Non firmero’ la petizione sul femminicidio.
Non so se firmero’ l’ennesima petizione, in questo caso quella “contro” il femminicidio “Mai più complici”
Il femminicidio si ferma dando alle donne parita’ assoluta nei luoghi del potere. Finche’ la donna non avra’ pari dignita’ sara’ culturalmente fragile. Non esiste solo la violenza finale, quella dell’omicidio. Esiste la violenza quotidiana della rinuncia, della rassegnazione.
Chiediamo parita’ e allora fermeremo la violenza ed anche l’uso sbagliato delle parole.
Non si combatte la violenza con strumenti punitivi, lo si fa indagando cosa sta accadendo alla nostra societa’, quali aspettative abbiamo insinuato nei maschi in questi 20 anni. Serve un’operazione culturale forte che non puo’ non passare per l’accesso delle donne nei luoghi dove ancora non sono. I problemi si risolvono curandone le cause non punendo le conseguenze.



Cristiana, condivido il tuo ragionamento, ma trovo molto condivisibile anche il testo della petizione. Chiamare le cose col proprio nome, uscire dalla retorica del movente passionale, raccontare insomma la contemporaneità dei rapporti tra uomini e donne senza rispolverare Carolina Invernizio mi sembra un passo necessario e altrettanto importante. I due discorsi non si elidono, direi che sono necessari l’uno all’altro.
il valore della petizione, che come le altre ha ben poco utilità, non confligge con il desiderio e la ricerca di pari rappresentanza nei luoghi decisionali. Io, nel mio “piccolo” di donna che vive la quotidianità, ho firmato, ma altresì mi batto, sempre nel mio piccolo, perché il rispetto prevalga, anche nei luoghi di potere.
Io dico che bisogna cominciare con l’educare soprattutto le donne al rispetto di sé, all’amor proprio, all’autostima, perché la maggior parte delle donne uccise da un uomo che diceva di amarle, erano vittime innanzitutto di se stesse e di un’idea malata dell’amore come dipendenza, annullamento di sé, sacrificio.
Obbligo per tutte le donne alla lettura di “Donne che amano troppo”.
Non sono d’acordo con la “legge Concia” che istituisce un’aggravante per le violenze dettate da movente omofobico.
L’omofobia si ferma dando ai gay parita’ assoluta nei luoghi del potere. Finche’ il gay non avra’ pari dignita’ sara’ culturalmente fragile. Non esiste solo la violenza finale, quella dell’omicidio. Esiste la violenza quotidiana della rinuncia, della rassegnazione.
Chiediamo parita’ e allora fermeremo la violenza ed anche l’uso sbagliato delle parole.
Non si combatte la violenza con strumenti punitivi, lo si fa indagando cosa sta accadendo alla nostra societa’, quali aspettative abbiamo insinuato negli etero in questi 20 anni. Serve un’operazione culturale forte che non puo’ non passare per l’accesso dei gay nei luoghi dove ancora non sono. I problemi si risolvono curandone le cause non punendo le conseguenze.
Provocazione intelligente. Il problema che non si puo’ identificare gay e donne per un motivo semplice. La discriminazione delle donne e’ scandalosa per tutti…anche per chi la pratica. L’aggravante esiste tra l’altro. E aggiungi che l’omosessualita’ ha un problema legato alla visibilita’ e alla non emersione.
-> La discriminazione delle donne e’ scandalosa per tutti…anche per chi la pratica.
E che c’entra con il punto della questione? Proprio nulla, a mio parere.
Comunque una cosa è vera: si tratta di una “petizione” che non chiede niente di concreto e quindi fondamentalmente inutile. O si percorre una strada simile a quella della leggie concia (aggravanti penali in caso di movente “passionale” -termine orribile) o, in un’ottica legalitaria, più che inutili e costosissime campagne di sensibilizzazionenon c’è proprio niente da fare.