#2 è diventato carta.
Fagocitato al mondo al ritmo di un foglio al secondo, da una stampante ultratecnologica del MailBox sottocasa.
285 pagine e una rilegatura a spirale di quelle che sanno di università, di Chiostro, di esami finiti alle dieci di sera.
Ora riposa nella bow-window, sullo scrittoio dove si concentrano tutte le cose importanti che ho qui, baciato da questo primo sole estivo, dai suoi 3cm di spessore, per qualche minuto, nel tragitto, l’ho tenuto sotto braccio come una baguette e tutto di nuovo sembrava Parigi.
I tre titoli stanno lì a guardarmi, sono belli tutti e 3.
Adesso ho la borsa piena di matite, un temperino e una gomma. E’ la parte più difficile, la parte che non riesco mai a fare. Rileggere le cose che ho scritto di fila, come se non le avessi scritte io, senza passare da un punto all’altro in cerca di un filo diverso.
Leggere. Semplicemente, dopo averlo scritto, leggerlo. Credo di non averlo mai fatto nemmeno con Quattro. Io non ho mai letto il mio libro dall’inizio alla fine.
In queste situazioni benedirei un editor cinico e perfido che avesse voglia di farlo al posto mio.
Adesso comincia l’elaborazione del lutto. E lo farò verso nord.


10 risposte finora ↓
Anonimo // 19 Giugno 2008 a 1:50 pm |
mi offro volontaria…così me lo fai leggere
))))
baci baci baci…e se riuscite passate x pv…
ga
cristiana alicata // 19 Giugno 2008 a 2:12 pm |
Tu no.
bucky // 19 Giugno 2008 a 3:34 pm |
c’è sempre bucky.. cinico è cinico… editor si è già adattato.. 9 ore di aereo in solitudine ce l’ha… indi che aspetti?
peter pan // 19 Giugno 2008 a 3:43 pm |
IO, sono il miglior correttore di bozze sulla piazza.
Se serve, sono pronto.
E se vuoi sfuggire alla logiche dell’industria editoriale, ecco qui:
http://ilmiolibro.it/
Ciao.
cristiana alicata // 19 Giugno 2008 a 5:03 pm |
Niente.
Ragazzi, ho detto che è diventato carta. Non ho detto che era finito. Avete letto?
Ho la borsa piena di matite.
Avrete da leggere la versione 2.0. Spero per luglio.
Enrico // 19 Giugno 2008 a 6:12 pm |
Terminare un libro è come lasciarlo, farlo nascere e quindi separarsene. Accettare che non dipenderà più dal cordone ombelicale della tua creatività, e che altri potranno alimentarlo, appropriarsene o anche ucciderlo. Destino di chi scrive è quello di essere padroni solo di realtà incompiute, di essere madri solo per la gravidanza, di essere genitori abbandonati alla nascita. Per questo, farlo a Torino, la città che più di tutte genera e abbandona per generare ancora e ancora, è ancora più speciale.
Baci
Anellidifumo // 19 Giugno 2008 a 9:05 pm |
Cri, per quanto tu possa cercare di distaccarti e diventare fredda e spietata, non farlo tu l’editing del tuo testo. E’ inutile, ci sono errori e cose poco funzionali che il nostro occhio si rifiuta di vedere, una volta che sa di averli creati… Fallo fare a un amico/a che se ne intende e che legge tanto. Oppure a un altro scittore o scrittrice.
No, non guardare me, ho troppe scadenze. però potrei in agosto.
Clauu // 20 Giugno 2008 a 8:42 am |
non sono un editor e forse neanche perfida…ma sono cinica e (come sai) critica e sincera al punto giusto. Se vuoi, ci sono. kiss
the grull // 20 Giugno 2008 a 11:05 am |
ho capito…mi tocca guidare a me da Milano in poi…
un abbraccio a dopo!
Anonimo // 21 Giugno 2008 a 11:45 am |
Io non posso farlo, non sono in grado di correggere refusi…..:-) ho letto due righe e già sono coinvolta sentimentalmente, aspetto con trepidazione la revisione e la conclusione.
In bocca al lupo
baci Daniela