Exit Music
Have a nice we.
Have a nice we.
Basta Walter. Sbattila fuori, è intollerabile.
Paola Binetti oggi ha dichiarato al Corriere della Sera “queste tendenze omosessuali fortemente radicate presuppongono la presenza di un istinto che può risultare incontrollabile. Ecco: da qui scaturisce il rischio pedofilia”. Tali dichiarazioni contrastano con le norme stabilite nello Statuto, nel Codice Etico e nel Manifesto dei Valori del PD. Chiediamo al Partito Democratico di far rispettare le sue regole interne e di cacciare chi sostiene queste teorie dalle fila del partito.
Potete aderire all’appello su facebook cliccando qui.
Qui il mio comunicato stampa:
Ritengo che le gravissime parole dell’on. Paola Binetti sul Corriere della Sera di oggi in cui accomuna l’omosessualità alla pedofilia debbano essere l’ultimo atto della sua carriera politica nelle fila del PD. Chiedo al segretario Walter Veltroni di dare un immediato segnale determinando fin da oggi la sua espulsione dal partito. In un momento come questo in cui dilagano razzismo ed omofobia, è importante che un partito che si definisce progressista si dimostri inflessibile su temi così importanti per la vita delle persone. Paola Binetti non può più essere considerata una delle componenti del partito con cui dialogare, non è più una delle anime del PD. A più di un anno dalla sua nascita, il PD non può più tollerare affermazioni del genere in cui si accosta l’ omosessualità alla pedofilia o trovare nelle parole della Binetti delle sfumature diverse da quelle che sono evidenti dalle sue parole.
Che l’attenzione dei media si riesca a spostare su quattro deficienti estremisti, di destra e di sinistra che se le danno di santa ragione per i simboli che portano addosso nella stessa piazza è la cosa più cretina che poteva capitare.
E ‘ davvero il miglior modo di anestetizzare una protesta bipartisan, che proprio perchè bipartisan era più forte e sincera. Sarebbe opportuno per una volta fare un passo indietro, capitalizzare l’estensione della protesta, togliersi i colori di dosso. Se abbiamo a cuore la scuola. Se abbiamo a cuore solo di rompere le palle al governo è un’altra storia. Nel caso aspettiamo il morto così poi arriveranno le manganellate e magari anche un bel DDL contro le manifestazioni degli studenti.
Non impariamo mai a fare Politica, agitiamo sempre e solo bandierine.
Eh, no, cazzo Danny. Non puoi farmi ubriacare l’ultima sera mangiando vietnamita e bevendo vino francese e mettendoti quasi a piangere raccontandomi che era la donna della tua vita. Non puoi cazzo. Non vale. La conoscevi da quando avevi 14 anni? Ti ubriacavi perchè le cose non andavano bene al lavoro? E che cos’è, un virus intercontinentale? Altro che SARS. Ti prego non ti fare venire le lacrime agli occhi, parliamo di business, parliamo del crollo della borsa is not so sad come la vita di questa dannata generazione. Non parlo nemmeno bene l’inglese, com’è possibile che ti ho fatto parlare di questo, come ci siamo arrivati, partendo dalla crisi del mondo dell’auto. E’ tutto collegato. Lo so. Lo so. Ma mica tutti capiscono sai.
Sto tornando a casa. Sto tornando a casa. O almeno in Italia.
E per chi giovedì 30 ottobre è dalle parti di Ivrea verso le dieci di sera - considerando che comunque la rifaremo a Torino entro la fine del mese (I hope) – presenterò “Quattro” per la prima volta in Piemonte. Tutte le info le trovate qui.
Aggiornamento delle 23:00. Sono all’aeroporto adesso. Colonna sonora della notte “Rainbow” dei Radiohead…fantastica Faust Arp. Un premio a chi la sa tradurre veramente. Not easy.
In fondo a questo post ci sono le foto di Hong Kong.
Non so perchè ma oggi mi sento un pò dentro “Creep” – What the hell am I doing here? I don’t belong here – dei Radiohead e mi respira sul collo anche “Lost” – Just because I’m losing doesn’t mean I’m lost – dei Coldplay. Una zanzara mi ha punto in due posti, ho il mignolo gonfio, tra 12 ore saprò se ho la febbre dengue. Ma mi hanno tutti molto tranquillizzato. E’ che ho fatto una cosa incosciente. E spero che questo post non sia l’inizio del delirio.
But, anyway.
Ok. Huston abbiamo un problema. Io non so da dove cominciare a raccontarvi questa città e le foto non sono sufficientemente esaustive. Ho addosso una frustrazione che non si può descrivere. Questa città è stupefacente. E’ viva, puzzolente e allegra. E’ gay, è mafiosa ed è…cazzo, è bella.
Questa città assomiglia da qualche parte a San Francisco, ovviamente e sempre di più a NYC, in alcuni punti ti sembra di essere a Palermo, altrove sei, suddenly , a Napoli, nei vicoli dei quartieri spagnoli e…non posso dirlo con certezza, ma c’è anche qualcosa di Londra e non devo essere così lontana dalla verità pensando che Hong Kong è tornata sotto il governo cinese nel 1997 dopo circa 100 anni di dominazione inglese. Questa città ti lascia a bocca aperta e l’unica cosa che puoi fare per descriverla è…semplicemente portarvi qui. Qualcosa mi ha richiamato all’improvviso Gotham City, poco prima di scoprire che su uno dei grattecieli (lo vedrete ricorrere nelle foto) ci hanno girato un pezzo dell’ultimo Batman. Questa città è enorme e sorride. Questa città is also growing up. Ieri sera mangiato giapponese, bevuto un discreto daiquiri, passeggiato nella notte tra eastern and western people…so many western. C’è una festa detta “Carnival” e la gente fa a gara a bere pinte di birra, tedeschi contro indiani, francesi contro cinesi. Un gay amico di S. e K. presenta il tutto e mi fa l’occhiolino. Un fiume umano di birra e cibo di tutto il mondo. So globalized. So far from you.
Bello. Bello. Bello.
Per quanto possano valere, per quanto possano raccontare, trovate le foto di Hong Kong cliccando qui. Enjoy it.
p.s. Ah, ecco. Mia cara piccola Sofia hai deciso di venire al mondo settimina e con 1,4 Kg, mentre io ero a Hong Kong. Ma che si fa così? Ti pare che mi devono raccontare che te ne stai nel cubo tutta intubata? 48 ore…ne sono già passate più di 12…resisti. Io torno, tu respira. E poi tua madre che non mi dice niente perchè se no non partivo…ma sarò grande ora?
…succede questo. E due milioni e mezzo sono tanti. Magari cerchiamo di meritarceli (Foto Ansa).
In questa foto ci sono tre cose che mi mancano.
Cara Fanca_Fashion
ho deciso di dedicare a te questo post. Abbiate pazienza e leggete tutto che ‘sto post fa ridere.
Oggi è sabato. Sveglia alle 7 e mezza e meeting tutta la mattina. Infine un pranzo su un immenso barcone cinese dove finalmente ho mangiato (qui) e il cibo era buono! E alla fine Danny, mi ha guardato e mi ha detto: “Stop work.” E mi ha portato in un magazzino di roba difettata di Prada e altre marche. A me di Prada non me ne è mai fregato un cazzo, ma i prezzi erano così…come dire. Assurdi. Un paio di Church’s 25 €, ma ahimé erano solo da uomo. Un fantastico maglione blu smanicato di bella lana solo 19€. E cosa dire di un paio di pantaloni neri di Prada così dannatamente fashion. Ho agguantato una 44, ho pensato, se non piacciono a me li dò alla Fanca_Fashion. Poi ho riflettuto sulla borsa di Prada collezione 2006-2007, ma costava 70€ e davvero, Cinico, era troppo. Vado alla cassa con uno sguardo ebete, pensando sto spendendo solo 40€!, solo 40€!, dò la mia carta di credito e la signorina mi fa vedere il POS, prima di dare l’ok. Chissà come le è venuto in mente. Eh, chissà! Guardo la cifra: 4500$ di Hong Kong. Aspetta…scusi, aspetti un attimo. Cazzo, devo dividere per 10, non per 100. Sto spendendo 400 cazzo di euro per un paio di pantaloni che non mi servono e per un maglione, che sì, era figo, ma 190€!!!!! Fanca_F….hai una vaga idea di come mi sono sentita quando ho detto alla commessa che dovevo lasciare tutto lì? Ce l’hai?
Ok. Danny ridendo come un matto mi riporta in albergo. Mi infilo i bermuda, l’infradito e inforco la Nikon. Qualcuno scuoterà la testa con rassegnazione atavica sapendo che ho lasciato la guida in albergo, ma l’idea di vagabondare senza meta per me è sempre irresistibile. Non ce la faccio ad andare a visitare i posti da turista. Mi devo ficcare nei buchi della città a casaccio. Ho cominciato a infilarmi nell’interno, sono finita in un mercato che poteva benissimo essere la Vucciria o il mercato di Torino, se non fosse stato per gli occhi a mandorla, per alcuni odori sconosciuti e per il fatto che Hong Kong è costruita in verticale. Che siano case popolari, che siano grattacieli di vetro, Hong Kong è qualcosa di incredibile. E’ una New York a mandorla. E’ bellissima. E’ un’onda continua di odori, di colori, di persone, di tram e a due piani, dove tutto si sovrappone, tutto è verticale. Impressionanti le strutture di canna che vengono usate per ristrutturare i palazzi. Un qualsiasi ingegnere civile di cantiere, si sentirebbe male solo a guardarle. Cammini con il naso per aria, come a New York, con la differenza che il brulicare, a terra, è qualcosa di impenetrabile, così ti ritrovi fermo sul marciapiede, con la città che ti scorre intorno, i grattacieli che ti sovrastano, le caldarroste cotte insieme alle patate alla tua destra, un negozio di cellulari alla tua sinistra.
Alla fine la mia fame di shopping viene saziata: regali per tutti al mercato con tanto di trattativa e poi…mi sono infilata in un negozio di articoli di montagna e l’ho saccheggiato. Ho comprato un paio di pantaloni da trekking e una giacca della HH windstopper con le cuciture cerate (originale difettata) il tutto a soli 65€ (non ho sbagliato stavolta…) e altre cose che non posso dire.
Infine, ho illuso qualcuno sul costo di un cellulare (che costa meno che in Italia, ma non così poco come mi era sembrato in un primo negozio!) e mi sa che l’ho fatta rimanere molto male, perchè non mi ha nemmeno chiesto come stavo!
Domani posto le foto. Stasera si mangia giapponese e si fa un pò di vita notturna con S. che sembra abbastanza simpatica.
Ah…se passate da Genova, date un’occhiata qui.
Di cosa parla questa canzone, è così maledettamente triste. Ah…di una donna che è appena stata lasciata dal suo uomo. Ok. Quasi quasi la capivo anche se era in cinese.
Quando ti porgono una cosa te la porgono con due mani e nello stesso modo la ricevono. Con un leggero inchino. Lo fanno con il biglietto da visita ed anche con un regalo. Perchè quando qui, qualcuno dà, lo fa con tutto se stesso e quando riceve, riceve con tutto se stesso. Noi diamo con un dito e prendiamo con tutto il corpo, oppure diamo con tutto il corpo e riceviamo da un dito. Siamo squilibrati nel nostro scambio emozionale. Non misuriamo il nostro dare-ricevere. E quante volte non siamo in grado di prendere. Quante volte.
Despite of oggi tra tassi di interessi, costi dello stock, stock vivo, morto e dormiente, rotazione dello stock, struttura dei finanziamenti, sales draft, customer profiling ed outstanding finanziari, mi sono sentita improvvisamente a casa come non mi accadeva da almeno un anno e ho provato quel leggero godimento di quanto capisci le cose sui polpastrelli e hai la testa che macina come un motore 2.0 turbo anche se fighting mezzo in cinese e mezzo in inglese per portare a casa il risultato, beh, è stato divertente.
Sono all’aereporto, sono quasi le sei di sera, voi avrete ancora il cappuccino sullo stomaco. Stasera Hong Kong.
p.s. Socio…comincia a mettere su l’acqua della pasta e compra del buon vino rosso.
Piove. Singapore ti lascia a bocca aperta anche se hai già visto New York e Berlino. Ma piove. Comincio ad avere le allucinazioni enograstronomiche e non posso che ringraziare per i tagliolini di domenica a pranzo da Eataly. Ho già perso 2 chili, ma la cosa non è che mi dispiaccia così tanto. Lo prendo come una depurazione: riso, thé verde. Alcolici? Sigarette? Forget them.
Singapore è un ibrido tra Zurigo e New York. Ha le banche e la pulizia di Zurigo e lo skyline di NYC. Anche se…devo ammettere, che una NYC senza Brooklyn cosa sarebbe? E senza Harlem? E senza il Queen, e senza (Ale, come si chiama?) il quartiere dei russi?
Sì mi piace, è bella è perfetta, ma…do you know what I mean? Manca qualcosa. Forse l’anima. E un pò come con le donne, no? Eppure sono loro ad avere in mano il mondo (no…non le donne, cretini!) …perchè quando arrivi in un posto come questo e incontri in una mattina una splendida (giuro!) funzionaria del governo di Singapore che ti spiega, al 50esimo piano di un grattecielo quanto is convenient portare qui un Regional Head Quarter per la tua company e tu mentre ti sfugge lo sguardo fuori, lungo la costa, contro tutte quelle navi mercantili che vanno e vengono e smontano e rimontano, pensi che in Italia staresti ancora a pietire un appuntamento con l’ultimo usciere del ministero. E nel frattempo il business would be gone.
Qualcuno si è lamentato da qualche parte che non sto parlando di Berlusconi, della scuola, dell’università. A parte che dopo tutti questi anni non posso fare a meno di provare un forte senso di vergogna sulla questione che viene pompata a piacimento a seconda dell’ora politica e considerando tutti i danni che abbiamo fatto noi in tempi recenti (basti pensare alla riforma-obbrobrio dell’Università). E poi chi ha davvero il coraggio di dire che l’Università ha bisogno di soldi? Non avrà forse bisogno di spenderli meglio? Siamo capaci di dire la verità agli italiani, che la sanno oltretutto, e quindi non ci credono più a questa cosa? Io ne sono convinta: ci sarebbero i soldi per pagare i ricercatori, la ricerca, per attrarre i giovani dall’estero. Chi se li sta mangiando questi soldi? La casta di turno. Fanculo, allora. Stiamo montando gli umori per caricarci, ma ci aspettano 5 anni di questo governo. Non cadranno con le manifestazioni. Nemmeno con un altro morto in piazza.
Il lavoro che dobbiamo fare è sradicare questo sistema malato che ci vede compromessi, noi stessi, fino al collo. Finché non comprendiamo questo, siamo finiti. Perderemo all’Europee. Noi dobbiamo fare politica, non opposizione. L’opposizione è qualcosa che deve emergere dal fare politica, non deve vivere di vita propria, come se fosse un’entità concreta
Posso dirvi una cosa? C’è qualcosa di molto più grosso sulle nostre teste. La gente acquista chiedendo soldi alle finanziarie, alle banche. Le banche non hanno liquidi. Se prima finanziavano il 100% (escluse le case, of course) del valore dell’acquisto, ora non possono più farlo. Dare solo l’80% significa tagliare fuori un primo pezzo di società dalla possibilità di acquistare. Se si acquista di meno, si produce di meno. Gli stessi che non possono acquistare saranno i primi ad essere “tagliati”. In tutto il mondo – oggi Ford - si ridimensiona la produzione di auto. Significa che stiamo andando incontro a qualcosa di incontrollabile e che noi, europei, non siamo stati in grado in questi ultimi 20 anni di globalizzarci e di vendere “noi stessi” negli altri paesi. Noi siamo invasi di prodotti giapponesi ed asiatici anche nei settori in cui eravamo più forti, vedi la produzione di auto. Ci hanno superato non solo in termini di capacità qualitativa e quantitativa, ma anche in termini di ricerca e sviluppo e ahimé di innovazione tecnologica. Attraggono investimenti. Soldi. Li spostano verso est.
E quando parlano del futuro, parlano di scuola e di sanità. Di sicurezza. E hanno il ministero delle Risorse Umane.
Fra 50 anni saremo un cantone cinese, forse dovremmo alzare la testa dal nostro piattino a forma di campanile e darci una mossa. C’è tutto un mondo intorno al vostro ombellico.
‘notte.