book#4
2009 – IN SCRITTURA (a pag. 103 circa, fuoco sacro permettendo)
Guardate quella sagoma scura. Le gambe lievemente divaricate sul molo a ben piantarsi sul legno. Le spalle larghe di ragazzo, un po’ curve, ad abbracciare, nella piega, il respiro lento.
Il mare è il mediterraneo. Il porto, un piccolo porto della Turchia.
Lo sguardo.
Non lo potete vedere da qui. E non sapete nemmeno dove sta guardando.
Una sacca davanti ai piedi già nudi per salire in barca. Una mano in tasca.
Quella sagoma ha attraversato il mondo per arrivare lì, a stare piantata sul molo, apparentemente calma, immobile, malgrado la brezza. Sorda malgrado il muezzin che sta chiamando alla preghiera.
Quella sagoma scura ha sulle spalle una montagna. Non ha attraversato montagne. Se le è portate dietro, addosso. [...]
[...]“Lasciami andare.” Mi hai detto.
“Solo dalla terra ferma.” Ti ho risposto, chiudendo la porta e lasciandotela da guardare al posto delle mie spalle.[...]
[...]La verità, è che ti ho incontrata più volte.
Ma solo una volta mi hai comprato uno spazzolino da denti e solo una volta mi hai parlato di te, nelle notti depredate ai morsi della mia rabbia e del tuo terrore.
La verità è che ho avuto non so quante vite e quanti nomi e ti ho conosciuto e riconosciuto e poi ancora…
Ho viaggiato impunemente nei tuoi ricordi.
E la prima volta tu avevi 24 anni.
Ti ho incontrata in un albergo di Berlino, di cui ti è rimasto impresso l’odore di senape.
[...]


