quattro e gli alberi in lontananza

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La solitudine del padre di Eluana, le suore e la ubris del TG1.

Luglio 16, 2008 · 32 Commenti

Da giorni volevo scrivere di questo, ma tutti i blog ne parlavano e mi sembrava di affrontare un tema tanto per mettermi in scia all’attualità . Poi incoraggiata da un commento di Peter Pan e dal TG della sera, qui, nella pancia della lucciola, non posso fare altro che esprimere sdegno e schifo. Vi tralascio tutti i cattivi pensieri che ho fatto sull’oblio mentale e malato che la religione induce (attenti: non il sentimento religioso), però il servizio di oggi che intervistava la suora dove Eluana è ospite la quale affermava che Eluana riconosce la suora che si occupa di lei, era al limite della decenza. Anzi, la travalicava con tanta di quella ubris (la tracotanza stavolta è stata verso l’Uomo, non verso il divino…peggio…molto peggio) che Ulisse in confronto era sano di mente quando valicò le colonne d’Ercole.

E’ scandaloso l’uso che viene fatto del desiderio di credere al “dopo” della gente, l’uso della probabile solitudine esistenziale pregressa di queste suore votate ad una causa evanescente, figlie femmine mal accettate, storte per un matrimonio, mantenute dall’8 per mille per servire un organismo che le tiene ai bordi, che non le fa officiare, che le nasconde nelle clausure della vita, che ne umilia la probabile intelligenza. E’ assurdo che un telegiornale mandi in onda tali fandonie degne di Vanna Marchi, dopo che un team di medici, le autorità preposte, ha periziato la situazione e concesso ai magistrati di prendere una decisione: Eluana non sente niente. Se in questo luogo apparentemente assopito attorno ad uno dei milioni di chiostri ornati di vegetazione, ci sono solitudini che trovano la loro utilità nell’assistere un vegetale in più, io ho pietà di loro. Ho pietà delle loro storie e dei loro abbandoni e delle loro scelte. Ma non ho pietà per chi ci ha portato una telecamera.

Come si fa a lasciare che nelle nostre case entri quel ricatto sottile, detto con quella voce suadente e finto_santa, così femminile e rassicurante: “Chiediamo al padre di Eluana che la lasci qui con noi.” Come se il senso di quanto sta accadendo sia un padre che vuole disfarsi di una figlia. E tralascio disquisizione su quanti genitori si disfano dei figli. Vogliamo pensare a quelli, di figli? E’ più facile espiare le colpe di una vita accanto ad una morta che nel fango dei campi Rom o tra i lebbrosi del Madagascar. Abbiamo anche le suore radical-chic, adesso.

Allora portate la telecamera in un ospedale psichiatrico e chiedete a qualcuno che vaga per i corridoio le voci che sente o le cose che vede. Gli credereste? No. Avreste pietà. Solo pietà. Cosa cambia se gli mettete una tonaca e vi parlano del soprannaturale? Che volete crederci?

Care suorine volete un consiglio? Abbandonate il vostro chiostro, le vostre ricotte fresche, il fresco oblio della dimensione surreale nella quale vi siete rifugiate fuggendo da rifiuti atavici e culturali e fate quello che vi chiederebbe il vostro Padre: andate ad incatenarvi fuori da un CPT o alla Capitaneria di porto di Lampedusa. E’ lì che muoiono gli ultimi del mondo. E’ solo lì. Sdraiatevi fuori da un campo Rom e abbracciate i bambini sporchi e maleducati che vi prenderanno a calci e a parolacce. Altrimenti state fingendo una finzione. Io non vi credo.

Alla Politica dico: avete lasciato solo un cittadino. Avete fatto linciare un cittadino dal potere mediatico ecclesiastico senza difenderlo. Veltroni dì qualcosa. Dillo subito.

Sarà un caso che ancora una volta c’era la magistratura accanto al cittadino?  Questo è un altro di quei silenzi ingombranti, un altro enorme modo di stare immobili nel modo sbagliato.

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Uccidere il padre…

Giugno 27, 2008 · 21 Commenti

…ed anche il fratello primogenito.

Il dibattito, all’alba dell’Assemblea de Imille impazza. Da Francesco Costa a Marco Simoni, a Ivan Scalfarotto fino a Gianni Cuperlo, il tema è: ricambio generazionale attraverso il parricidio. Ieri sera leggevo un intervista a Franco Marini, il quale, relativamente all’argomento del ricambio generazionale diceva: i giovani si facciano sotto, si facciano vedere, non aspettino di essere cooptati.

Ma cosa significa farsi sotto? Farsi sotto significa ogni tanto dire: caro Partito, cari dirigenti, sapete che c’è? Io non sono d’accordo. A costo di farsi guardare male da tutti e di passare per i soliti rompiscatole. In questi mesi qualcuno si è pure alzato a dire: non sono d’accordo. Ha pure ucciso il padre (per esempio non votando Rutelli), oppure cercando di provocare una posizione chiara del PD sui temi GLBT, oppure organizzando una manifestazione per l’8 luglio prima che il partito si svegli da solo, contro le leggi canaglia che il centro destra ci sta infilando a guisa di supposta.

Il fatto è che, come dice Cuperlo,  dopo la svolta dell’89 il partito ha rimosso il tema del conflitto interno per paura della scissione. In poche parole il dibattito interno è morto. Così D’Alema non lavora dentro il partito per trascinarlo verso le sue idee, ma fonda i Reds e va a chiacchierare delle cose sue altrove. SE tutti lo facciamo, sto dibattito, lontano dal cuore del partito, più che un parricidio è un suicidio di massa.

Non basterà comunque uccidere il padre. Bisognerà uccidere anche il fratello primogenito, quel giovane cooptato che è messo lì a dire che il ricambio c’è…e quindi voialtri perchè diavolo vi lamentate?

La prima cosa da fare è organizzarsi. Il nuovo del partito c’è, ma è disintegrato. Loro, la Sacra Famiglia piddina fatta di padri e vassalli sono legati tra di loro da un patto di sangue che prevede anche l’eliminazione del dissenso.

Guardate la questione GayPride: tutto tace. Nessuno protesta perchè questo potrebbe danneggiare il Partito. Invece io dico: Veltroni sbagli se pensi che mentre ti occupi di tasse e di leggi non puoi anche aderire al Pride. Sbagli grossolanamente. Ti sembra una cosa furba mandarci la ministra ombra, in una sorta di panacea ma_anchista, invece sbagli.

Continui a coltivare sulle pietre e lasci stare il campo già concimato. E questa è miopia.

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La Ragione di Roma e Nessuno tocchi Walter

Aprile 28, 2008 · 35 Commenti

Quando qualche mese fa Rutelli affermò di volere ascoltare Roma prima di accettare di candidarsi, qualcuno lo prese sul serio. Qualcuno, che era nessuno, raccolse circa 500 firme in tre giorni e chiamò i giornalisti, dicendo: attenzione, guardate che la temperatura della città non è quella che pensiamo, vi dispiace fare della libera informazione e dirlo al PD, visto che io da dentro, non riesco a farmi ascoltare? Se la petizione fosse stata rilanciata dai giornali, avesse avuto visibilità, i 70.000 che ieri ed oggi hanno voltato le spalle a Rutelli, votando però Nicola Zingaretti magari glielo avrebbero detto in anticipo e forse il giovane (è un eufemismo) Zingaretti oggi sarebbe sindaco di Roma.

Rutelli dice di avere perso sulla questione sicurezza. Se così fosse, se il voto romano fosse stato così emozionale non si spiega come mai, sull’onda dell’emozione, non abbia punito anche Zingaretti. Roma ha votato ragionatamente. E anche NON ha votato ragionatamente.

La verità è che come a Catania (accadde con Bianco) la riedizione (a Roma si direbbe che “se rimpone”) non funziona e come abbiamo cercato di dire in tutte le salse il percorso politico di Rutelli è stato talmente ambiguo e inaffidabile, che l’unica cosa che è accaduta sul fronte della sicurezza è che i romani non si sono sentiti sicuri di uno che ha cambiato idea così tante volte sulle grandi questioni. Uno che sfila al Pride, ne patrocina un altro, e poi fulminato sulla via di Damasco, o degli interessi personali, cena spesso con la Compagnia delle Opere lombarda, la stessa che sostiene il clericalissimo Formigoni. Già, di uno così.  Così abbiamo scialacquato il 65% di Veltroni di meno di due anni fa, così abbiamo perso Roma.

La responsabilità non è degli scellerati elettori che non l’hanno votato, ma in primis di chi lo ha imposto con strategia Top-down (strategia che non funziona più nemmeno nelle aziende, studiare il metodo Toyota per credere) e in seconda battuta, ma non meno responsabili, di tutti coloro interni al partito e non (comprese qualche associazione GLBT che pensava di partire e arrivare sul carretto dei vincitori e ha rinunciato al dibattito, sacrificando la dignità del popolo GLBT tutto, non solo quello romano) che a questa scelta non si sono opposti. Scellerato, per esempio, conteggiare il dissenso gay con lo 0,9% di Grillini. Molti gay, molti laici, molti cittadini che hanno a cuore uno Stato sano, non hanno nemmeno votato Grillini: non sono proprio andati a votare. E non sono l’unica a pensarla così sulla questione laicità.

Rutelli parla dei limiti della sinistra e dimentica, malattia tutta italiana, di fare autocritica. Tanto ora, supppongo, il suo amore per Roma e la sua preoccupazione per la città in mano alla destra, lo farà optare per il posto di senatore che prontamente si era prenotato.

Chiuse le polemiche e l’amarezza di avere avuto ragione, come persino molti compagni di partito, eletti alla provincia, mi hanno concesso, ora è necessaria molta lucidità.

Nessuno tocchi Walter Veltroni. Il patrimonio di circoli territoriali, di persone della società civile, di facce pulite che si sono avvicinate alla politica in questi 7 mesi dalla nascita del PD, hanno vissuto la loro consacrazione nel voto bulgaro a Veltroni. Il Pd alle elezioni politiche non ha fatto sparire la sinistra, non ha lavato il cervello di quella quantità enorme d’Italia che ancora orgogliosamente si definisce di sinistra (compresa la sottoscritta): l’ha cannibalizzata. Essa c’è, ora fa parte del patrimonio del PD e gettarla al vento sarebbe quanto di più idiota il PD possa fare.

Walter Veltroni ha fatto quello che poteva fare: in poco tempo e ostaggio di dinamiche ancora vecchie a morire di spartizione correntista. Non poteva fare altro. E ha fatto il meglio. Walter ha rappresentato per molti di noi l’interpretazione di un senso delle istituzioni e della riappacificazione nazionale di cui l’Italia ha bisogno. Non la sinistra: l’Italia. Non ho paura delle destra, perchè deve accadere che questo paese diventi normale. Non posso sentire gli amici di sinistra piangere perchè Roma è medaglia d’oro alla resistenza che hanno taciuto quando Rutelli affermava che i gay erano meno delle famiglie etero. La libertà è di tutti. Oppure è fascismo, sotto qualsiasi bandiera si celi. Non voglio più votare un partito per non votarne un altro. E con me la maggior parte degli italiani. Non dobbiamo avere paura. Governare fa bene, ha ragione Andreotti, viene logorato molto di più chi non ha potere. Dobbiamo vivere questo momento come un’opportunità per un ricambio chirurgico e non per una gogna pubblica. Se ne vada D’Alema, per esempio. SE ne vada Rutelli. SE ne vadano i teodem che non catalizzano alcun voto se non quello di pochi facinorosi fanatici molto più pericoli degli ex-fascisti. Resti Veltroni per la sua buona volontà, garante del radicamento territoriale secondo la teoria Cacciari - Bersani che condivido fino alle virgole.

Tenere insieme il PD, tenerlo ben fermo sulla posizione di centro-sinistra, non spostarlo al centro estremista, mantenere lo spirito degasperiano e non cercare quello clericale. Non cercare alleanze con l’UDC che non è l’UDC di Casini, sul cui spirito istituzionale potrei anche non dubitare, ma è l’UDC che entrata in parlamento grazie ai voti di Cuffaro e che ha tra le sue file il ridicolo omofobo e reazionario Buttiglione.

Riscuotere il debito con Di Pietro e i radicali, presenti in parlamento solo perchè apparentati o mimetizzati. Ricordarlo caldamente, altrimenti la prossima volta vadano da soli.

Noi, militanti ed eletti nel PD, abbiamo bisogno di Walter Veltroni e vogliamo essere coinvolti pesantemente, d’ora in poi, nelle decisioni del partito. Forse i colonnelli del partito vogliono la resa dei conti, ma si eserciti la democrazia che fa parte del nostro giovane DNA: chiedetecelo. Noi vi diremo che vogliamo Veltroni a guidare questi 5 anni difficili, come vi avevamo detto che Rutelli a Roma avrebbe perso, al di là dei calcoli da salotto dei vari cardinali Richelieu di cui il PD è pur fin troppo saturo e non mi riferisco a Bettini, il cui spirito di servizio, di ricerca del compromesso, è stato sotto gli occhi di tutti, visto che è stato il solo a rinunciare a tutte le cariche possibili per costruire questo partito.

Dicono che in politica non si debba essere emotivi. Ma per prevedere cosa accadrà a volte, si deve essere meno calcolatori e più sensibili. Meno politologi e più cittadini. Accade la stessa cosa a chi si occupa di marketing: fare campagne incomprensibili che parlano solo agli esperti del settore.

 

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Walter, domani devi ricordarti chi ti ha votato.

Aprile 14, 2008 · 67 Commenti

Già. Perchè il voto moderato non lo hai avuto. In Veneto non c’è stato l’effetto Calearo. L’effetto teodem sui moderati non c’è stato.

Allora sai che c’è? Dobbiamo ricordarci che ci ha votato il popolo di sinistra. Non dobbiamo dimenticarlo mai.

Dobbiamo essere coraggiosi. E di sinistra.

Cominciamo a pensare ad un partito socialdemocratico che faccia una sintesi anche con chi sta a sinistra di noi e non è scomparso, c’è. C’è nel fatto che il PD è il primo partito e solo per un giochino di sponda non avrà il premio di maggioranza, perchè in qualsiasi altro paese civile la PDL non esisterebbe, perchè è un accrocchio di roba in contraddizione con se stessa. La sinistra c’è, non avrà rappresentanza, ma ti ha votato, Walter. Questo te lo ricorderò ogni giorno che sarò dentro questo partito.

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