quattro e gli alberi in lontananza

4 volte 1968

L’anno prossimo, il 2008, saranno 40 anni dal 1968. Mi è venuta una mezza idea di intervistare, io e la mia generazione, l’altra generazione. Quella che nel 1968 aveva tra i 18 e i 25 anni. I nostri genitori. Cominciamo a parlarne in ordine sparso, a buttare giù le domande. Presto darò qualche spunto di riflessione: date di nascita di uomini oggi al potere o al potere nei 40 anni successivi. Cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto quelli che nel 1968 erano giovani?

10 Commenti

10 risposte so far ↓

  • cristiana alicata // Agosto 22, 2007 a 5:24 pm

    E allora. Comincio io. E devo dire che prima di fare domande voglio capire anche cosa è meglio chiedere. Così oggi pomeriggio me ne sono andata dal mio Feltrinelli preferito, viale Marconi e ho comprato:
    1) L’orda d’oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa politica ed esistenziale, di Balestrini-Moroni edizioni Feltrinelli 2007
    2)Avevo vent’anni storia di un collettivo studentesco 1977-2007, di Enrico Franceschini edizioni Feltrinelli 2007
    3) 1977, di Marco Grispigni, Manifestolibri 2007
    4)Biografia del sessantotto. Utopie Conquiste Sbandamenti, di Giuseppe Carlo Marino, edizioni Bompiani 2004

    In questo momento sto leggendo: Nome di Battaglia “Mara”. Vita e morte di Margherita Cogol il primo capo delle BR, edizioni Sperlink&Kupfer editori, 2007. Margherita era la moglie di Renato Curcio ed è stata uccisa durante uno scontro a fuoco dei carabinieri. La parte interessante è vedere da dove venivano, cosa facevano prima, chi erano nel 1968 quelli che poi, negli anni 70, si sono abbandonati e arresi all’uso delle armi.

  • cristiana alicata // Agosto 24, 2007 a 11:46 am

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/08_Agosto/23/ardant-curcio-eroe.shtml

    Già. Per questo ho comprato libri scritti da italiani. Perchè all’estero il ‘68 italiano, sfociato nel ‘77 lo hanno visto come un evento romantico.

  • cristiana alicata // Agosto 26, 2007 a 8:24 pm

    Appena finito “Avevo vent’anni.” Ammetto che mi ha inquietato molto vedere con quale superficialità la maggior parte dei ventenni del 1977, si autoqualifica come migliore e soprattutto come l’ultima generazione che abbia fatto politica. Io ho fatto politica dal liceo. Occupato la mia scuola, finendo anche in questura. La digos mi venne a prendere con molta gentilezza, devo dire. Questa la differenza. Lo Stato ai tempi loro era molto violento e questo scatenava la reazione adolescenziale. Cossiga, d’altronde ancora non ha risposto delle sue responsabilità politiche (se non peggio) sull’omicidio Moro. Ho fatto politica all’università e con me c’era tanta gente che la faceva. Nel collettivo o come noi, in modo più creativo, meno ideologico.
    All’epoca fare politica andava di moda. Adesso no. La quantità di giovani “impegnati” è sempre la stessa, la differenza è che noi siamo cresciuti in microcollettivi dove tutti quelli che c’erano ci credevano. Loro sono cresciuti in mezzo a gente a cui non andava di fare un cazzo, preparando esami collettivi. Loro si sono lasciati. Noi abbiamo inizializzato una contunuità relazionale, anche dopo l’università continuiamo a parlare di politica. Continuiamo a cambiare, a leggere il Paese. Non ci siamo ritirati a farci i cazzi nostri. Loro?
    Molti di loro ricordano che la spesa proletaria gli sembrava l’inizio della rivoluzione.
    Io dico che preferisco la mia generazione che fa politica dentro lo stato di diritto.
    Io dico che una generazione si giudica al suo termine, cioè adesso: e loro hanno fallito. Se erano davvero così tanti ( enoi siamo sempre pochi e un pò cretini) perchè non l’hanno cambiata l’Italia? Se erano davvero così determinati perchè non sono riusciti ad arginare la violenza che parte della LORO generazione stava mettendo in campo? Perchè non gioivano e non piangevano quando moriva un poliziotto? La loro ignavia nei confronti delle BR e dello Stato ha lasciato il campo libero alla violenza. Non si sono schierati. Per loro stessa ammissione passavano da una casa fuori sede all’altra, da un bar all’altro, da un gruppo di studio all’altro. Non è molto diverso da quello che ho vissuto io. Solo che poi, anche se si studiava in gruppo, ognuno di noi si presentava a fare l’esame da solo. Io dico che nel 1977 hanno fatto una grande immensa festa di giovani credendo di fare la rivoluzione. Io dico che finita la festa ognuno è tornato a dove era destinato dalle famiglie.
    Sopravvive qualcsoa di parte del buon femminismo.

    Continua…

  • frà // Agosto 28, 2007 a 4:48 pm

    ho un paio di libri/testi da darti, appena li rimedio te le faccio avere…aspetto la copia da leggere :-)

  • redcat // Agosto 31, 2007 a 11:41 pm

    Passavo per caso dal tuo sito/blog (ma che è?) e non ho potuto fare a meno di notare il tuo bel progetto di ricerca…
    …però, la riflessione che fai su quegli anni mi sembra forse un po’ troppo ‘costretta’ dal parallelo tra le due generazioni (che evidentemente è la tua ‘ipotesi’ di ricerca : ndr, faccio Sociologia e non riesco a non notare queste cose, scusa!).
    Capisco (e condivido) il motivo principale per cui fai questa operazione di rispecchiamento tra due epoche così distanti, due realtà così diverse e a loro modo complesse: anch’io ho iniziato a fare politica al liceo, anch’io ho sentito il peso (e i racconti) delle esperienze dei miei genitori, il loro dipingersi sempre come assolutamente migliori: più ‘collettivi’, più ‘politici’, più ‘forti’, più ‘bravi’ (anche a scuola)…insomma PIU’.

    Leggendo qua e là (L’orda d’oro è stato il primo) mi son fatto l’idea che per capire quel contesto bisogna fare lo sforzo di immaginarsi una società completamente diversa, e non solo dal punto di vista storico o, come dire, di ‘condizioni materiali’, di possibilità per i giovani (che pure sono importantissimi).
    Quegli anni sono stati una congiuntura stranissima e con pochi eguali nella storia: un periodo in cui, dopo gli anni della Ricostruzione, si ricominciava a respirare, in cui soprattutto i giovani erano stanchi delle divisioni da guerra fredda e iniziavano (’6 8) a sperimentare/si nuovi modi di vivere/si, pensare/si, rappresentarsi; ma nello stesso tempo rimaneva ancora vivo e attuale il ricordo della Resistenza, non intesa, come si fa oggi un po’ dapperttutto, unicamente come un fondamento della costituzione repubblicana, ma come qualcosa di più, come un processo avviato e temporaneamente sospeso proprio a causa degli ‘equilibrismi politici’ da Guerre Fredda (vedi questione dell’amnistia, firmata da un Togliatti Ministro della Giustizia, per i funzionari ereditati dall’apparato fascista (che saranno stati pure dei semplici opportunisti o si saranno adattati alla situazione per sopravvivenza, ma sicuro che da quella loro esperienz sono stati plasmati, anche soggettivamente, e, e questo è un dato ’storico’, ‘ereditato’ una serie di rapporti, di vendette (subite o portate), oltre che i loro posti nell’apparato).
    Questo a portato nell’immediato dopoguerra a una sorta di proseguimento della lotta partigiana, con ‘esecuzioni’ mirate da ambo le parti.
    Di questi episodi (e ovviamente del fascismo) se ne aveva ancora vivida memoria quando nei primi anni sessanta (Genova 1960, P.za Statuto 1962) iniziarono a manifestarsi i primi ‘vagiti’ (come si usa dire) di quel movimento di lavoratori che culminerà nell’Autunno Caldo (’67), a stento ‘tenuto’ da una CGIL che stava preparando insieme al PCI la svolta ‘progressista’ (e forse ‘governista’, che stà avvenendo oggi, ma di cui si possono vedere i segni già nel governo di Unità Nazionale proposto negli anni settanta al PCI da una DC che non riusciva a gestire la situazione).

    Quindi, ‘in parte’ e intorno al movimento del ‘68, c’era un clima di forte spinta conflittuale da parte del movimento dei lavoratori e questo fatto non si può dire che sia ininfluente.
    Tanto è vero che, come notavi anche tu, molti dei protagonisti degli anni 70 vengono dal ‘68: ma è negli anni 70 che avvengono i contatti, via via sempre più stretti, tra ’studenti’ e ‘lavoratori’ (che culmineranno nelle famose Assemblee di Studenti e Lavoratori, da cui ‘escono’, ad esempio, i Moretti, i Franceschini, i Curcio, e da cui in quegli anni passano in molti).

    Se leggi quel periodo partendo da questi presupposti noterai subito che il ‘77 non può essere ridotto a ‘prolungamento’ del ‘68 e tantomeno disegnato come un movimento di soli studenti…
    Anche solo perchè dieci anni dopo qualcuno si sarà pure trovato un lavoro!Anche solo per non andarci mai…o quasi.

    Il clima sociale di quegli anni, penso, era veramente esplosivo e non è pazzia o infantile utopismo che qualcuno abbia pensato sempre più vicina la tanto decantata Rivoluzione…
    Dici bene che c’era chi pensava che l’esprorio proletario FOSSE la Rivoluzione, e forse questi un po’ ingenui o alla fine ‘parcheggiati li’ lo erano…
    …ma quando :
    -Lunedì: esprorio al supermercato;
    -Martedì ingresso collettivo al cinema;
    -Mercoledì occupazione di casa;
    -Giovedì festa in università occupata;
    -Venerdì festa di quartiere (tipo S.Lorenzo, per darti un’idea visto che sei di Roma, credo)
    -Sabato manifestazione con centinaia di migliaia di persone;
    …beh, forse non avevano proprio tutti i torti a pensarci, a sta benedetta Rivoluzione! :-P

    Comunque questa è solo l’idea che mi son fatto io…

    Se accetti un consiglio leggiti L’Orda d’oro.

    redcat*

    p.s:comunque aspetto anch’io le conclusioni della tua ricerca…

  • redcat // Agosto 31, 2007 a 11:52 pm

    Ma quello che ha scritto “Avevo vent’anni” è il Franceschini delle Br???

  • cristiana alicata // Settembre 1, 2007 a 5:39 pm

    No. Tranquillo. Quello era Alberto, questo è Enrico. Uno del 1968. L’altro del 1977.

  • ale // Gennaio 20, 2008 a 9:46 pm

    Ciaooo,stò cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…).
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    Se ti và uno scambio link col blog giornale contattami pure.
    ti ringrazio anticipatamente e a presto
    http://www.giornale.fm

  • silvia ricordy // Aprile 30, 2008 a 12:05 pm

    l’autunno caldo nel ‘67? bizzarra datazione…
    l’autunno caldo è quello del ‘69… e Piazza Fontana scoppia due mesi dopo: non a caso, forse…

  • chiara // Maggio 30, 2008 a 5:51 pm

    Anche io sto riflettendo molto su ome una gnerazione di contestazione abbia potuto trasformarsi in una generazione di palle privo.
    Lo so non è un commento chic ma bisogna pure dire ciò che si pensa..
    Ciao

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