Sciopero? No Rivoluzione.

27 febbraio 2009 § 13 commenti


La prima volta che ho sentito la parola sciopero c’era odore di salsedine e Giorgio Z. era altissimo e magrissimo, faceva il penultimo anno e se ne stava davanti alla porta del liceo con il bomber nero, gli anfibi e la sciarpa della Roma, le braccia conserte e quattro scagnozzi accanto. Io avevo 15 anni, i capelli lunghi, una giacca orrenda viola, era autunno e Giorgio Z. mi stava antipatico. Già allora, comunque, la parola sciopero non faceva scopa con la parola scuola. La logica del mio cervello di adolescente era schiacciante: non è una scuola dell’obbligo, vengo qui per imparare, perchè mai dovrei perdere un giorno di scuola?

“Sciopero per quale motivo?”

“Perchè sì.” Fu la risposta prepotente.

Non lo avesse mai fatto. Lo guardai negli occhi e gli dissi che non era una motivazione valida. Non contenta lo scansai (credo) ed entrai in classe. Tutta la scuola era fuori, sul piazzale.

John, ti ricordi?

Qualcuno entrò con me, alcuni ebbero paura di farlo, ma da quel giorno fu come se, per cinque anni, in quella scuola, si risvegliasse il senso di riflettere sulle cose prima di decidere. Nulla era più scontato e ogni cosa doveva chiamarsi con il proprio nome. Fu qualcosa di magico. Fu magica l’occupazione in cui la mattina si faceva lezione, seppure a porte aperte. Fu magico tutto quanto. Nulla era ideologico, nulla era a priori di destra o di sinistra. Le prendevamo dai naziskin e le prendemmo pure dai collettivi romani, perchè sembravamo una massa di ingenui diversi, la cui bocca non era piena di parole come imperialismo e fascismo e capitalismo e femminismo e sessantotto e annisettanta e annidipiombo, ma discutevamo di riforma della scuola e di infrastrutture. Roba da riformisti, cioè per farla breve, per loro, da fascisti. L’unica cosa di cui mi pento un pò è non avere fumato canne nella notte delle occupazioni e non avere fatto l’amore sui banchi verdi. La prima per rigidezza morale (sì, ero un’adolescente disturbata ma poi ho recuperato) e la seconda per mancanza di materia prima.  

In questi giorni si sta discutendo del diritto di sciopero. Le conquiste sociali, come sempre, se non si evolvono, rischiano di diventare dei diritti acquisiti vuoti di senso. Io stessa, se una manifestazione di 4 pensionati o di 4 dentisti mi fa arrivare in ritardo in ufficio o mi tiene piantata in mezzo ad una strada per più di 15 minuti, mi inalbero. Mi inalbero perchè penso che non serva a nulla fare uno scioperetto di 4 ore, magari di venerdì e diviso per categorie che dà fastidio soltanto ad altri cittadini. Mi incazzo perchè secondo me gli scioperi bisognerebbe farli come in Francia: meno volte, tutti insieme, per settimane. E a volte penso che ai nostri sindacati manchi la capacità di concertazione interna, di coinvolgimento ( a meno di un venerdì per regalare a tutti un bel we lungo di ferie). Ecco forse, invece, di frignare con il governo sul diritto ad una protesta (che poi è una contraddizione filosofica intrinseca) comincerei a ripensare la politica sindacale, il ruolo del sindacato nelle fabbriche ed, infine, a nuove forme di protesta. Oggi, per esempio, in tempo di crisi, lo sciopero dei metalmeccanici per le industrie è una manna dal cielo: quel giorno non si produce merce che oggi non ha la stessa domanda da parte dei clienti, con un conseguente risparmio sui costi di stoccaggio.

Insomma invece di giocare in difesa, di nuovo, non potremmo fare la rivoluzione dei nostri metodi, “attaccare” la destra e la crisi con la nostra energia riformista?

A volte riformare è molto più rivoluzionario. E io a 33 anni ancora non ho perso il vizio di credere nella Rivoluzione.

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§ 13 risposte a Sciopero? No Rivoluzione.

  • Francesca scrive:

    Oggi non ho voglia di pensare troppo, quindi la riflessione la rimando di qualche giorno. Ma il tuffo nell’occupazione liceale che mi hai regalato è fantastico…

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  • Fernando scrive:

    giorgio il super guz che ricordi e’ una vita che non lo vedo… per inciso a noi quel cesso di scuola ce lo hanno dato grazie ad una serie lunga serie di scioperi durata 2 anni gran parte dei quali trascorsi in uno scantinato a Lavinio stazione, dove pioveva in classe e nel giardino dell’Orazio Flacco di Anzio. per fortuna che da noi in Italia c’e’ sempre il sole.

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  • azz…Fern hai ragione…strano che Silvia non me lo abbia sottilineato piccata! Ogni tanto mi dimentico che prima di me il mondo esisteva già…ahem….onore e gloria alle quattro classi che ci hanno preceduto i cui componenti soffrono ancora di reumatismi….

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  • Simona scrive:

    “..con l’ incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca “l’Unità”,
    la paghi tutta, e a prezzi d’ inflazione, quella che chiaman la maturità…”

    io ricordo che il primo sciopero fu fatto per una causa, magari non nobile, ma più che evidente e sentita…i termosifoni!
    comunque la nostra generazione si è ritrovata dopo anni a riaprire l’abitudine dell’occupazione scolastica…sarebbe interessante vedere le differenze tra il nostro approccio ‘provinciale’ e quello ‘cittadino’ di quegli anni…

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  • Marò sto post mi sta commuovendo a me adesso….Simo ti ricordi quando studiavamo letteratura italiana a casa tua? Mi sa che quello è stato il nostro periodo migliore.

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  • John…devi dire qualcosa sull’Unità in tasca. Ti prego. Fallo.

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  • Barbara scrive:

    Ragazzi…che bel tuffo nel passato mi avete regalato…io ricordo quel periodo sempre con gioia e “con nostalgia” della spensieratezza di quegli anni…per i commenti, li farò in un altro momento!!!

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  • holden scrive:

    per quel che ne so io… uno dei risultati di aver girar con in tasca l’Unità è quello di essere arrivate a trent’anni senza saper giocare a calcio balilla. ma, in fondo, il calcio ballilla si può provare ad impararlo anche in terza età, mentre le occupazioni e le rivoluzioni non le recuperi più…. ;)

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  • silvia scrive:

    john mi ha detto di dirti che questa mattina non

    sull’Unità al momento non saprei che dire, però il tuo John, ti ricordi mi ha fatto venire in mente questa:

    mai sentita?

    è’ vero, eravamo in uno scantinato e una delle cose più divertenti che ricordo è quando la C. svuotò quasi per intero la nostra classe e ci sbattè tutti quanti fuori lungo il muro (quelli più rivoluzionari, si intende…….) .

    Troppo bello, il preside a Velletri e la scuola vassallo a Lavinio ;))))))

    ciao Fernando

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  • silvia scrive:

    scusate, la frase non era completa

    john mi ha detto di dirti che questa mattina non rilascia dichirazioni.

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  • baruda scrive:

    nemmeno io!
    rivoluzione

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  • Simona scrive:

    Cri, eccome se mi ricordo quando studiavamo insieme!e mi ricordo anche quello che facevamo in pausa…vorrei che tu indovinassi, ma non lo faresti…allora lo dico io:
    mo-rra-ci-ne-SE!

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  • Paolo scrive:

    C’era una volta in un piccolo Liceo del litorale romano un rappresentante democraticamente eletto che oltre ad essere studente-rappresentante era anche studente-tifoso e studente-discotecaro; era stato eletto a grande maggioranza anche perchè la futura “opposizione” non aveva dato tracce di se o forse si era mostrata troppo pesante.
    Il programma? Forse sulla linea del “più vacanze per tutti…” o giù di li. Ma alla fine è stato lui ad avere ragione perchè è stato eletto dalla maggioranza e quindi doveva rappresentare l’intero istituto, anzi tutto l’istituto avrebbe dovuto rendersi simile al proprio rappresentante magari indossando la sciarpa della Roma o ascoltando alle cuffiette la sua stessa musica, le sue stesse televisioni…pardon…stazioni radio, magari col volume a palla per rincoglionirsi sempre di più…
    Magari un giorno avrebbe potuto ambire ad un posto istituzionale ancora più in alto.
    Avremmo dovuto far finta di non provare vergogna di fronte alle sue battute di pessimo gusto alle assemblee d’istituto. Non ricordo se abbia mai smentito il giorno dopo una sua qualche affermazione. Magari altre scuole ci avranno irriso sapendo da chi eravamo rappresentati (sicuramente anche a causa di certi giornalini d’istituto con certe tendenze politiche…) ma questo sarebbe stato visto dal nostro rappresentante solo come motivo d’invidia di fronte alla propria figura sempre pronta alla battuta.
    Dall’altra parte cercava di nascere (ma senza saperlo) ciò che si potrebbe definire un’opposizione di sinistra (e chi aveva mai visto un governo di sinistra nel 1992 ?) che cercava con i propri (scarsi) mezzi di organizzarsi.
    Cercava di muoversi fra chitarre, discussioni, risate.
    Dopo qualche anno riuscì, con fatica, ad eleggere un rappresentante, che allora aveva ancora i capelli lunghi (forse), viveva in una mansarda davanti al mare circondata dai gatti (al quadretto manca solo Gino Paoli) e poteva capitare che alle manifestazioni usasse pasoliniamente il megafono per andare contro chi caricava le forze dell’ordine.
    Si dava da fare dai consigli d’istituto fino ad armarsi di pennello e vernice per cancellare le scritte razziste apparse fuori dal cancello della scuola.
    C’era finalmente un’impronta di programma o almeno si cercava di partecipare più attivamente, cercando di andare oltre alle versioni di greco, non senza scontri interni ed esterni però, ragazzi, si respirava un’altra aria!
    Poi gli anni passarono e venne il momento, per tutti, di terminare un ciclo di studi (così si dice).
    Mi chiedo cosa ci sarà oggi in quella scuola dove lungo i corridoi puoi respirare l’aria salsa del mare.
    Spero solo che in quella scuola nessuno esca più dal seggio per le votazioni, magari con la matita in una mano, il foglio con il voto nell’altra ed un sorrisetto superficiale sulle labbra, contento solo perchè si è perso un giorno di lezione.
    A pensarci bene in Italia abbiamo perso più di quindici anni.

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