Il nuovo motore a GLBT
Comunicare. Questa parola è il mio chiodo fisso. Ovunque. In azienda, a letto, in famiglia, nel partito. E’ l’olio di ogni ingranaggio…e puoi costruire la cosa perfetta, ma se non comunichi prima o poi il sistema fa “frizione” e si consuma e fa danni.
Scambio di battute a tavola con i colleghi.
“Cri, hai visto Benigni a Sanremo?”
“Sì…un bello spot su Frocio è bello. Figo.” Dico io.
“La solita volgare…” Fa qualcuno a tavola.
“Beh, se avessi detto GLBT avreste capito?”
Qualcuno dice: “Certo siamo mica del Jurassico noi.” E mi stupisco.
“GLBT? – fa una collega alla mia sinistra – è un nuovo carburante? Tipo il GPL?”
Ecco…come il cacio sui maccheroni dopo che ieri sera ho avuto l’ennesima discussione su: è più importante usare tutte le sigle per rispettarci tutti all’interno o trovare un metodo rapido per comunicare noi stessi all’esterno? In Milk si è sempre e solo usata la parola gay. E io non mi sono sentita offesa. Ecco…a volte mi chiedo…ma non è che noi gay e lesbiche e bla bla bla, anneghiamo in un bicchiere d’acqua a fare distinguo e perdiamo di vista il vero obiettivo?
Spiegare ad un italiano cosa significhi queer o l’importanza del dirsi lesbica non è come voler insegnare a leggere ad un bambino mettendogli in mano l’Ulysse di Joyce?


