Ragioni di lavoro mi costringono a Torino, nella città che il luogo comune vuole triste, nebbiosa e grigia.
Torino ha vissuto, con l’organizzazione delle olimpiadi invernali, una specie di risveglio comunitario, la liberazione di energie sopite da decenni, intristite, ma anche vivacizzate, dalle lotte operaie, ingabbiate dalla ricezione di un flusso continuo di immigrazione prima dal sud d’Italia poi dal nord africa e in seguito dal nord est. Torino più di ogni altra città e prima di tutte le altre metropoli del nord, ha vissuto il fenomeno dell’immigrazione. Tale primato evidentemente l’ha resa anche più preparata, o semplicemente il lungo periodo l’ha resa abituata, vaccinata, aperta alle differenze.
La comunità GLBT torinese contemporaneamente organizzava il Pride Nazionale, creando un coordinamento di associazioni che, incredibile, visto da Roma, ancora vive, pulsa, organizza, cresce. Il Piemonte, in testa Torino, è considerata, insieme alla Toscana, la regione più gay friendly d’Italia. Un motivo ci sarà: non sarà che se lo meritano? Non sarà che a Roma abbiamo troppo a cuore le identità associative e meno la comunità GLBT?
Non ultimo, il risanamento dell’azienda automobilistica di casa, ha contribuito a veicolare come un virus una nuova speranza collettiva che ha unito le classi sociali cittadine.
Così Torino si sveglia, ai piedi delle Alpi, non più falsa e cortese, ma come dicono alcune magliette trendy, “fashion e cortese”, si risveglia laboratorio post-industriale, tra i morti della Thyssenkrupp, i concerti negli scantinati, i locali sul fiume, voglia di leggerezza, mostre a non finire di fotografia, di arte, di design e, semplicemente, di vita. La movida torinese è persino salita alla ribalta per una rissa in piazza Vittorio tra alcuni cittadini dal parcheggio facile (selvaggio, diciamo) e i vigili urbani. Quella notte eravamo sul PO ai murazzi e saremo usciti da “di Giancarlo” solo alle 5 del mattino, per vedere il giorno dopo in tv cosa ci era capitato sopra la testa.
Il Torino GLBT Festival è stata un’ottima occasione per un apnea di una settimana in cui, naturalmente, non mi sono fatta sfuggire quanti più film potevo.
Primato assoluto ai film spagnoli, forse per vicinanza culturale. Il primo, Chuecatown, visto il giorno dell’inaugurazione in una sala che conteneva almeno 500 persone, un film che rompeva il cliché dei gay ricchi e fascinosi, distruggeva, facendogli impersonare un killer di vecchiette, la figura del gay cool, tutto palestra e saune. Un film ironico e dolce. Alla fine non guardavo i titoli di coda, guardavo le persone in piedi, che non avevano la voglia di uscire fuori, per fermare ancora un po’ quello stare tutti insieme, così vicini, così orgogliosi di se stessi. Sì, ho pianto. Non era il film, era tutto intorno.
Poi la genitorialità gay affrontata dal punto di vista spagnolo in Spinnin’ e da quello canadese in Breakfast with Scot. Da una parte il colore, il cazzeggio e l’ironia fatalista tipici del paese mediterraneo e il machismo sportivo tutto canadese, che alla fine si dimostra la maschera della propria natura e finisce con il mostrarci il popolo gaio uguale in tutto il mondo: forte, allegro, coraggioso, tenero.
Poi il nichilismo giapponese di Candy Rain, in cui storie di donne si alternano nello stesso appartamento. Un film lontanissimo dalla nostra cultura, ma intenso e poetico che si chiude dicendoci: c’è chi è nato per stare solo, che chi non riesce a stare insieme a nessuno anche se vorrebbe, e c’è chi, invece, è nato per farlo.
E ancora il mondo dell’adolescenza raccontato con la malinconia francese in Naissance des pieuvres dove una giovanissima lesbica scopre grazie ad una bellissima atleta di nuoto sincronizzato i turbamenti dell’amore e il dolore del rifiuto (anche se un bacio alla fine lo spunta, con boato di soddisfazione del pubblico che non aspetta altro per tutto il film) che non sono affatto diversi da quelli che l’amica etero bruttina vive per un ragazzo che le piace. Ci dice che l’amore non è diverso, è amore e basta, anche quando ci è sembrato, da piccoli, di essere dei mostri. Ed ancora But I’m a Cheerleader, americano, comico, da schiantarsi dal ridere, film in cui una cheerleader viene spedita dai genitori (tipici WASP) a curare il proprio lesbismo in una fattoria tenuta da una specie di Crudelia in rosa, tra giovani checche in fase di redenzione e una butch sufficientemente figa da redimerla definitivamente. Lì scoprirà di esserlo davvero e si libererà dei pregiudizi e dei genitori.
In quasi tutti i film ho percepito una tensione alla normalità, una maturità da cui in Italia siamo lontanissimi, dell’argomento omosessualità, quasi un esercizio mondiale, in cui autori e registi si cimentano nel rompere luoghi comuni (il giocatore di Hockey gay che odia i bambini, la Cheerlady lesbica che si fa i bigodini), nel descrivere il desiderio di paternità gay con naturalezza. Si parlava di famiglia, ecco, superando il solipsismo della condizione omosessuale; si parlava di allegria, superando il travaglio del “dirselo”.
Non sono riuscita a vedere nessun film italiano, ho avuto l’impressione che non ci fossero nemmeno e questa è l’unica nota triste del festival.
Qui sotto vi riporto le schede dei film che ho visto, magari potete cercarli, ordinarli.
Le schede dei film
Chuecatown
Leo e Rey sono una coppia e vivono nel quartiere di Chueca a Madrid. Sono gay atipici: non gli interessa la moda, gli piace il calcio, non hanno un soldo, sono in piena crisi, ma, nei limiti del possibile, vivono felici. Nel loro quartiere si stanno verificando strani omicidi di donne anziane. L’assassino è Víctor, un agente immobiliare la cui massima aspirazione è trasformare Chueca in un quartiere modello, dove tutti siano giovani e belli e vivano in appartamenti lussuosamente ristrutturati. Quando la vicina di Leo e Rey muore misteriosamente, nell’appartamento ereditato dai due si trasferisce la madre di Rey, una vecchia dal carattere impossibile che renderà il lavoro di Víctor molto difficile. Candidato ai premi Goya per la migliore colonna sonora. Nel cast, tra gli altri, Pepón Nieto, (Los novios búlgaros,Cachorro, Un paso adelante) Pablo Puyol (20 centimetri, Un paso adelante), Concha Velasco (Km 0), Rosa Maria Sardá (A mia madre piacciono le donne, Tutto su mia madre, Amic/Amat).
Naissance des pieuvres
D’estate, nella periferia di Parigi, Marie, Anne e Floriane, quindici anni e una passione in comune per il nuoto sincronizzato, passano il tempo a guardare il soffitto. Quando i loro destini si incrociano, esplodono amori e desideri inaspettati.
Candy Rain
Candy Rain racconta quattro storie intime e poetiche di donne innamorate nella Taipei contemporanea. Jessie ha deciso di ricominciare la sua vita a Taipei dopo aver rotto con il suo fidanzato e litigato con la famiglia. La sua amica di liceo e ammiratrice segreta Pon le ha detto: “Mi prenderò cura di te”. U è dell’ariete e si sa proteggere bene. Cerca l’amore ideale ma non sa dove trovarlo. Spencer è innamorata di Summer, che si sta sposando. Prima di dirsi addio, promettono di rivedersi da lì a dieci anni. Le relazioni di Ricky invece sono sempre violente: come fuochi d’artificio, meravigliose ma corte. Per Ricky, è un circolo vizioso.
But I’m a Cheerleader
Quando Megan, tipica ragazza pon-pon, è sospettata di essere lesbica dagli amici e dalla famiglia, viene spedita a “True Directions”, un campo di riabilitazione diretto da Mike (Ru Paul), “ex-gay” che promette di “curare” la sua omosessualità. Ma su cosa si fondono queste accuse? Beh, lei è vegetariana, detesta baciare il suo ragazzo e ha un poster di Melissa Etheridge nella sua stanza. Col passare del tempo, Megan si rende conto di essere davvero lesbica e di essere innamorata della sua amica Graham, che invece vive apertamente la propria sessualità. Film prodotto da Andrea Sperling e diretto dalla sua compagna Jamie Babbit (Itty Bitty Titty Committee).
Berusaiyu no bara
Lady Oscar
Oscar Francois De Jarjayes è una fanciulla bionda, allevata dal padre come se fosse un maschio. A venticinque anni entra, in abiti maschili, nel servizio della regina, assistendo agli intrighi di corte e facendo la conoscenza del conte Hans Axel Von Fersen di cui si innamora. Dal romanzo La rosa di Versailles di Ryoko Ikeda, diventato popolare grazie a un serial giapponese di disegni animati.
Breakfast With Scot
Eric, trent’anni, vive per l’hockey. Da ex-giocatore dei TorontoMaple Leaf è riuscito a trasformarsi in giornalista sportive per la TV. Il suo sogno si è realizzato! Ma quando il suo compagno Sam gli comunica che dovranno temporaneamente occuparsi di un bambino, il comodo mondo di Eric traballa. Arriva Scot, un bimbo assai effeminato di undici anni che ha appena perso la madre: l’esatto opposto di Eric. Sconvolti dalla “joie de vivre” di Scot, Eric e Sam cercano di far dimenticare a Scot la crema profumata per le mani e la passione per gli oggetti rosa, in cambio di un passatempo più accettabile: l’hockey. Ma dopo la prima disastrosa partita di Scot, Eric comincia a ripensare ai compromessi che ha fatto nella sua vita allo scopo di essere “accettato”.
Spinnin’
Gárate e Omar sono una coppia gay. Vogliono avere un bambino, ma non è facile…Seguendoli, incontriamo altri curiosi personaggi e le loro particolari, mutevoli, storie di amore e di amicizia.



20 risposte so far ↓
Oscaruzzo // Maggio 14, 2008 a 5:09 pm
Abbiamo in comune solo But I’m a Cheerleader, ma concordo sul giudizio. Spassoso.
Belli anche “Dos miradas”, “A Outra Margem” e “Were the World Mine” (che ha vinto il premio del pubblico).
Triste sapere che questi film non avranno mai una distribuzione decente, visti forse da 5000 persone in tutta Italia. Per ora “film a tematica GLBT” significa ancora “film per un pubblico GLBT”, almeno in Italia…
bucky // Maggio 14, 2008 a 7:09 pm
si… voto but I’m a cheerleader… su tutti… ho troppo riso..
panda // Maggio 14, 2008 a 8:01 pm
oscaruzzo, hai terribilmente ragione, purtroppo.
così come il locale gay friendly spesso è frequentato solo da gay (non sempre, vedi il nostro amato circolo pueblo, ma sono eccezioni).
.
cristiana, ma se sei a torino, organizziamo un aperitivo!
cristiana alicata // Maggio 14, 2008 a 8:07 pm
Quando volete per l’aperitivo, non sapevo di avere dei lettori torinesi!
schatten // Maggio 14, 2008 a 10:13 pm
Lieta che anche tu abbia finalmente conosciuto Torino
panda // Maggio 14, 2008 a 11:33 pm
sabato che è la giornata *per* l’omofobia (l’ho sentito, giuro
nel pomeriggio credo ci sia una manifestazione in centro.
altrimenti il giorno dopo al circolo arci pueblo (corso palestro 3) puntatona del nostro quiz cazzeggion-libresco, tema “omosessualità in letteratura”.
o se no, quando vuoi
cristiana alicata // Maggio 14, 2008 a 11:36 pm
nel we sono a Roma. Settimana prossima a qualche iniziativa GLBT?
Sono in astinenza… ;o)
panda // Maggio 15, 2008 a 9:40 am
e un semplice aperitivo in spiaggia, cioé ai nostri bei murazzi primaverili?
anche senza iniziative glbt
giovedì o venerdì prossimo?
sp // Maggio 15, 2008 a 9:40 am
Torino e il Piemonte sono innanzitutto luoghi di innovazione, a Torino è nata la RAI, la Telecom, ad Ivera l’Olivetti, ad Alba la Ferrero, Slow Food….. A Torino c’è Società fotografica più vecchia di Italia, a Torino è nato il CAI….
Torino sta tra la collina e le montagne, quando l’aria è tersa vedi svettare il Monviso o puoi fare due passi lungo il Pò seguendo il verso della collina. Ci sono i canestrelli, il genepì e i gianduiotti che tutti conoscono…..
C’è il GLBT festival, il Torino Film Festival, il Torino Cinema Ambiente…… Direi che Torino è diversa, per questo ama le differenze.
Lo slogan durante le Olimpiadi era “Torino non sta mai ferma”, se fossero costruite più linee di metropolitana, gli fosse dato un aeroporto come si deve e si lasciasse Renzo Piano fare il proprio lavoro di architetto sarebbe anche migliore….
panda // Maggio 15, 2008 a 9:44 am
sp… wow!
una postilla. sapete qual è il prosieguo del detto “torinese falso e cortese”? “italiano, falso e villano”.
;-P
un po’ di (mal)sano campanilismo ;)))
Enrico // Maggio 15, 2008 a 1:33 pm
Ok, lodevole iniziativa il GLBT film festival. Ma i film sono sempre troppo focalizzati, troppo “intimi”, troppo del tipo “mi guardo dentro fino alle budella”. Ha ragione Oscaruzzo quando dice che sono PER un pubblico GLBT, quasi fossero sedute di psicanalisi collettiva. Vorrei film fatti in altro modo. Avete presente “Kissing Jessica Stein”, “D.E.B.S.”, “A mi madre gustan le mujeres” o anche “Imagine me and you”. Roba, cioè, sia leggerissima che più concentrata sulla scoperta dell’identità e della vita, ma visibile anche da un pubblico diverso.
Ah, secondo me “But i’m a cheerleader” è una buffonata da giullari.
cristiana alicata // Maggio 15, 2008 a 2:01 pm
Io non credo che siano film adatti solo ad un pubblico GLBT…anzi….ci siamo dette proprio un’altra cosa uscendo tutte le volte dal cinema.
Quanto a But I’m CheerLeader credo che a volte ci sia bisogno anche di riderci su, no? Stai parlando di una delle registe/produttrici GLBT più famosa degli USA…
andrea benedino // Maggio 15, 2008 a 2:45 pm
Caro Enrico, guarda che alcuni dei film che hai citato sono stati lanciati in Italia proprio dal Turin GL Film Festival, ad esempio “A mi madre gustan les mujeres” che vinse se non ricordo male il premio del pubblico qualche anno fa.
Cara Cristiana, hai descritto davvero bene la realtà torinese: ti meriti la famosa cena che abbiamo in sospeso da mesi..o almeno un aperitivo!!
dibidai // Maggio 15, 2008 a 3:41 pm
ma il detto non recitava invece “piemontese falso cortese” , senza la famigerata E, che ribalta totalmente il significato del motto?
(così mi dissero, io non pedemontana, pedissequamente riporto…

panda // Maggio 15, 2008 a 3:49 pm
allora, tu, anzi, voi, pedemontani, diteci: falsi E cortesi, o falsi cortesi? noi non possiamo pronunciarci, chi si loda s’imbroda

.
un altro film delizioso e per niente PER gay è “nina’s heavenly delights”, presentato l’anno scorso al festival.
purtroppo spesso la comunità è richiusa su sé stessa come a voler entrare nel proprio ombelico. e ci si autoghettizza…
Enrico // Maggio 15, 2008 a 5:41 pm
1) Il problema è che troppo spesso sono film che parlano solo di sprazzi, di grumi di sentimenti troppo focalizzati, difficilmente inseriti in contesti di vita ampi e “credibili” per la gente etero. Considerate un film, che a me piace molto, “When the night is falling”. E’ una storia nuda, che non da alcun riferimento esterno al processo di consapevolezza della protagonista (Pascale Bussière, stupenda), e che difficilmente potrà interessare a chi non ci si è trovato “dentro” ad una situazione simile.
2)Non voglio criticare il festival: vorrei che ci fossero film che raccontassero storie più ampie, ogni tanto anche a lieto fine, e che si potesse sorridere anche al di fuori del grottesco (ma ve lo ricordate la fine di “Two girls in love”? Neanche il peggior feydeau…. sembrava una comica del muto) Non mi va di sapere che tutto, comunque, finirà come “fast and furious”.
Un saluto a tutti e un grazie a Cristiana, per questo blog fantastico.
alessandro.tavano // Maggio 15, 2008 a 8:39 pm
che bello il tureen gay festival. Ci son venuto 12 anni fa, ho incontrato un bellissimo matto ragazzo, presentato un libro di fotografie in un club gay senza alcuna copia del libro e facendo da apripista inconsapevole alla performance artistica di Ivan Cattaneo che dipingeva un tizio di rosso, lo avvolgeva in un lenzuolo e ne estraeva la sua idea di sindone, e poi anche intervistato così dal nulla solo perché avevo una video camera sia occhipinti, il mio modello maschile di allora (ma anche adesso gliene darei una), sia la natalia aspesi piccola e buffa, sia fatto saltare il sistema della traduzione in italiano per colpa del cavetto difettoso della mia videocamera. che viaggio assurdo.
pallina_delfi // Giugno 6, 2008 a 1:22 pm
cristiana alicata, sei sempre la benvenuta a torino,
quando passi di quá fai un fischio obatti un colpo o
quel che vuoi … ‘nzomma tu fatti sentire e le torinesi arrivano né
PS: comunque il detto originale é : Piemontese falso cortese
la “e” é stata aggiunta successivamente da qualche “lazzarone”
che voleva cambiare il suo significato.
cristiana alicata // Giugno 6, 2008 a 2:36 pm
Io abito a Torino…durante la settimana. Da otto mesi.
pallina_delfi // Giugno 6, 2008 a 4:42 pm
ahhh .. ottimo ..avevo capito che eri di roma .. sorry
allora quando vuoi ci si puó incontrare..
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