NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “marzo, 2008”

#1 Viaggio nella Roma delle famiglie gay. Che Rutelli non conosce.

Questo articolo è stato scritto per L’Unità. 

In questi giorni di fervente campagna elettorale accompagno fisicamente e virtualmente i “miei” candidati nelle case e nei sogni nascosti di una comunità sempre più grande e inafferrabile. Famiglie di gay e lesbiche che non vanno in discoteca da una vita, che non frequentano “l’ambiente” e non rientrano nel cliché del luogo comune. Alcune coppie di lesbiche hanno bambini, altre ci stanno provando, altre non ci pensano proprio. Un po’ come tutte le coppie tra i 30 e i 40. Entrambi i miei candidati, entrambi del PD, hanno una estrema sensibilità alla questione GLBT ed entrambi vinceranno. Sono candidati uscenti, segno che Roma è molto più avanti di quanto si creda. Si discute del Registro delle Unioni Civili, di servizi, persino di asili nido. Per assurdo una lesbica madre figura come una ragazza madre, anche se ha una compagna milionaria (!) così schizza in alto alle classifiche per i posti negli asili, a dimostrazione che non riconoscere le coppie gay può essere un danno anche per quelle etero. Stiamo fermi fuori da Feltrinelli di Viale Marconi e in mezz’ora passano almeno 4 coppie gay. Ci salutiamo. La candidata è stupita. Già. Sembriamo così pochi e invece. Molti non hanno voluto incontrarla. Non vogliono farsi riconoscere, nel quartiere. Mi hanno detto: “Dacci il nome, la votiamo.” Ma quando il discorso cade su Rutelli, la rabbia diventa pesante. “E’ quello che ha portato la Binetti in Parlamento.” “E’ quello che per tutto il 2007 ha detto che la priorità erano le famiglie. Noi cosa siamo? E soprattutto cosa togliamo agli etero?” Etero che non sono solo invocati ma sono loro accanto, sono i loro vicini di casa che ormai hanno fatto propria la causa degli amici, sono i loro amici. “E’ quello che tolse il patrocinio al Pride del 2000.” Indiavolate le donne, eterosessuali o lesbiche che siano: “Ha chiesto l’astensione sul Referendum sulla fecondazione assistita.” E ancora: “Cosa ce ne facciamo di un Centro di Cultura Omosessuale?” Si ridacchia amaramente pensando ad un centro di Cultura per i precari. Uno per le partite Iva. Roba da intellettuali. Qui c’è bisogno di servizi. C’è bisogno di combattere l’omofobia a partire dalle dichiarazioni coraggiose. Qualcuno propone di invitare Rutelli ad una cena, tra noi, sperando di farlo ricredere. Qualcuno scuote la testa: “Figurati. Lui incontra qualche dirigente di qualche associazione in privato e pensa di avere risolto il problema dicendo che non ci discriminerà!”. Così, insieme al Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, (l’associazione romana GLBT più importante della capitale) la maggior parte della comunità gay e lesbica romana di destra (i gay di GayLib, persino!) e del PD (molti di noi), di An, di Rifondazione, si avvia al voto disgiunto. Loro e le loro famiglie, i loro amici, i loro vicini di casa. Ognuno voterà il suo partito e poi voterà per Grillini sindaco. Una candidatura che non ci sarebbe mai stata se, per esempio, Nicola Zingaretti fosse stato il candidato sindaco. Una candidatura di disperazione, una candidatura per cercare di affermare una presenza che anni di immense manifestazioni, proprio a Roma, non sono bastate ad affermare. Molti alla fine voteranno Rutelli per paura di Alemanno. Molti voteranno Grillini per provare a contarsi. Il voto disgiunto, comunque, sarà l’ago della bilancia della politica romana. Rutelli potrebbe garantire il Registro. Potrebbe promettere di essere accanto a noi al prossimo Pride. Potrebbe incontrarci. Qualcuno dice: “Non vale. Lo farebbe solo per avere voti.” Io mi porto via la mia candidata. Loro un po’ di volantini. Ogni mattina chiamo il mio consigliere, chiamo gli amici candidati alla Provincia, e mi sfogo un po’. So che Rutelli non è il PD. Ma so che in qualche modo dobbiamo dirglielo. Ed anche io voterò Grillino sindaco. Cristiana Alicata Eletta nella Costituente Regionale del PD Lazio.

Su Pechino abbiamo sbagliato.

Caro ElfoBruno, Caro Anellidifumo (mi rivolgo a voi due perchè è a noi tre che venerdì Pennarossa pensava),

presi come eravamo dalla questione GLBT , in questi mesi, abbiamo praticamente abdicato al resto dei problemi del Paese e del Mondo (anche se Anellidifumo è immerso anche nelle elezioni USA, ma per vicinanza geografica!). Così sono giorni che mi ripropongo un post sulla riforma Universitaria e su Alitalia, ma tra una Marianna Madia e l’altra non riesco a staccarmi dalla “nostra” questione.

Venerdì sera Pennarossa tra una pizza e una pinta di birra mi ha fatto riflettere su questo. Mi ha detto:” Mi aspettavo, da voi che vivete sulla pelle la discriminazione, una forte condanna di quanto sta accadendo in TIbet”. Riferendosi anche alla loro idea di chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi. Dico la verità. Non è che avessi lasciato cadere la loro proposta nel vuoto. Ne parlammo mesi fa e dissi loro che ritenevo una stupidaggine il boicottaggio. Anzi dissi loro che le Olimpiadi erano la cosa migliore che potesse capitare alla Cina.

Oggi continuo a pensarla in questo modo, ma penso anche che se non sfruttiamo questo momento, per chiedere alla Cina il rispetto dei diritti umani, le Olimpiadi saranno solo un gran bel business. E poi ho anche pensato che se in Cina stessero uccidendo gli omosessuali, ci saremmo già andati ad incatenare all’ambasciata cinese e questo non è giusto.

Noi siamo stati neri, donne, bambini, oggi siamo gay e siamo anche tibetani.

Per cui ho capito che dobbiamo alzare il velo di imbarazzo. Non lasciare che sia la destra a condannare le Olimpiadi solo perchè sulla bandiera della Cina giace morta una falce e martello.

E dico anche io: TURN OFF PECHINO.

turnoffpechinoban.jpg

p.s. ovviamente come al solito ringrazio mia mog…ehm, G., per avermi fatto pacatamente ragionare su una cosa così ovvia.

Il finocchio devoto e l’insalata di teste di Rapa

C’è qualcosa che non comprendo.

Tale Persio Tincani dà ad Ivan Scalfarotto del finocchio devoto qui.

Il mio amico Alberto Biraghi gli chiede scusa qui

 E sempre il tale Persio Tincani insiste qui

Dico che:

1) finocchio è un’offesa, di questi tempi. Sì. A me offende.

2) accanto alla parola devoto assume uno scenario ancora peggiore.

3) Ivan è una persona che nell’ultimo anno è stato capace di costruire intorno a se una squadra di donne, uomini, giovani che lavorano insieme, credono in un’Italia migliore. Un gruppo dove nel programma c’è il matrimonio gay e le adozioni. Un gruppo che ha deciso di contaminare il PD. Non siamo esattamente dei devoti, piuttosto dei guerriglieri.

Lasciamo l’omofobia alla destra e ai quattro sparuti teodem del PD (che sì, lo so, saranno tutti in Parlamento, lo so!) .

Perfavore.

Marianna Madia (non) dire qualcosa.

Sì è vero.

Non posso essere Moretti (mi manca il cannone gigante) che diceva ”vi prego, dite qualcosa di sinistra”.

Però in un momento come questo posso ben dire “state zitti.”

Sì, Marianna Madia, stai zitta. Lascia parlare Walter. Lascia parlare altri. E’ meglio.

Quando tutti ti attaccavano perchè sembravi palesemente cooptata: bella, sana, figlia di, fidanzata di, lavoratrice di, ti davo il beneficio del dubbio.

Ti stanno rispondendo i blogger gay del PD e non. Ti risponderanno le donne del PD, le donne de IMille, ecc, ecc. A Roma già andiamo al voto disgiunto, ci manca pure che alla Camera a qualcuno più incazzato gli sfugga la croce sul PS!

Voglio dirti una cosa che vale per tutti. Per il mio partito. Che è anche il tuo: noi, come partito, aderiamo a questa piattaforma. Non sarà quella del PSOE, quindi certamente per me è “meno”. Ma tu adeguati almeno a questa (certo non sei la sola a doverlo fare, mi rendo conto dello sforzo collettivo).

Quanto alle donne. Beh, cara mia….sappi che le donne, lavorano per gli stessi motivi per cui lo fanno gli uomini: carriera, soddisfazione, orgoglio, soldi, amore. Come i neri oggi vanno sugli autubus e i gay un giorno si sposeranno ed avranno figli (quelli già li abbiamo, per la verità).

Quanto all’aborto, è evidente che non conosci il travaglio doloroso della scelta, il primato della vita della donna, la vita non vegetale, ma la vita di qualità, anzi la voglio descrivere come un’unica parola la vitadiqualità: indispensabile per essere una buona madre. Ed una donna felice. E non è solo una questione di soldi.

Il posto alla camera sarà tuo, quindi ti prego, non fare alcuno sforzo per rovinare l’esito della lista della camera del PD nel Lazio, perchè in quella lista c’è tanta brava gente.

Rutelli e l’ombra gay sempre più lunga – Note a margine

Relativamente alla lettera che, come sempre, è in attesa di valutazione da parte dei giornali (!), vi linko i commenti del Circolo PD Barak Obama, dove la voce dissenziente è stata una sola. Se il PD fosse davvero questo…

Inoltre rilancio l’iniziativa nata e ideata sulla scia di questo post da QueerWay: scrivi un racconto a Rutelli. Inondatelo di vite. Inondatelo di voi. Io gli ho “raccontato” la mia lettera.

Scrive Rutelli, in una lettera alla Sinistra Arcobaleno:

“Nella grande metropoli, muta la qualità dei doveri e dei diritti. Roma intende integrare e non accrescere la frammentazione e l’incomunicabilità tra persone e corpi sociali. Intende far dialogare culture ed esperienze diverse, non contrapporle: troppo grandi sono i rischi dell’”incessante tracciamento di confini” nelle città, perché noi ci prestiamo a sottovalutarli o ad accrescerli non contrastando asprezze e conflittualità che possono essere ben governate e comunque ridimensionate. Questo vale anche per la cittadinanza di quanti hanno un orientamento omosessuale: cittadini come gli altri, con i diritti e i doveri di tutti, come in ogni città del mondo. A Roma già da tempo abbiamo abolito ogni discriminazione nell’erogazione dei servizi alle persone; questa strada va monitorata e proseguita con la massima attenzione, con il necessario ascolto e con la consapevolezza che non si debbono comprimere i diritti delle minoranze. Sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene. Negli anni passati, abbiamo realizzato la Casa Internazionale della Donna; immaginiamo di realizzare a Roma molte iniziative e produzioni culturali. Tra di esse, un Centro internazionale della cultura omosessuale, spazio civile di dialogo e creatività.”

Cioé? Niente di più di quanto già c’era prima.

Indicativa la frase: “…sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene…” Vogliamo ricordare lo sforzo fatto quando era vicepresidente del Consiglio con la sua Senatrice Binetti affinchè le leggi dello Stato disciplinassero il regime delle Unini Civili?

Rutelli e l’ombra gay sempre più lunga.

Caro Francesco, è ufficiale dai sondaggi: stai rischiando di arrivare al secondo turno, a causa del tuo scarso appeal tra l’elettorato gay.

Contrariamente a ciò che si pensa l’elettorato GLBT è ormai intangibile. Non vive più soltanto tra Monte Caprino, le discoteche e le saune cittadine, ma si è organizzato in coppie. Famiglie, le chiamiamo tra di noi. Qualcuno, qui, a Roma, la città in cui ti ricandidi, ha persino dei figli.E’ proprio per questo che non ti basterà incontrare due o tre associazioni omosessuali romane che del movimento e della comunità romana, non sono che una minima parte, barattando voti in cambio di dichiarazioni fumose che non hanno avuto molto risalto sui media, ma si spera lo abbiano all’interno della comunità gay. Non funziona così. La maggior parte delle famiglie omosessuali vive come la maggior parte delle famiglie eterosessuali: non è iscritta ad alcuna associazione e vive la sua vita a casa propria leggendo i giornali e guardando la TV, andando a fare la spesa al supermercato. Ed è da lì che gli devi parlare.

La politica che voglia catalizzare il voto gay, dopo il 2006 si è fatta più complicata. Le promesse poco chiare, sortiscono l’effetto opposto. Tutti ricordano le promesse di Prodi sui Dico. E tutti sappiamo come è andata a finire: si trattava di un suo impegno personale, che poi la coalizione non riuscì a mantenere, grazie anche a molti senatori della Margherita.

I gay italiani, come quelli romani si aspettano delle cose banali e semplici: non ha nessun significato dire che Roma sarà una città dove non ci sarà discriminazione. Vorrei ben vedere! Per noi discriminazione, caro Francesco, significa non poterci sposare civilmente, per esempio. Significa non essere riconosciuti pubblicamente. Per questo devi parlare in modo chiaro.Come sindaco tu puoi fare molto.

Ti elenco alcune cose che puoi dire pubblicamente in queste ultime settimane per riconquistare l’elettorato GLBT.

Puoi chiedere a tutti i futuri consiglieri della tua coalizione di impegnarsi a votare l’istituzione del registro delle unioni civili, che non è un riconoscimento formale, nella sua pochezza giuridica, ma sarebbe il segno che la città di Roma riconosce finalmente, con i suoi mezzi, l’esistenza delle famiglie omosessuali.

Puoi chiedere scusa per avere tolto il patrocinio alla più grande e bella e partecipata manifestazione GLBT che la storia italiana ricordi: il World Pride del 2000.Puoi andare a cena con una famiglia omosessuale e farti fare un servizio dal tg regionale. Casa nostra è a disposizione.

Puoi decidere di essere coraggioso e di sfilare al GayPride con noi come fanno i sindaci delle più grandi capitali occidentali.Basta dirlo, pubblicamente, coraggiosamente.

Tutto il resto, purtroppo, è fumo, è giochino politico di sponda con quattro sparuti tesserati ad associazioni che ormai, ahimè, rappresentano sempre meno la realtà. Così come stanno le cose costringi gli omosessuali italiani, i loro amici, le loro famiglie a dare in Italia per la prima volta un segno tangibile della loro presenza.

A prescindere, come nel mio caso o di Vladimir Luxuria, dall’appartenenza politica.

Improvvisamente. L’inverno scorso.

Solo chi ha vissuto le stesse cose, persino le stesse posizioni sul divano davanti al telegiornale e persino gli stessi 8 anni insieme, può guardare questo film con disperata tenerezza.

 

 Noi dobbiamo sperare. Non basterà una legge. Dobbiamo dire all’Italia molte cose che fino ad ora non tutti i nostri concittadini hanno compreso.

Noi siamo una famiglia. Noi due. E L’altro milione di piazza San Giovanni.

Noi, la nostra generazione, quella che è uscita dal ghetto, quella che non fa la doppia la vita, abbiamo un dovere ed una responsabilità.

Le nostre facce, le nostre vite, saranno la bandiera di chi nasce oggi e sarà omosessuale tra venti anni.

 

Il turpiloquio della coscienza e la disciplina di partito

In questo we ho imparato molte cose.

Ho imparato che non sono le idee e la coerenza a mandare avanti il mondo, per lo meno il mondo ad oggi conosciuto.

Che sono i ruoli sociali, il potere che si ha all’interno di una struttura, qualsiasi essa sia: un’associazione GLBT o un partito.

In questi giorni sto dentro un partito e cerco di essere coerente. Sembra l’operazione intellettuale più difficile del mondo, sembra una follia, lo capisco dagli occhi ironici di chi ha in tasca la sua tesserina di qualsiasi cosa.

Eppure questa mattina mi sono sentita a casa tra Marco Miccoli e Pino Battaglia candidati alla provincia di Roma per il PD.

A casa nell’abbraccio di Paolo Masini, candidato al consiglio comunale di Roma che era accanto a me nel freddo pomeriggio in cui abbiamo ricordato l’olocausto Rom e omosessuale. Accanto a me come amico e non in veste ufficiale.

Molti qui non lo capiranno. Ma ancora di più oggi, so che la battaglia si fa dentro, costruendo cultura gay friendly, intessendo umanità e prossimità.

Dobbiamo essere dove ci sono le frontiere e farle diventare più lontane.

Dobbiamo riempire il vuoto pneumatico con l’aiuto di chi comprende, anche se non la vive sulla propria pelle. Dobbiamo fare quello che fino ad ora il movimento GLBT non è stato in grado di fare: uscire dalla sua nicchia, divenire la battaglia di tutti.

Ieri sera Grillini ha aperto la sua campagna elettorale. La sua candidatura ci costringerà a contarci, anche se il movimento GLBT romano è spaccato in due per il solito teatrino del predominio (esercizio così maschile) e del business frocio, una delle poche cose che i gay sanno fare in Italia.

Eppure ieri sera non si è cercata la convergenza con le coerenze, non c’è stata l’ inclusione del coraggio dei molti (non c’ero solo io) che erano lì in aperto contrasto con il partito o con la propria associazione.

E stamattina la mia coscienza turpiloquiava.

Comune di Roma

Ho appena rifiutato due proposte di candidatura al Comune di Roma.

Una del PD.

Una nella lista civica di Grillini.

W Zapatero

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Grillini sindaco di Roma

Cosa ho chiesto, tramite lettera, al coordinamento GLBT del PD.
Credo sia opportuno decidere cosa fare, facendo le seguenti
considerazioni:

1) Rutelli non risponde alle mie domande che poi sono quelle della
comunità
2) c’è la possibilità del voto disgiunto

Io ritengo che i Gay del PD debbano chiedere e battersi per la
candidatura di Grillini sindaco, votando però al consiglio comunale
iol PD.

Per la prima volta il voto gay va alla conta. Non vogliamo, spero,
passare alla storia per quelli che hanno cercato di sminuire la forza
del movimento. Grillini non ha possibilità di vincere ma è opportuno
che prenda tantissimi voti per dire all’Italia quanto pesa il voto
gay.

Cosa ne pensate?

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