NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “febbraio, 2009”

Ciao, Dannazione mia.

autowerk_mirafiori

Fluidodinamica di un Partito

Per chi gli pesa fare click sul blog de IMille:

Il mio turno di post sul blog de iMille, capita in un momento in cui è ancora tutto troppo caldo.

Le giuste dimissioni di Veltroni nel momento sbagliato e la sbagliata elezione di Franceschini nel momento giusto. Le scadenze elettorali rimandano, per l’ennesima volta, la necessità di affrontare attraverso un dibattito acceso e pubblico le cose che ci dividono. Non posso che concordare con Marco Simoni sul fatto che un dialogo visibile, seppure acceso, porti più frutti di una finta unità. Un partito liquido, come lo voleva Veltroni, non deve essere un contenitore rigido che fa acqua da tutte le parti (in uscita) e all’interno del quale ci sono continui ostacoli che ristabilizzano il fluire delle idee e le rendono statiche, ma deve essere un’entità permeabile a se stessa (in entrata) e soprattutto deve essere turbolenta.

Mi spiego.

Questo è un partito, giusto? Una forma organizzativa in cui un gruppo di persone vuole governare per fare del bene al Paese e chiede il voto ai propri concittadini. Esiste una gerarchia ed è corretto che sia così, ma si tratta di una struttura non obbligatoria dal punto di vista esistenziale. Non è una famiglia. Non è un’azienda. Non è un corpo militare. Questo significa che l’ultimo volantinatore del PD che si fa il mazzo fuori dalla fabbrica di Mirafiori ha la stessa importanza del segretario del Partito. Questo significa che il segretario del Partito e così i suoi dirigenti fino, appunto, all’ultimo volantinatore, potrebbero anche essere arruolati per volantinare domenica prossima. Vi sto ovviamente parlando per paradossi, ma quello che succede in questo partito è che si è creata una gerarchia piramidale e rigida che spezza il partito e non lo fa comunicare. Berlusconi è il miglior volantinatore di se stesso. Lui si tuffa tra la gente ed alla gente questo piace. Lui lo fa in modo furbesco e spettacolare. Noi siamo chiusi nei loft. Obama ha aperto la sua campagna elettorale facendo le pulizie per una famiglia disagiata. Saranno pure trobvate di marketing, ma il nostro popolo ha bisogno di sentirci vicini. E vicino significa seduti sul loro divano. Ogni italiano sarebbe in grado di immaginarsi Berlusconi a casa propria. Secondo me nessuno dei nostri dirigenti riesce a “bucare il divano”. Questo partito è statico e nello stesso tempo affetto da molteplici discontinuità. In questo partito si dà importanza all’esperienza gestionale delle dinamiche interne (cioè al sapersi muovere dentro il partito) e non si riesce ad esaltare la competenza delle cose del mondo. Non sempre. E non bene. Valorizzare l’esperienza di partito e non quella professionale ci sta prosciugando. Noi scegliamo i candidati per un pacchetto ereditario di voti. Un’ennesima casta. E non per la capacità che avrebbero di “catturare” voti nuovi con il loro talento nel risolvere le cose del Paese. Per assurdo la compagine Berlusconiana che mette insieme i professionisti della politica di An e le maestranze liberali (per quanto nelle aziende del Premier, questa gente fino a qualche anno fa “lavorava”) di Forza Italia è un connubio molto più potente dal punto di vista civico. I cittadini riconoscono alla PDL più capacità di risolvere i problemi perchè li vedono più “vicini”.
Al PD manca quest’ultima componente e per trovarla ed averla, fedele e forte, bisogna che qualche vecchio (non anagraficamente) politico di mestiere si faccia da parte. Spiacente non considero Colaninno un maestrante. Proprio no. Un nome da casta. Non è un giovane. Mi spiace. Non ho sentito dalla sua bocca nulla di “ggiovane”. Meglio Oscar Luigi Scalfaro, tanto per capirci.

In questo partito si perdono milioni di gocce di acqua (i cittadini) in cambio di qualche secchio sicuro (poltrone e pacchetti di voto). E’ difficile misurare l’acqua. Ma un metodo c’è: leggere i risultati elettorali. La politica del tenere i secchi e non accorgersi delle gocce ci ha fatto perdere già in Abruzzo ed in Sardegna. Per non nominare Roma.

Questa crisi va vista come un’opportunità: peggio di così non può andare. Se fossi Franceschini fino alle Europee mi comporterei come un vero segretario. Linea netta e dura. Su tutto. Non ultima la questione laicità che potrebbe smuovere molto astensionismo a sinistra. Proviamo. Vediamo che succede. Magari perdiamo il secchio Rutelli, la secchia Binetti e qualche altro secchio di acqua sporca. Ma chissà quante gocce smettiamo di perdere e chissà che non ci piova dentro qualche cittadino che torni a credere a questo progetto. Un pò di acqua pulita, dal cielo. Che serve tanto, signora mia.

p.s. e se fossi in noi, quelli della Carovana, IMille, gli Autoconvocati, ecc, ecc, comincerei prima delle Europee a dire che ad ottobre noi ci saremo con un nostro candidato segretario. Questo può solo fare bene al Partito. Dimostrerebbe che dentro il PD c’è dell’acqua potabile e qualcuno potrebbe decidere di berla e di votarci anche alle Europee. Qualcuno in più del 20% dato dai sondaggi. Cioè in pratica per tenerci buoni Rutelli e soci abbiamo perso il 16% di gocce in 16 mesi.

Rinfreschi aziendali.

Io torno a Roma, lei partorisce, insomma da lunedì non ci siamo più, qui, e a me tocca fare il discorso per entrambe perchè lei fa la finta timida. Così davanti ad una platea di colleghi, dirigenti compresi che si abboffano di chiacchiere (qui si dice bugie) e di plumcake al cioccolato, dico che questi due saluti sono figli delle nuove priorità. Un simpaticone teorico del machismo automobilistico che concepisce l’auto come un prolungamento fallico (ma magari ce capiti sul mio blog a leggere) che mi dà di gomito e mi fa: e tu un figlio? Ridacchiando. Rispondo in modo secco, non vi dico cosa. Il fatto è che lui pensa che una lesbica non possa farlo o che magari proprio non lo vuole nemmeno (l’avanzatone in Marketing&Comunicazione) e la cosa lo diverte.  A me diverte di più vedere certa gente fare la finta aperta sull’argomento. Ovviamente era LUI ad essere in minoranza e questa è la soddisfazione più grande che ho andando via di qui. Ho persino un collega “papà” di una socialella che mi ha adottato. Quasi quasi al tipo di cui sopra gli lascio Quattro sulla scrivania. Dite che si sentirebbe ferito nella sua mascolinità fertilizzante?

Fluidodinamica di un partito

Io sul Blog de IMille.

Sciopero? No Rivoluzione.

La prima volta che ho sentito la parola sciopero c’era odore di salsedine e Giorgio Z. era altissimo e magrissimo, faceva il penultimo anno e se ne stava davanti alla porta del liceo con il bomber nero, gli anfibi e la sciarpa della Roma, le braccia conserte e quattro scagnozzi accanto. Io avevo 15 anni, i capelli lunghi, una giacca orrenda viola, era autunno e Giorgio Z. mi stava antipatico. Già allora, comunque, la parola sciopero non faceva scopa con la parola scuola. La logica del mio cervello di adolescente era schiacciante: non è una scuola dell’obbligo, vengo qui per imparare, perchè mai dovrei perdere un giorno di scuola?

“Sciopero per quale motivo?”

“Perchè sì.” Fu la risposta prepotente.

Non lo avesse mai fatto. Lo guardai negli occhi e gli dissi che non era una motivazione valida. Non contenta lo scansai (credo) ed entrai in classe. Tutta la scuola era fuori, sul piazzale.

John, ti ricordi?

Qualcuno entrò con me, alcuni ebbero paura di farlo, ma da quel giorno fu come se, per cinque anni, in quella scuola, si risvegliasse il senso di riflettere sulle cose prima di decidere. Nulla era più scontato e ogni cosa doveva chiamarsi con il proprio nome. Fu qualcosa di magico. Fu magica l’occupazione in cui la mattina si faceva lezione, seppure a porte aperte. Fu magico tutto quanto. Nulla era ideologico, nulla era a priori di destra o di sinistra. Le prendevamo dai naziskin e le prendemmo pure dai collettivi romani, perchè sembravamo una massa di ingenui diversi, la cui bocca non era piena di parole come imperialismo e fascismo e capitalismo e femminismo e sessantotto e annisettanta e annidipiombo, ma discutevamo di riforma della scuola e di infrastrutture. Roba da riformisti, cioè per farla breve, per loro, da fascisti. L’unica cosa di cui mi pento un pò è non avere fumato canne nella notte delle occupazioni e non avere fatto l’amore sui banchi verdi. La prima per rigidezza morale (sì, ero un’adolescente disturbata ma poi ho recuperato) e la seconda per mancanza di materia prima.  

In questi giorni si sta discutendo del diritto di sciopero. Le conquiste sociali, come sempre, se non si evolvono, rischiano di diventare dei diritti acquisiti vuoti di senso. Io stessa, se una manifestazione di 4 pensionati o di 4 dentisti mi fa arrivare in ritardo in ufficio o mi tiene piantata in mezzo ad una strada per più di 15 minuti, mi inalbero. Mi inalbero perchè penso che non serva a nulla fare uno scioperetto di 4 ore, magari di venerdì e diviso per categorie che dà fastidio soltanto ad altri cittadini. Mi incazzo perchè secondo me gli scioperi bisognerebbe farli come in Francia: meno volte, tutti insieme, per settimane. E a volte penso che ai nostri sindacati manchi la capacità di concertazione interna, di coinvolgimento ( a meno di un venerdì per regalare a tutti un bel we lungo di ferie). Ecco forse, invece, di frignare con il governo sul diritto ad una protesta (che poi è una contraddizione filosofica intrinseca) comincerei a ripensare la politica sindacale, il ruolo del sindacato nelle fabbriche ed, infine, a nuove forme di protesta. Oggi, per esempio, in tempo di crisi, lo sciopero dei metalmeccanici per le industrie è una manna dal cielo: quel giorno non si produce merce che oggi non ha la stessa domanda da parte dei clienti, con un conseguente risparmio sui costi di stoccaggio.

Insomma invece di giocare in difesa, di nuovo, non potremmo fare la rivoluzione dei nostri metodi, “attaccare” la destra e la crisi con la nostra energia riformista?

A volte riformare è molto più rivoluzionario. E io a 33 anni ancora non ho perso il vizio di credere nella Rivoluzione.

Pd e vita: ridiamoci su.

Questo blog è un portento.

Anche quando avete le palle per terra.

Le scorie nucleari

Ieri con il socio eravamo davanti alla pappa con il pomodoro (fatta da me e venuta buonissima) e ad una bottiglia di Chianti. Sì, è vero, devo ammetterlo pubblicamente dopo il direttivo casalingo: la questione delle centrali non è la sicurezza, sono le scorie. Diciamo che le centrali nucleari sono l’ultimo baluardo dell’imperialismo: il nostro benessere che provoca (almeno con i sistemi di smaltimento attuali), lontano da qui, l’inquinamento di siti scelti per lo smaltimento delle scorie.  

Anche se c’è chi la pensa in modo diverso, anche se il giornale che ospita questa intervista non mi dà nessun affidamento e poi non so perchè, leggendola, ho pensato al Vajont.

Ribadisco che prima del nucleare possiamo fare decine di cose.

E poi scorie nucleari NON smaltibili mi ricorda troppo i componenti del Governo Ombra del Pd.

E con il nucleare torna Mr. Nimby*

* Not in my Back Yard.

Quando il nostro premier se ne è uscito con la storia delle centrali nucleari ho subito pensato: voglio vedere dove le farà. 

Questo Cappellacci.

Questo Formigoni.

Qui un pò di altri.

Io dico: siamo la Repubblica delle Banane. Io non sono contro le centrali nucleari, ma voglio vedere un caspita di piano energetico, un sviluppo strategico “ambientale-energetico” per i prossimi venti anni che metta insieme rigassificatori, distribuzione di metano, risparmio energetico, educazione civica, conversione a carbone, fotovoltaico, eolico…saturiamo tutti gli argomenti in campo e poi…a conti fatti….a equazioni energetiche risolte, decidiamo insieme se ci serve il nucleare. Altrimenti è solo uno spot. Sia dire sì. Sia dire no.

Ma ci vuole tanto? Scommettiamo che non saremo in grado di ribattere se non cavalcando idiozie ecologiste demodé quasi quanto i componenti del governo Ombra?

Che palle.

PD: riedizione numero?

Niente ministero delle pari opportunità.

Tanta esperierenza nel perdere le elezioni di tutti i tipi dalle politiche alle amministrative.

Età media lasciamo perdere.

Residenti: tutti a Roma, via dell’Iperuranio. Tutti 24 ore su 24, chiusi in Parlamento da anni. Mummie. Vecchi. Non di età.

L’Italia: non pervenuta.

Contemporanei: non pervenuti.

Ecco il governo OMBRA.

Grandi segnali di novità.

Noi: ND (non disponibili….più ad avallare questo istinto suicidia all’estinzione di una speranza)

Segnalazioni: Marta Meo e il Commodore 64. Che pena.

PD: La Carovana il 2 marzo a Torino.

I CONTEMPORANEI – QUARTA TAPPA DELLA CAROVANA DEL PD

TORINO, SEDE PD PIEMONTE – VIA SAN FRANCESCO D’ASSISI , 35 

LUNEDÌ 2 MARZO 2009, ORE 20.30

“Partiamo da qui: chi siamo? E perché i cittadini dovrebbero votarci?”  La carovana del PD arriva anche a Torino per la quarta tappa del suo viaggio in giro per l’Italia.  Perché dobbiamo dimostrare, ancora di più dopo le ultime vicende,  che il viaggio del PD – partito moderno, aperto e coraggioso- è in realtà, un viaggio che ora deve davvero cominciare. E’ la riscossa per il rinnovamento, quella dei “contemporanei”, per permettere al partito nuovo di esprimere dei contenuti.  Il quarto appuntamento della carovana, dopo i fortunati incontri di gennaio e febbraio a Milano, Genova e Cremona è fissato per lunedì 2 Marzo alle ore 20.30,  presso la Sede Pd di Via Francesco d’Assisi 35 a Torino. 

Intervengono: Mercedes Bresso, Presidente regione Piemonte; Andrea Benedino, Segreteria regionale pd Piemonte; Carlo Chiama, Segretario Pd Torino; Maria Cascella, costituente nazionale Pd; Ivan Scalfarotto, costituente nazionale PD e Giuseppe Civati, Consigliere regionale Pd Lombardia.  Le tappa della carovana si potrà seguire anche in streaming su iMilleTV (http://www.imille.tv/) dove è possibile, commentare in tempo reale.

Pd: un segretario.

Ed è lui.

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