Trainspotting

10 febbraio 2009 § Lascia un commento

Peppino Englaro. Solo un padre solo.

10 febbraio 2009 § 22 commenti

Quanto durano 17 anni lo sai solo tu. Come si trasforma un corpo morto, alimentato da un sondino in 17 anni, solo tu potresti raccontarlo alle bestie che hanno sciacallato il corpo di tua figlia nel giro di poche settimane, pizzicati da equilibri medievali, incoscienti e lontani dal tuo dolore di padre.

Tu hai toccato quella pelle mentre avvizziva. Tu hai visto quel corpo di figlia trasformarsi in una tomba tetra di 40 chili. Tu hai visto un volto emaciarsi, un volto che per ventanni è stato la dolcezza di essere chiamato papà. Hai visto tu, morire la speranza di un risveglio nei giorni, nei mesi e negli anni che passavano. La vita. Si sono sprecati fiumi di inchiostro e suoni di parole in questi giorni per raccontare cosa è la vita. Con un’arroganza assolutista in cui tutti avevano la Verità. E la tua di vita? E questi 17 anni? Non sono forse una vita intera? Potevi lasciarla marcire in una clinica. Scordarti di lei che scompariva dentro un sondino e non viceversa. Adottare un figlio, avevi ancora l’età. Invece ne hai fatto una battaglia. Potevi sopprimerla in silenzio, come probabilmente fanno molti. Ma hai scelto di chiedere allo Stato e di farne un Principio. Questo fa di te un eroe civile.

Ma io oggi riesco solo a pensarti padre. Riesco solo a pensare al dolore dei tuoi ricordi che uno stato vegetativo non ti ha concesso di fare riposare, come se anche tu fossi morto, piano piano, in questi anni, perché la morte concede l’oblio, il coma, tiene in vita il dolore, lo conta a gocce, ti tortura. Non ci hai dato in pasto quel corpo di 40 chili, grigio con i muscoli inattivi da 17 anni. Che razza di tomba squallida doveva essere quel corpo che vedevi ogni giorno? E che dolore devi avere provato, che rabbia quando qualcuno la descriveva con i capelli ricci e lunghi, come se fosse ancora una ventenne e non una donna in coma di 40 anni. Non lo hai fatto, di darci in pasto il suo corpo, mai, anche quando sapevi che questo avrebbe spostato i sondaggi e i pruriti di un Paese che domani si sarà scordato di te e starà davanti alla tv a guardare Sanremo. Te lo sei tenuto tu questo spettacolo raccapricciante che è una non-vita e di questo dovrai essere fiero sempre. Perché il padre ha superato, in questo, il cittadino combattente.

Ora riposa tu, padre. Chiuditi le orecchie e non leggere i giornali per una settimana almeno.

Poi sarai di nuovo solo. Spero solo per te, più leggero. Papà.

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