NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivio per il giorno “giugno 15, 2009”

Raccontami una Favola.

E la serva incominciò…

Ascanio Celestini è all’Auditorium a raccontare favole, in un un Teatro pieno di bambini a cui una madre spiegava, all’uscita, cosa è la corruzione: è come se tu pagassi la maestra per essere promossa (speriamo che non la trovi una buona idea).

Scopro Ascanio Celestini e riempio, stasera, una vacanza scandalosa, che era dai tempi di Treviso che dovevo colmare (vero Elda?).

Ascanio Celestini è un dolce anarchico che ti spreme l’amarezza dalle risate.

C’è stato un attimo, mentre raccontava di Giufà, in cui mi stavo addormentando, non perchè il favolatore fosse noioso, ma perchè forse, non aspettavo altro che fare questo piccolo breve viaggio nell’infanzia e nell’abbandono, nella culla di parole fantastiche.

Certamente i bimbi, la loro dolcezza ingenua, hanno la capacità di toccare delle corde che da adulto ti metti via, le scordi (nel doppio senso della parola), ti dimentichi di pizzicarle.

Ti dimentichi, da grande, che si può ancora giocare e raccontare. Anche quando giocare e raccontare sono le cose più belle che sai fare.

Daria Bignardi e Mario Calabresi

Ovvero dell’Italia che vorremmo.

Non vedo l’ora di vederla questa intervista e di leggere “Spingendo la notte più in là” (ammetto di essere in ritardo con la mia pila di libri anche se nelle ultime due settimane ne sono volati due in una botta sola) ancora prima dell’ultimo di Calabresi.

Qui il senso dell’intervista.

Ci manca solo che mi dicano che sono gay.

Tranquillo Silvio…per fortuna quella è una virtù di pochi.

E ahimè tu non ce l’hai, cafone come sei.

Bene ti ha risposto Aurelio Mancuso, qui.

Delirante che, ovviamente, alla parola pedofilo anche qui si accosti la parola gay. Purtroppo, spesso, per essere pedofilo, la massima credenziale è essere padre di famiglia. Non gay. Ma questa è la massima ipocrisia italiana che va a guardare lo scandalo di un trans con le tette al vento o di un carro allegorico e non davvero, ciò che davvero accade nelle tante famigliole sposate in Chiesa di questo Paese dannato.

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