quattro e gli alberi in lontananza

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Rutelli e l’ombra gay sempre più lunga - Note a margine

Marzo 26, 2008 · 17 Commenti

Relativamente alla lettera che, come sempre, è in attesa di valutazione da parte dei giornali (!), vi linko i commenti del Circolo PD Barak Obama, dove la voce dissenziente è stata una sola. Se il PD fosse davvero questo…

Inoltre rilancio l’iniziativa nata e ideata sulla scia di questo post da QueerWay: scrivi un racconto a Rutelli. Inondatelo di vite. Inondatelo di voi. Io gli ho “raccontato” la mia lettera.

Scrive Rutelli, in una lettera alla Sinistra Arcobaleno:

“Nella grande metropoli, muta la qualità dei doveri e dei diritti. Roma intende integrare e non accrescere la frammentazione e l’incomunicabilità tra persone e corpi sociali. Intende far dialogare culture ed esperienze diverse, non contrapporle: troppo grandi sono i rischi dell’”incessante tracciamento di confini” nelle città, perché noi ci prestiamo a sottovalutarli o ad accrescerli non contrastando asprezze e conflittualità che possono essere ben governate e comunque ridimensionate. Questo vale anche per la cittadinanza di quanti hanno un orientamento omosessuale: cittadini come gli altri, con i diritti e i doveri di tutti, come in ogni città del mondo. A Roma già da tempo abbiamo abolito ogni discriminazione nell’erogazione dei servizi alle persone; questa strada va monitorata e proseguita con la massima attenzione, con il necessario ascolto e con la consapevolezza che non si debbono comprimere i diritti delle minoranze. Sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene. Negli anni passati, abbiamo realizzato la Casa Internazionale della Donna; immaginiamo di realizzare a Roma molte iniziative e produzioni culturali. Tra di esse, un Centro internazionale della cultura omosessuale, spazio civile di dialogo e creatività.”

Cioé? Niente di più di quanto già c’era prima.

Indicativa la frase: “…sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene…” Vogliamo ricordare lo sforzo fatto quando era vicepresidente del Consiglio con la sua Senatrice Binetti affinchè le leggi dello Stato disciplinassero il regime delle Unini Civili?

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Rutelli e l’ombra gay sempre più lunga.

Marzo 24, 2008 · 28 Commenti

Caro Francesco, è ufficiale dai sondaggi: stai rischiando di arrivare al secondo turno, a causa del tuo scarso appeal tra l’elettorato gay.

Contrariamente a ciò che si pensa l’elettorato GLBT è ormai intangibile. Non vive più soltanto tra Monte Caprino, le discoteche e le saune cittadine, ma si è organizzato in coppie. Famiglie, le chiamiamo tra di noi. Qualcuno, qui, a Roma, la città in cui ti ricandidi, ha persino dei figli.E’ proprio per questo che non ti basterà incontrare due o tre associazioni omosessuali romane che del movimento e della comunità romana, non sono che una minima parte, barattando voti in cambio di dichiarazioni fumose che non hanno avuto molto risalto sui media, ma si spera lo abbiano all’interno della comunità gay. Non funziona così. La maggior parte delle famiglie omosessuali vive come la maggior parte delle famiglie eterosessuali: non è iscritta ad alcuna associazione e vive la sua vita a casa propria leggendo i giornali e guardando la TV, andando a fare la spesa al supermercato. Ed è da lì che gli devi parlare.

La politica che voglia catalizzare il voto gay, dopo il 2006 si è fatta più complicata. Le promesse poco chiare, sortiscono l’effetto opposto. Tutti ricordano le promesse di Prodi sui Dico. E tutti sappiamo come è andata a finire: si trattava di un suo impegno personale, che poi la coalizione non riuscì a mantenere, grazie anche a molti senatori della Margherita.

I gay italiani, come quelli romani si aspettano delle cose banali e semplici: non ha nessun significato dire che Roma sarà una città dove non ci sarà discriminazione. Vorrei ben vedere! Per noi discriminazione, caro Francesco, significa non poterci sposare civilmente, per esempio. Significa non essere riconosciuti pubblicamente. Per questo devi parlare in modo chiaro.Come sindaco tu puoi fare molto.

Ti elenco alcune cose che puoi dire pubblicamente in queste ultime settimane per riconquistare l’elettorato GLBT.

Puoi chiedere a tutti i futuri consiglieri della tua coalizione di impegnarsi a votare l’istituzione del registro delle unioni civili, che non è un riconoscimento formale, nella sua pochezza giuridica, ma sarebbe il segno che la città di Roma riconosce finalmente, con i suoi mezzi, l’esistenza delle famiglie omosessuali.

Puoi chiedere scusa per avere tolto il patrocinio alla più grande e bella e partecipata manifestazione GLBT che la storia italiana ricordi: il World Pride del 2000.Puoi andare a cena con una famiglia omosessuale e farti fare un servizio dal tg regionale. Casa nostra è a disposizione.

Puoi decidere di essere coraggioso e di sfilare al GayPride con noi come fanno i sindaci delle più grandi capitali occidentali.Basta dirlo, pubblicamente, coraggiosamente.

Tutto il resto, purtroppo, è fumo, è giochino politico di sponda con quattro sparuti tesserati ad associazioni che ormai, ahimè, rappresentano sempre meno la realtà. Così come stanno le cose costringi gli omosessuali italiani, i loro amici, le loro famiglie a dare in Italia per la prima volta un segno tangibile della loro presenza.

A prescindere, come nel mio caso o di Vladimir Luxuria, dall’appartenenza politica.

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Caro Francesco,

Febbraio 21, 2008 · 27 Commenti

Chi ti scrive è lesbica, fa parte del tuo partito e tutte le volte che ti sei candidato a sindaco di Roma, ti ha votato. 

Sei arrivato a Roma, quasi venti anni fa, giovane e con una forte coscienza ambientalista.  Il 7 luglio del 2000 revocavi il patrocinio alla più grande manifestazione per i diritti delle persone omosessuali e transessuali che la storia italiana ricordi. Lo stesso giorno, Walter Veltroni sfilava con noi.

Quel giorno, caro Francesco, la comunità gay più grande d’Italia, quella romana, interrompeva con il proprio sindaco, tu, un rapporto bello, sereno, di reciproco rispetto. 

Oggi, più vecchio (consentimelo) e meno laico ti ripresenti a Roma. Sei diverso tu, è diversa la città. Nelle precedenti tornate elettorali in cui tu e Walter vi siete presentati alla città, Roma ha premiato una coalizione che oltre ad avere una forte ambizione programmatica e votata al cambiamento (avete rivoltato Roma come un pedalino come si dice a Roma e lo dico in senso buono) era una coalizione che aveva nelle sue corde la rappresentatività della città in tutte le sue diverse anime.

Roma vantava un’integrazione razziale che solo oggi ha cominciato a scricchiolare a differenza di altre città, accoglieva decine di migliaia di studenti fuori sede da tutto il sud, abbracciava San Pietro nella storica ospitalità alla Chiesa Cattolica e cresceva materna una forte comunità gay che in questi venti anni dalle feste e dal buio, dall’amato Pasolini, è riuscita ad uscire allo scoperto, ha messo su famiglia, ha comprato case, ha messo radici, ha animato luoghi. Insomma, Roma, era davvero la Capitale d’Italia, tenera e aperta, tollerante e spirituale. 

Non ti nascondo che oggi, la comunità gay e transessuale e non solo, guarda con perplessità alla tua candidatura, dopo averti amato come sindaco. E’ necessario, Francesco, che tu dialoghi con questa comunità ferita e vilipesa, che ha visto tradita l’aspirazione al Registro delle Unioni Civili, che legge sui muri sempre più scritte omofobe e che, in ultimo, in questi giorni ha visto bruciare uno dei locali di ritrovo più frequentati, il Coming Out. Vedi, Francesco, come ho scritto anche al nostro caro Walter, le parole di persone come te e lui, sulla questione omosessuale hanno un peso incredibile. A volte anche il silenzio lo ha.

Il riconoscimento, anche da parte di un comune come quello di Roma (non mi dire che è una questione da risolvere in parlamento) ha importanza per mettere dei paletti contro il dilagare dell’omofobia. Dire che le famiglie sono la priorità, come hai detto in questi anni, come se noi non fossimo famiglie, ha contribuito a creare contrapposizione tra famiglie eterosessuali e omosessuali, come se il fatto che io possa lasciare la mia casa, le mie cose alla mia compagna senza dovere discutere di legittima ( e non vado oltre a raccontarti tutte le cose che NON posso fare per lei), tolga qualcosa ai miei vicini di casa eterosessuali.

Francesco, è necessario organizzare un incontro sulla laicità della città di Roma, è necessario che ti riabbracci con i rappresentati della comunità GLBT romana, attraverso la promessa che sarai anche il nostro sindaco supportando iniziative che ostacolino l’omofobia nelle scuole e per le strade, impegnandoti ad inserire ufficialmente nella giornata e nei viaggi della memoria anche la memoria dell’olocausto omosessuale, e garantendo fin d’ora il patrocinio e la tua presenza (pensa lo ha fatto anche Giuliani a New York!) ai GayPride che si svolgeranno a Roma. Sappi che ad oggi il voto omosessuale alla tua carica di sindaco non è scontato. Dacci la possibilità di fare campagna elettorale per te. 

Cristiana Alicata  p.s. a mali estremi, estremi veltroniani.   

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