quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Gennaio 2008

Vecchi, giovani, provocazioni e banalità

Gennaio 30, 2008 · 19 Commenti

In merito al post “Noi, non sopportiamo più” 

Qualcuno mi ha persino offeso, tacciato di banalità.

Perchè vi ho toccato e ferito.

E l’ho fatto apposta. Perchè vi ho raccontato le cose che ascolto per strada, dai colleghi di lavoro, da studenti fuori corso, da casalinghe al supermercato, da super dottorati esiliati, da ingegneri strapagati altrove, da ricercatori pieni di milioni, fuori di qui. Questa è l’Italia, miei cari. E chi non lo capisce, chi trova banale le ferite del quotidiano, le umiliazioni vive fuori dal mondo.Chi non si riconosce in questo probabilmente vive nella bambagia, forse è raccomandato dal papino ricco, vecchio e maschio. Forse ha una bella casa. Forse ha un bel lavoro.Io in questi giorni ho pianto. Ho pianto sulla mia cospicua busta paga, ricordando che all’università ero la più pippa di tutti e i miei colleghi erano più bravi di me e ora sono per la metà nel nord d’Italia, per la metà all’estero, per l’80% senza figli, per il 55% donne meno pagate dei loro coetanei, per il 100% in coda a dei vecchi che non se ne vanno. Lo dicono le statistiche: al potere abbiamo un gap di genere e di generazione. Forse io banalizzo dicendo: via i vecchi. Ma se mi affaccio oltre le Alpi è quello che è accaduto: e ha portato economia e diritti e velocità. Qui no, basta che guardate la distribuzione anagrafica dei ricercatori di fisica in Europa che vi riporto qui sotto:

 fisici

SVEGLIATEVI.

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Non sopportiamo più.

Gennaio 28, 2008 · 15 Commenti

FIRMATE. 

Siamo i figli di quelli con l’eskimo e gli ex amici di quelli con l’eskimo, quelli che non tiravano le bombe, non inneggiavano alla rivoluzione sessuale ed oggi non siamo né direttori di giornali, né facciamo parte dei poteri forti.

Non sopportiamo più i maschi e vecchi al potere che facevano i giovani ai “tempi loro”: in Parlamento. All’università. Negli ospedali. Che comandano, seguiti dai codazzi, che fanno battute sulle tette delle poche donne che ci sono intorno o si mettono spalle al muro se passa un collega effeminato scambiandosi battute degne di un paese in preda alla barbarie Non sopportiamo i maschi e i vecchi che pontificano sulle donne, sull’aborto, sulle coppie omosessuali, sui bambini (loro che i figli li hanno lasciati alle ex-mogli) sul futuro. Che non sarà il loro.

Non sopportiamo più di fare la fila al pronto soccorso e vedere gli amici del primario passare avanti a tutti anche se hanno solo un dito rotto.

Non sopportiamo più di non avere un contratto o di averlo a tempo, o di lavorare in nero, senza sicurezze.

Non sopportiamo di fare le segretarie con una laurea in storia dell’arte e una specializzazione.

Non sopportiamo più di fare la fila alla posta per ritirare raccomandate il sabato mattina. Le poste si organizzino per consegnarle quando la gente è a casa: non sopportiamo più che in questo paese non si faccia efficienza.

Non sopportiamo più la falsità dei concorsi pubblici, la scuola per insegnanti fatta dagli insegnanti di oggi che contestavamo ieri come incapaci.

Non sopportiamo più i colleghi degli uffici pubblici che fanno 10 pause sigarette e 10 pause caffè ovviamente separatamente.

Non sopportiamo più di vedere 2 persone che lavorano su 10 Non sopportiamo di lavorare per manager incapaci e superpagati.

Non sopportiamo i sindacati che difendono i privilegi e non i precari.

Non sopportiamo più parlamentari che difendono la sacra famiglia e fanno festini negli alberghi e hanno relazioni con i propri assistenti del loro stesso sesso: lo facciano alla luce del sole.

Non sopportiamo di non potere essere omosessuali, di non poterlo dire alle famiglie, nei luoghi di lavoro, agli amici.

Non sopportiamo più di fare le “panze in fuga”, altro che cervelli, pagati a NY per parlare di arte del ‘600 italiano o in Canada di greco antico.

Non sopportiamo più che nessuno si vergogni, che nessuno chieda scusa, che nessuno si faccia da parte.

Non sopportiamo più di dovere chiedere la raccomandazione per una visita medica di essere donna e non potere fare un figlio se non al costo della carriera e a volte anche del lavoro non sopportiamo più che nessuno in Italia ricordi mai di chi è la responsabilità dei fatti

non sopportiamo più quelli che dicono di no a tutto

non sopportiamo più di non sapere la verità

non sopportiamo più la vigliaccheria

non sopportiamo più di fare mutui con le banche straniere

di dovercene andare in un altro Paese di avere i capi di Stato Stranieri tra le lenzuola di sentire telegiornali faziosi e genuflessi

Noi, non sopportiamo più la mancanza di coraggio. Noi vogliamo e chiediamo:

Una legge elettorale maggioritaria.

Primarie obbligatorie in tutti i partiti in cui sia rispettata la parità di genere ed una distribuzione generazionale adeguata (forma gaussiana: picco sui 40 anni e i 60enni devono essere quanti i ventenni)

Meritocrazia in tutti i luoghi pubblici, nelle scuole e nelle università: criteri di valutazione: se non lavori o se lo fai male te ne vai.

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Intervista su Meltin Pot

Gennaio 28, 2008 · 2 Commenti

Vi segnalo l’intervista che mi ha fatto Andrea Pergola. Ce ne fossero di giovani giornalisti così, accaniti e precisi fino all’ultimo.

http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/diritti-civili-e-partito-democratico.php

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Giornata della memoria: la risposta di Pino Battaglia

Gennaio 26, 2008 · 5 Commenti

Sia la mia che quella di Battaglia sono state pubblicate dall’Unità.  Domani sera alle 18:00 io, Pino Battaglia e Paolo Masini, consigliere comunale a Roma, cominceremo a ricucire qualche strappo. Almeno ci proveremo.

Pino Battaglia*

Cara Cristiana,
raccolgo volentieri l’invito che mi rivolgi dalle colonne de l’Unità a partecipare, questa domenica, all’inaugurazione della mostra “La cura della memoria”. Sarà l’occasione per stringere i nodi di un dialogo che credo non si sia mai interrotto.
Tu ricordi lo sterminio pianificato di tanti omosessuali nei campi di concentramento nazisti. Solleciti la memoria pubblica. Io dico: raccontiamo questa storia dolorosa nelle scuole, quando, con le iniziative già avviate dal Comune di Roma, i nostri studenti visitano i lager, o cancellano dai muri scritte razziste, xenofobe. Insegniamo nelle scuole il valore delle differenze.
Non eludo le questioni politiche: tu temi, e non sei la sola, che il legame fra il Partito Democratico e le organizzazioni omosessuali si sia, in queste ultime settimane, logorato. Citi il dibattito sul riconoscimento delle famiglie omosessuali in Italia e a Roma con il registro delle Unioni Civili. Hai ragione. Tuttavia io credo che a Roma il dibattito sulle Unioni civili abbia rappresentato un momento importante di riflessione per il Pd. E che ora gli aspetti positivi di quel confronto non debbano disperdersi. L’ordine del giorno presentato dal Pd, come sai, si basava su tre punti fondamentali: riconoscimento del lavoro svolto in questi anni dal Comune di Roma per le pari opportunità sulla base del concetto di “famiglia anagrafica”, richiesta al Parlamento di proseguire l’iter per una legge che garantisca la piena affermazione dei diritti per le coppie di fatto, impegno a realizzare una delibera quadro che raccolga e consolidi tutta la materia al livello di amministrazione comunale. Una proposta sobria e concreta che avrebbe fatto fare alla nostra città un passo avanti reale, contribuendo a de-ideologizzare il confronto ed a rompere quella paralisi, che oggi impedisce qualsiasi soluzione positiva.
È necessario continuare a lavorare, con gli strumenti dell’amministrazione comunale, per combattere ogni discriminazione e allargare, nei servizi ai cittadini, la sfera dei diritti riconosciuti. Ma soprattutto vorrei chiedere, con te ed altri, al mio partito di aprire al suo interno un dibattito vero, serio e non strumentale sulla vita delle persone glbt. Penso al varo di un Forum sui diritti aperto ad associazioni e movimenti e auspico che la sua prima riunione possa tenersi a Roma.
*capogruppo Pd al Comune

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La giornata della Memoria: lettera al PD romano

Gennaio 17, 2008 · 16 Commenti

Caro Pino Battaglia,  ti scrivo nella tua veste di capogruppo del gruppo del PD del comune di Roma, perché, come tu sai bene, il 27 gennaio sarà la giornata memoria dell’olocausto di milioni di persone tra ebrei, popoli di etnia Rom, omosessuali e dissidenti politici. L’attenzione e la sensibilità del comune di Roma è indiscutibile, ma ti chiedo, quest’anno, di farti portatore di una memoria dimenticata: quella dell’olocausto degli omosessuali che erano identificati con il triangolo rosa, identificazione dedicata che la dice lunga sul fatto che il loro olocausto era pianificato e non casuale.. Non ha importanza quanti ne siano morti, non lo sapremo mai, perché l’omosessualità, al tempo, se era visibile, ti rendeva invisibile agli affetti. Chissà quanti di loro sono stati dimenticati anche dai loro cari. Come se qualcuno potesse meritare la morte per qualche motivo.  Degli ebrei e dei Rom, qualcuno ricorda il legame. Degli omosessuali morti, nessuno può ricordare nulla. Con pochi mezzi e nessun legame affettivo come può essere quello di familiari sopravvissuti, ogni anno le associazioni GLBT romane, “curano” la memoria di questa tragedia, accanto alla comunità ebrea e a quella Rom. In questi ultimi mesi in tutta Italia sono aumentati gli atti di violenza omofoba e le dichiarazioni offensive. Molti di noi vivono ancora nell’ombra, nascosti alla famiglia o sui posti di lavoro. Come se oggi, non si potesse dire di essere ebrei. Oggi non tutti possono dire di essere omosessuali. Oggi, in Italia, siamo esposti al ludibrio, alle dichiarazioni deliranti sulla nostra presunta malattia, alle dichiarazioni sull’inferiorità delle nostre famiglie, dei nostri affetti, delle nostre responsabilità. Il dibattito sul riconoscimento delle famiglie omosessuali in Italia e a Roma con il registro delle Unioni Civili, ha allontanato il Comune di Roma, dalla comunità omosessuale, non possiamo negarlo e per questo voglio invitare te, il sindaco e il gruppo del mio partito, ad accompagnarmi domenica 27 gennaio alle ore 18:00, a visitare la mostra dal titolo “la Cura della Memoria”  in via degli Zingari n°39. Spero che tu possa diffondere questa mia, essere accanto a me, a noi, in quella giornata e ricominciare con la comunità il dialogo dei giusti, degno di un partito che si definisca democratico e che lo sia davvero. Cristiana Alicata   

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