quattro e gli alberi in lontananza

Entries from Maggio 2008

La potenza dell’ESSERCI

Maggio 30, 2008 · 12 Commenti

Entrambi i circoli PD a cui faccio riferimento: il PD Obama  (il primo circolo on line del PD) e il tradizionale circolo PD Portuense hanno aderito oggi al Gay Pride romano.

Stiamo parlando di due circoli che rappresentano quasi 2000 persone.

La potenza dell’esserci.

Categorie: GAYPRIDE · IMPOLITICO · PD · ROMA

Indovina la CITTA’

Maggio 29, 2008 · 6 Commenti

No, non è il dilemma esistenziale delle mie Risorse Umane.

La scena è questa. E’ martedì 27 maggio.

Congresso provinciale di Arcigay. Presente anche il presidente nazionale Aurelio Mancuso che con la barba brizzolata è diventato più simile a Babbo Natale che ad un attivista GLBT (glielo abbiamo detto in tanti).

Mi hanno invitato e me ne sto tranquilla ad osservare la scena. Intorno a me giovanissimi e tantissime donne.  Ma proprio tante. Tutti si sorridono, si abbracciano. Poi tutti zitti. Ci saranno 30/40 persone.

Qualcuno prova a chiedermi se voglio la tessera, io declino e spiego che, ed Aurelio lo sa, mi farò una tessera solo quando esisterà la federazione nazionale.

Il presidente dell’Arcigay provinciale si alza, legge il suo discorso con un accento che ne tradisce la sarditudine. Calmo, pacato, elenca tutte le cose fatte. La partecipazione al coordinamento Pride con le altre associazioni, il dialogo con i migranti, con i giovani mussulmani. La crescita di partecipazione, i convegni, i legami con la città, il network, la relazione con i locali e l’organizzazione di eventi.

Dice due cose forti: che questo governo penalizza una condizione (l’essere migrante) e non una condotta. E parla della narrazione collettiva che la comunità GLBT non ha, perchè, dice, siamo i nostri primi nemici. Tocca delle corde emotive, ringrazia persone, alza gli occhi dal foglio, le guarda, le accarezza.

E poi, rassegna le sue dimissioni, indica il suo successore, non c’è polemica, solo un pò di stanchezza politica (e chi non lo capisce?). Io mi lascio sfuggire una battuta, della serie, se proprio sei disoccupato avrei io un posto dove farti fare qualcosa di buono, ma Benedino mi mette subito a tacere, bonariamente.

Poi parla Aurelio e ribadisce la nuova linea (ardua e ricca di ostacoli come so molto bene per recente esperienza personale) : lontananza dai partiti, dialogo con le istituzioni e soprattutto fare fronte all’emergenza di violenza.

Poi succede una cosa che non mi aspetto. Si alza un rappresentante del Circolo di Cultura Omosessuale locale. Ringrazia il presidente uscente, si commuove. Ci sono altri rappresentanti del network di cui il presidente uscente parlava prima, parlano, sereni, come se fosse una grande famiglia ed io sono sempre più a bocca aperta.

Poi parlano la vicepresidente e il nuovo presidente, anche loro emozionati, non c’è traccia di cinismo politico, è tutto entusiasmo puro e affetto per le persone e la causa. Io sono sempre lì, seduta sulla mia sedia, in ascolto e continuo a sussurrare: sto sognando.

L’età media del direttivo che viene eletto sarà di 25/26 anni. Un autentico laboratorio generazionale e di genere. Una specie di miraggio. Foto di gruppo e poi patatine e nutella.

Poi Aurelio Mancuso dà la notizia che un’altra donna entrerà nel direttivo nazionale e guarda caso è la seconda che proviene da questa esperienza, da questa città.

Poi tutti a cena in un locale aperto tutta la notte solitamente frequentato da buttafuori e brasiliani (in fondo un posto così è anche nostro, non c’è niente da fare) e un pò di cazzeggio alla sex and the city.

Ora indovinate in quale città mi trovavo.

E poi (ma solo poi, promettetemelo) andatevi a leggere l’ottimo report  di Francesco e Luca su quanto accade altrove. E anche su questo provate a postare una soluzione (sintetica). Prometto che la farò leggere a chi di dovere.

Categorie: IMPOLITICO

Il lato maledetto

Maggio 28, 2008 · 4 Commenti

Oggi nel giro di 5 minuti mi hanno chiamato due persone per pranzare con me. 

Difficile non notare la congiuntura astrale.

Sono due persone che contemporaneamente, nel tempo, se ne sono state in silenzio (e per motivi totalmente differenti), con me, per più di 15 anni. Non proprio poco e loro non erano proprio poco importanti. E’ una congiuntura perchè oggi erano entrambi a Torino e i nostri “luoghi” sono stati invece Bergamo ed Anzio.

 

Te ne stai lì a guardarmi male mentre ti dico cosa penso.

Te ne stai lì con la forchetta a mezz’aria, ovviamente muto, a minacciarmi con gli occhi che potresti anche non chiedermi più di pranzare insieme.

In fondo negli ultimi 18 anni abbiamo pranzato insieme solo 3/4 volte.

Mi guardi così solo perchè parlo.

Non voglio che dici nulla, non ti sto chiedendo di trasformare in parole 18 anni di silenzio.

Ti sto dicendo solo la verità.

Non ti sto nemmeno chiedendo di confermare le cose che ti dico.

Il dolore che hai avuto, il dolore che hai negli occhi adesso. O di avere pietà del mio. E nemmeno di credermi.

Ti sto solo, cazzo, parlando.

 

Ma forse chi non parla non vuole nemmeno sentire.

E non è vero che chi parla non ascolta. Questa è una cazzata. Proprio una cazzata.

E’ il lato maledetto delle cose questo silenzio, forse ho capito perchè, io, il silenzio non so nemmeno che cosa sia.

Ho capito perchè non lo tollero, perchè non tollero che accanto a me accadano delle cose, si sciolgano nodi, che si pianga, che non si dorma e non si parli. E si scappi.

 

Qualcuno dice che a volte è meglio il silenzio. Che a volte è meglio girarsi dall’altra parte, non dire nulla, aspettare che passi la notte.

 

E’ il lato maledetto della vita questa mia testardaggine della parola.

 

E’ il mio lato maledetto. Altro che Baudelaire (e guardate sorridendo il titolo del blog che vi linko…c’è tutta una letteratura…anche non ancora pubblicata).

 

Aggiunto dopo: senza farlo apposta vado a comprare il vino per la cena con Mario e mi ritrovo a bere con Albert, l’avventore australiano in Italia per amore, che gestisce un’ enoteca (molto radical chic, ma molto proletaria) di vini sfusi sotto casa mia, e con un tipico colletto bianco di età avanzata e con un giovane con una maglietta con un teschio. Io in gessato blu. Quattro più diversi di così, non si potevano incontrare a Torino, alle soglie dell’ora di cena. Il lato maledetto di Torino?

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Alemanno e il Gay Pride e l’affaire GLBT romano. Ultima puntata

Maggio 27, 2008 · 12 Commenti

“Ci siamo confrontati con franchezza e ho spiegato loro i motivi per cui il Comune di Roma non darà il patrocinio al Gay pride, è una manifestazione di identità in cui si fanno rivendicazioni ben precise che per alcuni aspetti non condivido, come i matrimoni gay e le coppie di fatto”. Si tratta di “rivendicazioni per cui c’è il diritto di manifestare ma non possono essere appoggiate da questa amministrazione” e anche “Abbiamo accolto le proposte di carattere formativo, culturale e di assistenza contro ogni forma di discriminazione. Perciò istituiremo nuovamente presso l’assessorato alla Cultura un tavolo di coordinamento tra l’amministrazione e le associazioni per tradurre in fatti concreti le proposte”, Il Comune appoggerà “corsi di avviamento al lavoro per persone gay e trans anche per combattere il rischio della prostituzione e dello sfruttamento”.

Categorie: IMPOLITICO

Intervento al Circolo PD Portuense

Maggio 27, 2008 · Nessun Commento

Ovviamente non ero presente, ma ringrazio il coordinatore Fabrizio Mossino per averlo fatto leggere.

 

Un’analisi politica a freddo che sia degna di essere tale non può prescindere da una forte autocritica soprattutto di quanto accaduto a Roma.

 

In questi mesi tra Torino, l’Emilia Romagna e Roma mi è capitato di parlare con tantissima gente di ogni estrazione sociale. La mia è certamente una posizione privilegiata che mi consente di venire a contatto con più strati sociali contemporaneamente. L’esperienza nel cuore della Fiat di Marchionne, la militanza nel movimento gay e lesbico italiano e infine la curiosità umana da cui non posso prescindere, forse per la passione della scrittura.

 

Così ho incontrato operai che hanno votato Lega e hanno pianto, lesbiche e gay, tantissimi, che hanno vissuto la candidatura di Rutelli come una violenza, come l’ennesimo colpo dopo un 2007 davvero tragico per la comunità. E ancora, giovani di trent’anni, appassionati di politica, persone di sinistra e affascinate dal progetto del PD, che hanno storto il naso davanti alla candidatura di Rutelli considerata la prova della mancanza di crescita generazionale, della mancanza di continuità se non attraverso una forma di reggenza, la stessa matrice che si ritrova nelle università, negli enti pubblici, insomma ovunque ci sia da rivoluzionare il modo di agire.

 

Qualche giorno fa un vecchio militante mi ha detto: “Su Rutelli sarebbe bastato fare 10 telefonate a caso nei circoli e chiedere alla gente di dire davvero cosa pensava.”

 

Rutelli non ha certo perso per avere negato nel 2000 il patrocinio al più bel Gay Pride italiano o per aver portato la Binetti in parlamento o avere distinto, l’anno scorso, famiglie etero da quelle gay, come se tra queste due famiglie ci fosse davvero una contrapposizione. La comunità gay non è ancora così forte e consapevole e lo ha dimostrato l’esperimento fallimentare della candidatura Grillini, da me stessa appoggiata. Ma attraverso la questione della laicità in questi 15 anni Rutelli si è giocato la credibilità, passando da un estremo all’altro. Come fidarsi di una persona che vive una tale parabola su questioni così importanti?

 

Non abbiamo ascoltato. Non solo la città o il paese, in alcuni casi (tentativo comunque cominciato dal nostro segretario Veltroni e probabilmente attutito dagli equilibri di correntismo ancora troppo forti) non ci siamo nemmeno ascoltati tra di noi.

 

Se ogni forma di dissenso viene censurata ed isolata ripeteremo gli errori del vecchio PCI. Mi vengono in mente nomi illustri di dissidenti che provarono a “svegliare” il partito. Penso a Pavese. A Vittorini. A Pasolini. Ma penso a tutti i signor nessuno che non riescono ancora ad entrare in questo processo di creazione del partito. Se noi lasciamo fuori quel pezzo, quella componente che era il valore aggiunto alla somma di DS e Margherita avremo fallito il nostro sogno.

 

Se la questione Rutelli si riduce ad una caccia alle streghe tutta interna al partito, isolando chi ha dissentito (e il dissenso in assenza di primarie doveva essere democraticamente consentito!) noi non avremo capito che i veri responsabili di questa sconfitta sono coloro i quali lo hanno candidato ed anche coloro i quali hanno taciuto, sapendo che era una scelta sbagliata.

 

Perdere quasi il 20% dei consensi in due anni significa non avere capito la città.

 

La classe dirigente del partito oggi ha una sola grande responsabilità: guidare il ricambio, quello generazionale ed anche quello di genere. Anche facendo dei passi indietro. Anche rinunciando. E’ il momento per chi dirige il partito di essere generosi.

 

A Roma deve crescere una classe dirigente giovane, entusiasta, compatta, che superi le differenze dei vecchi schemi. Vorrei vedere i tantissimi ragazzi che ho conosciuto in questi mesi, dei DS, della Margherita, del PD, avere delle responsabilità. Voglio vederli coinvolti nelle decisioni del partito. E voglio vedere questo partito avere coraggio, anche di guidare il Paese vero il cambiamento.

 

Il ricambio porterebbe nuovo entusiasmo, ci farebbe ripopolare i circoli, scendere in strada ad ascoltare la gente come ha fatto la Lega, come ha fatto AN a Roma in questi anni.

 

Infine mi piacerebbe che il mio circolo e così gli ospiti illustri che oggi sono presenti e con i quali mi scuso di nuovo per l’assenza, ma purtroppo non potevo assentarmi dal lavoro per esserci, aderisse al Gay Pride romano.

Come sapete di recente ho scritto ad Alemanno per invitarlo al Gay Pride. Spero non ci sia bisogno nemmeno di chiederlo al mio partito, ricordando che non è la pagliacciata che alcune televisioni vorrebbero fare credere, ma una manifestazione che chiede pari diritti e pari dignità, già patrocinata tra l’altro dalla provincia di Roma, guidata da Nicola Zingaretti (che era il mio candidato sindaco!).

Solo ieri un giovane di 24 anni è stato aggredito a Roma dopo il raid neonazista al Pigneto. Io ritengo che un partito coraggioso, progressista, che guarda all’’Europa non possa non sfilare accanto al popolo omosessuale italiano.

Se non abbiamo il coraggio di distinguerci dalla destra o da certi estremismi religiosi che ancora considerano l’omosessualità una malattia saremmo un partito reazionario e difficilmente potremmo rappresentare una speranza per le future generazioni.

 

Un caro saluto a tutti i democratici presenti.

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