Voglio affrontare questo tema con tutta la calma del mondo, prescindendo per un attimo da ciò che penso personalmente, dalla tranquillità con la quale la nostra generazione considera quell’oggetto come un compagno fedele, proprio a proposito di fiducia.
Non riesco a trovare l’estratto delle effettive parole del Papa, quindi mi sono andata a leggere tutti i commenti, anche sui giornali cattolici.
Proviamo a riassumere.
Da ciò che ho capito, secondo il Papa, l’uso del preservativo può essere considerato come il primo passo di moralizzazione, il primo momento di consapevolezza e dell’esistenza dell’altro. Cioé, pensarci, fermarsi un attimo, proteggere l’altro da se stessi, è una specie di interruzione alla bieca carnalità, all’istinto senza controllo.
Rifletto. Forse il ricorso al razionale, durante l’atto sessuale, è il primo passo verso l’astensione, verso il fermarsi, verso la riflessione su quanto sta accadendo.
Il fatto è che noi, oggi, abbiamo un’idea del sesso ben diversa.
Quando una mia amica ha un’avventura, la prima cosa che le chiedo è se ha usato il preservativo per proteggersi. Non penso affatto ad una maternità indesiderata, ma penso alle malattie e fin qui ci siamo. Poi le chiedo se è stata bene (ed entro quel “sei stata bene?” c’è un “ti sei lasciata andare ed anche lui?”), se hanno fatto colazione, se le è piaciuto. Non so. Non drammattizziamo molto. Il sesso appare come un modo di comunicare, di entrare in intimità con l’altra persona, di emozionarsi. Non tutte le avventure delle mie amiche si sono trasformate in relazioni o in matrimoni. Qualcuna, però, sì. E il sesso è indiscutibilmente la cosa che “deve” funzionare, ma non perché sia un’ossessione del nostro tempo, ma perché abbiamo imparato “naturalmente” a ritenere che il sesso racconta tante cose dell’altra persona, racconta i suoi traumi, racconta le sue fragilità superabili o insormontabili. Racconta l’educazione, racconta l’egoismo, racconta l’altruismo, racconta l’attenzione e la sensibilità. Il sesso è difficile, complesso e dice un sacco di cose. Il sesso. Non raggiungere un orgasmo. Che sono due cose ben diverse.
Fare sesso è bello, non c’è niente di male. Si può dire? Secondo me tutti pensate di sì, ma nel modo di vivere il sesso, in questo paese, un pò della cultura della colpa accompagna tanti di noi, sempre.
Su una cosa sola, sono d’accordo con il Papa ed è che per alcuni è una forma di droga, una ricerca smodata e compulsiva che sazia voragini interiori. Accade questo, certo. Ma andrebbe tutto guardato alla radice, il sesso (e secondo me è sempre stato così) è solo la manifestazione più vera del genere umano. Quella che ci racconta meglio. Bisognerebbe badare alla fonte, non alla manifestazione.
Dorian Gray è indubbiamente il racconto laico di quella ricerca ossessiva del piacere. Persino un edonista come Oscar Wilde, sapeva che qualcosa, si rovina, si aggrava, si deturpa quando si cerca nei luoghi sbagliati, nei luoghi estetici piuttosto che in quelli etici. Qualcosa di molto profondo e nascosto, come il quadro dentro la soffita.
Eppure mi infastidisce il pensiero che la bestialità venga vista nell’individuo che si prostituisce, soprattutto di questi tempi di povertà e di schiavitù razziale. Perché è la prostituta che si redime e non il marito fedifrago che, anzi, infettandosi, può infettare la moglie ed altre donne? Vedo in questo atteggiamento la misura della distanza che personalmente ho messo tra me e la dottrina della Chiesa, quando sbattei la porta in faccia al mio catechista, ormai quasi 20 anni fa.
L’idea del sesso, la chiusura sulla questione della Famiglia, rappresentano la resistenza alle emozioni, il rifiuto dell’amore e finiscono per creare due fronti opposti: uno fortemente moralista ed un altro fortemente edonista.
Una forma di cattività globale in cui ognuno gioca con le proprie armi, umanamente misere. Spero non pensiate di queste parole che siano moraliste. Anzi. Sogno un mondo dove fare sesso sia bello, frequente e non debba per forza essere inizio di qualcosa. Ma forse mi piace pensare che la distinzione tra l’autoerotismo e fare sesso con qualcuno sta proprio nella maturità (non nella frequenza) con la quale affrontiamo un corpo estraneo, lo conosciamo, lo tocchiamo e lasciamo che faccia altrettanto con il nostro.
Si è perso il gusto di fare l’amore, questo forse è vero. Si è perso il gusto di dare piacere e di volerlo nella stessa misura, in un disequilibrio disumanizzato. Forse non siamo più nemmeno romantici e di certo a furia di cercare, non sappiamo più nemmeno trovare.
La bellezza è tornata ad essere un fattore puramente estetico che copre e giustifica tutto, tranne poi lasciare un amaro feroce in bocca.
Un’ultima riflessione. Il Papa sostiene che il preservativo, nelle situazioni da lui citate, sarebbe un principio di umanizzazione. Sorrido pensando che proprio l’abbandono del preservativo, nelle coppie più stabili (magari sostituito con la pillola) è la forma di umanizzazione che più mi viene raccontata dagli amici etero e gay maschi.
Fa bene l’Onu ad applaudire quest’uscita del Papa, perché tenta di tirare la questione sulla questione Aids ed Africa, una piaga autentica, eppure quest’uscita mi sembra l’ennesima affermazione dura e arcaica, l’intruduzione del pensiero, della pausa, tra due corpi che fanno del sesso. Esattamente ciò che nessuno di noi vorrebbe quando è preso bene mentre lo sta facendo.
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