quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Aprile 2008

Anche Ezio Mauro nella trappola del dito.

Aprile 29, 2008 · 22 Commenti

Mi stupisce che un abile commentatore come Ezio Mauro indichi (qui) nella sconfitta di Rutelli al Campidoglio un’inclinazione suicida della sinistra che decide di punire il PD, attraverso Rutelli, per averla fatta scomparire. Se così fosse stato il popolo di sinistra non si sarebbe nemmeno recato alle urne e avrebbe punito tutti, quale migliore occasione di punire un ex-margheritino e un ex-ds in un colpo solo!

 

Rutelli ha perso perchè personaggio ambiguo ed inaffidabile. Rutelli ha perso sulla questione della laicità, non perchè chi non l’ha votato abbia a cuore quei temi, ma perchè su quei temi Rutelli è stato ondivago, tradendo se stesso, dimostrando di non poter essere più affidabile (come lo era stato da sindaco e fino al 2000) e di non poterlo essere nemmeno sui grandi temi: per esempio la sicurezza.

 

Chi scrive fa parte della costituente del PD e quando Rutelli disse di voler ascoltare la città gli ha scritto ben due lettere, di cui una pubblicata sull’Unità rimasta senza risposta, e ha raccolto in 3 giorni quasi 500 firme di pareri contrari alla sua candidatura, sondando il terreno, ascoltando la città. Erano firme di persone di sinistra, moderate, di elettori del PD, di giovani che incredukli si chiedevano: ma possibile che in questi 15 anni non sia cresciuto nessuno nell’humus culturale di questa città?

 

Nessun giornale compreso il vostro ha voluto dare rilievo a questa iniziativa, perchè non aveva alcun cappello politico, era semplicemente una “robba” popolare e magari considerata persino populista dai salotti bene dei nostrani commentatori politici che, oggi più di allora, mi sembrano lontani anni luce dal respiro del Paese e persino da quello di Roma, eppure ce lo avete sul collo quel fiato, ci abitate.

 

Eravamo ancora in tempo, se la petizione avesse raccolto molto consenso a dire a chiare lettere che Rutelli era inadatto. Un giornale non dovrebbe fare questo? Dare voce al Paese? O deve fare il contrario? Dare voce ai salotti per imbonire il Paese?

Il sito internet di Rutelli che lanciava un’iniziativa “racconta la tua città” censurava gli interventi non graditi.

 

E’ così che la libera stampa progressista aiuta la democrazia?

 

Non ho paura di una decina di persone che fanno il saluto romano per festeggiare Alemanno, subito ripresi dai fotografi di tutto il mondo, perchè ovviamente la cosa fa notizia.

 

E’ fascismo dire che i gay sono malati, come afferma ogni giorno la senatrice sponsorizzata da Rutelli. E’ fascismo avere affossato una legge per le unioni civili, dicendo che la priorità sono le famiglie, come se i gay fossero meno degni. Il fascismo non è una croce celtica portata per ricordo sotto la camicia. Non è nemmeno un saluto romano. Io a 16 tenevo appesa la bandiera dell’URSS e oggi me ne vergogno, ma non la butto, è un ricordo. Il fascismo è uno stato delle essere, è intolleranza ed esclusione e tutto questo non avviene sotto una bandiera, ma dentro ognuno di noi.

 

Un giornale come Repubblica dovrebbe vigilare su questo. E dovrebbe passare al Paese un messaggio di riappacificazione. Un Paese maturo è anche quello che consente all’avversario la dignità dell’esistenza. Perchè crucciarci quando Berlusconi ci chiama ex comunisti se anche noi non facciamo altro che dire di Alemanno che è un ex - fascista?

 

La vittoria di Alemanno va vissuta come un’opportunità, Veltroni deve ammettere gli errori e farsi garante del ricambio che da qui a 5 anni deve portare una grossa forza di sinistra riformista al governo, senza indulgere in posizioni estreme di centro, ma ritrovando semplicemente la nostra natura.

 

 

 

 

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Pericolose cretinate

Aprile 29, 2008 · 4 Commenti

Roma, 28 apr. - (Adnkronos) - “Sinceramente, penso che vi sia stato un disimpegno della Sinistra arcobaleno nell’appoggiare la candidatura di tutto il centrosinistra di Francesco Rutelli a sindaco di Roma”. Il dubbio viene espresso dalla parlamentare del Pd Paola Binetti, all’ADNKRONOS, al suo arrivo nella sede del comitato elettorale per Rutelli sindaco. “E’ presto per fare un’analisi puntuale del voto e mancano alcuni elementi per attribuire ad ogni fattore il peso che effettivamente ha avuto -premette la Binetti- ma dopo la contemporanea vittoria di Zingaretti alla Provincia di Roma e sconfitta di Rutelli al Comune, e’ un dubbio che francamente coltivo. Non dimentichiamo -aggiunge- che Rutelli aveva avuto un vantaggio di cinque punti su Alemanno al primo turno; al secondo, dopo la disfatta totale della Sinistra arcobaleno alle politiche, mi lascia molto pensare l’ipotesi che una parte del suo elettorato deluso e amareggiato dai risultati ottenuti sul piano nazionale, non abbia poi sostenuto Rutelli come sarebbe stato invece doveroso e giusto fare”. Una sorta di ‘muoia Sansone con tutti i Filistei?’. Risponde la Binetti: “Ma Rutelli, come Sansone, non morira’ ma vivra’, essendo capace di trovare un nuovo modo per svolgere, realizzare, dare forma e sostanza alla sua leadership, impegnandosi sul piano nazionale. La leadership di Rutelli nel Pd -assicura- uscira’ rafforzata e non penalizzata dalla sua sconfitta a Roma”.

Ieri sera ho visto con i miei occhi un manifesto di sinistra critica che diceva: scegliamo noi a chi fare opposizione, vota contro la destra fascista, Cioè votate Rutelli perché è più divertente fare opposizione contro di lui.

Ma per favore.

 

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La Ragione di Roma e Nessuno tocchi Walter

Aprile 28, 2008 · 35 Commenti

Quando qualche mese fa Rutelli affermò di volere ascoltare Roma prima di accettare di candidarsi, qualcuno lo prese sul serio. Qualcuno, che era nessuno, raccolse circa 500 firme in tre giorni e chiamò i giornalisti, dicendo: attenzione, guardate che la temperatura della città non è quella che pensiamo, vi dispiace fare della libera informazione e dirlo al PD, visto che io da dentro, non riesco a farmi ascoltare? Se la petizione fosse stata rilanciata dai giornali, avesse avuto visibilità, i 70.000 che ieri ed oggi hanno voltato le spalle a Rutelli, votando però Nicola Zingaretti magari glielo avrebbero detto in anticipo e forse il giovane (è un eufemismo) Zingaretti oggi sarebbe sindaco di Roma.

Rutelli dice di avere perso sulla questione sicurezza. Se così fosse, se il voto romano fosse stato così emozionale non si spiega come mai, sull’onda dell’emozione, non abbia punito anche Zingaretti. Roma ha votato ragionatamente. E anche NON ha votato ragionatamente.

La verità è che come a Catania (accadde con Bianco) la riedizione (a Roma si direbbe che “se rimpone”) non funziona e come abbiamo cercato di dire in tutte le salse il percorso politico di Rutelli è stato talmente ambiguo e inaffidabile, che l’unica cosa che è accaduta sul fronte della sicurezza è che i romani non si sono sentiti sicuri di uno che ha cambiato idea così tante volte sulle grandi questioni. Uno che sfila al Pride, ne patrocina un altro, e poi fulminato sulla via di Damasco, o degli interessi personali, cena spesso con la Compagnia delle Opere lombarda, la stessa che sostiene il clericalissimo Formigoni. Già, di uno così.  Così abbiamo scialacquato il 65% di Veltroni di meno di due anni fa, così abbiamo perso Roma.

La responsabilità non è degli scellerati elettori che non l’hanno votato, ma in primis di chi lo ha imposto con strategia Top-down (strategia che non funziona più nemmeno nelle aziende, studiare il metodo Toyota per credere) e in seconda battuta, ma non meno responsabili, di tutti coloro interni al partito e non (comprese qualche associazione GLBT che pensava di partire e arrivare sul carretto dei vincitori e ha rinunciato al dibattito, sacrificando la dignità del popolo GLBT tutto, non solo quello romano) che a questa scelta non si sono opposti. Scellerato, per esempio, conteggiare il dissenso gay con lo 0,9% di Grillini. Molti gay, molti laici, molti cittadini che hanno a cuore uno Stato sano, non hanno nemmeno votato Grillini: non sono proprio andati a votare. E non sono l’unica a pensarla così sulla questione laicità.

Rutelli parla dei limiti della sinistra e dimentica, malattia tutta italiana, di fare autocritica. Tanto ora, supppongo, il suo amore per Roma e la sua preoccupazione per la città in mano alla destra, lo farà optare per il posto di senatore che prontamente si era prenotato.

Chiuse le polemiche e l’amarezza di avere avuto ragione, come persino molti compagni di partito, eletti alla provincia, mi hanno concesso, ora è necessaria molta lucidità.

Nessuno tocchi Walter Veltroni. Il patrimonio di circoli territoriali, di persone della società civile, di facce pulite che si sono avvicinate alla politica in questi 7 mesi dalla nascita del PD, hanno vissuto la loro consacrazione nel voto bulgaro a Veltroni. Il Pd alle elezioni politiche non ha fatto sparire la sinistra, non ha lavato il cervello di quella quantità enorme d’Italia che ancora orgogliosamente si definisce di sinistra (compresa la sottoscritta): l’ha cannibalizzata. Essa c’è, ora fa parte del patrimonio del PD e gettarla al vento sarebbe quanto di più idiota il PD possa fare.

Walter Veltroni ha fatto quello che poteva fare: in poco tempo e ostaggio di dinamiche ancora vecchie a morire di spartizione correntista. Non poteva fare altro. E ha fatto il meglio. Walter ha rappresentato per molti di noi l’interpretazione di un senso delle istituzioni e della riappacificazione nazionale di cui l’Italia ha bisogno. Non la sinistra: l’Italia. Non ho paura delle destra, perchè deve accadere che questo paese diventi normale. Non posso sentire gli amici di sinistra piangere perchè Roma è medaglia d’oro alla resistenza che hanno taciuto quando Rutelli affermava che i gay erano meno delle famiglie etero. La libertà è di tutti. Oppure è fascismo, sotto qualsiasi bandiera si celi. Non voglio più votare un partito per non votarne un altro. E con me la maggior parte degli italiani. Non dobbiamo avere paura. Governare fa bene, ha ragione Andreotti, viene logorato molto di più chi non ha potere. Dobbiamo vivere questo momento come un’opportunità per un ricambio chirurgico e non per una gogna pubblica. Se ne vada D’Alema, per esempio. SE ne vada Rutelli. SE ne vadano i teodem che non catalizzano alcun voto se non quello di pochi facinorosi fanatici molto più pericoli degli ex-fascisti. Resti Veltroni per la sua buona volontà, garante del radicamento territoriale secondo la teoria Cacciari - Bersani che condivido fino alle virgole.

Tenere insieme il PD, tenerlo ben fermo sulla posizione di centro-sinistra, non spostarlo al centro estremista, mantenere lo spirito degasperiano e non cercare quello clericale. Non cercare alleanze con l’UDC che non è l’UDC di Casini, sul cui spirito istituzionale potrei anche non dubitare, ma è l’UDC che entrata in parlamento grazie ai voti di Cuffaro e che ha tra le sue file il ridicolo omofobo e reazionario Buttiglione.

Riscuotere il debito con Di Pietro e i radicali, presenti in parlamento solo perchè apparentati o mimetizzati. Ricordarlo caldamente, altrimenti la prossima volta vadano da soli.

Noi, militanti ed eletti nel PD, abbiamo bisogno di Walter Veltroni e vogliamo essere coinvolti pesantemente, d’ora in poi, nelle decisioni del partito. Forse i colonnelli del partito vogliono la resa dei conti, ma si eserciti la democrazia che fa parte del nostro giovane DNA: chiedetecelo. Noi vi diremo che vogliamo Veltroni a guidare questi 5 anni difficili, come vi avevamo detto che Rutelli a Roma avrebbe perso, al di là dei calcoli da salotto dei vari cardinali Richelieu di cui il PD è pur fin troppo saturo e non mi riferisco a Bettini, il cui spirito di servizio, di ricerca del compromesso, è stato sotto gli occhi di tutti, visto che è stato il solo a rinunciare a tutte le cariche possibili per costruire questo partito.

Dicono che in politica non si debba essere emotivi. Ma per prevedere cosa accadrà a volte, si deve essere meno calcolatori e più sensibili. Meno politologi e più cittadini. Accade la stessa cosa a chi si occupa di marketing: fare campagne incomprensibili che parlano solo agli esperti del settore.

 

Categorie: IMPOLITICO · VELTRONI
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Silenzi.

Aprile 27, 2008 · 9 Commenti

Questo silenzio non è ovviamente casuale. E’ piuttosto abbastanza attonito e si interromperà, probabilmente nella notte tra lunedì e martedì.

Ho molte cose da raccontarvi, prima fra tutti l’esperienza del Torino GLBT festival, la sensazione di vivere in una città dove la comunità GLBT è piuttosto unita e la sensazione che sto per provare come cittadina romana.

Buona domenica.

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La teoria dei bisogni

Aprile 19, 2008 · 30 Commenti

Questa settimana ho soprattutto ascoltato ed osservato (Alessandro Tavano, Marco Simoni, Francesco Costa compagni di strada a volte più arguti dei vecchi giornalisti di cui non ne posso più. Leggere qui, dove una nuova classe dirigente se gli lasciano spazio, ci sarebbe pure). Aggiungo anche questo articolo di Francesco merlo che condivido fino all’ultima riga.

Martedì una birra di sinistra tra gli amici torinesi, con Mario, di solito sempre calmo, che dava del coglione al proprio padre che ha votato PDL e Manuela che cercava di spiegargli perchè, anche i suoi, avessero votato PDL. Il padre è un piccolo imprenditore del nord. Il padre è un piccolo imprenditore del nord.  Manuela, ingegnere, ha votato PD, ma capisce il padre e lo spiega.

Ieri ho passato il pomeriggio al convegno biennale di confindustria (”Cambiare per Crescere“), perchè volevo capire anche quel punto di vista. Tra i relatori anche il ministro del lavoro danese che ha illustrato il concetto di flexicurity : lavoro flessibile ma sicuro. Poi Sergio Marchionne, Corrado Passera, un professore della Bocconi che in 30 minuti ha distrutto parecchi preconcetti legati alla crescita economica. Se penso che Confidustria evoca esattamente quanto sta accadendo in Puglia, sotto il governo Vendola, omosessuale e comunista….

Giovedì sera ero all’inaugurazione del Torino GLBT festival, in una sala che contiene 500 persone. Un film, “Chuecatown” di Juan Flahn. Era un film comico, che prendeva in giro tutti i peggiori clichè delle coppie gay, e io, ai titoli di coda, mentre 500 gay e lesbiche e drag queen e trans applaudivano, ho girato la testa, non ho guardato più lo schermo, ho guardato la nostra grande famiglia che fiumava fuori dal cinema e ho pianto. Perchè era un applauso amaro, liberatorio, momentaneo e mai mi sono sentita così affine a tante persone.

Oggi al mercato di Porta Palazzo ho afferrato la cosa più importante. Il mercato di Porta Palazzo è una specie di Babele che ci racconta l’Italia. E’ un enorme mercato di una città industriale del nord in cui convivono bancarelle di frutta tradizionalmente italiane, banchi gestiti dai nuovi immigrati mussulmani e poi c’è un angolo dedicato ai contadini locali dove viene venduta frutta e verdura biologica, formaggi locali. Anche i clienti erano lo specchio dell’Italia del nord di oggi. Famiglie mussulmane con 2/3 figli, vecchine del quartiere, famiglie operaie, coppie di giovani senza figli, coppie gay (in questo caso c’eravamo noi a fare statistica).

Ok. Oggi abbiamo guardato i prezzi.

Asparagi ai banchetti tradizionali, quelli grossi, spessi (italiani o gestiti da stranieri): dai 3 ai 2 euro al kilo.

Asparagi biologici (quelli finissimi, quasi selvatici): 7 euro al kilo.

Affollatissimo di famiglie italiane e non il mercato tradizionale.

Pieno di giovani coppie alternative, senza figli, signore della Torino bene, il mercato biologico. Addirittura la ragazza rasta che comprava i formaggi si era portata la busta da casa per “non inquinare”.

Ho chiesto a G., mentre andavamo verso la macchina facendo gimkana tra giovani extracomunitari all’angolo che vendevano il fumo, vecchietti con le sacche a rotelle per fare la spesa, famiglie italiane con un paio di bimbi, giovani coppie simile a noi che tipo di bisogno fossero i nostri di diritti.

Da tutta una settimana mi interrogo su questo. Sulla debàcle a Roma del voto a Franco Grillini che a Roma ha raccolto meno dell’ 1%, facendoci comprendere definitivamente che il voto gay di opinione NON esiste. Non esiste perchè ( e questo ricordiamolo sempre d’ora in poi) non può esistere riconoscimento delle coppie gay senza una base di benessere strettamente legato all’individuo: un gay è prima di tutto un cittadino.

Ma vediamo i Bisogni (ovviamente chiedo a tutti i lettori di collaborare alla stesura dei bisogni, questo ci potrà aiutare in futuro a capirli, trovare soluzioni e poi, solo in momento successivo colmare quel vuoto politico di interpretazione di cui parla Marco Simoni qui).

Ho diviso i bisogni in primari, secondari e universali. Non è detto che la lista sia completa. Una cosa è certa: chi è non ha ancora soddisfatto i bisogni primari difficilmente si preoccuperà di comunità e stato e di riconoscimenti. Una cosa è certa, l’hanno detta già in molti: la Lega ha saputo capire che molti sono tornati a non poter soddisfare i bisogni primari oppure temono di non potersi più permettere i bisogni secondari (impropriamente per colpa degli immigrati o per colpa delle coppie gay, magari). Difficilmente riusciremo a combattere una battaglia sui bisogni universali (campo storico della sinistra) se non chiariamo che NON esistono bisogni primari, secondari e universali. Ma l’essere umano si completa con la soddisfazione di tutti i bisogni. Questa analisi non vuole dire: prima facciamo arrivare tutti alla fine del mese, poi diamo i diritti alle coppie gay.

Questa analisi vuole spiegare COSA è ACCADUTO. Alcune forze politiche hanno detto: vedi, la sinistra vuole dare diritti ai gay, questo ha un costo, e tu non arrivi alla fine del mese! Vedi gli extracomunitari ti rubano il lavoro (e poi magari nessuno lo farebbe il lavoro che fa l’extracomunitario ed anzi, il costo di quel lavoro, così basso, tiene in piedi la fabbrichetta del nord che altrimenti dovrebbe aprire in Cindia!). Nessuno a sinistra ha saputo spiegare la non contraddizione di una buona emigrazione o perchè una legge che tuteli le coppie gay non toglie nulla ad una coppia etero in difficoltà.

Non è sempre vero ovviamente che chi non ha ancora soddisfatto i bisogni primari non ha cuore i bisogni successivi. E non pensate che sia solo una questione economica. Spesso chi è molto ricco è protezionista rispetto alla propria ricchezza e vota chi difende i bisogni primari. Quanto accade nell’Italia che ha votato Lega è la paura di non potersi permettere più i bisogni secondari. Una cosa però è vera ed è scritta nella storia del Mondo: chi non soddisfa i bisogni primari difficilmente potrà pensare ai bisogni universali e chi soddisfa i bisogni secondari, ma teme di non poterlo fare più, difficilmente potrà continuare a pensare ai bisogni universali.

BISOGNI PRIMARI

MANGIARE

DORMIRE

RIPARARSI

SICUREZZA

–> LAVORARE

–> FAMIGLIA

BISOGNI SECONDARI

POTERSI PERMETTERE CIO’ CHE “HANNO TUTTI” ( UN PAIO DI JEANS, UNA VACANZA, UNA MACCHINA)

PROVARE SODDISFAZIONE PER CIO’ CHE SI HA

APPARTENENZA

FEDE

–> COMUNITA’- TRIBU’

BISOGNI UNIVERSALI

PROVARE SODDISFAZIONE PER CIO’ CHE SI FA

PROVARE ORGOGLIO PER CIO’ CHE SI E’

RICONOSCIMENTO SOCIALE

RAGIONE

LOGICA

–> STATO

Siamo stati ideologici. A sinistra, dico. Abbiamo difeso dei principi, ma non abbiamo difeso le persone, l’umanità del Paese, dell’Italia. Abbiamo teorizzato cose irrealizzabili.

Abbiamo trasformato tutto in teoria e perso il contatto con la realtà. Anche il PD deve fare molta strada: per esempio, un ricambio generazionale forzato. Gli eletti al di sopra di una certa età ed esperienza, potrebbero chiamare i NON eletti ad aiutarli e magari tra uno o due anni, lasciargli il posto affinchè tra 5 anni, esista una guida giovane e più cosciente della realtà (il prezzo del pane, il peso di un mutuo, la fatica di trovare un lavoro). Pensate: Furio Colombo potrebbe dare ad Ivan Scalfarotto la sua esperienza e magari tra due anni dimettersi da deputato e farlo entrare alla Camera al suo posto, per consentirci una speranza.

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