quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Dicembre 2007

Biancaneve e i sette punti di Dini

Dicembre 31, 2007 · 7 Commenti

Furbetto Dini, anche se più che a Biancaneve somiglia alla strega cattiva. Butta giù 7 passaggi da politico liberale, ben guardandosi ovviamente di citare alcune questioni, tipo di i CUS, che di un partito che si definisce liberale democratico, dovrebbero fare parte. Nicchia, come tutti. E sapete perchè? Perchè non ci crede nemmeno lui a queste cose che scrive, ma vuole solo farsi notare, per provare a salire da quell’1% che forse i sondaggi gli danno. Questi punti sono i punti di Veltroni, del PD, che difficilmente questo governo riuscirà ad attuare. Questo come qualsiasi altro governo di centro sinistra che continui a dialogare con sindacati arroccati su posizioni di privilegio o che tolleri una certa gestione dei pacchetti elettorali del Sud (con i finanziamenti a pioggia che finanziano corsi, corsetti e guardie forestali che danno fuoco ai boschi per spegnerli e ripiantare tutto) un turbine di connivenza in cui non c’è solo la classe politica, ma anche l’ultimo cittadino. Un cancro nazionale da cui ahimè sembra non riusciamo ad uscire. Anzi, che se tutto va bene, forse riusciamo a salvare Alitalia, tra sindacati incazzati, imprenditori lombardi travestiti da valchirie del Po, celtici residui di un imprenditoria codarda che spende soldi a comprare Ronaldo e Adriano o a costruire Milano 2. Dini, invece di farsi pubblicità personale o candidarsi ad un governo transitorio, dovrebbe impegnarsi insieme ad altri a risolvere il vero problema del Paese: la legge elettorale. Un governo forte, poi, potrà fare molte cose, anche queste sette proposte, valide, sì, ma che sanno tanto di mela avvelenata. 

1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica. A partire dall’uscita anticipata di almeno il 5% dei lavoratori pubblici. Il forte aumento registrato dagli investimenti nella information tecnology è in grado di generare un incremento della produttività di questa dimensione. Occorre poi prevedere una parziale sostituzione di quanti usciranno dal lavoro per limiti di età negli anni successivi. Ed aumenti delle retribuzioni legati solo al merito di ciascuno.

2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica. A partire dall’abolizione delle Province; le Regioni che volessero mantenerle in vita dovranno finanziarle con le proprie tasse. È vero che serve una revisione costituzionale, ma per adottarla bastano sei mesi.

3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti, secondo un percorso graduale ma annunciato in partenza. Utilizzando l’intero risultato della lotta all’evasione fiscale, e non disperdendolo per mille rivoli come si è fatto nella prima parte di legislatura. Ed utilizzando quella parte della riduzione di spesa non destinata ad anticipare l’obiettivo di pareggio del bilancio. Il tutto senza innalzare il grado di progressività del nostro sistema tributario, già oggi a livelli che ostacolano la crescita.

4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti nei quali vengono disperse le risorse europee dei fondi strutturali, che lasciano il Meridione nella penosa situazione in cui si trova. Drastica revisione dei programmi per il periodo 2007-2013, concentrando le risorse su strade, ferrovie, porti e aeroporti. Con un unico obiettivo operativo: portare il Sud nel 2013 a una qualità dei trasporti pari alla media europea.

5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici, per legare ogni incremento reale delle retribuzioni degli insegnanti a livello e dinamica della preparazione scolastica degli allievi. Altrimenti i ritardi nella formazione scolastica dei nostri giovani, sempre più evidenti nel confronto internazionale, pregiudicheranno la capacità di sviluppo dell’Italia per il prossimo mezzo secolo.

6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali. I ritardi della giustizia sono un elemento non trascurabile del degrado economico e civile della nostra società. Molto può e deve essere fatto. Ma di per sé la sola riduzione del periodo feriale, e il prevedere che i giudici facciano come tutti gli altri lavoratori le loro vacanze a turno, può aumentare di quasi il 10% la produttività del servizio giustizia.

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7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica. La politica fornisca regole e risorse; scelga ministro, sottosegretari e assessori. Ma non direttori generali e primari. Si è voluto chiamare le unità sanitarie «aziende». Ma quale azienda potrebbe mai funzionare se i capi stabilimento venissero scelti a seconda che siano più vicini a questo o quel partito? Quanto enunciato è un programma minimo che consideriamo imprescindibile e che contiene proposte realizzabili in non più di sei mesi. Tanto altro sarebbe necessario; lo abbiamo indicato nel manifesto politico con il quale abbiano lanciato la nostra iniziativa liberaldemocratica. Ma se non si comincia non si arriva mai alla fine. E se non si inizia subito non si riuscirà a sollevare gli italiani da quella sfiducia nelle istituzioni e nel futuro che ne frena lo slancio. Siamo pronti a sostenere un governo che si impegni a realizzare questo programma minimo. Se sarà espressione dell’attuale maggioranza, bene. Ma chiediamo una risposta chiara, senza ambiguità, al più tardi al momento della verifica prevista per metà gennaio. Non rinnoveremmo la nostra fiducia a un governo che non volesse impegnarsi a realizzare questo programma per il rilancio del Paese. In tal caso, non ci rassegneremo al fatto che la legislatura debba andar persa. Ci adopereremo dunque, con le nostre modeste forze, affinché un governo che realizzi queste proposte nasca in questo Parlamento. Senza dimenticare che nel frattempo occorrerà comunque cambiare la legge elettorale, per via parlamentare ovvero per via referendaria.

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Lettera alla famiglia Chinazzo-Chiesa

Dicembre 30, 2007 · Nessun Commento

Ricevo da Andrea Ambrogetti, ex responsabile cultura di Arcigay

«Mario e Roberto, l’amore non guarda al sesso»
Carissimi, in questo momento cosi triste voglio esprimere a voi e ai vostri amici, tra cui so che c’erano alcuni vicini e tra i quali, da pochi mesi, eravamo entrati anche noi, il senso del mio dolore per la perdita di Mario Chinazzo, ancora più terribile perché avviene a poca distanza da quella del suo amato compagno Roberto Chiesa.
Si dice che nelle grandi storie d’amore non si sopravvive alla perdita all’altro se non pochi mesi. Deve essere vero e nel caso di Roberto e Mario deve essere l’ennesima dimostrazione che l’amore non guarda al sesso. Te lo disse Alda D’Eusanio, se ti ricordi, caro Mario, quando hai preso parte alla sua trasmissione su Rai 2 , benché non ti sentissi più tanto bene. Ti disse anche che eri il primo vedovo gay italiano riconosciuto ufficialmente. Tu già lo sapevi perché a luglio eri stato accettato come parte civile nel processo contro l’assassinio di tuo marito, un giovane rumeno. In realtà non era stato tanto difficile. Il giudice non aveva potuto chiudere gli occhi di fronte a tutti i pezzi di carta che provavano il vostro essere famiglia da moltissimi anni. Forse nessuno lo aveva chiesto prima. Forse siamo nel terzo millennio.
Mi era suonata quasi incredibile la notizia della tua malattia perché ti ricordavo preso da una forza enorme quando, ormai quasi un anno fa, tu, settantenne, sei salito sul palco di piazza Farnese, in occasione della manifestazione in cui pensavamo di poter dare la sveglia ai politici italiani e con la quale volevamo dire che ci saremmo al limite presi i Dico solo li avessero pubblicati in Gazzetta Ufficiale, qualcosa molto al di sotto della media europea ma da prendere comunque al volo, considerando la media della politica italiana. Tu da quel palco dicesti che volevi solo giustizia. Anche se non potrai seguire lo svolgimento del processo, tu hai già ottenuto giustizia.
Tu che eri una persona oltremodo discreta e che andasti preoccupato all’inizio di luglio da Babele, la storica libreria gay di Roma (non saresti mai andato in un’edicola), per vedere come le varie riviste gay italiane avevano pubblicato le tante interviste nelle quali ti avevamo lanciato.
Tu volevi solo un buon avvocato, e te lo abbiamo trovato, perché era un tuo sacrosanto diritto, perché volevi solo giustizia, e pretendevi che il giudice ti riconoscesse come parte lesa. Eri elegante e discreto quella mattina a piazzale Clodio e ti sorbisti fino in fondo le interviste con i giornalisti. Eri più preoccupato per il tuo nome pubblicato dal Messaggero che dal risultato della camera di consiglio. Elegante e senza niente da chiedere per te come quando l’assessore alle Pari opportunità del Comune di Roma ti ha voluto incontrare; un’istituzione che tu non pensavi si sarebbe mai interessata al tuo caso e che invece voleva dirti la sua solidarietà (e poi ha pure chiesto al Tribunale di costituirsi parte civile).
Sai, caro Mario, perché tu sarai ricordato per sempre come il primo vedovo gay della storia italiana? Perché sei stato il primo omosessuale italiano che non è rimasto nell’ombra quando un prostituto gli ha ucciso il compagno in corridoio e, anzi, si è messo attivamente alla sua ricerca insieme ai Carabinieri. Il tuo senso innato di giustizia, eri un ex militare, ti ha guidato.

Sai, qui da noi, in questi giorni, si discute molto di riformismo, laicità, sicurezza e omofobia. Grazie all’umanità e alla civiltà dei parenti del tuo compagno tu avevi comunque ottenuto (per esempio restare nella vostra casa) quello che una legge decente sulle unioni civili ti avrebbe garantito ufficialmente. Forse sarà anche pensando a te che i nostri mille tra deputati, senatori, ministri e sottosegretari arriveranno a buon compromesso sui diritti. Un abbraccio.
Andrea Ambrogetti, ex responsabile cultura, Arcigay Roma

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Dal Blog di Flavia Amabile. Punire gli omofobi?

Dicembre 30, 2007 · 12 Commenti

Leggere i commenti a questo post, deve darci il tasto dell’urgenza di una legge, ma anche dell’urgenza, da parte nostra, di uscire dal nostro recinto GLBT, in un enorme coming out sociale, che ci porti nel cuore degli italiani. In alcuni cuori, non ci siamo proprio.

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=124

E’ stato utile leggere i commenti del suo post, forse molto più che il suo lucidissimo articolo. Mi rendo conto di quanto l’Italia, grazie al silenzio e la censura, non comprenda appieno non dico il senso dei CUS, ma nemmeno il senso di una norma contro l’omofobia. E mi sorprende che nessuno si chieda come mai in tutti i paesi civili esiste una norma, che comprende anche il diritto di opinione. Cercherò di essere breve: essere liberi di dire che l’omosessualità è immorale o è una malattia, è come essere liberi di dire sporco negro, che i neri sono come le scimmie o che gli ebrei appartengono ad una razza inferiore. In più l’omosessualità ha l’aggravante familiare: molti giovani omosessuali, oltre ad essere esposti al pubblico ludibrio in società, lo sono anche in famiglia. Una norma contro l’omofobia, è una norma educativa, una norma che sancisce dei termini “fisici” all’inciviltà come già stato fatto per l’antisemitismo o il razzismo o che deve essere fatto per la violenza sulle donne. Non si tratta di un’imposizione, ma di una crescita. E’ come quando si costringono i bambini a leggere, all’inizio, per insegnargli la cultura. E’ solo cultura e civiltà e non priva nessuno di alcuna libertà. La libertà è quella che manca a molti omosessuali italiani di potere vivere liberamente la propria vita personale e di coppia, senza fare male a nessuno. Ecco, questo è un altro passaggio importante: senza fare male a nessuno.

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Osteria da Fernanda - Roma - Via Portuense

Dicembre 29, 2007 · 2 Commenti

Alle soglie di Porta Portese, scoperto per caso nei martedì sera del dopo corso di teatro. Ora appuntamento almeno mensile anche perchè la cosa che preferisco è il modo in cui ci accolgono, come se fossimo a casa, scambiare quel sorriso, quell’abbraccio. La simpatia dei gestori e il sorriso schivo e timido dello chef che a fine serata incontri fuori appoggiato al muro che si fuma una sigaretta.

Divini: i bucatini alla matriciana con il guanciale croccante, la ricotta avvolta di pasta katafimi, la tartare di tonno e il carpaccio di orata con la salsa di agrumi, gli involtini di vitello con bufala e melanzane, il filetto di maiale lardellato.

Il menù è strategico: poche cose, buone e fresche. Gli ingredienti sono il segreto di una cucina creativa ma non complessa.

Cantina non enorme, ma varia.

Con un vino buono e la panza piena non più di 30 euro a testa.

Via Ettore Rolli,1 06-5894333

  

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Binetti: un limite a tutto

Dicembre 28, 2007 · 6 Commenti

Questo pezzo è stato pubblicato su l’Unità di oggi, tra i commenti

Quanto affermato dalla senatrice Paola Binetti prima di Natale, relativamente all’inchiesta del giornalista di Liberazione che, dichiarando ad un prete la propria omosessualità è stato invitato e condotto a farsi curare, non può cadere nel dimenticatoio. Dalle pagine di un giornale, la senatrice difendeva Cantelmi, presidente dell’associazione psicologi e terapisti cattolici, associazione che, in Italia, cura l’omosessualità e in cui era finito anche il reporter, affermando che egli svolge un ottimo lavoro, che l’omosessualità è uscita dalle malattie del OMS perché la lobby gay è potente e che le indicazioni terapeutiche affermano il contrario, cioè che gli omosessuali sono malati. La censura mediatica intorno ad un reportage che avrebbe dovuto finire non solo su qualche pagina di giornale, ma persino nei titoli delle televisioni, ha fatto sì che anche le gravissime dichiarazioni di una senatrice della repubblica, le ennesime, non avessero risonanza. Non mi sembra questo uno di quei casi per cui per non dare pubblicità a colui a cui si vuole ribattere, non si debba rispondere. Mi aspetto che il ministro della salute contraddica con forza queste aberrazioni che non trovano davvero alcun riscontro medico. Sarebbe anche opportuno verificare l’esistenza di queste strutture mediche e denunciarle pubblicamente, alla stregua di quanto si è fatto con le attività di Vanna Marchi, attività che approfittano di pregiudizi e dell’ignoranza di tante famiglie che non sanno gestire un figlio adolescente omosessuale, e lo portano in cura. Aveva ragione qualcuno che nei giorni scorsi affermava che il problema della laicità del PD non è Paola Binetti, ma il PD stesso. C’è un limite a tutto: mi aspetto che il segretario del partito della Binetti, questo Partito Democratico che si richiama ai valori della costituzione, definitivamente la cacci dal partito. La gravità e grettezza delle affermazioni di una senatrice della Repubblica nel resto d’Europa sarebbe confinato a qualche partito folcloristico di estrema destra. Sappiamo bene che cacciare Paola Binetti, significa, con molta probabilità, fare cadere il governo. Ma ci sono dei principi, caro Walter Veltroni e caro Romano Prodi, che non sono negoziabili. Se domani un senatore del PD si alza a dire che gli ebrei sono una razza inferiore o che i neri non possono prendere l’autobus, lo teniamo perché al Senato altrimenti andiamo sotto? Walter, non devi essere di sinistra, qui. Devi solo essere coraggioso. Mi aspetto che il presidente della Repubblica, nel suo discorso di Capodanno, si ricordi della delusione della comunità omosessuale dell’anno 2007, in buona parte causata ed aggravata dalle offese di questa senatrice, perché solo le istituzioni possono difenderci da questa discriminazione che oltre ad essere sociale, spesso è anche familiare, difesa che non può che passare per il riconoscimento delle nostre famiglie, e per una buona legge, che comprenda il reato di opinione, contro l’omofobia e la transofobia. Non dimenticando che il vero nodo della laicità è proprio la questione omosessuale, questione su cui si misura la vera forza dello Stato. Ogni silenzio, ogni tatticismo, ogni imbarazzo su questo argomento, rende ognuno di noi responsabile dei suicidi di tanti adolescenti, ultima la piccola Loredana qualche giorno fa. Ci rende responsabili delle molte aggressioni che la comunità subisce in adolescenza come in vecchiaia. Cristiana Alicata, eletta nella Consulta del PD.

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