NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “aprile, 2010”

Il Vaffagrillo che condivido.

Marco Bracconi, qui.

Rassegna stampa casuale facendo colazione in albergo.

Secondo lo scrittore-imprenditore Baricco (su Libero che mi è capitato in mano in albergo): “…non ho mai visto un periodo di maturità democratica così lungo come questo.”

Sempre per Libero, queste foto, incitano ad un’orgia omosessuale.

Diciamo che dopo queste letture mattutine edificanti, apologia di un Regime, mi chiedo Baricco in che mondo viva e come faccia, non dico un intellettuale, ma anche solo una persona intelligente, a non comprendere che maturità democratica non fa il paio con durata della legislatura.

Riflessione sul PD romano ovvero il senso delle “buche” e delle case cantoniere.

Non si può negare in alcun modo l’enorme sforzo messo in campo negli ultimi mesi da parte del PD romano, guidato dal coordinatore temporaneo, Marco Miccoli.
Se devo dare un merito a Marco Miccoli è di essere un segretario (permettetemi di definirlo così) accessibile e disponibile. Presente. Esattamente le caratteristiche che si cercano in un punto di riferimento cittadino.

In molte parti il Partito, anche senza deleghe e strutture, si è rimboccato le maniche e si è buttato a capofitto nella mischia. Lo vedo accanto al tema degli asili nido collaborare con le famiglie e le educatrici, costruendo insieme a loro percorsi di lotta e proposta. A Muratella ospita la cittadinanza e si pone come interprete della terza via. Non quella demagogica e populista del sindaco che li voleva cacciare via i nomadi, ma non l’ha comunque mai fatto e nemmeno è intervenuto a difesa della popolazione angariata dai fumi di diossina. E nemmeno, direi, a quella buonista nella quale dai salotti buoni ci siamo sempre incartati al grido di “poveretti”. Punto. Fermi lì sul poveretti e il nostro prosecco.

La terza via è quella dell’esercizio della legalità e della questione morale, applicato a quelle che chiamo buche sociali. Le buche sociali sono i piccoli bisogni. I bisogni di quotidiani e di benessere esistenziale. A quelli abbiamo pensato spesso poco. Anche impedire che un qualsiasi essere umano, sia esso rumeno o italiano, cinese o padano, possa bruciare copertoni sotto la finestra delle nostre case è questione morale.

Una volta le strade dell’ANAS erano gestite dalle case cantoniere, memoria visiva dei viaggi della nostra infanzia. Ci sono ancora, ma sono state debellate, vendute, avariate. Le Case Cantoniere erano l’esercizio della cura del territorio, della prevenzione gestita in modo umano e appassionato. Forse una visione romantica, ma era il senso di una presenza e di presidio. Di sicurezza.

I circoli del PD, in qualche forma, devono tornare ad essere Case Cantoniere. Devono farlo anche punzecchiando le amministrazioni municipali governate dal centro sinistra la cui abitudine all’esercizio del governo, forse distoglie dalle buche sociali sopra definite. Persi come siamo negli equilibri di corrente, nel non considerare non cosa si dice ma chi lo dice. Equilibrismi di potere che vanno debellati. Rasi al suolo. Dobbiamo ricominciare, in alcuni luoghi, anche da noi.

L’ingessatura dei processi burocratici, la spartizione correntizia regna ancora sovrana nel nostro partito.

Inviare task force ai quattro angoli della città, in un’operazione che appare di riconquista del territorio riuscirà se questo partito avrà il coraggio di smantellare gli equilibri costituiti. Di creare qualche scontento tra i potentati interni. Di sovvertire le gerarchie. Di cercare, davvero, chi, in quei territori, del PD o vicino al PD, è davvero parte del territorio. Lo conosce. Lo cura e lo presidia. Solo così noi potremo ricondurre a noi il consenso. Non contentando i portatori di interessi e preferenze locali. Ma arruolando i portatori di bisogni e di rispetto popolare.

Quelli saranno i cantonieri di oggi che domani potranno essere classe dirigente per il 2013. Serve un cambiamento radicale. Non nelle liste del 2013, ma nel lavoro da fare oggi. Subito.

Non è giusto lasciare l’iniziativa agli eletti che agiscono per proprio consenso personale. L’attore principale, il produttore deve essere il partito. Con deleghe tematiche forti. Gli eletti i collettori, i portatori dell’azione politica. Lì, nei militanti del partito, c’è il ricambio da eseguire.

In ultimo, una piccola nota. Spostiamoci dal centro protetto dai varchi. Non possiamo fare gli incontri pubblici nei luoghi del centro di una città come Roma. Ci saremo solo noi. Spostiamoci, anche in modo simbolico, nei luoghi mancati e mancanti. Serve. Non è demagogia.

Di questi tempi i simboli servono. Sono i luoghi virtuali cui riattaccarsi. Sogno un PD che si riunisce a Tor Bella Monaca.
Sogno che sia aperto davvero.
Sogno che qualcuno ci urli.
Sogno che qualcuno ci entri.
Sogno un PD dove ci ascoltiamo.
Dove non ci siamo 200 interventi mentre la sala è fuori a fare caminetti.

Durante la riunione sugli asili o sulla diossina a Muratella, nessuno stava fuori a fare caminetti. Non c’erano poltrone da spartire, ma problemi da risolvere.

Capiamo la differenza o no?

Buon 25 aprile a tutti. Soprattutto agli “altri”

Buon 25 aprile. A tutti. Al nord, al sud. A quelli che aspettano i diritti. A quelli che sono arrivati qui da poco, a quelli che la pensano in modo diverso. Anche a quelli che la democrazia gli sta stretta. Perché per noi, la libertà, è piena e totale. E’ democrazia insomma. Ed è il principio da difendere. Per tutti. Chi nega la libertà e la parola. Da ogni parte. Ecco, quello è un fascista.

E noi siamo antifascisti.

La contestazione delle istituzioni democratiche con violenza ed insulti, per esempio, è fascismo. Che senso ha tirare uova e monetine su un palco dove oltre alla Polverini ci sono Zingaretti e Rendina? A chi giova? Solo alla repressione della libertà. Presta il fianco alla deriva. Chi non riconosce il voto democratico è pericoloso e fa il gioco di chi non vede l’ora di limitare la libertà. Qui.

I Love Muratella. Anche loro.

Ricevo da Marco Romagnuolo.

Allora, da stamattina il Comitato di Quartiere Muratella sta raccogliendo le firme per la diffida che richiede al Sindaco ed al Prefetto lo sgombero del campo nomadi ed il ripristino della legalità  e sicurezza nel quartiere.

In tre ore abbiamo raccolto duecento adesioni, ad un certo punto abbiamo dovuto iniziare a organizzare la fila perché c’era gente che protestava perché qualcuno scavalcava. Succede anche questo quando si è disperati.
Circa mezz’ora fa sono venuti da noi quattro bambini del campo nomadi di cui stiamo richiedendo lo sgombero.

Bimbi: “Ma voi qui cosa fate?”
Noi: “Stiamo chiedendo lo sgombero del campo nomadi di Via Marchetti. Voi di dove siete?”
Bimbi: “Siamo a Via Marchetti. Ah, quindi ci mandate in un posto migliore! ma sapete già  dove andremo?”
Noi: “Purtroppo no, sappiamo però che stanno preparando dei campi accoglienti come quelli di Via Candoni, dove c’è anche l’acqua e la luce”
Bimbi: “Meno male, in questo campo si sta proprio male, non c’abbiamo nulla”
Noi: “Ma voi andate a scuola?”
Bimbi: “No perché non ci vengono a prendere, non c’è posto”
Noi: “Ma voi sapete chi è che la notte accende i fuochi alle gomme? Perchè lo fate?”
Bimbi: “Sono quelli di un altro campo, noi siamo arrivati da poco. Possiamo prendere gli adesivi? ne dai uno anche a noi?”

Così abbiamo preso quattro adesivi “I love Muratella” e li abbiamo dati anche a loro.

I quattro bambini ci guardavano con quegli occhi da… bambini. Quegli occhi che ancora non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, il bene dal male. Quei bimbi non sanno che rovistare nei cassonetti porta malattie, non sanno che a giocare con i topi si rischia di prendere il tifo, non sanno che quel brutto odore delle gomme bruciate li uccide, non sanno che rubare il paccetto di caramelle al supermercato non si fa. Sono solo bimbi.
La presenza dell’accampamento abusivo è un problema per i cittadini che ci abitano intorno per via dell’illegalità , della sicurezza, dell’igiene, della salute, ma è un problema anche per chi in quel campo ci vive tutti i giorni. Una soluzione la stanno attendendo tutti i “residenti” del quartiere: sia quelli legalmente riconosciuti che gli stanziali che vivono nei campi.

Se non vogliamo dare una risposta agli adulti, ai bambini dobbiamo darla per forza. I bimbi non portano la colpa dei loro genitori e delle azioni illegali che gli insegnano a compiere. La colpa ce l’abbiamo noi se non li salviamo.

Continueremo a raccogliere le firme, presenteremo la diffida al sindaco perchè lo sgombero s’ha da fare e subito, lo denunceremo se non prenderà  provvedimenti immediati. Il problema dei nomadi va risolto, la strada è tracciata e va seguita, anche perché l’Italia prende enormi fondi dalla Comunità  Europea per fronteggiare la questione. I campi autorizzati vanno costruiti, bene e subito, l’illegalità  va combattuta sempre, e i bambini devono imparare andando a scuola. Senza istruzione non c’è futuro. Né per noi né per loro.

Oggi la mia voce diventa ancora più grossa. Non mi toccate i bambini.

Legittime (appunto) richieste.

I bambini Rom al gazebo del comitato di quartiere, mi racconta Marco, si sono avvicinati chiedendo se stavano raccogliendo firme per mandarli in un posto migliore…si sono presi gli adesivi “I love Muratella” e noi li avremo a cuore come gli abitanti del quartiere perché è qui che si misura la differenza tra destra e sinistra….vero?

Benvenuta festa del cinema LGBT a Roma

Questa sera al cinema l’Aquila atterra la prima Festa del Cinema LGBT di Roma Queering Roma, prendendo, umilmente e consapevolmente, il testimone della festa torinese, da Sodoma ad Holliwood, che quest’anno ha compiuto addirittura 25 anni.

Ce ne sono tanti di motivi per cui un evento così bello ci ha messo così tanto a nascere. Ma oggi è un giorno di festa ed io sono emozionata come una ragazzina e lo sono per tutti noi, perché sia l’inizio, vero, di un’emancipazione anche dalle modalità di intrattenimento romano a cui la comunità possa accedere.

Benvenuta festa del cinema.. Benvenuta.

Buon compleanno, Roma.

“Lettera aperta ai vescovi di tutto il mondo”

Di Hans Kung, anziano teologo. Qui. Qui su FB.

Che io ricordi, scavando scavando, l’unico momento simile nella storia della Chiesa, mi fa venire in mente Martin Lutero. Spero solo che i cattolici italiani si rendano conto leggendo con molta attenzione le critiche davvero profonde che Kung muove a questa gestione della Chiesa.

Sì. E’ vero. Parlare di gestione della Chiesa la fa diventare, all’improvviso un luogo terreno ed associativo privo di spiritualità. Il maggior danno, cioè, che la Chiesa ha fatto  a se stessa e a chi ci crede.

writingmood##

La mia impopolare opinione su Saviano.

Berlusconi è il premier pluri-inquisito.

Berlusconi è uno dei maggiori editori italiani (Einaudi, Mondadori).

Saviano scrive di mafia.

Saviano pubblica con Mondadori ed Einaudi.

Repubblica usa Saviano per fare web-audience (parola di uno dei più grandi scrittori italiani il cui nome tengo per me)

Oggi su Repubblica il numero 1 di Mondadori implorava Saviano di NON lasciarli e che in Mondadori c’è tanta libertà. http://www.repubblica.it/politica/2010/04/19/news/non_lasciare_la_mondadori_ti_garantiamo_libert-3448374/

2010, Einaudi (sempre di proprietà di B.) pubblica l’ultimo libro di Saviano.
http://www.ibs.it/code/9788806202187/saviano-roberto/la-parola-contro-la-.html

Molto in-pubblicamente qualche dubbio di bieca operazione di marketing condivisa dai due editori Repubblica-Berlusconi, entrambi titolati a guadagnare sul ragazzo, mi vengono.

Ecco. Scusate. So di essere impopolare, ma lo penso e lo dico.

p.s. Qui, in campagna elettorale lo coinvolgevo, senza risposta. Più facile chiamare l’ONU che descrivere la buona politica. Dove comincia il business, finisce il servizio pubblico.

p.s.2 Sono tra coloro a cui Gomorra è piaciuto tantissimo.

http://www.cristianaalicata.it/index.php?option=com_content&view=article&id=54:se-saviano-diventa-professionista-dell-anti&catid=1:politica&Itemid=17

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