NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “marzo, 2010”

Gay. L’Istat svolta prima della Corte Costituzionale.

Il mondo cambia. Malgrado Cota. Non nascondetevi ora. Se ci contano. Facciamoci contare.
http://www.gay.it/channel/attualita/29513/Svolta-Istat-Conteremo-anche-le-coppie-gay.html

Questa destra ossessionata dai gay. Vogliamo ricominciare a parlare di asili nido?

Il primo pensiero di Cota va al Gay Pride di Torino.
Pare che toglierà il patrocinio della Regione. Ho in mente che sarà un Pride ancora più partecipato dell’anno scorso e consiglierei un passaggio colorato in Val di Susa…magari la sera prima.
Esempio di unità e compostezza dove l’anno scorso accanto a Francone (che per fortuna non è qui a vedere questo scempio) c’erano gli operai di Mirafiori in uno dei primi esperimenti di trasversalità da diritti civili e sociali. Ma si sa, i Pride, non sono luoghi frequentati dalla destra xenofoba ed omofoba dalle molte facce, se non di nascosto, o di notte. Togliere il Patrocinio al Pride è atto simbolico di prepotenza, genuflessione al pensiero unico clerical-manzoliniano, espresso su Rai Uno da un pò rete ufficiale della discriminazione politica e civile. Atto sciagurato che tradisce la cosiddetta maturità della Lega di Terza Generazione (che non è roba di ferro celodurista). Quella Lega che si vorrebbe cambiata dagli editti che potete ricordare qui:
http://www.leganord.org/ilmovimento/manifesti2006.asp (se andate più indietro è sempre peggio)

Stupidità. Poca furbizia che non è all’altezza delle destre europee che quando vanno al potere si guardano bene dal togliere i diritti civili acquisiti. Non li hanno concessi loro, stanno lì, non se ne parli più ed ora vi facciamo vedere cosa facciamo per i lavoratori e l’economia eccetera eccetera.

Tutta questa ossessione esteriorizzata ha due nature: copre una omofobia riflessiva e soprattutto nasconde l’incapacità di mettere in campo una vera politica per la famiglia.

Ne abbiamo avuto prova in questa campagna elettorale io e Luca Sappino di SeL invitati in TV contro due dello schieramento opposto che alla parola famiglia della giornalista sono saltati a fare gesti apotropaici contro gli omosessuali affrettandosi a dare la giusta definizione enciclopedica (e biblica) della Sacra Famiglia. Con molto candore io e Sappino siamo tornati a parlare di asili nido, parità di genere e lavoro dicendo loro che non avevamo nessuna voglia di parlare di omosessuali. O non solo.

E’ qui che si manifesta la nostra incapacità di risposta politica, qui che un segretario dovrebbe reagire e tuonare difendendo la comunità LGBT torinese che si è battuta (unica in Italia e compatta…forse per questo viene subito epurata dai favori della Regione? Eppure Cota era stato chiamato dalla comunità…) per la vittoria di una candidata per cui valeva la pena. Noi dobbiamo smascherare la loro inettitudine, il loro marketing rovesciato (parlare contro per apparire pro).

Lì si sono incuneati e molti poi “fanno” o semplicemente “ci sono” e sono “toccabili”. Noi non ribattiamo. Non ci possono toccare nel senso di mano sul braccio. E ultimamente lì, in quei luoghi dove stravincono, come dicevamo stamane, non ci siamo proprio.

Non è Bersani il problema. Fermi tutti.

A Bersani contesto solo due cose.

Primo. Non avere ammesso la sconfitta in modo chiaro. Lo sa benissimo che abbiamo perso, ma deve difendersi dal massacro interno e ha finito per subire quello esterno, il nostro, che è peggiore e dobbiamo cominciare a capire che è quello che più dobbiamo temere. E’ la gente che rafforza un segretario coraggioso. Non le correnti.

Secondo. Non essere avvicinabile fisicamente. Ed in questo incarna la natura del PD, natura che non fa troppi danni nel tessuto asociale urbano, ma ci massacra nelle province, ci rade al suolo nei luoghi dove si vota per conoscenza e stretta di mano. Il paragone con i mondi commerciali è incredibile. Berlusconi in questo è un esperto. Una macchina, secondo acquisto più importante dopo la casa, sul monte Amiata si vende a domicilio sulla carta da pane. A Roma in giacca e cravatta e con una professionale consulenza finanziaria.

Duecento chilometri due mondi opposti.

Le città tengono davanti al nostro allontanamento fisico. E’ come se avessimo assunto una dimensione urbana. Noi non abbiamo abbandonato i lavoratori o i contadini. Semplicemente avere fatto crescere una classe dirigente e quadri di partito con il colletto bianco ci ha tagliato fuori da certi mondi. I militanti, invece, si assottigliano. Invecchiano.

E’ difficile avere le sensibilità per parlare con mondi diversi se non li si vive. Ci riesce uno ogni cento anni. E non basta nemmeno il PD in salsa veltroniana che candida uno per categoria pensando che basti. Non basta essere gay per essere votato dai gay. Figuratevi se basta avere un operaio in lista per farsi votare dagli operai.
Questo crea l’incomprensione cancerogena che la vittoria passi per le alleanze e non per i programmi. Bersani venga con noi in giro per mercati. Senza telecamere che lo rendono marziano e senza giacca e cravatta. Si butti nella mischia. Subito. Lasci perdere salotti e caminetti e direzioni politiche.
Non è Bersani che deve andare a Mirafiori. Il PD deve risiedere lì. E lì c’era una volta il sindacato. Ora ci sono dei privilegiati che fanno quasi incazzare più loro gli operai dei padroni. La Lega dilaga in questo malcontento. I Partiti nuovi, Forza Italia, la Lega, i Grillini, hanno pescato nel mucchio. Nelle leadership locali. Nel nostro partito, nei partiti anziani, non siamo in grado di attuare il merito perché ci sono linee di fedeltà repulsive, gerarchie insindacabili. E da questo provengono le scelte di conservazione di candidati presidente di Lombardia e Veneto. O la composizione di liste e listini in spregio del futuro, solo per conservare posti e poltrone che poi, perdendo, sono sempre di meno. Sembra un gioco ad eliminazione.
Non serve adesso cambiare Bersani e nemmeno commissariarlo. Il dibattito interno anche furibondo si faccia. Ma non guardando chi dei soliti deve occupare quale ruolo. Perché se Bersani è un incapace allora in lui si rispecchia una classe dirigente intera. O tutti a casa o tutti al proprio posto e di nuovo pancia a terra, insomma.
L’analisi si faccia come si faceva una volta.
Si faccia l’analisi del voto territorio per territorio, seggio per seggio. Si prendano mille (o quanti ne servono) ragazzi e ragazze e li si spediscano a fare il partito. Ad organizzare una campagna elettorale permanente. A riprendere le scuole, le università, i luoghi di lavoro, le categorie. Lo si faccia senza guardare da dove vengono e chi sono. Si apra un assesment delle risorse umane di partito. In busta chiusa. Tu vai a Latina. Tu a Palermo. Tu in Val di Susa. Il problema non è Bersani e non è fondare Fondazioni o associazioni. Siamo tutti responsabili. Ognuno adesso, nel PD, guardi al proprio territorio, guardi in basso, non in alto. E prenda in mano la situazione che è già tardi.

Viene aperta la Campagna Elettorale Permanente Collettiva

Chiusura giugno 2013. Presto, qui e ovunque. Collettiva ho detto.

Fabbrica 2013

Il miglior modo per ringraziare le poco più di 3000 persone che “ci” hanno votato è essere ancora qui al lavoro. Non bastano, ma sono la dimostrazione che abbiamo fatto la cosa giusta. Siamo in “fabbrica” adesso e non molliamo nessuno. Il 2013 ci aspetta.

L’ombelico del mondo e i centri concentrici di una sinistra più chic che radical

Ecco.

Prendete il cuore di Roma caput mundi. Il I Municipio. Quello del centro. Di chi abita a Trastevere e a Campo de Fiori. Lì la Bonino ha stracciato la Polverini 57 a 42. Per cento.

Poi allontanatevi. Cominciate a non permettervi più la casa in centro. La bella macchina, la barca. Cominciate a non arrivare più alla fine del mese.

Arrivate fino a Latina. Fino a Viterbo.

Nell’agro pontino dove i contadini (agricoltori? Ma dove?) svendono i campi per farci su impianti fotovoltaici.

Le provincie?

Aveva forse ragione Melilli, presidente del PD Lazio, presidente della provincia di Rieti, quando si dimise dopo avere visto la romanità del listino? Chi li conosce gli altri? I pezzi grossi sono solo a Roma e Provincia nella nostra lista. Pezzi da 90, eh. Grosse preferenze personali. Le sto guardando crescere come una torta nel forno.

Il Roma centrismo uccide persino nel Lazio.

Poi allargatevi.

Beccatevi:

1)Campania: dove l’anti Bassolino, tale De Luca, perde vergognosamente. Non nella sua città, dove governa. Qualche domanda è d’obbligo, malgrado tutto. Bassolino chi? Sì quello che portò la Bersani alla vittoria, dove noi andavamo ai congressi ed era già tutto fatto.

2) Calabria: non disponibile.

3) Puglia: omosessuale comunista vince per la seconda volta di seguito dopo aver parato le coltellate alle spalle per mano dello stesso povero Cristo (Boccia) armato dallo stesso Giuda in malafede (D’Alema) ispirato dalla GRANDE ALLEANZA con l’UDC e dal controllo dell’acqua. Pubblica. In Puglia abbiamo capito? Capito? Ehi….hai capito? A casa. Subito. Cartellino rossissimo. Più rosso di così c’è solo l’arcobaleno. Vendola fa più voti della coalizione. Misteri della fede o misteri di leadership? Quello con la gente ci parla. Ti ci puoi avvicinare. Lasciamo stare i nostri. Una nobiltà di altri tempi che evoca la rivoluzione francese ed un uccidere il padre di antica memoria.

4) Basilicata: non so cosa sia successo, la Basilicata è in realtà uno stato federato dei Paesi Bassi. Nessuno ne conosce nulla, nessuno se ne occupa. Esiste la Basilicata? (sappiamo solo che stanno partendo treni in quella direzione)

5) Lombardia: vergogna. Vergogna. Vergogna. Si perde sapendo si perdere e si perde malissimo. Civati presidente valeva almeno 6/7 punti di più. Consiglieri in più. Mattoni per il 2013. Ma tanto….2013? Cosa può fregare del 2013 ai nostri vetusti? Saranno vivi?

6) Veneto. Idem con patate. Laura Puppato grida vendetta ancora di più di Pippo Civati presidente. Arivergogna.

7) Piemonte. Piemonte Torinocentrico? Grillo cretino? Entrambe le cose. Paghiamo anche lì un divario folle tra la città e la provincia. Tra il voto di opinione solidale ed il voto di pagnotta egoistico. Dobbiamo stravolgere il senso dell’egoismo. Insegnare che pensare a tutti è pensare a se. Non siamo riusciti. Questa è la sconfitta che brucia di più. I celti ci metteranno mesi prima di capire come leggere lo Statuto Regionale. Scommetto che Mercedes sarà assoldata come consulente.

8) Emilia Romagna. Lì Grillo ha fatto bene a mettere un paletto alla nostra arroganza. Abbiamo vinto ma non come si dovrebbe vincere in Emilia Romagna. Vediamo se arriviamo al quinto mandato per capirlo.

9) Toscana. A mani basse. E senza UDC. La terra di Dante resiste e persiste. Malgrado noi.

10) Umbria. Vince la Marini dopo essere passata dalle primarie. Eh. Appunto. Il peso della Binetti è finalmente decretato. Non dà valore aggiunto al voto cattolico.

11) Marche a mani basse senza l’estrema sinistra (vabbé, consentitemi senza pensarlo) ma con l’UDC. Rovesciando gli addendi. SE nelle Marche fossimo andati senza UDC e con la sinistra avremmo preso 2 punti in più. Non oso pensare il dazio di assessorati a quelli che “sosteniamo solo i migliori”.

Ed infine, miei cari. Voi. Cittadini italiani. Stanchi, annoiati, pigri. Guardo le mie preferenze faticose…vedo quelle dei pezzi da novanta lievitare. Territoriali. Ben piazzate. Le scrivete voi. Oppure non le scrivete. Noi dobbiamo cambiare. Acquistare fiducia. Voi dovete svegliarvi dal torpore. IL paese cade a pezzi ed ora ci casca in testa in formato calcinacci. C’è poco da ridere. Qui è tutto da rifare. A partire dal PD.

Abbiamo perso. Io lo dico. Chiaro. Tondo. Leghista e laziale.

Purtroppo cammellare un congresso non basta per cammellare un Paese.

Ho appena convocato un congresso generazionale ed intra-partito. Vediamo se i giovani sono vecchi. O se partiamo alla carica. Questo è il fondo. Ma si risale solo azzerando anche in modo maldestro.

In attesa.

Siamo al comitato Bonino. Seguiteci su FB, lì aggiorniamo minuto per minuto.

Qui: http://www.facebook.com/cristiana.alicata?ref=profile

p.s. come nascondervi l’agitazione di questi momenti…

Come si vota.

Trovate tutte le istruzioni cliccando qui.

Roma vs Inter 2-1. A lezione di stile e di correttezza

Era dai tempi della Juve di Moggi che non mi capitava di assistere ad una partita così (vista in un centro sociale di San Lorenzo durante il silenzio elettorale). Calci pesanti e sagra del cartellino giallo (6 ammoniti contro 1) , un gol regalato in fuorigioco e soprattutto due espulsioni sull’ultimo uomo ridotte a un cartellino giallo. Chi lo avrebbe mai detto due mesi fa? E chi lo avrebbe detto che questa partita sarebbe assomigliata alla riscossa del più debole sul più forte, dello stile sul violare le regole, della mitezza sull’arroganza. Persino quel sarcasmo antipatico di Mourinho contro la faccia seria di Ranieri. Speriamo sia il simbolo della riscossa di tutti i fragili ed i deboli che abbiamo incontrato in queste settimane, di un nuovo inizio. Pulito. Sobrio. Onesto e non per questo perdente. Forza Roma. Forza (Regione) Lazio.

p.s. ovviamente è stato bello anche parlare con i “compagni” del posto, con la loro delusione. Con la voglia di avere di nuovo la politica in mezzo alle strade. Guardavamo i vip in tribuna, dal maxi schermo, e pensavo che lì, su quelle panche di legno di un quartiere simbolo della Liberazione, si stava meglio.

Il nostro asilo su repubblica.

Qui, l’articolo.

Qui, le foto.

Domani alle 11:00 apriamo un Asilo Nido al Campidoglio.

La situazione degli Asili Nido a Roma sta assumendo dimensioni grottesche e mettendo in seria difficoltà la famiglie. Noi candidati del centro sinistra (alcuni dei quali omosessuali), da sempre accusati di “minare” la famiglia, vogliamo esprimere la nostra solidarietà alle famiglie romane e fare capire loro chi davvero attacca la famiglia.

Ci sono asili nido comunali pronti che NON vengono aperti.

Educatrici che hanno vinto il concorso nel 2005 che NON vengono assunte.

Ai nidi Convenzionati vengono tagliate le fasce orarie (non più copertura fino alle 18 ma fino alle 16:30).

Senza contare quanti pochi posti ci sono: 100 mila bimbi tra 0 e 3 anni a Roma e solo 12/13 mila posti. La lista d’attesa più lunga d’Italia.

E’ vero che siamo in campagna elettorale ma la destra ci attacca dicendo di votare Polverini perché a sinistra c’è Emma Bonino e ci sono candidati omosessuali ed è giusto dirvi che NON è così. NOI abbiamo a cuore la famiglia e staremo al vostro fianco per ottenere un servizio più giusto, più pubblico e ben controllato che premi i convenzionati che seguono le regole.

Così, domani e simbolicamente, apriremo un enorme ASILO NIDO PUBBLICO nella piazza del Campidoglio e invitiamo le famiglie, le educatrici e gli operatori e la cittadinanza a venire a giocare con i bambini sotto il terrazzo del sindaco.

Cristiana Alicata (PD)

Luca Sappino (SeL)

Saverio Aversa (SeL)

Sergio Rovasio (Lista Bonino-Pannella)

Klaus Mondrian (Federazione della Sinistra – Rifondazione Comunista)

Noi avevamo denunciato giorni fa il tutto così:

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