Candidature alle europee.
Il luogo è sempre lo stesso. Sant’Andrea delle Fratte. Cielo romano, rosa al tramonto, panorama da mozzare il fiato dalla terrazza che dà sui tetti del centro.
Assemblea sfogatoio richiesta a gran voce, per esempio dagli autoconvocati, destinata, comunque, dopo tre ore a non decidere nulla…tanto, viene detto, lunedì è convocata la segreteria regionale.
Nel mio intervento ho detto:
1) secco no alla candidatura di Bettini
2) ho smontato la teoria (sostenuta da Milana, segretario cittadino) secondo la quale dobbiamo candidare persone che portano preferenze. Un’idiozia che giustificherebbe la candidatura dei soliti noti, i già visti, quelli dei pacchetti di voto. Passano alle europee tanti candidati quanti i voti che prende la liosta ne consente. Le preferenze poi scelgono chi va, all’interno della lista. Questo significa che se la lista prende, per esempio, POCHI voti, vanno poche persone. Se ne prende MOLTI vanno molte persone. Candidare i famosi significa garantire a quei pochi il posto, ma fare PERDERE il partito. Fare una squadra, presentarla al Paese per la sua competenza, selezionare persone competenti, che parlino inglese e che garantiscano continuità, significa mandare MOLTI. Magari sconosciuti. Significa fare crescere una classe dirigente e NON ricavare posti per pensionare od occupare qualche trombato romano. Tradotto in poche parole: meglio perdere ma assicurare il posto a quei pochi. Non ci sto.
3) ho detto a Morassut e Milana che il Partito ha bisogno di segretari che facciano solo quello e non di deputati che ogni tanto si annoiano in qualche riunione locale.
4) ho chiesto un atto rivoluzionario: presentare una lista che sia un progetto. Un insieme di competenze fresche, da presentare al Paese. Una lista con la faccia pulita.
Ma è come parlare al muro. Parole che colgono nel segno della gente, qui vengono accolte come follia (pur avendo raccolto numerosi applausi per ognuno dei punti citati). Si va verso la distruzione. Lo dico qui, lo dico subito: valuterò le candidature. Poi deciderò non chi votare. Ma cosa. Intendo dire, che sì, pur restando nel partito, potrei anche votare per un’altra lista. L’ho fatto con Rutelli, lo rifarei.
Oppure cambio residenza e vado a votare in un altro collegio. Roma dimostra ancora una volta di non avere imparato la lezione e di autoreferenziarsi come una vecchia rovina romana.
Qui non abbiamo Debora Serracchiani. Non abbiamo nessuno che il Partito voglia far crescere. Solo un mucchio di disoccupati e trombati da piazzare.
Avanti così. Ci avviamo verso la catastrofe.
Aspettiamo lunedì. Per ora il tutto NON promette niente di buono.


