Ultimamente frequento spesso persone che hanno la nomina di essere disturbate. E anche una persona che ha la nomina di essere un pò facile. Insomma. Una puttana. Almeno questo dicono i cosiddetti “sani” di cui il mondo sembra essere improvvisamente infestato. Pensate che questi “mostri” fanno discorsi saggi, hanno il frigo pieno, le loro preoccupazioni sono le bollette e non farsi troppo male. Ti fanno una tisana di notte, se hai freddo e ti addormenti lì, dove sei, perché il sonno a volte ti coglie di spalle, visto che non ti guarda più in faccia da un po’, ti mettono solo una coperta e stanno a guardare. Il sacro non si tocca. Nemmeno quando è fragile e sarebbe facilissimo tutto. Persino un bacio. Qui lo sanno bene. Ti fanno la spesa se ti dimentichi di mangiare. Hanno cura di te, nella loro solitudine, nel loro casino, con discrezione. Ti sfilano di mano il DVD di Boys Don’t Cry (te lo guardi un’altra volta questo, eh) e ti erudiscono su Harry Potter. Si aggiungono al Guru, all’ Atavico Solvitore e alla Piccola Rosa alle decine di altri folletti raccolti per strada negli anni che ti occupano la memoria del telefono da ogni parte del mondo. Qui ti dicono tutti che sono egoisti, che hanno da fare e poi hai l’impressione di essere un cucciolo di Labrador appoggiato su un cuscino di piume d’oca enorme. E riesci persino a ridere di tutto questo. E persino a perderti nelle campagne torinesi per andare a vedere il piccolo peloso Octobus. Che lasceremo alla signora del sabato. Ahimé.
Sai che c’è? Che il bimbo sano vuole il giocattolo e ti ammazza pur di averlo, con quel suo ciuffetto di capelli, quel colorito roseo, quella risatina cristallina e, soprattutto, quell’aria angelica che gli faresti fare tutto. E gli faresti di tutto. Quanta tenerezza un bimbo sano che ha bisogno di piccole cure, quelle cose che un bimbo disturbato non solo non chiede, ma nemmeno apprezza. Bisogna vedere cosa fa con il gioco, il bimbo sano, quando ce l’ha. Il bimbo disturbato ha imparato che non può avere tutto, quindi chiede. A volte per avere, dà. Spesso dà troppo e finisce per soffocare o per fare sentire inutile. Spesso non avrà. La maggior parte delle volte fa del male a se stesso. Forse un bimbo sano e un bimbo disturbato non possono stare insieme perchè non parleranno mai la stessa lingua. Uno viaggia sui macrocosmi e non vede le piccole cose. L’altro non riesce a cogliere i macrocosmi e ha bisogno di piccole cose.
Poi: entrambi, i bimbi sani e quelli disturbati scappano. I primi perchè non affrontano nemmeno il problema, i secondi per non vederlo nemmeno. Perchè sono bambini e non sono adulti. Entrambi non tornano: i primi perchè dimenticano facile, gli altri perchè non perdonano. La soglia del dolore è diversa, ma raggiunta, è irreparabile. E ancora:tra loro è qualcosa che attiene alla sfera del crescere. E ancora: i bimbi sani si circondano di disturbo. Quelli disturbati di sano. E ancora: un bimbo sano e un bimbo disturbato possono farsi tanto di quel male che la metà sarebbe bastata. Il quadruplo non si sopporta. Un bimbo sano e un bimbo disturbato insieme si scambiano le vesti di vittima e carnefice continuamente. Poi: un bimbo sano disturbato attiene alla psicopatologia. E’ distruttivo per tutto ciò che gli capita attorno. E un adulto non lo può giustificare. Tantomento perdonare. E infine, la vera domanda è: può un adulto che è stato un bimbo disturbato stare con un adulto che è stato un bimbo sano? E soprattutto lo diventeranno: adulti? E soprattutto: è possibile che diventare adulti faccia così paura da avere voglia di restare bambini per sempre? Ai posteri l’ardua sentenza. Al perdono possibile l’ardua scalata, ora, decisamente impossibile.
Capito, SPJ, perché a te ti perdono?
Lo facevo anche prima. Di frequentare gente disturbata e un po’ puttana. Solo che non lo sapevo. Spesso ci si traveste sotto griffate spoglie. Ti circondi di sano e all’improvviso ti sei fatto una scorpacciata di disturbo, tutto da solo. Ma come hai fatto a NON VEDERE? Ora mi accompagno con i miei bassifondi reali, basta con i piani alti e snob apparenti. E va bene così. Il mio mondo è questo. Sto. You oughta know [ogni riferimento musicale non è casuale].
Metto tutto in conto. Anche le offese a voi. Adesso basta. Tranquilli. Ad Harry gli brucia la ferita, come quando Lord Voldemort è nei paraggi. Soprattutto Harry si è stufato di essere buono e ha lasciato il binario 9¾ e si è messo in viaggio su tutte quelle cose che deve capire. E in parte le ha già capite. E riguardano le madri e i padri. Buffo che la Storia si ripeta. Buffo essere chi non pensavi avresti potuto essere. Madonna quanto brucia la cicatrice. Madonna quanto è incazzato Harry che parla con i serpenti e si scopre finalmente cattivo, egoista e forse, un pò più adulto.
Roma- Cluj 3 a 1. Anzi Cluj- Roma 1 a 3 che è più figo quando giochi fuori casa. Con gol di Totti.
L’inter perde e godo. Godo perchè mi piace la rabbia buona e fedele e spaccona di Totti e perchè ho scoperto che io, Ibrahimovic lo detesto.
Quello che sta facendo Chiodi in Abruzzo mi ha ricordato il film “Eat the Peach” (1978) visto la settimana scorsa al TFF (Torino Film Festival), in cui nella landa desolata e fangosa e malinconica e disoccupata di un Irlanda in piena crisi economica (oltre mare c’è la lady di ferro, MRS Tatcher) passa un corteo di macchine ricoperte di manifesti elettorali e il politico di turno (che poi verrà regolamente eletto) promette che troverà lavoro a tutti (i tutti sono due folli cognati che perso il lavoro costruiscono un muro della morte) e che intanto possono andare a bere gratis a spese sue, al pub.
La cosa che mi colpisce di questi eventi è lo scandalo che si solleva. Ma se da noi all’università mandavano le mignotte per portare i giovani maschi ingegneri a votare? Oppure regalavano pizza e gadget. Ma di cosa ci stiamo stupendo. A Napoli pagano le bollette alla gente. In tutto il sud il voto è scambio almeno per il 30% degli elettori.
Questo Chiodi è stato più “visibile” e tecnologico. Sarà figlio delle tre “I”.
Sarebbe interessante sapere quanti CV hanno raccolto in questo gazebo (che era lì per errore) e augurarci che quei poveri deficienti che glielo hanno consegnato non vengano assunti a fare danno in nessun azienda né privata né pubblica.
E, no, non ho nessuna pietà per un giovane disoccupato abruzzese che si attacca alle promesse di Chiodi e passa sopra l’etica. Che si facesse il fagotto, come avrà fatto suo nonno e come fanno ancora molti (panze, non cervelli) e se ne andasse in Australia. Non ho proprio nessuna pietà.
Che costruissero Muri della Morte nella Piana del Fucino. Io pagherei il biglietto e non mi spaventerei del tremolio del legno. O che andassero ad aggiustare Sperone come fanno in Piemonte e in Val d’Aosta che aggiustano le vecchie case Walzer.
E non facciamoci sempre dire che siamo terroni, cazzo!
Tenero, tossico, disturbato dannato e buono. Infinitamente buono. Non a caso uno dei co-protagonisti è un fantastico golden-retriver. Chicche preziose sui rapporti tra fratello e sorella. Dà punti a Born to be Wild. Molti. Non vi dico nulla sul finale. Solo che non me lo aspettavo e forse un altro finale sarebbe stato…
Irene Tinagli è un cervello in fuga, o meglio, come dicono molti di questi cervelli, una panza in fuga. Insegna negli Usa e ha 34 anni. Ancora a sentirle queste cose, ti vengono i brividi. La differenza con le altre panze è che la giovane fanciulla ha scritto un bel libro edito da Einaudi che si intitola “Talento da svendere” e che da un anno era nel direttivo del Pd. Oggi dalle pagine del Riformista si dimette pubblicamente dal Pd.
Qualche giorno fa Irene Tinagli era a Torino. L’ho saputo per caso sbirciando l’agenda del mio internet manager.
Li ho spediti a mangiare nel mio ristorante preferito di cui vi parlerò presto.
Quando li ho raggiunti per trascinarli nel dopo_cena ci siamo fermati un bel pò a parlare di PD.
Irene era incazzata. Era incazzata per avere incontrato la Gelmini ad un incontro e quest’ultima si era affrettata a darle e-mail e numero di telefono. Era incazzata perchè in un anno nessuno del PD le ha detto: facciamo qualcosa con te, visto che ti abbiamo chiesto di stare qui per le tue competenze. Era incazzata perchè il PD convoca le riunioni e le annulla all’ultimo minuto. Era incazzata perchè sta nel direttivo e se vuole chiamare un pezzo grosso del PD deve fare una trafila di segretarie, invece se vuole può andare a prendere un aperitivo con la Gelmini. Ha escluso solo Paola Concia da questi inarrivabili e io non posso che confermare che è così, perchè Paola la sento più in questo periodo che quando non era deputata.
Certo…non facile coinvolgere la società civile, presa da mille cose, con quella politica presa solo da quello. Io, come Irene, ci siamo trovate dentro un enorme scatolone, sacrificando il tempo libero per fare politica e spesso andando a sbattere contro i muri, o peggio, contro i vuoti. Certo qualcuno dirà ad Irene: potevi fare qualcosa tu, essere propositiva tu. Ma non prendiamoci in giro: anche se fai, ma non ti fanno pestare sui bottoni, che fai a fare? Per fare la foglia di fico? Irene ha organizzato un bel convegno sulla meritocrazia. Brava, che onore averti con noi! Su, dài.
Irene era incazzata e io le ho detto: non te ne andare. Le ho detto: queste le cose le devi dire, dobbiamo dirle. E ora Irene, non solo le ha dette, anzi le ha scritte sul giornale, ma si è addirittura dimessa e io mi sento un pò parte (colpevole?) di questo. Che non è detto sia una cosa negativa. Come dice Irene, in una mail di questa mattina: non è che me ne vado o non vi stimo più. E’ che essere lì oppure no, non cambia nulla. Io spero che tu ci sarai al nostro fianco, Irene, nelle prossime battaglie.
Certo che te ne vada tu, Irene, e Villari resti lì…
Le minacce a Concita De Gregorio.
Le classi separate per i bambini stranieri (ci manderanno anche i figli degli ambasciatori?). La mia proposta è di fare direttamente classi separate per poveri (ignoranti e analfabeti e magari sporchi) e per ricchi (figli di papà con grembiulino bianco e puzza sotto il naso). Facciamo prima: è classista, ma non razzista. Senza troppi giri di parole e a rischio di sembrarvi snob: la figlia della mia filippina parla l’italiano (e l’inglese) meglio di un bambino del quartiere Capo o di Secondigliano o delle valli bergamasche. Se questo non è puro razzismo ditemi voi che altro è.
L’esclusione della CGIL dal tavolo delle trattative sindacali.
Eccetera. Eccetera. Eccetera. Come diceva Gaber.
…succedono cose improbabili.