NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “luglio, 2009”

Il cinismo del cameriere

Questa cosa ve la devo raccontare stanotte malgrado il grado alcolico. Ci provo.

Trastevere. Un luogo a caso, una famosa trattoria, dove pensi di fuggire, per una notte diosanto, solo per una notte, dal PD…e dal resto.

Invece il Pd e il resto sono ovunque.

Così ci sediamo in tre ad un tavolo ed al tavolo accanto c’è uno dei parlamentari migliori del PD (e non solo lui) che mi tira subito bonariamente le orecchie (per il discorso del Lingotto). La parte del resto… (non ve la racconto, ma…vabbé…la vita è lunga) …

Un pizza e una tagliata ai funghi porcini e non ho capito come siamo finiti a parlare con Andrea, il cameriere.

Vi dico un pò di cose di Andrea.

Vi dico che era comunista ed ora vota PDL. Vi dico che per ventanni ha servito ai tavoli del centro di Roma e dice: “vi posso raccontare la Piovra 1, la 2 e la3″.

E ci può raccontare che li vedeva mangiare tutti insieme e poi scazzarsi a Porta a Porta (non c’è niente da fare, sta cosa dell’inciucio dopo lo scazzo, alla gente dà fastidio)

Poi mi dice che è del sud, della Puglia.

E io dico: beh, Vendola!

E lui dice: sì, vabbé, ma è frocio.

[panico in sala]

E io dico: anche io.

E lui diventa rosso e aggiunge: lo conosco da quando è ragazzino.

Che c’entra, dico io.

No, guarda, a me non frega nulla. Non mi piaceva e basta.

Ma perchè era frocio?

No, era strano.

[ndr: il tutto ridendo, malgrado i miei commensali si fossero cominciati a preoccupare]

Beh. Forse perchè è un poeta e lo mando in castigo ridendo.

Poi torna.

E mi dice che la parrucchiera lì accanto (capito perchè non posso recensire quella meravigliosa tagliata ai funghi porcini????) è lesbica e anche un’altra tizia che abita lì intorno e che sono grandi amiche sue. E che lui, proprio, non ha nessun problema, anche se…ammette tra le risate generali (nostre) che lui è un uomo del sud e che le donne (lesbiche) lui le capisce pure, ma i froci di meno, perchè l’omo adda esse omo, perchè lui è del sud (ribadisce).

Gliela metto così. Che più froci ci sono, più donne ci sono per lui.

Ma io sono in pensione. Risponde.

Seeeeee.

Poi si barcamena per chiedermi scusa e qualcuno fa il verso alle unghie sugli specchi, ma io sono tranquilla, è tutta superficie. So distinguere l’omofobia difensiva del macho meridionale, da quella vera.

Andrea, caro cinico uomo medio che non trovi più la strada. Sei la voce della verità. La voce della superficie a cui arriviamo e alla quale non arriviamo proprio.

Tu a noi non ci vedi…e quindi non ci voti. Riflessione profonda. Come se fosse un respiro.

Portami la tua donna, dice all’improvviso. Mi fa piacere conoscerla e già ti voglio bene e se ti candidi ti voto.

Sì.

Faccio io, tra le risate generali (risate intelligenti, lo devo ammettere). E non so nemmeno a cosa sto dicendo sì, che il vino ha già fatto il suo effetto magico.

Ciao ciao. Bella ciao.

Le cose che ho visto a Luglio.

Ho bloccato il tempo sotto un albero qualche giorno fa. 40 gradi all’ ombra e l’ombra era già occupata. Barba lunga fino dove si può, bianca, pelle ambrata. L’aria e i vestiti e il tubo di cotone spesso sulla testa, una roba da Bob Marley e il sangue dalla Tanzania. Lui prendeva il fresco, io mi pranzavo il pomeriggio con un gelato confezionato. A morsi e in fretta prima di risalire nella scatola di lamiera infuocata che ci avrebbe messo decine di minuti per accogliere l’effetto della A/C. La gente del quartiere passava e lo salutava. Passo anche io a salutarlo adesso. Se mangia qualcosa mi dice: “Vuoi?” e ha l’aria di sapere cosa voglio davvero perchè mi dice: io sono fermo qui e non mi manca niente. Sto proprio bene qui, sotto questo albero, la fontanella e 4 chiacchiere con chi passa. Sì, sorrido io. Certo. Io impazzirei dopo mezzo minuto a stare lì come stai tu. Ognuno è fatto a modo suo. Mi sei simpatico, ma, perdonami, non cado nel tranello dell’invidia perchè sei lì pacioso ed invece io sono un fascio di nervi lavorativo-politico-altro.

Ho visto sui marciapiedi di viale Marconi, davanti alla mia libreria preferita che era orfana della mia adorata libraia Sonia, le persone scappare via da un volantino del PD. Altre fermarsi. E incazzarsi. Ho visto i loro sogni nei loro passeggini, nei loro I-Pod, nei loro bronci, nei loro no, nei loro sorrisi gentili. Nelle macchie della pelle dei vecchi, nelle abbronzature da lampada delle donne in carne. Insomma. Ho visto un pezzo di Paese su un marciapiede di una periferia che ormai è centro. Ho visto come ti sorridono i vestiti di sinistra – camicie di lino e sandali di cuoio –  e come ti imbruttiscono i tatuaggi celtici e le loro Nike psichedeliche. Tranne poi rimischiare tutto che, dai, il vestito di sinistra non esiste. Un pò sì, ma non esageriamo.

Ho visto le centinaia di volontari della Festa Democratica farsi il mazzo per riempire il parco delle Terme di Caracalla, cuocere salsicce e friggere patatine e spelare peperoni e confondere i menù e dovere spiegare a tutti che qui, non vendiamo coca cola. Ho visto riunioni su sedie di plastica fino a notte fonda. Ho visto militanti incazzati e mostri sacri contestati. Ho cenato con Concita De Gregorio e ho assistito al suo essere madre e donna e direttrice che me ne sono innamorata. Ho sentito applausi e udito fischi. Ho visto i sogni della nostra gente. I miei, cuocere insieme alle salsicce mischiati al fumo, spillati via da litri di birra gelida.

Ho visto qualcuno mettere un cartello. Fuori dalla porta. Che non si è accorto di non essere dentro. Ma fuori anche lui.

Ho visto piangere di rabbia una persona sulla sedia a rotelle e ho smontato il mondo per farla sorridere (ho mezzo fegato di meno ma ne è valsa la pena).

Ho visto una Roma regalare il cielo più bello del mondo a questo mese di luglio.

Ho visto una speranza nascere intorno ad un chirurgo che si candida a fare il segretario di un partito.

Ho visto crescere l’erba fin dove non era arrivata mai. La frutta cadere e marcire e rilasciare un’odore nauseabondo. Ho visto le cose rompersi e scomporsi e nessuno fare nulla. Le mie mani per esempio.

Ho visto aprirsi le strade e suonare le sirene e no, grazie, ho già dato e nel tritacarne siamo già in sette/otto (così ad occhio) e per voi, per lei, signora mia, non c’è più spazio adesso, guardate. Via, aria, sciò. No. Non c’ho scritto in faccia nulla e non mi serve nulla.

Ho visto qualcuno voltare le spalle ad una montagna masticando una caramella rosa, con in mano una gomma da cancellare provando a vedere se era solo un disegno, un ologramma rimovibile. L’ho visto portare via la terra da sotto senza che la montagna si muovesse. L’ho visto scalpellare la pietra senza lasciare segno. L’ho visto raccogliere i cocci e fuggire via, ma con la testa girata e prima o poi ti inciampi, ma ti auguro di cadere sul morbido.

Ho visto qualcuno salutare la stessa montagna con sollievo e ancora un pò di dolore e tanto rimpianto, ma lasciandoci il sacco. Lo terrò qui. Sempre.

Ho visto qualcuno all’orizzonte fare un mezzo sorriso. Erano almeno in due quel qualcuno. Buona Fortuna.

Ho visto questo mese di Luglio.

E non vedo l’ora che sia dicembre per vedere come finisce tutto.

Chi vince il congresso.

E se qualcuno oserà scalare la montagna.

Aperitivo al Circolo degli Artisti con Marino

Stasera ore 19:00 e fino alle 22:00.

Via Casilina Vecchia 42.

Magari non troverete l’anima gemella, ma il segretario del PD gemello sì.

Buon anniversario all’ElastiFamiglia

Che a leggere qui c’è anche da farsi una risata piena, notturna e invidiosamente tenera e ricordarsi che non si vive di solo Pd. Ecco.

Contraddicendo il mio spin-doctor preferito…

Mario Adinolfi, fa qui, la formazione del prossimo Pd.

A parte fargli presente che 11 non bastano (e che manca il mio preferitissimo Ivan Scalfarotto – pioniere di tutte le battaglie – e una marea di altre persone, davvero una marea, che stimo assai e che inutilmente vi elencherei, ma che in questi mesi vedrete spuntare dalle mie parole e dai miei post e che oggi sono sparsi ovunque… in tutte le mozioni), gli dico che l’attaccante di supporto mi sta un pò stretto.

Di solito gioco di ala destra, avanzata e molto di regia causa il poco fiato. E quando il fisico non me lo ha concesso (tutte e due le spalle operate per lussazione congenita) stavo in panchina a fare l’allenatore. E qualcuno se lo ricorda ancora. Putroppo.

Intanto dico a Mario che questa squadra di calcio potremmo sperimentarla per beneficenza per gli anziani del Pd da mandare in prepensionamento. E non parlo di vecchi in termini di età. Anzi.

p.s. per te: scusa….non ho resistito.

Il Circolo Prezioso. La mia idea di Pari Opportunità

Dunque.

Ragionamento ad alta voce con voi.

Se doveste scrivere qualcosa a riguardo, magari pensando a cosa può fare un “territorio” (Pari Opportunità, diritti, bla bla bla) da cosa partireste?

Dunque…..questo è un canovaccio. Nelle prossime 36 ore vi chiedo di leggere, pensare, criticare, proporre. Chissà le cose che ho dimenticato o che non ho approfondito adeguatamente. Più leggo e più mi vengono in mente cose, ma voglio vedere cosa vi viene in mente da aggiungere.

L’ho chiamato Circolo Prezioso perchè le Pari Opportunità non sono una roba per donne o gay. E’ una cosa per tutti. Le Pari Opportunità sono le opportunità uguali per i meno abbienti, per i migranti, per gli omosessuali, per i bambini, per le donne, per i transessuali.

Si parte dal bambino, perchè ognuno di noi: omosessuale, etero, donna, migrante, è stato: bambino.

Si finisce con l’anziano, passando per la coppia, di qualsiasi orientamento, che mette al mondo un figlio.

1) Bambino/donna: diritto all’affettività familiare ed al pieno sviluppo.

Potenziamento degli strumenti sanitari di cura e accoglienza (pediatra gratuito e preparato, sempre lo stesso che segue il bambino fino allo sviluppo.).

Accesso agli asili pubblici per un numero sempre maggiore di bambini. Questo è anche un diritto della donna al lavoro.

Contrarietà totale all’assegno sulla nascita, ma potenziamento dei servizi offerti dalla Cosa Pubblica.

Facilitazione per la coppia: numero verde che indirizzi a tutti i servizi: sanitario, richiesta accesso asili pubblici, altri servizi (sportivi, ludici, culturali, di assistenza familiare in caso di disagio sia economico che sociale e psicologico).

Facilitazione fiscale in caso di prolungamento della maternità da parte della donna (poiché si parla di territorio e non di Nazione, non posso infilare la parte a me cara della obbligatorietà della paternità.

2) bambino/ adolescente: diritto allo studio (o meglio alla cultura)

Adeguamento di tutte le strutture pubbliche: asili nido (applicazione Metodo Montessori o metodi equivalenti), scuole elementari, istituti superiori, in particolare quelli tecnici (che sono quelli più abbandonati, quindi: laboratori, ecc), ma senza dimenticare di consentire a tutti, al più possibile, l’accesso ai licei. Consentire (per gli istituti tecnici, ma non solo) lo scambio e la possibilità di stage presso le aziende locali per potenziare l’integrazione al lavoro. Orientamento agli studi universitari.

Supporto pieno ai minori portatori di handicap e alle loro famiglie per consentire il pieno sviluppo del bambino secondo le proprie capacità.

Supporto pieno ai minori di altre razze, religioni ed orientamento sessuale e alle loro famiglie per favorirne la piena integrazione.

Interventi culturali atti ad arginare il bullismo e a favorire l’integrazione, in tutte le sue declinazioni: omofobia, razzismo, atteggiamento nei confronti dei minori portatori di handicap.

Nel diritto allo studio inserirei anche il diritto alla casa per gli studenti fuori sede: database informatico che metta in contatto i proprietari di casa con i richiedenti. Sportello di accoglienza della Regione che consenta allo studente fuori sede, soprattutto nelle grandi città, di non sentirsi sradicato: luoghi di aggregazione, consulenza per accesso alla Casa dello Studente, ecc.

Servizio di ripetizioni, aiuto allo studio, gratuito, usufruendo del servizio civile o del volontariato. Acquisizione di punteggio per l’accesso alle liste di collocamento per chi fa volontariato in questo settore ed anche in altri.

3) giovane (e non solo): diritto al lavoro

integrazione tra scuola e aziende del territorio. Le aziende possono diventare una ricchezza per la scuola, non intervenendo sui programmi, di competenza dello Stato, ma offrendo know-how e consentendo l’accesso conoscitivo al funzionamento del proprio tessuto di business (spero sia un concetto chiaro, nel caso lo spiego meglio, ndr).

Database centralizzato di collocamento che contenga i CV dei giovani disoccupati per parole chiave e che si integri con le aziende nello stesso modo in cui operano le agenzie interinali.

Incentivi fiscali ai giovani che aprono un’impresa.

Consulenza gratuita per i giovani con partita Iva.

Consulenza: avvocatura del lavoro in caso di difficoltà in collaborazione con le realtà sindacali locali a prescindere dal loro indirizzo politico.

Incentivi fiscali alle aziende del territorio che perseguano la parità di genere.

Diritto al lavoro ed orientamente, per le persone transessuali attualmente discriminate.

4) tutti: diritto allo sviluppo felice

Incentivazione luoghi di aggregazione: biblioteche, circoli culturali. Soprattutto in periferia o nelle zone più disagiate. Promozione di una sessualità consapevole: prevenzione . Assistenza (su questo sono totalmente d’accordo con me stessa!) alla giovani madri nella scelta dell’eventuale interruzione di gravidanza. Non nel convincerle a non farlo. Ma nello starle accanto nella scelta con il supporto previsto.

5) tutti: diritto all’accessibilità dei servizi.

Abbattimento barriere architettoniche. Accessibilità al mondo del lavoro. Incentivi ad aziende che abbattono discriminazione.

6) tutti: diritto alla famiglia.

Sgravi fiscali alle giovani coppie che si sposano o contraggono una Civil Partnership (quindi sgravi per tutti a prescindere dal loro orientamento sessuale). Con questo passaggio aiutiamo tutti coloro che vogliano “mettere su casa” senza alcuna discriminazione.

La maternità e la paternità possono essere considerate un diritto, lecito e naturale. Aiuti alle coppie che non riescono ad avere figli e sono costrette ad andare all’estero (in questo momento è un privilegio per ricchi andare all’estero a fare un figlio). Secondo me dobbiamo supportare queste famiglie a prescindere dal loro orientamento sessuale. I loro figli. Quelli che oggi non possono nascere, ce ne saranno grati.

Poi: a tutte le coppie che fanno bambini….ricominciamo dal punto 1.

7) tutti: diritto all’anzianità.

Assistenza piena, ma che incoraggi l’anziano “sano fisicamente” a mettersi in gioco (vedi modello Torino/Piemonte).

7) assistenza in caso di malattia terminale o familiare malato soprattutto psicologicamente attraverso il supporto di tutti componenti familiari coinvolti.


Estremismi.

Ieri su questo blog si è molto dibattuto su questo post pubblicato da Andrea Sarubbi, parlamentare del PD, che citava un articolo di tal Chiara Geloni, pubblicato da Europa.

Ora io mi interrogo di nuovo, anche oggi ed a freddo su frasi come:” stressare il tema dei diritti dei civili e la laicità”.

A molti di noi sembra ogni giorno di andare a sbattere contro un muro di gomma (io ne ho fatto il mio sport preferito). Però ritengo che ognuno di noi abbia una missione: conservare la calma. E non perdere mai la pazienza di smontare e dimostrare che chiedere il matrimonio gay non è estremismo.

Voglio aggiungere che in un qualsiasi dibattitto nessuno riesce a negare il diritto alla totale parità (tranne personaggi tipo Binetti o affini, ma che comunque sono due o tre). IL problema è che non esistono le sedi per fare qusti dibattitti. E tutti ne fuggono a gambe elevate. Credo quindi che la nostra azione politica debba andare in quella direzione: creare luoghi di discussione. Smontare l’accusa di estremismo. Estremismo è qualcosa che va oltre un limite. Noi non vogliamo andare oltre nessun limite, ma abbiamo un traguardo che è già proprio della popolazione etero. Estremismo è opporsi a questo con tutta questa forza e cocciutaggine.

La cosa sempre più triste, poi, per chi come me e voi che ieri avete partecipato focosamente al dibattito, è che veniamo immediatamente accusati di parlare solo di questo. Il che è normale vista la situazione, ma ci colloca nella riserva indiana dalla quale dobbiamo uscire, ahimé, dimostrando che oltre al fatto che ci piacciono persone dello stesso sesso siamo anche economisti, ingegneri, studenti, operai…insomma tutti quelli che hanno gli stessi identici problemi degli altri. Forza e coraggio e grazie. Ieri quando ho visto la vostra onda di sdegno, ammetto, ho sorriso. Poi ho pensato che allo sdegno dobbiamo anche dare una direzione di ottenibilità.

Voglio citare, alcune cose che voi stessi avete scritto e che sono delle ottime armi logiche per partecipare a delle discussioni:

c.d scrive:

1830: mentre moderati abolizionisti e schiavisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili.

1840: mentre moderati abolizionisti e schiavisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili.
1850: mentre moderati abolizionisti e schiavisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili.
1860: i radicali abolizionisti impongono l’abolizionismo al sud con la forza. per alcuni anni i neri sono liberi.
1870: procede la ricostruzione: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1880: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1890: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1900: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1910: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1920: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1930: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1940: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1950: mentre moderati dei diritti civili e segregazionisti cercano una sintesi i neri non hanno diritti civili
1960: i radicali dei diritti civili impongono con la forza ai segregazionisti i diritti civili. i neri diventano liberi.

140 anni di ricerca della sintesi. 140 anni di schiavitu, terrore, miserie, discriminazioni, umiliazioni, segregazioni. tenetevi la vostra sintesi moderata, noi vogliamo tutta la liberta per tutti subito.

L’altro pezzo che mi è molto piaciuto è il seguente, di Antonella:

Allora: d’ora in poi personalmente ascolterò con attenzione solo chi saprà spiegarmi, con cognizione di causa, in che modo il matrimonio gay impedisce:


-l’abbattimento della disoccupazione


-l’allargamento degli ammortizzatori sociali


-la crescita economica nazionale


- il funzionamento della scuola pubblicaù


-la garanzia all’assistenza sanitaria pubblica
and so on…

Se la laicità è democrazia, qualcuno non è molto democratico.

Oggi mi sono incazzata leggendo questo.

E ho risposto così:

Che stupore….nel 2009, leggere il tuo pezzo e alcuni commenti, compreso quello dell’amico e compagno di circolo Fabio Bartoli….che stupore dovere sopportare ancora, oggi, le distinzioni, le discriminazioni e la secondarietà…il tutto mentre Obama: risolve la crisi, riceve i gay alla casa bianca, parla con gli arabi e si appella ai neri affinchè studino e si emancipino.
Che tristezza vedere la vostra piccolezza politica, il vostro furore cieco contro un diritto di libertà. Che stupore questi distinguo. Che amarezza.
Marino non è laicista. Leggetevi la sua mozione, per pietà, altrimenti questo è un atteggiamento talebano. Come dice Mina Welby, la laicità è solo democrazia. I diritti sono democrazia. Se non siete per la parità delle famiglie omossessuali e noi si la cosa è così: noi siamo democratici e voi no.
E dire che il paese non è d’accordo significa non ascoltarlo sto paese…alla gente non gliene frega niente…non vuole nemmeno parlarne…né nel bene né nel male….se gli risolvessimo la crisi potremmo fare anche il matrimonio gay (persino quello tra pinguini!)….ma sapete qual’è la verità? Che non la sapreste risolvere la crisi e per non farvi incolpare di incapacità non fareste la legge sul matrimonio.

Un po’, oggi, mi vergogno, di tali compagni di partito.

Federica Pellegrini. I 400 sotto i 4 minuti.

SWIMMING-WORLD/

Brava. Brava. Brava. Costanza. Allenamento. Concentrazione.

Intervento del 24 luglio a “Roma per Marino”

Questa mattina, tirandomi giù dal letto, Radio Città Futura mi ha costretto ad ascoltare un’intervista di Rutelli che da una parte diceva che essendoci la crisi è proprio secondario parlare di coppie di fatto, dall’altra citava Obama, dimenticando che Obama parla di crisi e incontra la comunità gay nello stesso tempo. Dove Obama ha il dono dell’ubiquità, Rutelli ha quello della disonestà intellettuale continuando a contrapporre i temi l’uno con l’altro e stilando stupide classifiche dei problemi.

Ho pensato dentro di me che uno come Rutelli, uno con quell’iperbole politica e tematica, sarebbe bene che andasse in prepensionamento (non lo voglio cacciare io, eh, ora vi dico, molto umilmente, come si fa a non cacciare nessuno dal partito) e dicevo, al giornalista, che non è affatto un caso che una delle sfide per un nuovo PD della mozione Marino, sia una legge elettorale maggioritaria che consenta agli elettori di scegliere i propri candidati.

Mi pare inutile, in questa sede, soffermarmi sullo scandalo di una legge elettorale messa su all’ultimo momento e di cui, mi spiace, anche noi democratici, abbiamo approfittato non chiedendo ai nostri iscritti come riempire le liste alle politiche, ma riempiendole come sappiamo davanti al caminetto, per citare una metafora cara a Civati.

Noi vogliamo una legge elettorale democratica, con un nome ed una storia chiari da scegliere, in opposizione ad un altro nome con un’altra storia, una legge elettorale che consentirebbe di ri-selezionare una classe dirigente, spesso stantia, spesso invecchiata di inedia su posizioni involutive e reazionarie. La cosa più grave di questa legge elettorale – e badate bene dico la cosa grave nel come l’abbiamo applicata noi democratici – è il meccanismo di gratitudine che si innesta tra l’eletto e la segreteria del partito. E non tra l’eletto e gli elettori. Un perverso meccanismo di spartizione strategica che alimenta il correntismo, ingenera fedeltà partitica e taglia i ponti con gli elettori. Insomma, taglia i ponti con il Paese, parliamoci chiaro.

Alcune brevissime proposte:

- impegno del partito a portare avanti in tutte le sedi competenti la modifica della legge elettorale in senso maggioritario ed uninominale.

- Impegno del partito, subito, qualora non fosse ancora modificata la legge elettorale in senso maggioritario, ad indirre le primarie per stilare la “classifica” degli eletti. Ho i miei seri dubbi che molti parlamentari di oggi, in gara con altre persone, alcune di loro qui presenti guadagnerebbero un posto in prima fila.

Voglio aprire, ora, una piccola parentesi tutta congressuale, ma figlia dei principi appena nominati. Come sapete nei prossimi mesi il partito dovrà scegliere anche i segretari regionali e quelli cittadini.

Io vorrei che di queste figure professionali si costruisse il profilo prima che un’identità (la cosiddetta “job”).

Io vorrei che il segretario cittadino o il segretario regionale fossero persone dedicate a tempo pieno al partito. A costruirlo. A girare per i circoli.

Voglio molto bene a Debora Serracchiani, ma assolutamente non condivido che faccia l’europarlamentare e contemporaneamente la segretaria in Friuli. Bisogna dirlo, con lo stesso coraggio che ha usato lei in altre situazioni. [io e Debora ci siamo parlate nella serata di ieri su questo punto. Capisco le sue ragioni, ma non possiamo fare eccezioni, altrimenti poi le dobbiamo fare con tutti, anche con chi non è capace di fare due cose insieme]

Voglio molto bene a Morassut, ma so molto bene che ha fatto un ottimo lavoro perché circondato di bravissimi e giovanissimi collaboratori. Non sarebbe più semplice che invece di delegare il lavoro ad altri lo facessimo fare direttamente a loro il segretario regionale?

Va bene. Facciamo però passare il principio – e questa è una proposta – che il segretario regionale non sia più di un consigliere regionale e che sia pertanto imbevuto politicamente di territorio fino al midollo e che un segretario cittadino non sia più di un consigliere provinciale. Tra l’altro sia i consiglieri regionali che quelli provinciali sono eletti con leggi elettorali più che dignitose, quindi credo sia una classe politica meglio selezionata di quella parlamentare. Scusate ma devo dirlo.

Noi abbiamo davanti una sfida folle tra tre anni. Una sfida che non possiamo più perdere perché io ero adolescente quando è spuntato Berlusconi, ora sono quasi vecchia e lui è ancora lì. Io voglio un Paese diverso. E per avere un Paese diverso ho raggiunto la consapevolezza (a volte disperata) che questo lo si può fare solo trasformando questo nostro partito in una macchina da guerra. Una macchina da guerra ha bisogno di generali a tempo pieno. Di segretari cittadini e regionali che seminano, piantano, organizzano, distribuiscono fondi e soprattutto entusiasmo continuo. Un partito organizzato, signori, è un partito che c’è. Che è aperto. Che ha fondi. Che ha autorevolezza sui territori.

Non possiamo, davvero non possiamo, utilizzare le poltrone di partito (e parlo dei posti alle varie segreterie) per accontentare correnti o per cristallizzare poteri.

Deve essere chiaro che fare il segretario è un lavoro. Un lavoro faticoso e duro. E non si può fare altro che quello perché siamo sotto di 24 punti rispetto ad un’idea di maggioranza e NON abbiamo più tempo.

Pezzi di e[mozione]: la parità di genere.

[...] Una proposta semplice la voglio fare: introduciamo il concetto che il congedo parentale facoltativo venga diviso equamente tra il padre e la madre, rivedendo naturalmente il relativo trattamento economico.
Spesso le donne che lavorano hanno maggiori difficoltà perché il
datore di lavoro non vuole correre il rischio delle assenze legate alla maternità… e allora, cambiamo le regole! Introduciamo questo nuovo principio, riconoscendo il congedo in parti uguali ad entrambi i genitori, in modo che nel momento in cui nasce il bambino, siano sia la mamma che il papà a doversene occupare. Sarà un passo avanti, piccolo ma significativo, per parificare l’attività professionale di uomini e donne ma anche culturale. Un passo che riduca la discriminazione delle donne al momento dell’assunzione.[...]
Dal discorso di Marino.
Bello trovare in un discorso le cose che qui scrivo da anni. Più che bello: orgoglio. :o )

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