace attaccare la Chiesa, come fanno molti, ma preferisco attaccare chi è vigliacco e non ha coraggio

8 ) perchè la base del PD è diversa dalle sue azioni, ma bisogna dirglielo, a volte lo dimentica e se ce ne andiamo tutti chi glielo ricorda.

9) perchè non voglio dire a mio figlio, a mia figlia che non ci ho nemmeno provato.

Certo, le vostre critiche, i vostri insulti mi fanno soffrire, ma sono critiche ed insulti di persone che non vedo “fare”: io vi vedo solo “sparare”. Qual’ è la vostra strategia politica? Quali le vostre proposte, se non insulti e critiche a me e ad altri come me?

Il senso dello Stato, la questione omosessuale e l’immaturità politica

Questo mio articolo è oggi editoriale di www.aprileonline.info: http://www.aprileonline.info/5630/limmaturita-della-politica-italiana

Ne estrapolo sono una parte, quella che mi sembra un passaggio importante. Che tutti dovremmo fare nostro: [...]  La questione dell’omosessualità e di come tale argomento sia trattato in Italia, è in realtà una questione che riguarda la forza dello Stato. Tra le discriminazioni l’omosessualità ha, da una parte la possibilità dolorosa e sofferta di essere nascosta agli altri, al contrario del colore della pelle per esempio, ma nello stesso tempo non trova spesso conforto nell’ambiente familiare, dove invece colore della pelle o religione sono tratti comuni e di orgogliosa appartenenza.[...]  

Era tanto…

…che non piangevo. 

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/palma-montechiaro/palma-montechiaro/palma-montechiaro.html

Basta. Per carità. Basta.

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