NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivi per il mese di “agosto, 2012”

“Un tempo avevo sogni sulla Chiesa.” In morte di Carlo Maria Martini

“Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo … Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, sopattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa.”

Carlo Maria Martini.

Aeroporto

Quando scrivo aeroporto devo sempre controllare di avere scritto correttamente. E’ l’unica parola con cui mi accade. Credo sia per l’accostamento di cielo e mare nella stessa parola. Come se fosse una parola appoggiata sull’orizzonte, inafferrabile come il raggio verde. (ho scritto giusto secondo voi?)

Sicilianitudine

Politici e commentatori che si arrendono (sto guardando In Onda) nel descrivere la Sicilia non si capisce come mai non si arrendano davanti alla Lombardia che da quasi 20 anni vota Formigoni. Troppo semplice chiamarsi fuori, dire di non essere siciliani, di non voler entrare nel merito.

La sentite lontana perche’ non ci andate, non ci passate, non ci pensate, ci scappate. La isolate e poi vi arrendete. E vale anche per molti siciliani che l’abbandonano, sia chiaro.

Il Sulcis e lo spread

” Il Sulcis è una terra poverissima, dimenticata da Dio e dalla politica. Il Sulcis è una terra cava sotto, svuotata di ogni ricchezza, e quello che ne rimane oggi è solo la buccia. Eppure, nonostante tutto, qualcosa di buono resiste da queste parti.” Michele Azzu su L’Espresso.

Ed è dimenticata da 40 anni. Basta andare a studiare. 

Invece in Germania le miniere vengono chiuse con commozione e nel frattempo si è trovata una soluzione.

“Succede così che alla cerimonia di addio si presentano in oltre 10 mila. Ex minatori in pensione come Georgi Friedhelm, che è arrivato apposta da Aquisgrana e se ne va in giro con la sua tradizionale giacca nera da minatore perché, spiega, «l’orgoglio del minatore resta anche quando le torri di estrazione scompaiono»; lavoratori ancora in attività, come Faruk Özdemir, che ha 43 anni, si è trasferito in Germania dalla Turchia che ne aveva 14 e da quattro anni segue da vicino il piano di «trasloco» dei suoi colleghi di Ensdorf.”

Questo è spread. Questo.

Piccolo vademecum per dirigenti PD.

Piccolo vademecum per dirigenti PD: alla domanda è meglio votare Grillo o PDL, si risponde è meglio votare PD. Punto.

(poi discutiamo su quale PD e come farlo migliore, sì…e potremmo riflettere sul fatto che molti grillini sono nostri elettori delusi e incazzati e potremmo farli ragionare su Grillo e migliorarci…proviamo, dai. Ma dire che è meglio votare PDL che Grillo è una minchiata.)

Teniamo la barra dritta, non scuffiamo, grazie.

Io invece tra un ragazzino del M5S e uno del PDL che ha appoggiato B. in questi 20 anni non avrei alcun dubbio. Voterei il primo. Ma risposta è sbagliata lo stesso. Voglio votare PD e vorrei che anche i grillini potessero farlo.

Dipende da noi però…non da loro.

i minatori non hanno nemici.

I minatori non fanno notizia. Non hanno nemici se non il carbone nei polmoni. Troppo poco per una prima pagina nel Paese dei tifosi. Troppo noiosi.

Non leggiamo più poesie

Non leggiamo più poesie perché le poesie tengono fermi nei dettagli, intrappolano polpastrelli nelle parti morbide, quelle che dimentichiamo in tempo di pace e bagniamo di lacrime in guerra, quelle per cui ogni cosa è sensata anche la più assurda. La poesia non abita questo tempo arido.

E se una sera d’inverno Bersani e Grillo…

Però una cosa la devo dire, porca miseria.

Grillo accetterebbe di partecipare ad un dibattito con Bersani?

Anche su una web tv, eh, o su una chat moderata da un giornalista riconosciuto super partes. Insomma negli ultimi 20 anni, di leader che ci davano dei comunisti che avrebbero espropriato e tassato e non accettavano il confronto ne abbiamo visti. Il confronto, il dibattito è democrazia, tutto il resto non lo è. Io lo chiamo totalitarismo, in alcuni casi fascista. Poi ognuno trovi ai territori non democratici le definizioni che preferisce.

Ecco.

Intimidire I Siciliani giovani, con strani furti e querele. Capita questo, nel silenzio assordante

Ribloggato da Pietro Orsatti:

Capita che il giorno di ferragosto un piccolo determinato cronista siciliano esca di casa per passare una giornata leggera, senza pensieri per la testa. E capita che al suo rientro la sera scopra che sono passati dei buontemponi non invitati nel suo appartamento. Entrati senza rubare nulla, tutti gli oggetti personali, il portafoglio e altro, posti in bell'ordine sul tavolo. Capita che il cronista in questione non sia uno qualunque.

Continua a leggere... 410 altre parole

I fascisti sul web? del web? nel web?

Aggiornamento.

Bersani (potete sentire tutto qui) non pronuncia mai la frase “fascisti del web”.  Bersani dice: “nelle crisi ci può sempre essere la tentazione di vedere chi abbaia è più forte. e anche con forme che possono nascere da tutti i lati, ma finiscono sempre a destra.” “usano linguaggi fascisti. fascisti.” “via dalla rete. venite qua.” e ancora “si sta creando un linguaggio. chi sottovaluta questi dati di linguaggio deve leggersi un po’ di storia. andare a un certo anno: era il 1919. ok?”

Condivido da anni la sua seconda frase come è noto a tutti (e come scrivevo anche qui sotto), non capisco però perché accostarla alla rete come in effetti fa, pur non pronunciando quella frase. E continuo a non capire come mai non ci rendiamo conto che i fascismi sono SEMPRE figli delle democrazie incomplete, dei partiti insani. Il nostro compreso.

Concordo con Civati, io la frase sui “fascisti del web” che danno degli zombie al PD non l’avrei detta. Nel senso che non avrei accostato le due parole. Il web e’ oggi l’unica fonte democratica e accessibile per informarsi e fare molta politica, e’ il nuovo territorio che stiamo abdicando ancora, ciecamente. Che non significa abbandonare i mercati o i bar sport di paese (dove in ognuno manderei un democratico in missione) ma significa che c’e’ un luogo in più.
Il web e’ pericoloso per i partiti abituate alla Pravda, lo so. Contiene tutte le opinioni, si puo’ commentare, persino insultare. Insomma come al bar, ma in un bar dove oltre alle Pravde arriva anche qualcun altro a raccontare. Senza filtri, editori, direttori, segretari. Un bell’affare.

Detto questo sul web ci sono dei fascisti. Come ci sono al bar e al mercato. E la matrice populista di stampo fascista in Italia e’ sempre incinta, sempre vigile, sempre sveglia. Fa tantissime vittime anche nelle menti intelligenti che nella disperazione a volte non possono che augurarsi che tutto venga distrutto senza lasciare nulla. Lo diceva il Duce del sistema partiti di allora.

Come si disinnesca il fascismo?

Lo possono fare i partiti attuando il ricambio. Senza caminetti che preparano la grande coalizione, senza leggi elettorali che sono solo assicurazioni di poltrone e non garantiscono nessun governo. Perche’ noi con UDC e PDL possiamo svendere due palazzi di stato, tagliare statali, togliere persino autoblu e scorte, ma certo non possiamo governare, perche’ abbiamo un’idea di Paese totalmente diversa da loro (dico bene, vero?).

Perche’ pure a me ogni tanto, in questi giorni, mi sale una rabbia che mi fa pensare che forse e’ meglio fare piazza pulita di tutto visto che nulla sembra avere voglia di cambiare. Nemmeno un po’.

L’abisso tra la vendetta e la giustizia

La distanza che passa tra la giustizia e la vendetta è forse (dico forse) la misura della distanza tra il nord e il sud, tra le parole gutturali per aprire poco la bocca e prendere meno freddo e le grida del sud (Te lo mando a dire. Ti aspetto fuori. Non guardarmi negli occhi. Non toccare la mia donna) , le urla tra i panni dei vicoli, per superare il caldo, evitare movimenti che si suda. O è la differenza tra colpa e responsabilità tutta racchiusa dentro una religione e la sua Riforma?

Ieri pensavo alle parole di un sopravvissuto alla strage di Breivik: “assisterò fino all’ultimo minuto del processo, attenderò la sentenza e poi mi metterò questa cosa alle spalle”.

La pacatezza di queste parole, la fiducia nel proprio Stato, l’assenza di vendetta ma la voglia pulita di giustizia.

Sì. E’ come dici tu, Alessandro Gilioli:

“Come noto, la Norvegia ha uno dei welfare migliori del mondo, servizi pubblici eccellenti, pari opportunità per le donne, aiuti per studiare e cercare lavoro ai giovani, assistenza agli anziani. Bene, a noi di sinistra può essere utile sapere che quel welfare straordinario non è culturamente e politicamente cosa diversa dalla pena «troppo mite» e dal «carcere di lusso» che hanno destinato a Breivik. Chiaro? Sono due facce della stessa medaglia. Simul stabunt, simul cadent.”

Esattamente.

Navigazione degli articoli

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 213 follower

%d bloggers like this: