NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “dicembre, 2009”

Ehi. Buon anno gente.

Contrasti

Lo stato dell’arte di un disastro in arrivo.

La questione è la seguente:

1) Campania: dominata dai bassoliniani usciti vincitori dal congresso

2) Veneto. Silenzio stampa perché la candidatura della bravissima Laura Puppato (comunque da sottoporre alle primarie) pare una scelta troppo intelligente.

3) Lazio. Zingaretti ha capito benissimo lo sputtanamento (mollare la provincia, ma almeno nel Lazio è un’emergenza visto l’affaire Marrazzo) a cui andrebbe incontro candidandosi ma tutti sappiamo che è l’unico che può battere la Polverini.

4) Puglia. Un sindaco appena eletto ha deciso di mandare a quel paese i suoi elettori e con la benedizione del baffino deus ex machina vuole fare le scarpe al bravo Vendola…e non dimentichiamo che i “trombati” ed “inquisiti” della giunta Vendola sono quasi tutti di area dalemiana.

5) Piemonte. L’unico luogo dove non doveva volare nemmeno una mosca, qualcuno è riuscito anche a mettere in dubbio Mercedes Bresso.

6) Lombardia: peggio mi sento. Penati premiato dalla Bersani&Co, va incontro alla sconfitta per direttissima. Mi stupisce il silenzio del PD lombardo. Ma un tentativo di candidare qualcun altro? Almeno lì la scelta c’è.

Sta accadendo che non esiste il Pd Italia. Esiste una specie di PD federale e affaristico in cui ognuno guarda al suo e concede all’UDC di fare altrettanto (leggi: allearsi con chi può vincere).

No strategia. No programmi a livello regionale da spalmare sui territori. No ricambio generazionale.

La questione sanità potrebbe essere una dirimente, nel Lazio come altrove. Mi inquietano certi legami con lo scandalo Marrazzo nel Lazio e Tarantino in Puglia e alcuni possessori di cliniche private.

Mi inquieta tutto.

E se ci candidassimo in massa? Che ne so. Civati a governatore della Lombardia. Vendola comunque in Puglia. Puppato in Veneto. Nel Lazio primarie e a questo punto Bonino. In Campania direi che l’astensione di massa è l’unica scelta (da entrambe le parti dei cittadini onesti).

Credo sia arrivato il tempo di uccidere il padre. Mi aspetto una ribellione anche internamente alla direzione nazionale del Pd. Una generazione che faccia toc toc a Bersani, D’Alema e Bindi e li accompagni all’ospizio più vicino. Ok, signori, grazie dei vostri servizi. Ora scriviamo giù un paio di cose, dieci punti e questa è la linea. Chi ci vuole stare bene. L’UDC ci sta? Bene. Ma ci sta in tutte le regioni. Altrimenti ciao. L’IDV ci vuole stare? Bene, alle nostre condizioni.

Invece accadrà questo: noi protesteremo in piazza e non ci ascolterà nessuno. L’UDC vincerà ovunque e dove va da solo deciderà nei ballottaggi. Il PD perderà voti a favore dell’IDV la cui politica delle alleanze è la stessa, ma mandano avanti noi a fare gli scemi del villaggio. Sì. Noi quelli che dovremmo essere i capi della coalizione. Quelli che dovrebbero dettare le regole. Forse Veltroni era pazzo a credere nel partito maggioritario. Ma questa segreteria ci ridurrà al 18%. Scommettiamo?

Dobbiamo forse augurarci una debàcle? Poi ve ne andate all’ospizio? No, perché allora potremmo anche lanciare il partito dell’astensione “Salva il PD da se stesso: uccidilo e rifondalo.”

Ovviamente tutto questo non prevede più che si parli di laicità. Quella è chiaramente carta straccia buona per i 4 froci e trans del Paese. Per gli altri appare qualcosa di sacrificabile.

Regionali Lazio: votate il vostro candidato.

…..che non è che, siccome è Natale,  ci siamo dimenticati della rivoluzione.

Nel senso che se non ci fanno fare le primarie alziamo un casino. Chiaro? Non siamo mica ubbidienti come in Lombardia noi.

Fatelo qui.

p.s. Io ho votato per Emma Bonino. Così l’ho detto. E pace.

A proposito di famiglie.

p.s. bellissime Daniela e Marica. ;)

Entomologia metropolitana pre-natalizia (quasi primaverile)

Li osservo senza agitazione, con lo sguardo scientifico – e un autostupore – sapendo di assistere a qualcosa di assolutamente naturale.

Sono due cuccioli. Sono maschi. Lottano, si mordono, si sottomettono l’uno all’altro, si ribellano.

Forse giocano. Forse, anche, stanno decidendo chi è destinato a dominare sull’altro.

Sono diversissimi e uguali, fratelli, nati dalla stessa cucciolata. Tra uomini si direbbe gemelli. Palesemente eterozigoti.

Non sono solo diversi nei connotati. Hanno caratteri diversi. Merlino è affettuoso. E’ fifone. Si spaventa più facilmente. Nella dinamica di un abbraccio ha bisogno di un contatto più forte, ti si tuffa nel collo, ti passeggia sulle scarpe per toccarti.

Ottone vive la sua dimensione di cucciolo in modo dominante.

Non è un caso che ieri la punizione (divoramento compulsivo di ripieno di cuscino) abbia avuto due diverse reazioni: la desolazione affranta di Merlino che si è andato a mettere in un angolo guardandomi con gli occhi dolci, mentre Ottone mi ha ringhiato, rivoltandosi. Discretamente, sapendo benissimo quali sono i rapporti di forza, ma ci ha provato. Credo di averlo fulminato, in un attimo di risposta animale. Ha abbassato lo sguardo.

Merlino molesta la madre in continuazione in cerca di coccole. Gli pianta il muso sul muso finché lei, esausta, non lo lecca. Poi gli ringhia. Lo caccia. Lo allontana. Anche questa è la natura ed è affascinante vedere in lei il cambiamento, la trasformazione. Come se da cucciola diventata madre fosse di nuovo tornata cucciola. Come se la maternità fosse stata una lieta parentesi. Nessuno strascico. Pensate voi. Tutte le emozioni materne e poi dimenticarle. Se potessimo scegliere, noi esseri umani pieni di luoghi in cui si annidano ricordi, cosa sceglieremmo? Che sia la memoria complessa a distinguerci dall’animale?

Merlino ed Ottone spaventano cortei di suorine. Incontrano cani che sono 4/5 volte più grossi di loro e gli appoggiano le zampe in faccia. I cani grossi stretti contro i muri, travolti dall’entusiasmo di questa cucciolata sfrontata.

Merlino ed Ottone si accoccolano sulla pancia del lupo aspettando Natale, leccano gli angoli delle pagine di un libro serale e forse, come il lupo, non hanno ben capito la follia strana di Roma. Non credo abbiano colto il delirio degli ultimi giorni con la città bloccata ovunque, sotto la pioggia, macchine in doppia fila, file fuori dalle pescherie, ordinativi di carciofi con le spine e macchine di fattorini cariche di pacchi di Natale, bestemmie collettive, amori nati al semaforo tra sorrisi di disperazione e sigarette fumate con la pioggia che ti casca in macchina. Ma forse si saranno accorti che Roma è passata da 3° a 16°. Si saranno accorti che l’inverno gelido e la pioggia, stamane sembravano spazzati via da un angolo di primavera. Abbiamo tutti odorato il mare, muso all’aria. A Roma contestualmente si è fatto il deserto così, come ad agosto, ho riapprezzato l’ebbrezza di una leggera velocità, quella leggera velocità che in un certo qual punto di Roma permette di sentire esattamente quel rumore che oggi, improvvisamente e mai così chiaramente, mi è parso metafora della natura delle cose. Di tutte. Sì, anche delle nostre.

altri tempi…

” Priamo allora, complice l’aiuto di un dio, decide di recarsi, da solo, all’accampamento degli Achei e di andare a implorare direttamente il nemico più sanguinario, il valoroso Achille. Reso invisibile dal dio Ermes, penetra nell’accampamento e arriva fino alla tenda d’Achille. Priamo, tornato visibile, si prostra davanti al giovane guerriero, implora pietà, arriva addirittura a baciargli le mani che sono ancora sporche del sangue dei suoi figli.

Achille, nel vederlo subito si meraviglia, poi prova compassione, perché in lui vede l’anziano padre, Peleo, che ha lasciato in patria e se lo immagina solo, vecchio, senza il sostegno del figlio andare mendicando chissà dove.

Così fa alzare Priamo, piange insieme a lui; lo invita alla sua tavola e alla fine gli concede il corpo di Ettore che così potrà essere sepolto e trovare la pace.”

Omero – Iliade.

p.s. è incredibile come alcune cose dimenticate, siano piantate lì a riemergere al’improvviso, utili per spiegare cose che con altre parole sono meno spiegabili. Ultimamente traggo a piene mani da cassetti che avevo dimenticato. Sarà che questo ricordo, nell’intervento di oggi ci stava tutto, ma tengo per me il senso contemporaneo. Voi accontentatevi di risentirne il sapore.

Quest’anno.

E’ Natale anche su questo blog. Un sano, infantile, Natale laico.

Perciò abbiamo (Lupo e folletti) fatto l’albero anche qui.

Una legge ad personam (per D’Alema però)

Ogni volta che parla vedo i voti del PD scemare.

Ogni volta che porge la mano a Berlusconi fa un danno incalcolabile.

Perché diciamoci la verità. Resta ed è un pezzo grosso del nostro partito, come molti dirigenti della sua età che, in questi 15 anni, hanno perso tutto e il contrario di tutto contro Silvio Berlusconi.

Dovrebbe, alla sua età, essere più consapevole dell’autorevolezza che ha quando parla. Perché quando parla lui, purtroppo, è come se parlassimo noi.

Proporre un condono tombale sulle violazioni imputate (i cui processi gli italiani chiedono solo che si svolgano regolarmente) a Silvio Berlusconi è come dire: La legge è uguale per tutti tranne che per uno che non vuole saperne.

E’ questo è ingiusto.

E significa abdicare alla democrazia.

Può essere anche che, machiavellicamente parlando, per non distruggere il sistema giudiziario e scaricare le colpe di uno su tutti (processi a ramengo, procure spostate, rimandi senza senso) possa sembrare di buon senso condonargli tutto per non peggiorare il resto, aspettando che la natura faccia il suo corso e che l’Italia si liberi dell’anomalia Silvio Berlusconi.

Ma a me, non convince.

Non convince perché Berlusconi è solo il rappresentante di un mal costume furbesco, tutto italiano. E’ solo la faccia di un italia furbetta che sfugge alle regole: dal saltare la fila alla posta al passare con il rosso, a parcheggiare in doppia fila ad evadere il fisco giustificandosi con il pensiero che la tassazione è alta ed ingiusta.

Il dovere che dovrebbe avere un grande partito di centro-sinistra è quello di tenere ferma e retta (soprattutto retta) la barra la democrazia come principio di uguaglianza. Postulare una cultura dello stare insieme, di essere popolo, differente da quella del centro destra.

Provare a dire all’Italia che solo nell’esercizio di popolo, nell’esercizio di senso dello Stato, nell’esercizio di nazione (ripuliti, questi termini, dai fanatismi propri della destra novecentesca e riempiti di senso nordeuropeo, per la miseria!), solo, così, dicevo, si potrà stare meglio.

Perché questi non sono sogni fanciulleschi di socialismo.

Questo è il sogno dei cittadini onesti.

p.s. ci mancava solo che D’Alema fosse proposto al posto di Rutelli, dimissionatosi visto che ricopriva quell’incarico a nome e per conto di un partito che ha abbandonato, alla commissione Copasir. Sembra quasi una beffa.

p.s.2 …e persino dando una scorsa al suo ultimo libro ci si accorge quanto il vecchio cinico baffetto sia lontano da una concezione politica contemporanea e piantata nel nuovo millennio. Odio ripetermi, ma certi dirigenti hanno davvero fatto il loro tempo. Non ho ancora capito come facciamo a dirglielo. Ci sto pensando sempre più seriamente.

Scarpe.

Le mie scarpe hanno un buco.

Lo sento quando piove.

Tirano su la pioggia. E la neve che si scioglie con il calore e fredda la pianta, si espande. Fredda gli occhi, la testa e le mani.

Quelle scarpe. Le stesse.

Devo solo ripararle.

Cammina. Cammina. Vai via. Vieni.

Turutump. Turutump.

Fiuuu. Fiuuuu.

Lo sai quanto ci mette una stella a coprire un secondo? 300.000 metri.

Tutti lo contano al contrario: 300.000 metri in un solo secondo. Un secondo, capisci?

Tac.

Finito.

Senza contare l’effetto superluminale.

“[...] brevi impulsi di luce che superano degli ostacoli con una velocità apparentemente maggiore [...] “

Non coglierlo.

Non fermarlo.

Qualsiasi cosa sia.

Turutump. Turutump.

Cambiare i connotati ai verbi. Transumanare il futuro anteriore in passato prossimo. O come dici tu non vivere il presente perfetto. Che bello il passato imperfetto.

Hai la nebbia per sparire. Un binario per morire. Una banchina da restare. Una nave da ormeggiare. Un battello da ubriacare.

Sentilo soltanto.

Tienilo come nessuno sa fare.

Quel movimento perpetuo.

E non ti domandare. Perché…che te lo domanderesti a fare?

Non c’è niente da rispondere. Io ho smesso.

Lasciami scrivere. Lasciati leggere, nella camera del cuore. E poi capovolgi la sfiducia.

La fiducia, capisci?

La fiducia.

….

Inadeguati alla felicità.

Pessima lo ha fatto di nuovo.

Mi ha strappato le emozioni di dosso (ispirata da Dorian Gray, prof?)

Quindi oggi ho letto e non scrivo. Non qui, almeno.

p.s. la citazione di Tonio Kroger mi ha scaraventato tra i brufoli – inadeguatissimi – dei miei 15 anni. Scorretto biglietto del treno per lettori taciturni. Credo che oblitererò all’arrivo.

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