NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “ottobre, 2009”

Affollamento.

Oggi alla posta invece di contare le pecore e mentre non potevo più leggere il libro perché era quasi il mio turno, ho pensato alla quantità infinita di numeri che devo (dobbiamo) memorizzare:

il pin del bancomat

quello della carta di credito

quello del cellulare

la password della posta

di facebook

del sito del conto in banca

dell’ account della carta di credito

per accedere al computer aziendale

per accedere al sofware delle trasferte

per il sito delle presenze al lavoro

per accedere all’inps

per entrare nel sito delle poste

in quello di seatwave

per acquistare su I Tunes

per mettere l’allarme la notte

per collegare il cellulare al bluetooth

e ancora…

il codice fiscale

il CAP di casa se sei uno zingaro

la password per leggere il sito dell’Unità

per commentare sul corriere della sera

per caricare le foto di google

per quelle di flickr

eccetera eccetera eccetera

Ovviamente tutte diverse manco fossero le password delle valigette del presidente degli Stati Uniti.

E altrettanto ovviamente non so a memoria nemmeno un numero di cellulare tranne esattamente 3 ma che ho memorizzato ormai da anni. Ecco, quella di memorizzare numeri di telefono è un’arte che ho abbandonato da tempo. Mi sento come se fossi un tubo last in last out che significa che entra un numero e dall’altro lato ne esce un altro. Non c’è spazio. Nisba. Se no la schedina per espandere la memoria del mio cellulare a cosa servirebbe se non a sopperire a questa mancanza mnemonica?

Non vedo l’ora che un aggeggio infernale legga la mia retina (romantico, no?) o pretenda il mio polpastrello e la sua impronta (meno romantico, ma siamo lì intorno). Forse quello spazio del mio cervello può essere occupato da qualcosa di meglio e non deve essere nemmeno un caso che ogni tanto io le dimentichi in una splendida operazione di formattazione numerica (autonoma) degna di un hacker.

Writingmood#12

SW (…)

You know what I mean…

20070902-4. Melograno

Ecco cos’è stato!

Pare che domani, 30 ottobre 2009, Saturno uscirà dal segno della Vergine dove si trovava da ben due anni in opposizione al segno dei Pesci.

Saturno Contro, insomma.

E ce ne eravamo accorti!

Ho scoperto che su FB c’è persino un gruppo di quelli che sono “Contro” Saturno Contro. Pare che siano tutti dei poveri pesci reduci dal 2008, 2009. Stamane si sprecavano i messaggi e gli sfottò di addio a Saturno. Insomma pare sia un evento astrologico vero e proprio!

Beh…ciao Saturno (vai nello stesso posto di Rutelli?)

Domani pare che ci lasci e tornerai tra circa 25 o 33 anni. Mi sembra un periodo giusto giusto per spassarcela un pò. Tu vedi di fare il giro lungo, io nel frattempo credo che darò retta a Rob Brezsny per Halloween. Anzi a dire il vero lo sto facendo già da un po’.

Travestimento consigliato: un antropologo alieno in visita sulla Terra ; un viaggiatore arrivato dal futuro per girare un documentario sulla nostra epoca; un pellegrino che tiene un diario minuzioso.

 

Foliage

101008foliage

Micropride, ovvero me lo ero perso.

Questo.

Che per un attimo mi ha fatto sorridere di quanto le cose siano sempre uguali e ricorrano ovunque. E di quanto stiamo facendo. Bene. Ancora. Ogni giorno. Almeno a Roma.

Domenica per esempio siamo qui (ha votato contro solo la mia caviglia…):

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Ciao Ciao Rutelli.

Eccolo a voi, il signor Rutelli.

L’uomo dalle mille giacche, l’uomo camaleonte.

Sapete una cosa? In questi giorni sono avvenute due uscite di scena. Da una parte un Marrazzo distrutto, dall’altra un Rutelli che non perde occasione per dimostrare quanto sia stato, sempre, lontano dal progetto del Partito Democratico.

Da una parte un uomo che ha profondamente sbagliato e che per il rispetto collettivo se ne va e scompare nel giro di 48 ore (sì, ne ho profonda pietà umanamente, ovviamente accanto alla rabbia politica ed etica).

Dall’altra un arrivista, un ex radicale, poi verde, poi margheritino estremista cattolico, poi democratico, infine non si sa cosa.

Sai una cosa, Bersani? Manco in cartolina lo vogliamo più vedere. Se gli altri popolari con cui abbiamo costruito il partito (quelli veri…non lui, quei vecchi democristiani “buoni”) restano, il Partito sarà solo migliore. In fondo molti erano nella tua mozione. Non credo che sentiremo molto la mancanza di Rutelli. Anzi, magari finalmente possiamo contare il suo vero potere politico senza spalle forti come le nostre a supportarlo.

Sulla laicità vi romperemo le palle fino al ricambio totale. Intanto c’è un bel pezzo di partito nuovo, una bella infornata e persino tra le fila dei franceschiniani e dei bersaniani c’è già chi è più avanzato dei suoi punti di riferimento. Basti pensare che un Sergio Lo Giudice un Andrea Benedino e molti come loro hanno votato Bersani e che Debora Serracchiani si è sempre dichiarata favorevole a matrimoni gay e adozioni. Insomma, il partito c’è, la base c’è. E Rutelli non deve averla mai vista questa base e nemmeno toccata. D’altronde ce ne eravamo accorti quando aveva fatto finta di ascoltarla prima di candidarsi a sindaco di Roma.

Andarsene il giorno dopo, dopo avere indebolito, con la propria scomoda presenza, la mozione Franceschini  – che si è laicizzata nel corso dei mesi (e non parlo solo di Dario Franceschini ma anche dei molti componenti la base, soprattutto i giovani) – è l’ennesimo atto banderuola, un insulto a 3 milioni di persone che domenica sono andate a votare.

Siamo tutti felici che te ne vai. Io che lo chiedo da mesi e forse oggi anche chi ti avrebbe tenuto. Perché andando via così, sputi sulla democrazia, sputi su un bel progetto.

Chiedo a Bersani di farti presente che occupi dei posti in molte commissioni a nome del nostro partito. Comincia a dare le dimissioni anche da quei posti e quella è la porta. Ciao.

Sai una cosa? Almeno Paola Binetti sta nel Pd per contaminarlo con le sue idee, malate, ma almeno ha delle idee. Ed è su quello che sceglie, su quello che insiste. Assomiglia un po’ a noi, froci nel Pd, che testardi stiamo qui perché sappiamo che è qui che si deve incidere per cambiare il Paese. Insomma. Noi crediamo nel Pd perché vogliamo cambiare l’Italia. E ci crediamo anche oggi, che stiamo stretti e storciamo il naso.

Tu, è evidente, cerchi sempre un luogo comodo. Non un luogo democratico. Non un posto dove si discute.

Ciao ciao Rutelli. E non cambiare idea. Anzi, fai in fretta.

 

Sul Caso Marrazzo e sulla strategia delle Regionali nel Lazio

Per prima cosa è necessario distinguere ciò che compete all’uomo e ciò che compete al politico.

1)     non è il fatto che Marrazzo frequenti una o più transessuali (da declinare al femminile e non al maschile come in modo davvero fastidioso stanno facendo tutti i giornali) a scandalizzarmi. Nello stesso modo in cui non mi frega nulla se Berlusconi va con una donna diversa ogni giorno. Mi interesserebbe se fossi la moglie di Marrazzo o sua figlia. Come donna, non come politico, ho un’opinione, ovviamente sull’ipocrisia tutta maschile di accompagnarsi in pubblico con la famigliola felice, ma me la terrò per me. Una soluzione immediata è cominciare a dare potere alle donne ai massimi vertici. Forse il delirio di onnipotenza maschile comincerebbe a placarsi. Certo sarà difficile trovare Mercedes Bresso a letto con un (in questo caso al maschile) trans, se non per amore e non certo per soldi. Le donne, ancora, questo acquisto del piacere, questo sfogo dello stress, non ce l’hanno. E Marrazzo non è un caso isolato. I nostri cari politici, attori e calciatori, parlino adesso. Tutti. Mi sembra una bella occasione per un bel coming out collettivo. O davvero pensiamo che siamo casuale che tutto ciò sia uscito a pochi mesi dalle elezioni del Lazio e due giorni prima delle primarie del Pd. Orologerie si chiamano. I nomi li sappiamo tutti. Sappiamo tutto di tutti. Ditelo. Ammettete a destra come a sinistra. Così evitiamo gli exploit a scopo “bombarolo”. E poi se la nostra classe politica è davvero così affezionata alle trans potrebbe spendere i nostri soldi per toglierle dalla strada invece che per pagarle.

2)     Mi interessa, relativamente al caso Marrazzo, che:

  1. Pagare per avere prestazioni sessuali agevola la prostituzione. A maggior ragione un uomo di Stato deve rispettare le regole.
  2. Qualora dovesse essere riscontrato l’uso di cocaina, si tratta di un reato
  3. Non ha denunciato un ricatto oltretutto perpetrato da 4 carabinieri.
  4. Sembra che Berlusconi sapesse e lo avesse anche avvertito, quindi soggiaceva ad un ricatto politico

Mi chiedo, come militante PD del Lazio e componente (credo ormai confermata) dell’Assemblea Regionale laziale, come mai ogni volta che, nel nostro schieramento, salta una testa nota, dietro di lui ci sia il baratro. Oppure la riproposizione di vecchi schemi, vecchie facce. I nomi che sono stati sciorinati per sostituire Marrazzo alla regione non entusiasmano: Veltroni (facciamo il bis di Rutelli su Roma?), Sassoli (abbiamo appaltato la regione Lazio alla Rai?), Tabacci (UDC…uhm…cominciamo bene).

Dall’altra parte si fanno dei nomi di vittoria certa: la Polverini (una donna di destra a capo di un sindacato di destra, preparata, colta e carismatica). La Meloni che tutto potrete dire, ma certo non è arrivata fin lì per caso o per favore. Insomma la destra ha sul tavolo del Governo della Regione Lazio due donne, due pezzi grossi in senso di intelligenza, di conoscenza del territorio e dei problemi della Regione. Non due simboli. Proprio due che di Lazio, di lavoro, di periferie e di emarginazione se ne intendono.

E noi?

A questo punto abbiamo davanti due strade:

1)     andare a perdere con una candidatura simbolica, ma conservare il posto (e lo stipendio) dei consiglieri regionali storici. Nessun ricambio, ma rendita di posizione politica. Capite? Chi può conservarsi la poltrona che interesse ha a provare a vincere? E’ l’obbiettivo che è diverso: non governare, non vincere come partito, come idea di Regione. Ma per la propria posizione personale.

2)     Provare a vincere con una squadra quasi totalmente rinnovata: composta da giovani competenti, da donne, dai migliori in campo oggi e individuando un/una leader totalmente ex novo/a. A questo punto la soluzione è spaccare, un taglio netto. Offrire alla Regione un’immagine totalmente diversa. Almeno si consente ad una nuova classe dirigente di crescere. Ovviamente il tutto, passando per le primarie di coalizione. Ma noi possiamo cambiare. Ma va fatto subito. Almeno per limitare i danni.

Certo Bersani si trova davanti a questa prima grande prova, vinta anche e soprattutto con i voti, i contatti di quasi tutti i consiglieri del Lazio. Insomma. Un piccolo debito lo ha con loro. Sarà libero di scegliere? Vedremo come se la saprà cavare.

Primarie Pd: liveblogging

Ore 14:01

Piccola pausa, in cui voglio raccontarvi la fila infinita. Nel nostro gazebo, a Largo la Loggia (Roma) hanno già votato più di 400 persone. Per tutta la mattina abbiamo scritto centinaia di cognomi sui registri in uno spettacolo anagrafico variopinto e testardo.

Stamane ho accompagnato una signora di 85 anni a votare nel suo seggio perché era venuta nel nostro. Una partigiana con il piede malato che ci teneva tantissimo a votare.

Tanti sorrisi, pazienza, voglia di incidere. Anche molti giovani. Non moltissimi, almeno per ora ma li aspetto nel pomeriggio. Ieri in fondo era pur sempre sabato sera.

Domani vi dirò cosa penso del caso Marrazzo, a soprattutto la mia idea di strategia per le prossime regionali nel Lazio. Non oggi.

A dopo che torno al Gazebo.

Ore 22:44 (dal Comitato Marino)

Stanchi morti aspettiamo i risultati. Intanto è chiaro che Marino ha raddoppiato il voto degli iscritti. A dopo ( o a domani a seconda della stanchezza!)

D’Alema. Un motivo in più per votare Marino.

Lo ripeto a rischio di epurazione.

Noi perdiamo le elezioni perché il Pd e il PDS e i DS sono stati sottogovernati da gente così. Un grande statista D’Alema?

Ma fatemi il piacere. Sta lì da ventanni e da quindici anni siamo governati da Berlusconi. Forse D’Alema è solo un bravo velista postsessantottino.

Ma sentite che spocchia, che snob, che delirio di onnipotenza, che distanza. E’ odioso. A casa. D’Alema, ammetti il tuo triste fallimento: e vattene. Sei stanco. Vecchio. Lontano. Vattene.

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