MicroPride: e Roma si mostra matura ed unita.
Il prossimo venerdì ci saremo tutti. E tutti saranno i benvenuti.
E’ venuto il tempo di stare uniti a testuggine, per usare un termine in voga nelle rovine che quel giorno cammineremo, senza bandiere, senza simboli. Solo bandiere rainbow e i nostri corpi. Basta polemiche. Ne siamo dilaniati. Il popolo omosessuale vuole avere solo i suoi 6 colori venerdì prossimo e i sette colori siamo tutti. Nessuno può esserne escluso. Nessuno.
Alle ore 21:00 partendo dal Coming Out la comunità omosessuale romana si incontrerà, si riconoscerà, si sorriderà e di nuovo si darà forza per andare avanti ed avere sempre più coraggio in un momento davvero molto difficile e delicato.
Un micropride è un modo per riprendersi la città. E’ un modo di uscire dai luoghi consueti, di navigare i luoghi della vita di ogni giorno. E’ un evento spontaneo, che nasce non solo dalla paura o dalla rabbia, ma dalla voglia di stare insieme in modo diverso, appunto “sfilando” orgogliosamente, passeggiando per la città, senza mesi di organizzazione o investimenti.
Rivendichiamo il riconoscerci comunità. Non vogliamo prendere il posto di chi legittimamente e da anni ed anche per conto di tutti noi, lavora ogni giorno per rivendicare leggi che ci consentano di essere uguali: matrimonio, legge contro l’omofobia, legge sulle adozioni.
La vera rivendicazione che ho sentito venerdì e sento nella gioia per il successo dell’evento, è quella di esserci potuti parlare, di avere camminato per Roma in una notte estiva. Siamo andati al Campidoglio ma non ce l’avevamo nemmeno con Alemanno. Pensate che qualcuno voleva andare sotto la sede del PD a tirare i pomodori. Era davvero, solo la voglia di dire: ci siamo. Per una sera siamo usciti di casa non per andare a bere o a ballare, ma per essere comunità. Famiglia. Sembrava di essere dentro il film Milk.
La comunità dà forza al movimento, dà forza ai pochi, troppo pochi, parlamentari che sono al fianco della nostra battaglia. Dà forza alle associazioni che ogni santo giorno mettono in campo iniziative, partecipano a stremanti trattative con una politica spesso sorda o che promette e non mantiene mai. La comunità è la base da cui partire, persino per tornare a casa e dire: mamma sono lesbica, mamma sono gay, mamma voglio cambiare sesso. Perchè non c’è azione politica più alta di un coming out, non c’è cosa più efficace. Ognuno di noi si porta dietro decine di persone tra amici e familiari. Ed è lì che dobbiamo ricominciare: portarci dietro l’Italia ancor prima della politica, perché una legge non basterà a non farci più accoltellare. Con i MicroPride ci riappropriamo di noi, della nostra città, delle strade, dei sorrisi della gente che passa, sorride, si avvicina a noi.
Come dice Vladimir: potrete solo rallentarci. Solo quello.
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