Oggi è la giornata della Memoria, vi scrivo da un Paese che non ricorda mai nulla e che ha perso la capacità di indignarsi. Pensavo questo, questa mattina, mentre due loschi figuri, al semaforo, coprivano manifesti dedicati alla Memoria dell’Olocausto (autorizzati) con manifesti della campagna elettorale di Renata Polverini.
In pieno giorno, a due passi dal gabbiotto dei vigili urbani. Roma, piazzale della Radio, Italia.
Ma sarà vero che abbiamo perso la capacità di indignarci?
Eppure Del Bono tempo mezza giornata e si è dimesso.
Eppure Marrazzo, si è polverizzato dalla vita pubblica.
E non si tratta di affari privati. Ma di affari privati gestiti malamente e ambiguamente in modo commisto con la vita pubblica (cioè Marrazzo non si è dimesso per avere avuto una relazione con più trans – seppur molto fuoriluogo abbia chiesto scusa al Vaticano – e Del Bono non si è dimesso per avere avuto una relazione)
Mi viene (ad onore del vero) in mente solo qualcuno che dalla giunta Vendola si è dimesso per un posto da senatore e per mantenere l’impunità. Riflettevo sul fatto che la misura dello sdegno la si misura sulle aspettative. In ogni campo.
Più ci aspettiamo e più, una volta delusi, ci indigniamo per il tradimento dell’aspettativa. Perché nessuno (della PDL) si indigna se Berlusconi sta piazzando nei vari listini regionali veline e calendarine? Perché nessuno (della PDL) si indigna se il premier sfugge ai processi adducendo impegni di Stato che però non gli vietano di fare visite private dal democratico Putin? Perché non è la questione morale che i pidiellini si aspettano da lui.
Nessun italiano è così cretino da non sapere, ma tutti gli italiani si aspettano da noi una diversità che spesso, non c’è o è inutile. Berlusconi è spesso un fenomeno identitario per l’elettore italiano. E’ colui il quale è riuscito al meglio in quell’italianità macchiettistica da luogo comune che come tutti i luoghi comuni è un po’ vera. Noi siamo quelli dei maglioni di cachemire. Quelli con le librerie stracolme di libri e le case nelle isole siciliane minori. Capite? Chi diavolo deve identificarsi in noi? Una palese minoranza.
Dobbiamo dare spazio alle file della nostra politica e del nostro linguaggio a politici che siano più identitari e rappresentativi della società. Nella quale gli italiani possano specchiarsi (non nel modo veltroniano di inserire un rappresentante mediatico per categoria, ovviamente). In ultimo, noi, centro sinistra, abbiamo una grande responsabilità.
Non siamo detentori noi, di alcun primato in merito alla questione morale rispetto alla destra. Ma possiamo essere coloro i quali (come accade nei paesi civili) danno seguito agli errori etici e morali (in senso civico e legale) con le dimissioni e il ritiro dalla vita pubblica per ridare un minimo di dignità alle istituzioni. Alla Costituzione. Al senso dello Stato. Non è richiesta la perfezione al centro sinistra. Ma ci è richiesto di non essere evasori morali. SE sbagliamo dobbiamo pagare. Questo marca, almeno, una differenza tra cosa è la destra (oggi) e cosa deve essere la sinistra. Il centro non lo commento.
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