RIFLESSIONI SUL PROGRAMMA
Candidarsi come consigliere della Regione non può significare essere preparati su tutto lo scibile. E’ impossibile e nemmeno i consiglieri eletti, forse nemmeno le candidate presidenti sono in grado di scendere in profondità e dettaglio su tutto.
Questo non significa non essere in grado di esprimere credibilità nei confronti degli elettori ed essere in grado di disporre di un’offerta politica che gratifichi le competenze che abbiamo sul territorio, rincorra la parità di genere e la completa fruizione dei diritti come un’ossessione. Nei giorni che hanno preceduto la campagna elettorale ho avuto accanto giovani e meno giovani esperti e finalmente entusiasti di poter mettere insieme le loro migliori idee per un Lazio migliore di oggi. Ingegneri impegnati nella difesa del suolo, nel complicato mondo dei Rifiuti, nelle comparto energetico sia cosiddetto alternativo sia tradizionale. Carbone o vento? O tutti e due? Un altro riciclaggio è davvero possibile? E così via. L’abbiamo messo insieme alla mia storia politica che negli ultimi 10 anni si è concentrata sulla scuola e l’università e sulla battaglia per i diritti. Ed ancora il cambiamento radicale del mondo del lavoro in cui un giovane precario, oggi, magari ha la partita iva e si sente additato da certi politici non aggiornati, come un evasore fiscale.
Andando a ritroso e pensando alla Regione che avremmo voluto con tutte le persone che stanno lavorando con me, spesso ci dicevamo frasi come “questo non lo potrai mai fare”, oppure “questo costa troppo”, oppure, ancora peggio “chissà dove vanno a finire quei soldi”.
Abbiamo compreso che i primi punti di un vero programma politico a qualsiasi livello non possono che essere:
1) la questione morale (onestà e trasparenza)
E’ la faccia del vostro candidato. Vi fidate di me? Ritenete che io sia una persona onesta? Allora votatemi. Lo stesso ragionamento fatelo con tutti gli altri. Come crediamo sia possibile avere i soldi per rendere gli asili nido accessibili davvero a tutti se i soldi vengono spesi male? Come pensiamo di coprire gli sgravi fiscali per le aziende che assumono i giovani o favoriscano la parità di genere nella crescita professionale?
2) l’efficienza
Il secondo punto riguarda la preparazione, l’attitudine e la biografia di un candidato.
Nel mio lavoro sono abituata a lavorare per obiettivi. A misurare le azioni per arrivarci con il minimo costo possibile e a dare un ritorno di quanto raggiunto. Il lavoro in un ente pubblico è un lavoro come gli altri. Si deve essere presenti e, soprattutto, si deve essere garanti del lavoro svolto da se stessi, dalle commissioni di cui si fa parte, ecc. In programma abbiamo pensato di proporre il BILANCIO UMANO. La misura, cioè, delle azioni dei singoli consiglieri. Quante delle proposte fatte (magari per poter sventolare un pezzo di carta) vanno effettivamente in porto? E quando vengono approvate vengono effettivamente messe in campo tutte le energie per realizzarle? Penso alla bella legge sull’omofobia approvata in Regione. Chi sta verificando o lo farà che le cose scritte lì verranno fatte? Essere efficiente significa anche: fare rete, condividere informazioni ed avere capacità di sintesi. Molte volte le cose già esistono. Le competenze sono già a disposizione. Ma non si usano.
3) Laicità
Questo punto distingue a mio parere la maturità di un politico. La mia storia personale parla da sola, ma ora che devo confrontarmi con il voto e avendolo sempre preteso da altri ritengo che ogni parola è vuota se non le si dà una declinazione. Nella declinazione del programma non affronteremo solo la questione LGBTQI. La laicità è anche un principio di integrazione sociale (e ormai di sicurezza nazionale) nel dialogo tra religioni obbligatorio in una società multirazziale. La laicità come metodo di indagine che sgombra il pregiudizio su qualsiasi questione, riguardante qualsiasi tema. Laicità come capacità di rimettere in discussione le cose seguendo gli sviluppi della società.
4) L’accessibilità
Quando si parla di sanità. Di lavoro. Di asili nidi. Di scuola. Di cultura. Di diritti, la frustrazione più sentita è proprio la mancanza di accessibilità. Persino la democrazia in questo paese ha un problema di agibilità democratica se si pensa ai soldi spesi nelle campagne elettorali. Noi pensiamo ad una Regione impegnata nel rimuovere tutte le barriere architettoniche non solo in senso materiale, ma anche in senso misurato. Pensiamo ad un lavoro di squadra ossessivo che lavori monitorando le difficoltà e risolvendo i problemi. Persino l’abbattimento della burocrazia (penso alla difficoltà di costruire un impianto fotovoltaico nel Lazio, volontà che si scontra con i veti incrociati degli enti che non sono coordinati al meglio) è una necessità prioritaria. La cultura. Non deve essere chiusa in grandi cattedrali ma diffusa nei quartieri anche a diffondere sicurezza (penso al modello Torino e alla riqualificazione di San Salvario)
Su queste quattro gambe abbiamo declinato per gli argomenti che ci stanno più a cuore alcune proposte possibili. Li abbiamo messi su un tavolo che consideriamo solido ed equilibrato. Ora che avete letto questa premessa, ora che avete compreso quali sono i fari che ci hanno illuminato in questo percorso, sappiate che tutto ciò che proporremo si appoggerà qui sopra. Ovviamente il tavolo è largo e potete cominciare a sognarci su…consapevoli che è possibile.
Ne stiamo cominciando a dibattere qui, in attesa che il sito sia on line (stanno lavorando come matti)
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