NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “dicembre, 2010”

Perché la sinistra non è pronta e manca ancora tempo.

In questi giorni ho dato qualche testata contro i miei muri preferiti.

Ho girato e rigirato pezzi di partito, amministratori, leader, rottamatori, extraparlamentari. Tutto.

Verrà il tempo, ma non è oggi.

Ci sono due enormi questioni irrisolte e particolarmente annodate tra loro, che costringono la sinistra a morire di atomizzazione, atomizzazione i cui effluvi velenosi sono tutti quanti presenti nel PD.

I due nodi (annodati e confusi tra loro) sono i diritti sociali (lavoro) e quelli civili.

Tutti. Dalla sinistra DC a Rifondazione Comunista in realtà nel PD c’è tutto. API, Rifondazione e SeL potrebbero benissimo far parte del PD e non cambiare di una virgola tutto questo.

L’IDV è un partito di scontenti (a livello elettorale). Sfumerà e si distribuirà così come si è aggregato. Questione di tempo. Poco.

***

Diritti Sociali.

Leggo Vendola e mi vengono i brividi: “Per me avere un giudizio di neutralità o addirittura di consenso nei confronti del modello Marchionne significa esser subalterni a una trasformazione autoritaria del capitalismo mondiale e nazionale”.

Leggo Di Pietro e penso che insegue Vendola su questo terreno (sempre e comunque anti-PD): “Trattative ed accordi sindacali possono mettere in discussione tutto, ma non la Costituzione repubblicana. Quello è un confine che non si può oltrepassare – scrive Di Pietro nel suo blog – .  Oggi Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l’instaurazione di un regime e noi dell’Idv combatteremo questa battaglia con loro”.

Qui il progetto di riforma proposto da un gruppo cospicuo di esponenti PD (mariniani e veltroniani e torinesi). Intraducibili le parole di Stefano Fassina (bersaniano): la via d’uscita possibile è “un accordo interconfederale sulle regole per la rappresentanza, la validazione vincolante per tutti, il diritto alla rappresentanza sindacale per le minoranze in dissenso, la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla vita delle imprese. Auspichiamo che all’inizio dell’anno le disponibilità manifestate nei giorni scorsi da tutti i sindacati e da Confindustria portino a passi avanti concreti”.. Non lo capisco. Ma gli voglio bene.

Poi capirete perché cito le “correnti” PD. Ha un senso farlo. Stavolta.

La cosa che mi meraviglia di tutta questa storia è la caciara delle competenze e l’ideologizzazione del dibattito.

Non voglio entrare nel merito delle cose che sono cambiate in Fiat. Ho uno sguardo evidentemente di parte (come i torinesi del PD).

Però mi stupisce che non ci sia da parte di Vendola e Di Pietro alcuna critica al sindacato. Un appiattimento sulla FIOM fideistico. Nessuna riflessione sul fatto che fino ad oggi il sistema malato che permette di ammalarsi per finta, di assentarsi in massa sotto elezioni sia anche colpa di chi non sa gestire la fabbrica da dentro.

Fare l’operaio non è bello. Andare in CIG non è bello. Eppure stiamo parlando di fabbriche altamente meccanizzate ed ergonomiche, di diritti che, il resto della manodopera italiana, non ha. Addirittura tanti impiegati di piccole aziende non hanno gli stessi diritti e le stesse condizioni. C’è gente che lavora al freddo. Che non ha la carta in bagno. Che non può fare figli. Insomma stiamo montando un caso (dove ci sono comunque delle rivendicazioni giuste, come è ovvio!!!!!) per una parte di lavoratori che ha e conserverà diritti che in Italia NON ha più nessuno. E non sto dicendo affatto che allora i diritti devono diminuire. Mi sto chiedendo chi combatte per gli altri lavoratori. Nessuno. Credetemi. Lo vedo con i miei occhi ogni giorno.

Mi stupisce che nessuno dica – al tavolo delle trattative – che non se ne fa niente finché non interviene la politica.

Io questo direi. Al tavolo, invece di guardare Marchionne, se fossi i sindacati, guarderei il rappresentante del Governo e direi: “ehi tu…noi non firmiamo finché tu non fai questo e quello”.

Perché questo andrebbe detto ora (bene perciò il PD che interviene con un DDL). Manca un piano di investimenti per consentire il re-impiego delle forze e rendere più competitivo chi lavora affinché non sia carne da macello.  Manca un controllo dei medici che falsificano certificati. Manca un piano strategico sulla mobilità in Italia che sappia quante macchine ancora e di che tipo e con quale carburante. Cioé la Fiat sta nel XXI secolo, la FIOM nel XX e la politica non esiste proprio. Sono tutti in errore, in ogni caso. Fiat non andrà nel nuovo millennio senza FIOM e tutte e due saranno lì, bloccate, se la politica non prende in mano il timone. Manca la riforma fiscale. Manca il welfare. Questo accordo industriale non è rivoluzionario. E’ una toppa nella falla Italia. Anche raffazzonata alla meglio.

Il centro sinistra NON è pronto. Non è d’accordo. I due partiti (+ la terza via che non sta né da una parte né dall’altra) sulla questione lavoro, in realtà, vedono un pezzo di PD più vicino al terzo polo e un pezzo di PD più vicino a IDV e SeL.

Diritti civili.

Inutile dilungarsi oltre su questo tema svolto su questo blog da anni. Un pezzo di PD è più vicino al terzo polo e non ha nessuna intenzione di considerare importante la modernizzazione in questo campo. Non è priorità ed, anzi, fa paura. Per assurdo qui si rimischiano le carte. Veltroni è più avanzato di Bersani in questo. Ma scrive il documento dei 75 con Fioroni. Marino è più vicino a Vendola ed IDV, ma sui diritti sociali ha idee diverse (vedere sopra).

***

La sinistra risulta così essere divisa in 3 grandi parti.

1) una parte più vicina al centro cattolico liberista che vede i diritti civili con il fumo negli occhi e tende ad avere una posizione troppo filo-confindustriale. Praticamente imbrigliata tra la Chiesa e l’impresa. Per carità.

2) una parte che si definisce di sinistra e si oppone alla modernizzazione non accorgendosi che tutto intorno si sta tornando davvero alla servitù della gleba e che questo NON riguarda le multinazionali, ma le piccole e medie imprese e ha un impatto pesantissimo soprattutto sulle nuove generazioni. Una parte che non comprende che non si tratta di una resa cambiare le cose, ma si tratta di avere coraggio. Una parte che si incazzerà leggendo questo post, ma NON lo leggerà attentamente e dirà: tu stai con i padroni. Questa parte è a favore dei diritti civili. Almeno a parole. Bisogna vedere se questo aspetto sarà comunque sacrificabile per altre cose. Al tempo dei DICO nessuno si strappò i capelli degli amici e compagni.

3) Una parte senza patria. Ancora. Quel parte che vuole un paese moderno, ma vuole un forte welfare. Vuole attrarre investimenti esteri, aiutare le imprese, ma difendere i lavoratori e creare per loro le migliori condizioni di vita e contrattuali (esempio stupidissimo: asili pubblici o libri di scuola gratuiti o mutui agevolati al di sotto di certi redditi- che sono provvedimenti politici – sarebbero più redditizi degli aumenti di stipendio di cui si sta parlando in maniera ridicola in questi giorni). Una parte che vuole ridare freschezza al paese anche liberandolo dai lacci “clericali”. Un paese dove i gay si sposano è un paese più felice. Un paese dove l’energia scorre e la creatività produce. Un Paese dove si lavora di più e meglio (ampiamente dimostrato in tutti i paesi dove accade). Una parte che non farà sconti e per la quale i diritti civili non sono elargizioni di beneficenza. Sono olio per rilanciare un Paese. Chi non lo comprende o è in mala fede o vada studiare.

Io sto con la terza parte.

Si diceva proprio ieri che in realtà il “mio” partito NON esiste. O meglio…è frammentato un po’ ovunque nel centro sinistra e sogno che un giorno nasca. Il PD doveva essere questo.

Oggi è un po’ lontano da quello spirito (il PD), ma resteremo per farlo diventare così. Mi ripeto – lo so – quando dico che guarda caso…Torino è stato il laboratorio di quello spirito che ha sposato in maniera indissolubile entrambi i campi dello sviluppo. Chiamparino ha fatto solo due errori: non avere raccontato al Paese cosa faceva a Torino (chi non è stato a Torino non può saperlo e questo, purtroppo, è un limite tutto sabaudo) e, oggi, appoggiare Fassino che in realtà è uno di cui al punto 1.

Su Fiat Chiamparino e Fassino sembrano avere la stessa idea. In realtà a Fassino manca tutto il paracadute intorno.

E’ complicato. E ci sarebbero ancora tante cose da dire. L’unica cosa che vi chiedo è di riflettere. Mettetevi il cappello dell’operaio. Poi mettetevi quello dell’imprenditore. Poi quello del governo. Ci vuole senso di responsabilità per distinguere un ricatto da un accordo, una necessità da un’angheria. Proviamoci.

Però buon 2011.

Prevenzione Donna: l’ipocrisia di Renata Polverini

Ha ragione Lorenzo: “Con la mano sinistra regali mammografie, stringi centinaia di mani e accatasti migliaia di voti; con la mano destra chiudi consultori e ospedali, mandi centinaia di segnali e accatasti altre migliaia di voti. Renata “Floris” Polverini replicherà a gennaio, spostando i camper dai centri commerciali ai mercati rionali. Noialtri che si fa?”

Demagogia: lei stanzia il suo fondo di rappresentanza per conquistare favore personale (metodo di propaganda tipicamente di destra) e dall’altra parte le risorse della Regione vengono “chiuse” al pubblico.

Oliviero Toscani è uno stronzo.

Leggo il corriere di oggi.

E’ morta Isabelle Caro, 28 anni. Malata di anoressia.

Malata, caro Oliviero. L’anoressia è una malattia, non è una dieta.

Dire come dici tu che “…la sua anoressia era un’arma per essere famosa…” liquidando la ragazza come una delle tante selezionate dalla tua agenzia, significa, forse, voler diventare famoso dicendo stronzate. Non so se capisci il gioco di parole.

L’anoressia è una malattia gravissima che è fortemente legata all’ansia di prestazione e soddisfazione e perfezione. E certo…è legata all’aspetto fisico, ma in una maniera rovesciata. Insomma, se fotografi un’anoressica per fare una campagna contro l’anoressia, certe cose devi saperle. Devi sapere anche che forse anche la smania di essere famosi per forza è una conseguenza della malattia e non una causa.

Adesso è morta. Neanche adesso possiamo riconoscere che era malata? O morire a 28 anni di “non mangiare” ti consacra tra i giovani e belli, quelli che gli dei, si sa….si portano via prima? I malati di anoressia non guariscono quando riconoscono di essere malati. Credimi.

Sei davvero convinto che la colpa sia della stampa femminile? Accanto alla tua intervista c’è la sua storia. Una storia di qualcuno che scappava dalla famiglia e voleva un figlio. E’ una malattia del nostro tempo e dei nostri luoghi, non perché c’è la moda. Ma perché esistono delle dinamiche familiari nuove e diverse. Prima non c’erano aspettative sui figli. Se non di vita. Ora ce ne sono altre. Spesso massacranti.

Non ci sono foto su questo post. Per rispetto.

Il Metropolitan chiude.

Chiude tutto in Italia.

Tutto.

Leggete qui.

Mi ci portava la mia vecchia zia Zina al Metropolitan. Con quel suo cappotto con lo spillone, le scarpe antiche, il cappello che sembrava una donna in bianco e nero. E mi ricordava anche che al posto del MC Donald a piazza di Spagna c’era una bellissima sala da the.

E stasera:

Per lanciare l’ennesimo grido contro la chiusura del Metropolitan, Giovedi 30 dicembre, alle 19.00, il cinema con i sottotitoli lo teniamo aperto noi.
Almeno per una sera ancora, anche solo per un’ora.
Su pubblica via, davanti alle porte sbarrate del cinema. Perché il cinema è di tutti.

L’evento su FB è qui.

Accordi industriali.

Qui trovate il testo completo dell’accordo di Pomigliano.

Ci sono degli aspetti sull’assenteismo che non mi sono ancora chiari ed è fumoso il passaggio in neretto soprattutto se i rappresentanti sindacali sono nominati dal sindacato e non eletti (anche se – se ha ragione Tito Boeri, il cui dibattito con Ichino sulla questione lo trovate qui, sarebbe l’unico modo di aggirare il controllo della camorra sullo stabilimento):

[...] Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell’evento. A tale proposito l’Azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto. [...]

C’è una domanda a cui vorrei rispondessimo tutti in modo non ideologico.

Perché in Italia non ci sono investimenti stranieri cospicui? E’ vero che è per la troppa sindacalizzazione? Io dico che abbiamo anche un problema di burocrazia, di racket e di carico fiscale.

Non ho mai nascosto che, secondo me, Marchionne stia provocando il terremoto per dare una scossa al sistema. Il fatto è che il sistema è dormiente o quasi morto. Una rivoluzione del contratto di lavoro in questo senso deve avere un seguito politico, sociale e culturale che l’Italia, come ci ricorda l’analisi acutissima del Censis (Il punto centrale dell’analisi è il parallelismo tra la legge e il desiderio, e quindi tra stato e società, in base al quale la mancanza di autorità e di autorevolezza toglie la voglia di sperare in qualcosa, cit.), non è pronta a fare.

Sono molto preoccupata perché si rischia di far pagare una classe sociale poco specializzata e quindi facilmente sostituibile e ricattabile lo scotto dell’incapacità politica di tirar fuori il Paese dalla crisi.

Fermo restando che quando sta accadendo sta assicurando il mantenimento di posti di lavoro e di investimenti in Italia.

Cosa vorrei? Che CGIL e FIOM si decidessero a partecipare al tavolo delle trattative senza paura. Migliorando l’accordo, firmandolo e facendolo funzionare al meglio proprio per il neretto sopra citato. LO sciopero generale recentemente invocato non funziona più. A meno di fare come in Francia o come qui, e bloccare l’intero Paese per giorni e giorni. E’ lo sciopero quotidiano che ci ha ammazzato. Meglio farne uno ogni dieci anni e portare a casa le rivoluzioni.

Ma io si sa, ho le visioni e come al solito sono per la terza via.

Satiriasi.

A dispetto di ciò che ho detto sul post dedicato a San Lorenzo…le cose belle devono essere di tutti ed accessibili.

Veniteci perché ne vale.

Soprattutto se quando c’era Avanzi vi riunivate nelle case con gli amici per vedere la TV. Quando la TV era TV. Non TELEKABUL.

Qui.

p.s. un risata li seppellirà. ;-)

San Lorenzo…siamo noi che abbiamo chiamato gli sbirri stanotte.

La verità è che oggi avrei voluto parlarvi di Satiriasi. Un posto dove due lunedì al mese a San Lorenzo si esibiscono…non saprei come definirli…comici o satiri mi sembra persino riduttivo. Comunque sono bravi, fanno ridere (anche pensare), non stanno lì ad aspettare di andare in TV, ci sono già stati e qualcuno è già scappato. Le regole sono niente giochi di parole e roba inedita. Insomma, spegnete la tv e andateci. No, non ve lo dico dove sta esattamente. Faticate e cercatelo, come si faceva una volta che si cercavano le cose sfogliando le enciclopedie in biblioteca e non su wikipedia.

Uscendo, abbiamo visto del fumo provenire da piazza dell’Immacolata. Ci siamo avvicinati perché di questi tempi di guerriglia urbana…

Lo scenario era il seguente: un gruppo di quindici venti persone aveva infilato una specie di razzetto dentro il palo che individua l’isola pedonale. Il calore lo ha sciolto alla base e quindi il palo è stato comodamente divelto. Accanto i bei cestini di ghisa giacevano a terra, in parte spaccati.

Tutto intorno gruppi di alternativi (ai tempi miei si chiamavano così) se ne stava tranquillamente a bivaccare nella piazza, comprando il fumo dai compari degli stessi che la sfasciavano indisturbati.

Alle ore 23:47, mentre ancora l’allegra brigata, devastava indisturbata chiamavamo il 113.

Ho anche visto scuotere gli alberelli in stile Tarzan per far cadere le arance e giocare a fare i giocolieri da circolo. Fico, no?

Lo abbiamo chiamato 4 volte il 113 nei 50 minuti successivi e abbiamo aspettato finché non è arrivata una volante con due coetanei a bordo.

Nel frattempo siamo stati palesemente individuati come i guastafeste della situazione, ci hanno offerto del fumo almeno 10 volte, uno è venuto ad imbruttire all’uomo grosso che stava con noi, io ho rovinato la serata a tutti e fatto congelare 5 persone.

La faccia dei due sbirri era la stessa nostra. Impotente e rassegnata. Io pensavo che quel palo e quei cestini dell’immondizia li ho pagati con le ultime tasse da metalmeccanico che mi hanno scalato dalla busta paga. Ecco. Forse se ognuno di noi cominciasse a monetizzare i danni da vandalismo, i danni da incuria, i danni da stupidità, forse la nostra indignazione aumenterebbe e gli stronzi della situazione non sarebbero i cittadini incazzati che vogliono una città libera, allegra, colorata e rumorosa ma non ridotta un letamaio o un trogolo della peggiore feccia della città (e non parlo di stranieri…parlo anche dei fattoni nostrani figli di papà che ci scorrazzano). Né lo sarebbero gli sbirri che sembrano il nemico numero uno del quartiere, che da quartiere della Resistenza sta divenendo il quartiere della desistenza neuronale.

Ora vi dico che farei.

Non metterei una camionetta. Non metterei le telecamere. Non metterei il vigile di quartiere (a proposito la più grande cazzata visibile del berlusconismo).

Ci sono tre locali che si affacciano sulla piazza. Una piccola libreria (Giufà, la mia preferita). Una panineria e un locale più grande che ha i tavolini fuori. Beh, se fossi l’amministrazione comunale darei tutto il mio supporto a queste tre strutture per fare di tutto affinché vengano frequentate da tanta gente ad ascoltare musica, vedere film, mangiare. Li riempirei. Questo oltre all’occupazione della piazza da manifestazioni culturali che, però, sono una toppa. Bisogna far crescere ciò che lì è stabile, dare continuità alla frequentazione dei luoghi e metterli in sicurezza. Fino ad oggi abbiamo abbandonato i gestori oppure fatto regole severe, oppure messo gazebo per occupare la piazza in modo fisico. Io sono per la terza via. Una via mista, che aiuta chi gestisce e, nello stesso tempo, occupa la piazza. Alemanno non è in grado. Troppo occupato a piazzare due stelle comete a piazza Venezia per confondere i Magi o a piazzare angeli di luce azzurra lungo la salita del Campidoglio che sembrano una mostra pop di trash clericale.

Ah. Trovate Satiriasi. E spegnete la tv. Rioccupate la vostra città. E il vostro cervello.

Siete vecchi.

Ed anche Eugenio Scalfari non è da meno.

‎”Se invece il percorso delle riforme proseguisse e con esso la legislatura, verrà anche il momento della scadenza del mandato di Bersani da segretario del Pd e ci sarà un nuovo congresso[...]. Bersani presumibilmente si ricandiderà ed avrà quasi certamente Veltroni come concorrente.”

Un Eugenio Scalfari palesemente invecchiato e fuori dal mondo. D’altronde è la prova che ad una certa età non si conosce più che cosa accade intorno a sé. E mi dispiace perché lo adoravo.

Non ho paura di farmi tacciare di mancanza di rispetto. La verità è che per leggere la realtà non basta la saggezza o l’esperienza del passato. Bisogna anche essere contemporanei, bisogna sentire nella carne le dinamiche della società.

Leggendo l’articolo si ha come l’impressione che Scalfari si sia arreso a certe dinamiche, che si sia cristallizzato nella contemporaneità da lui vissuta e che l’abbia in certo qual modo “imbalsamata”.

Sono preoccupata. Mi preoccupo quando vedo 17 firme maschili sulla prima pagina di un giornale progressista. Maschili e di mezza età. Vuol dire che ad un certo punto qualcosa si è inceppato. E la “purificazione” futurista spero stavolta la faccia la sinistra, che l’ultima volta che siamo stati così imbalsamati è finita malissimo.

Un pò di dissacrazione mitologica fa bene alla salute dell’umanità. Credetemi.

Meno male il web. Pensate cosa saremmo senza. Ancora a leggere repubblica.

Sbrighiamoci, va.

 

Rispetto per la Presidenza.

Lei dà i numeri al lotto, ma sotto sembra di stare allo stadio.

Cose da non tollerare mai piu’.

Il rettore della Sapienza, tale Frati, che piazza il figlio su una cattedra il giorno prima che passi la riforma Gelmini e impedisca che padri e figli possano stare nella stessa universita’. Queste sono le cose che non dobbiamo tollerare, queste sono violenze all’equita’, stupri alla democrazia, al sapere, alla cultura.

C’e’ persino chi vorrebbe Frati candidato a sindaco di Roma.

Oggi se fossi uno studente della Sapienza andrei ad occupare il rettorato e ci resterei finche’ il piccolo Giacomo non rinuncia alla cattedra. Mandasse il suo curriculum all’estero e vediamo se lo prendono. Come hanno fatto e fanno i nostri amici, quelli bravi ma figli di nessuno.

Io non vi tollero più. Più.

Cosa c’è nella testa del PD?

Questa mattina ho partecipato al funerale di un ragazzo di 39 all’estrema periferia di Roma. Di un amico, padre di 3 figli. La Chiesa era gremita perché a 39 anni hai ancora tutta la vita intorno. Il passato, il presente e persino il futuro sono ancora tutti lì, intorno. Il prete, con linguaggio semplice, ha spiegato che un funerale di domenica è proprio un’eccezione alla liturgia e che comunque le letture sono quelle della domenica prima di Natale. Come si spiega a più di 300 persone il senso di una morte come questa? Il prete ha ripreso la scelta di Giuseppe di non ripudiare Maria alla scoperta della sua gravidanza. Tutti i progetti che lui si era fatto sembravano essere crollati davanti a questo “cambio” di verso…ma dietro ogni cosa c’è un disegno divino.

Io non ho fede, quindi caro Fabrizio io non lo so dove sei adesso. Però lo capisco perché la gente ha fede. Perché si ha bisogno di averla.

Si ha bisogno di averla in tutte le cose, di fidarsi, di appoggiarsi.

In questi giorni la base del PD (vi prego evitate le battute amare…per me la vita del Paese è importante e quindi le vicende politiche permeano i miei pensieri, anche tornando da un funerale) è in piena rivolta per le sparate di Bersani sul Terzo Polo.

Tornando a casa, lungo la Casilina ho provato a chiedermi cosa ci sia che ci sfugge a noi, della base. E ho provato a ragionare in modo cinico, come se fossi nella testa di chi sta dirigendo il Partito:

1)      se si dovesse andare a votare senza modificare la legge elettorale le possibili alleanze sono:

  1. PDL + Lega
  2. FLI + API + MPA + UDC
  3. SeL + IDV + PD + Radicali
  4. Rif. Comunista (che secondo me va da sola e resta fuori)

Oppure:

  1. FLI + API + MPA + UDC + PD
  2. SeL + IDV (sempre che Di Pietro e Vendola trovino, senza PD un accordo)
  3. Rif. Comunista
  4. PDL + Lega
  5. I Radicali non saprei dove metterli in questa situazione

2)      Nel primo caso, per la coalizione c,  ci sarebbero le primarie di coalizione. Due scenari per le primarie:

  1. Candidati: Bersani e Vendola. Vince Vendola. E’ sicuro. E il PD si spacca. Metà resta con Vendola e metà si “offende” e va nel terzo polo.
  2. Se il PD vuole sopravvivere e capisce che Bersani non può rappresentare quel tipo di centro sinistra, modifica il proprio statuto e concede ad altri del PD di candidarsi e che salverebbero il PD (raccoglierebbero i voti che dal PD andrebbero a Vendola…almeno in parte e sarebbe la prova che il PD è forte, non ha il leader maximo, è come diciamo sempre: plurale): Zingaretti, Chiamparino, Renzi (per esempio).

Candidato premier di PDL e Lega: Berlusconi o Formigoni

Candidato premier di Rifondazione: Ferrero.

Candidato premier di FLI + API + MPA + UDC: Casini.

In questo caso, con questo scenario, secondo me, vince il candidato di SeL + IDV + PD + Radicali che nel caso del punto b potrebbe NON essere Vendola. Programma di riforme (fiscale, federale), sistemiamo la Giustizia, le infrastrutture pubbliche, rilanciamo il welfare e l’innovazione fondata su green economy per la prima parte della legislatura. Per la seconda metà litighiamo sul Lavoro, l’unica cosa che vedo ostica.

3)      Nel secondo scenario. Il PD muore. Metà va con Vendola. Metà con il terzo Polo. Forse una parte con l’IDV. Due soggetti deboli in contrapposizione con Berlusconi, Berlusconi vince. Un’intera generazione di politici si auto rottama. Dimissioni collettive e regime berlusconiano fino alla sua morte. Secondo me gli elettori moderati di Berlusconi non si spostano sul Terzo Polo. I nostri dirigenti credono invece di poter vincere e di poter governare meglio in questa situazione. Rilancio delle liberalizzazioni, un governo confindustriale senza controllo del welfare, privatizzazione dell’acqua (tanto a cuore all’UDC anche in Puglia e che D’Alema non ha nascosto di appoggiare NON per vincere, ma proprio per fare quelle robe lì). Dubito che dietro ci sia la mossa di candidare Montezemolo. O meglio: se fossi Montezemolo mi guarderei bene di scendere in campo con questa armata brancaleone. Persino Berlusconi si è costruito una classe dirigente mista: dalle professioni e poco, pochissimo, dai partiti.

Il tema è proprio questo. Che il PD è destinato ad essere in pericolo in tutti e due i casi a meno che non si modifichi lo statuto e Bersani faccia un atto di generosità, aprendo alle nuove generazioni o ai saperi “amministrativi” che ancora oggi rappresentano un PD vincente (appunto Chiamparino, Zingaretti, Renzi) e questo va fatto modificando lo statuto del PD.

La candidatura di Fassino a Torino definita un atto di generosità mi preoccupa molto. Va esattamente nella direzione di una compagine terzo polista. Mi auguro seriamente che uno dei giovani cresciuti intorno all’amministrazione Chiamparino si batta contro Fassino e vinca. Ne va persino degli equilibri nazionali e della fretta che abbiamo di sistemare l’Italia. Badate bene:  Chiamparino è obbligato ad appoggiare Fassino, ma poi oggi si mette a parlare di biotestamente ed unioni civili per far capire a tutti che la pasta è diversa.

Dei partiti non ci importa molto. La nostra azione politica la potremo fare comunque, anche altrove. Eppure questo Partito aveva una bella vocazione che il suo segretario e la dirigenza ristretta stanno sacrificando, ignari delle conseguenze di questa loro cecità. Non vedono e non sentono. Dire che Vendola, dopo 16 anni di berlusconismo, pensa a se stesso è una tale sciatteria politica da far pensare che ci sono cose che loro sanno e noi non sappiamo.

Cambiamo lo statuto. Regaliamo la scelta agli elettori, fermiamo questa deriva a destra, salviamo quel modo di essere di sinistra che stiamo ricostruendo con fatica: una sinistra che non sia statalismo, che non sia burocrazia, che non sia odio per gli imprenditori, che sia innovazione, europeismo, parità di genere, rilancio dell’innovazione sulle gambe di giovani e donne. E’ un Paese morto se lasciato in mano ai tatticismi. Siete pazzi. Oppure siete in malafede.

Qui l’intervista a Chiamparino: ditemi se non lo vorreste premier:

http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010121917455752-1 (al netto di Fassino…ma nessuno è perfetto)

 

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