NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “giugno, 2012”

La 194, l’assessore romano antiabortista e il futuro.

La Roma che non vogliamo è la Roma dell’assessore Gigi De Palo, assessore alla Famiglia  e ai Giovani che in questo momento su Twitter insieme ad altri del suo gruppo Oltre ed Identità cristiana (gruppo consigliare nuovo nato, come annunciato oggi dal consigliere UDC Paolo Voltaggio) sta provando a dimostrare che siccome la 194 consente l’obiezione è giusto che nel Lazio il 91% dei ginecologi che lavorano nel pubblico possa obiettare.

Peccato si dimentichino di dirci che la sanità è in mano alle lobby di Comunione e Liberazione e Opus Dei (vedi anche alla voce Lombardia) e che solo quei medici fanno carriera.

Devo purtroppo dare ragione a Chiara Lalli, che in questi giorni mi ha ripreso sul tema: oggi consentire l’obiezione negli ospedali pubblici ha consentito che gli obiettori diventassero maggioranza. Questo non significa che le donne non abortiscono più. Significa che lo fanno altrove, senza regole  e a rischio della loro salute.

Negare questo è dittatura del pensiero. Un rappresentante di un”istituzione come l’assessore alla famiglia che dice che l’aborto è omicidio come sta facendo De Palo è gravissimo. E’ violenza. Purtroppo la loro etica è un’etica chiusa. E’ morale da imporre. Esiste solo la famiglia fondata sul matrimonio, di un maschio e di una femmina. Non riconoscono altro amore che quello da loro ideologicamente teorizzato. Non riconoscono la differenza tra vita e sopravvivenza, che è l’essenza stessa dell’umanità. La vita non è respirare e mangiare e basta. La vita di un essere umano è qualcosa di molto più complesso e le donne devono essere lasciate in grado di scegliere come costruire la loro vita. Io non giudico una donna che abortisce. Non posso farlo. E’ una questione talmente intima ed inviolabile che qualsiasi parere sarebbe violenza. La legge consente alle donne di scegliere. Ora deve consentire alle donne di trovare in ogni ospedale pubblico chi le consente di scegliere.

Forse dovremmo cominciare a pensare di cambiare la 194 in questo senso. Nessuno in Italia, nemmeno chi ha voluto la 194, pensa che l’aborto sia una cosa bella. Ma tutti dobbiamo porci il problema di come mettere le donne in condizioni di fare figli liberamente e in modo che lo Stato fuori ci sia e sia presente. Tutta questa gente che si riempie la bocca di parole sulla “Vita” poi non fa nulla per aprire asili nido. Non è in prima fila contro le “dimissioni in bianco”, non fa nulla per consentire alle donne di essere donne fino in fondo ed anche madri. L’ipocrisia con cui si esalta il welfare familiare  è la più grande violenza sulla donna, ne rappresenta la sua mutilazione, la sua riduzione ad angelo del focolare, ad incubatrice.

Speriamo che a Roma e nel Paese vengano tempi migliori.

p.s. messaggio ai candidati sindaco e premier del centro sinistra: noi con questi non governeremo mai. Vero?

Primarie del PD, diario di viaggio. #4

Io vi avevo avvisato che uno dei temi tra Renzi e Bersani sarebbe stato questo.

Bene Renzi, (qui trovate l’intervista intera) anche se da un under 40 mi aspetto di meglio. Mi aspetto tutto. Di sicuro, a sorpresa, meglio di Bersani. Quindi bene.

Per ora: Civil Partnership all’inglese (anche se no alle adozioni), tutela dei figli delle coppie omosessuali e una particolare differenza comunicativa. Renzi non scrive alle associazioni in occasione di date speciali o magari di aggressioni: parla direttamente ai gay italiani e li innesta in un progetto sostanziale e complessivo. Questa è una novità destabilizzante. Per me moderna.

Ovviamente non basta. E lui lo sa.

Considerando la sua provenienza e che anche Obama, oggi paladino dei matrimoni, era contrario…fa ben sperare. Stiamo a vedere.

Primarie Roma 2013: pensieri, parole, opere e omissioni.

Ci siamo quasi. Finalmente.

Maggio 2013 è alle porte e la città deve tornare in mani capaci dopo il fallimento di Alemanno.

Panoramica rapida.

Candidati in campo:

1) Nicola Zingaretti, PD. L’eterno candidato. Era candidato sindaco di Roma (io fui tra quelli che implorai di candidarlo nel 2008 convinta che Rutelli avrebbe perso) prima di essere candidato (vincente) alla Provincia di Roma. All’epoca era un giovane deputato europeo recordman di presenze. Poi l’asse Bettini-Veltroni impose Rutelli a Roma e lui alla Provincia. Perché se Veltroni ex DS andava via a Roma doveva esserci un ex-Margherita e ai DS toccava la provincia. Tutti sappiamo come è andata. Oggi Zingaretti non è ancora ufficialmente candidato: si è dichiarato a disposizione. Per un certo periodo in molti hanno sperato che si impegnasse a livello nazionale ed impedisse il massacro bipolare Bersani vs Renzi. Ero tra quelli, confesso. Ha amministrato bene un ente antipatico come la Provincia connotandolo su due temi chiave: il WiFi diffuso e il tema delle energie rinnovabili (scuole di competenza della Provincia dotate di pannelli) e dell’ambiente (ha spinto moltissimo sulla differenziata nei comuni della Provincia). L’unica paura che ho è che sia troppo dentro le dinamiche di partito, che gli manchi la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per vincere e si faccia incastrare dai poteri malefici di cui il mio stesso partito è infestato. Nicola avrebbe la possibilità di infettare positivamente tutto il PD, arrivando anche a quello nazionale. Nel PD c’è tanta parte sana, lo dico sempre e lo dico volentieri. Non sono sicura che avrà cittadinanza reale e non solo formale nel progetto Roma 2013.

2) Sandro Medici, SeL. Presidente del X municipio, iscritto a SeL, ma non il candidato di SeL che è invece intenzionata ad appoggiare Nicola Zingaretti. Molto attivo sul fronte dei diritti civili (del suo municipio il primo registro per le Coppie di Fatto) ed anche sulla denuncia delle sale giochi selvagge legate alla criminalità organizzata. Dichiara un rapporto molto fraterno con Zingaretti.

3) Paolo Berdini, ingegnere, docente universitario a Tor Vergata. Candidatosi in forte polemica con l’impostazione urbanistica delle ultime giunte, non solo Alemanno, ma anche quelle di Veltroni e Rutelli. Personalmente mi trova d’accordo sul tema. Censurato dai media classici, riscuote successo tra i movimenti non allineati.

4) Patrizia Prestipino, PD. Patrizia è assessore della giunta provinciale romana, quella governata da Nicola Zingaretti. E’ la compagna di Milana, ex segretario del PD romano, fedelissimo di Rutelli che è uscito dal PD per seguire Rutelli nell’avventura disastrosa dell’Api. Si mormora che dopo le prime conte, l’Api romana abbia provato a rientrare dalla finestra del PD in vista della vittoria di Zingaretti. In molti pensano che la candidatura di Patrizia sia un modo per contare quella componente e poi esigere il giusto numero di assessorati e di equilibri di potere.

5) Grillo che fa? 

6) Montezemolo che fa? Si candida? Candida Riccardi (Comunità Sant Egidio, oggi ministro)

Cosa penso per sommi capi.

1) non capisco perché l’assessora Prestipino nominata dal futuro probabile sindaco Zingaretti si candidi. Non ha fiducia in lui? In cosa si distingue? Cosa manca a Nicola?

2) Medici e Prestipino mi sembrano candidati per la “conta” interna, magari anche ritirabili in zona cesarini dopo avere fatto accordi.

3) L’unico distinto e distante dalla politica (nel senso comune in uso oggi), ma debole mi sembra Berdini che infatti viene debitamente ignorato dalla stampa tradizionale. Al giorno d’oggi, tocca dirlo, un punto di forza. Anche se mi sembra, ad occhio, troppo antagonista.

4) la seconda candidatura del PD, quella di Prestipino, apre la possibilità ad altre candidature anche interne al PD e guardando i due candidati mi risulta visibile un’intero pezzo di PD assolutamente escluso dalla gara, quello famoso che non viene né dai DS, né dalla Margherita e che soprattutto, magari, non fa politica per professione e non entra facilmente negli equilibri correntizi interni e che oggi non sembra avere molto spazio nelle dinamiche dei due candidati.

Cosa mi piacerebbe che accadesse.

1) che venga fissata la data delle primarie e che questa data sia la stessa per: premiership, deputati e senatori, sindaco e presidenti di municipio. Così si fa un bel pacchetto trasparente e non si corre il rischio di vedere gente che si candida a tutto per provare ad entrare ovunque. Si chiama progetto politico. Primarie Day. A ottobre.

2) La politica al centro, non di centro.  Voglio sapere tutto dai candidati e vorrei saperlo prima dell’estate. Quale Roma? Quale mobilità? Quale progetto per le aziende comunali? Per far funzionare la macchina comunale in modo efficiente? Per rilanciare la cultura? Per abbattere inquinamento e traffico? Per sostituire la discarica e tenere Roma pulita? Quale progetto di Welfare? Quello di Alemanno o quello di un’istituzione che non delega alle donne, alla Chiesa o alle associazioni di stampo politico-ideologico? UDC sì o no? Avremo un regolamento per limitare la diffusione delle sale giochi? Il futuro sindaco ha un progetto per il Tevere? Gli asili nido raggiungeranno il 30% di copertura come chiede il trattato di Lisbona? Abbiamo una visione di come abitare in modo sano i parchi romani? Sappiamo come restituire il centro alla città e non solo al turismo di massa? E come ricolleghiamo le periferie alla città? E come fermiamo gli autobus turistici fuori dal raccordo? E posso sapere se nei primi 100 giorni potremo abbattere tutti (dico tutti) i cartelloni pubblicitari dentro le mura? E come faremo rinascere alcuni quartieri dormitorio? Come incentiveremo la diversità commerciale e culturale per ridare vita ad intere zone morte?

3) Dimmi con chi vai ti dirò chi sei. Qui viene il bello. Per spersonalizzare il dibattito vorrei conoscere fin da ora la squadra del futuro sindaco. Per me fa differenza se l’assessore ai lavori pubblici ha una storia politica o no e quale essa sia. Da dove viene. Cosa ha fatto. Se ha legami con i palazzinari o no. Per me fa differenza se al Welfare ci va un laico o un clericale, laddove il primo può meravigliosamente essere anche cattolico, volendo. Per me fa differenza se la squadra viene decisa con il Cencelli (cioé  in base ai pesi elettorali) e non secondo un criterio di merito e competenza. Secondo la voglia di lavorare insieme in modo integrato. Per me fa differenza, insomma, se gli assessori sono scelti in base a vecchi equilibri e non in base ad un progetto complessivo, ad una visione politica della Roma dei prossimi anni.

Questo lungo, anche critico post, vuole essere un contributo costruttivo. Per ora vorrebbe essere meglio e più utile di una terza candidatura. Speriamo serva a tutti. Soprattutto a Roma.

Il Lavoro è un diritto.

In una società come la nostra basata sul Capitale e lo scambio merce-denaro, il Lavoro è un diritto. La dignità è un diritto. Il Welfare fuori dalle fabbriche è un diritto. Lo Studio per accedere al Lavoro è un diritto. I mezzi per raggiungere la Scuola e il Lavoro sono un diritto. Se il Lavoro non è un diritto allora il Sistema Mondo è sbagliato. Dividiamoci le risorse, redistribuiamole e poi sia anarchia assoluta. (spero si comprenda cosa voglio dire). Il Posto Fisso invece non è un diritto in questo sistema è vero. E’ lo Stato che deve garantire la dignità e i servizi comunque. Anche quando il lavoro non c’è. O è precario. E non hai garanzie in banca.

Quando capiremo chi eroga i diritti e chi no, in questo Paese?

Continuiamo a chiedere diritti alle imprese e non ci accorgiamo che è lo stato che deve fare Welfare.

Il welfare clericalfascista di Roma Capitale

Mi arriva una mail da Roma Capitale, firmata Alemanno. E’ una mail che mi arriva perché sono iscritta a Cliccalavoro.it, non mi arriva dal comune. Il che significa che il comune ha comprato i miei dati – che già aveva – da Cliccalavoro.it o che all’interno di una serie di accordi o di scambi commerciali, fa inviare una newsletter ai contatti di Cliccalavoro e di chissà quanti altri network che raccolgono dati.

E già ci sarebbe materia per incazzarsi. Anche perché per promuovere questo convegno il Comune sta spendendo una montagna di soldi in comunicazione, non al livello di quelli spesi per la beatificazione di Papa Woityla, ma comunque tanti. Mi piacerebbe sapere quanti.

Un’altra cosa che mi manda in bestia. La famiglia con la F maiuscola. Quella che tutti dicono sia scritta nella Costituzione, ma che in realtà è scritta nella loro Bibbia (peccato che il comune di Roma si confonda ultimamente e troppo con lo Stato Vaticano). Quella di un maschio e di una femmina sposati. Cioè quella che ha la F maiuscola solo per la sua composizione, non per la sua qualità. Perché una Famiglia come dicono loro lo era anche quella arrestata nel cosentino che ha seviziato, violentato, torturato il figlio che oggi ha 6 anni.

Ovviamente sto provocando.

Mi manda in bestia che si imponga la visione della famiglia come un luogo retorico di assistenza e socialità e che in questa visione infantile e favolistica non si vedano le difficoltà delle famiglie spesso rappresentazione di difficoltà individuali: disoccupazione, disparità di genere, inesistenza di strutture per l’assistenza a disabili ed anziani. Asili nido dove fare emergere le vere socialità, il vero ingresso alla comunità diffusa.

E poi, sì, mi manda in bestia sapere che in ogni quartiere, in ogni palazzo, ci sono Famiglie di gay e lesbiche alcune con bambini a cui l’unica cosa che riusciamo a dire a tutti è che nessuno li deve pestare per strada, riducendo la loro esistenza ad una sopravvivenza.

La Roma che ho in testa io è una città piena di asili nido. Di scuole. Di luoghi dove la disabilità possa vivere e non vegetare. Di luoghi di sfogo e non di violenza. Perché la verità è che demandare tutto all’interno delle mura famigliari (o al massimo includendo associazionismo e volontariato, spesso macchine da soldi) è la più grande violenza che si possa fare alla società.

Esaltare questa forma di welfare (strumentalizzando i risultati del Censis) è caricare tutto sulle donne. E’ delegare tutto alla politica più becera, quella che finanzia le associazioni ideologicamente vicine. Non volere cambiare la forma di questo Welfare è il disegno di una politica fortemente di destra, fortemente clericale a cui noi dobbiamo rispondere senza tentennamenti, con una coraggiosa, lungimirante, meravigliosa idea di città inclusiva.

Dove tutti, davvero tutti, possano abitare completamente. Non solo con i corpi.

Primarie del PD, diario di viaggio. #3

Bersani apre all’UDC.

Quindi chiude ai gay a cui aveva aperto dieci giorni fa, visto che l’UDC non vuole approvare nemmeno una legge contro l’omofobia figuratevi unioni civili o, peggio, il matrimonio.

Sbatte la porta in faccia alla Fiom? A CGIL? No perché me ne sono accorta solo io che l’UDC è schiacciata su Confindustria.

Ma possibile che non si possa avere un partito che tenga il punto in modo coerente? Quella è la linea. Invece noi diamo una linea al giorno. E sempre diversa. Sempre confusa. Sempre in contraddizione. Ma vogliamo capire che dobbiamo allearci con il Paese? Con gli operai della Fiat ( e non con la Fiom, non necessariamente) ed anche con gli imprenditori? Con i precari e le famiglie siano esse gay o etero. Possiamo uscire da questo trip novecentesco corporativo?

Più che pensare di partecipare alle primarie del centro sinistra oggi converrebbe uscire dal PD e candidarsi in una lista PDcv. (il PD che vorrei).

Primarie del PD, diario di viaggio. #2

Ieri Fabio Chiusi (che vede in Renzi una specie di Bonolis-conduttore) ed oggi Gotor (biografo di Bersani sparato democraticamente in prima pagina di Repubblica) sono intervenuti sul modello comunicativo di Matteo Renzi.

A parte che secondo me Gotor ha letto Fabio Chiusi (almeno sulla parte della comunicazione e grazie ad Arianna Ciccone per avermi invitato ad aggiungere un “secondo me”), in ogni caso ci sono delle cose giuste nelle critiche che vengono sollevate a Renzi: troppo show rischia di distogliere l’attenzione dai contenuti e rischia di berlusconizzare così tanto la forma da infettare anche la sostanza.

Gotor ha ragione sul fatto che Renzi appare troppo anti-PD.

Ma non si domanda perché il PD è da sempre anti-Renzi.

Peccato, inoltre, non riuscire a vedere la trave nel modello comunicativo bersaniano, modello che io trovo totalmente fallimentare da sempre. Oppure diamo per scontato che non sappia comunicare? E troviamo giusto il non sapere comunicare? Attenzione: comunicare non è fare una bella e costosa campagna pubblicitaria. Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine. E’ riuscire a valorizzare tutto il PD e non solo i pezzi comodi. La comunicazione è una roba legata al prodotto. Il marketing, per chi non lo sapesse, è anche “costruire” il prodotto e fare in modo che la comunicazione abbia il giusto e corretto mandato per comunicare il prodotto. Applicato in politica: se abbiamo delle idee giuste dobbiamo comunicarle in modo coerente. Per dirne una a me cara: è inutile parlare di rifiuti e fare manifesti abusivi. E’ una forma di menzogna politica.

In ogni caso, alcune cose divengono chiare.

1) Bersani dovrà comunque rispondere ad una richiesta di rinnovamento e già pare che le deroghe al secondo mandato saranno solo 30 (che già sono troppe)

2) che lo scontro sarà durissimo e speriamo che il PD sopravviva (sempre pensando che se il PD non sopravvive il Paese ne avrebbe da soffrire, secondo me)

3) che Renzi fa paura e persino Gotor perde di lucidità quando dice che Renzi sta aspettando per capire se le regole possono farlo vincere. Più che altro sta aspettando di capire se può partecipare alle primarie senza essere espulso dal PD.

4) che Franceschini non ha ancora deciso con chi schierarsi

5) che una cosa importante nella scelta sarà anche chi andrà con chi. Nel senso che non è solo Renzi vs Bersani, ma sarà quelli con Bersani vs quelli con Renzi. Uno dei motivi per cui molti di noi sono in attesa, è questo.

Come dico da sempre le differenze le vedremo prevalentemente sulla questione lavoro e sulla questione diritti (ci saranno anche altre differenze ma è su questi due temi che ci giocheremo l’enfasi, la passione, la rabbia, il desiderio di vittoria).  Sperando che non diventi uno scontro tra gay e famiglia tradizionale o tra Fiom e Marchionne. Il PD era quello che doveva stare al di sopra e rappresentare tutti, facendo lo sforzo sovrumano di non cascare nelle vecchie logiche. Il Paese ha bisogno della Fiat? Forse no. Forse la politica potrebbe trasformarla e andare oltre. Il Paese deve restare schiavo della Chiesa? Forse ne può rielaborare il rapporto. L’importante è non inseguire il tesserato Fiom o l’imprenditore in cerca di mercati selvaggi. Oggi una giovane architetta a 300€ al mese era felice per avere avuto una proposta di contratto a tempo determinato ad 800€ al mese per due anni. Meno di quanto guadagna un operaio Fiat. Quanti sono gli operai della Fiat di cui parliamo da mesi? Quanti sono i giovani come Elisa (il nome è di fantasia)? A questo dobbiamo rispondere.

Primarie del PD, diario di viaggio. #1

Mentre Berlusconi cerca un televenditore vincente per spacciare lo stesso prodotto dell’ultimo ventennio e addirittura nella lista ci finiscono Renzi e mr. Gromm, gelataio di successo, ho deciso di aggiornare un diario su cosa accade nell’altro fronte.

Non sappiamo ancora nulla di come si faranno le primarie: prima nel PD poi contro il resto del mondo? L’UDC partecipa o lo incontriamo in parlamento per alleanze postvoto? Primarie con doppio turno? Non e’ dato saperlo.
Nel frattempo le truppe bersaniane e renziane sono in movimento sui territori per fare alleanze, credetemi.

Nel frattempo vi segnalo uno strano fenomeno. I Giovani Turchi si staccano da Bersani.

Si candidano anche loro? E’ il classico schema del terzo candidato che ha gia’ l’accordo con uno dei due per rubare voti ad entrambi e poi riportarli all’ovile (D’Alema e’ un genio in questi schemi a panino)? Traduzione: Fassina il giovane porta via voti sia a Renzi che a Bersani ma poi li riporta a Bersani?

Posizioni politiche del 800 pronte ad arginare una candidatura Fiom come ieri si paventava dopo la sentenza di Pomigliano?

Fassina che da’ del portaborse a Renzi (sindaco di Firenze del PD per chi ancora non avesse compreso) ha aperto le danze?

P.s. Vedo poco Paese e troppo Partito in questo giochetto. Qualcosa non mi torna e non tornera’ nelle urne.

Stay tuned…

Una delle accuse che mi manca è di avere votato Berlusconi.

[«L'unica accusa che non mi hanno ancora fatto è quella di essere gay». Lo ha detto Silvio Berlusconi incontrando a Fiuggi i giovani del Pdl]

Renzi, Berlusconi, gli Ufo e il vero piano segreto per il 2013

Dicono che Verdini (ex consigliere di D’Alema e ora di Berlusconi) abbia consigliato a Berlusconi di fare un accordo segreto con Renzi e di mandare a casa tutto il PDL.

Fossi Renzi farei l’accordo, vincerei le elezioni, poi li manderei a cagare.

A parte le battute, sembra che sia partita la sagra delle bufale per eliminare gli avversari scomodi. Evviva.

Facciamo finta che questo documento esista. E che i giornalisti siano in buona fede. Lo ricevono. Gli dicono che è vero. Lo pubblicano.

E se fossero stati imboccati apposta?

E’ vero, come dice Gilioli che un tale scenario non dà alcuna colpa a Renzi, anche se non capisco le conclusioni del pezzo secondo cui dovremmo da sinistra farci domande su Renzi se piace a destra. L’unica questione è il tema del lavoro, visto che Renzi sui diritti civili ha posizioni più avanzate di Bersani. Cioè ha un collocamento politico simile ai democrats americani, all’ala veltroniana del PD. Non è il solo. Anzi.

Ed è vero come dice Sofri che messo come è messo l’articolo sembra più una roba che danneggia Renzi che altri. In effetti tutto sembra insinuare che lui sia d’accordo (le parole una messa accanto all’altra hanno un senso oppure ne hanno un altro).

E se invece l’accordo (come si dice sul serio nei corridoi) fosse un accordo vecchio regime PDL e vecchio regime PD per portare D’Alema o Berlusconi al Quirinale e Casini premier?

E se Grillo e Renzi in fondo fossero gli outsider, in tutto questo, che rompono lo schema?

E come mai nessuno parla delle liste civiche che Italia Futura sta costruendo in giro per l’Italia, anche a Roma?

Anche io davo dei consigli alla dirigenza PD su come vincere le prossime elezioni e su certe cose (tabula rasa della dirigenza PD) somigliava tanto al piano di Verdini (diciamo che ci vuole poca fantasia oggi per capire cosa vorrebbe il Paese).

Mi domando come mai (vi prego cogliete sia l’ironia che l’autoironia) il piano segreto di Alicata non sia stato pubblicato su alcun giornale.

Gay, perché tengo il punto sul matrimonio.

Perché nell’essere felice del fatto che Pisapia apre il comune alla celebrazione delle unioni di fatto (competenza del comune, quindi il massimo che il comune può fare), mi devo sentire la capogruppo del PD del comune di Milano, Carmela Rozza, dire questa idiozia planetaria:

“È giusto riconoscere i diritti delle coppie gay, altra cosa è la famiglia”

Ora cosa dovrei fare? Dire: grazie, che carini, che ci discriminate ma ci consentite di scrivere due nomi su un registro. Magari di condividere l’affitto e qualche servizio. Ma sì, in fondo la cosa importante è la sostanza.

Il fatto è che qui la forma è sostanza. Perché in quella forma abita la nostra dignità e non dobbiamo più permettere a nessuno di umiliare le nostre vite, i nostri amori, i nostri figli. Le nostre famiglie.

 

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