Affollamento.
Oggi alla posta invece di contare le pecore e mentre non potevo più leggere il libro perché era quasi il mio turno, ho pensato alla quantità infinita di numeri che devo (dobbiamo) memorizzare:
il pin del bancomat
quello della carta di credito
quello del cellulare
la password della posta
di facebook
del sito del conto in banca
dell’ account della carta di credito
per accedere al computer aziendale
per accedere al sofware delle trasferte
per il sito delle presenze al lavoro
per accedere all’inps
per entrare nel sito delle poste
in quello di seatwave
per acquistare su I Tunes
per mettere l’allarme la notte
per collegare il cellulare al bluetooth
e ancora…
il codice fiscale
il CAP di casa se sei uno zingaro
la password per leggere il sito dell’Unità
per commentare sul corriere della sera
per caricare le foto di google
per quelle di flickr
eccetera eccetera eccetera
Ovviamente tutte diverse manco fossero le password delle valigette del presidente degli Stati Uniti.
E altrettanto ovviamente non so a memoria nemmeno un numero di cellulare tranne esattamente 3 ma che ho memorizzato ormai da anni. Ecco, quella di memorizzare numeri di telefono è un’arte che ho abbandonato da tempo. Mi sento come se fossi un tubo last in last out che significa che entra un numero e dall’altro lato ne esce un altro. Non c’è spazio. Nisba. Se no la schedina per espandere la memoria del mio cellulare a cosa servirebbe se non a sopperire a questa mancanza mnemonica?
Non vedo l’ora che un aggeggio infernale legga la mia retina (romantico, no?) o pretenda il mio polpastrello e la sua impronta (meno romantico, ma siamo lì intorno). Forse quello spazio del mio cervello può essere occupato da qualcosa di meglio e non deve essere nemmeno un caso che ogni tanto io le dimentichi in una splendida operazione di formattazione numerica (autonoma) degna di un hacker.





