NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

Racconti d’estate e FireWorks

15 Agosto 2008 · 2 Commenti

Ogni riferimento a cose, persone e luoghi è puramente casuale.

All’ora di pranzo la mano di tua madre si appoggia sul mio collo.

“Guarda che io lo so perchè non chiami mai.” Io ho il naso sul pesce del suo compleanno e sto in silenzio con il mio senso di colpa.

Sono cambiate un sacco di cose qui. Non ci sono più i teppisti sul muretto, la mia scuola ha la palestra, il pub dove morivi appresso al pazzo vestito di nero che allo specchio ti raccontava che si vedeva mezzo uomo mezzo bestia (e non c’era verso di convincerti che era pazzo), non c’è più, io non devo più tornare a casa alle 11 e mezza, tu non devi più nascondere a tua madre cosa abbiamo combinato quella volta ad Amsterdam. Oggi ho realizzato che dopo i miei genitori sei la persona che conosco da più tempo ed anche quella che sa tutto da sempre. Diciamo che quando dici che sei la mia sorellina è tutto vero se si escludono 5 minuti che tu non sai di circa 15 anni fa. Ma ci sta, sono stati davvero 5 minuti. E non siamo più gli unici a fare il falò in spiaggia, ora ci sono tanti piccoli falò, forse nessuno riuscirà più a fare un falò grande come il nostro. Ci sono più marciapiedi, qualcuno è morto, si è sposato, ha partorito. Durante le elezioni si regalano ancora i buoni benzina e qualcuno porta ancora la gente a fare la spesa. Qui è la prima frontiera di sud con l’aggravante di essere un luogo nato per l’estate, noi ci passavamo l’inverno, un abitante ogni 30 case. E poi Chiara te la ricordi?, sì, dài, quella che per un’estate ci ha fatto un pensierino e che sulla spiaggia avrei baciato se avessi avuto più coraggio, mentre lei non c’era e non voleva nemmeno esserci e poi quando è tornata gli è bastato uno sguardo per riprendersi tutto.  E poi la pizza al taglio più buona del mondo, tu che fai il bagno vestita ubriaca, io che faccio prove di rivoluzione ed inizio a fumare, lei che si innamora di me, io che dò il mio primo bacio, la torcia nella notte di mio nonno ed anche un sacco di altre cose che non sto qui a raccontare. Insomma, qui il luogo dell’adolescenza, passo e chiudo. Qualche amicizia andata a male, e il tuo stupore perchè quando qualcuno mi è venuto a bussare ha trovato la porta sbarrata. “Non si direbbe che si possa perderti.” E invece, come è difficile entrare è facile uscire. Fa rima e c’è.

E tuo padre. Tuo padre se lo sta portando via una malattia che ogni giorno gli azzera un neurone e un ricordo. Già. Tuo padre. A volte mi dimentico che mi ha nascosto dentro uno scantinato con i carabinieri fuori dal cancello e che un’altra volta in pochi secondi mi ha salvato la vita. Per non parlare di tutte le volte che ha accolto in casa la mia rabbia adolescente con quel suo sorriso che sdrammatizzava ogni cosa, un pò mi dava corda un pò mi portava via. E le cene in cui tutti zitti ed io e lui davamo spettacolo, non ho mai litigato di politica e di calcio con lui anche se avevamo posizioni diverse. E poi ci incastravamo alla perfezione: lui era uno di quei padri che bussa alla porta dei figli senza risposte, io l’esatto contrario. Si vede che ad un certo punto ci siamo messi a bussare alla porta giusta. 

Due simili lontani anni luce.

“Preparati, guarda che è peggiorato.” Mi dici prima di andarlo a prendere per la notte, nel luogo dove ora passa le giornate mentre la vita continua a svolgersi. Me lo dici perchè sai che io con questa cosa non riesco a farci i conti. Ed è assurdo se ci pensi che tu e tua madre consolate me e tua madre sa che non chiamo perchè non ci riesco. Così oggi ho trovato anche l’egoismo nelle mie mani.

E lui mi sorride. Già mi sorride dolcissimo, da sotto quelle ciglia allungate dal collirio, e fa: “Non ci vediamo da un anno, se non sbaglio.” E lo guardate e mi guardate, leggermente stupite, e subito il suo sguardo torna liquido e lontano. Però è successo e chissà in quale parte di testa, con quale sforzo, attaccato a quale neurone, hai conservato il ricordo di me e voi non ve lo aspettavate questo cortocircuito di lucidità. Io lo prendo come un regalo, il più prezioso che potessi avere.

Qui i fuochi d’artificio visti dalla spiaggia di Anzio. Come almeno 25 anni fa.

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