quattro e gli alberi in lontananza

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Maschi. Ovvero the Male_Magic_Turin_Night

Luglio 9, 2008 · 10 Commenti

Nella giornata torinese più bella da quando sono qui - ieri mattina un vento amico mi si è infilato addosso, tanto che ho tirato su lenzuolo e piumone godendomi il fresco del mattino, veniva dal mare quel vento e fuori poi un cielo terso di quelli degni di Roma - mi sono ritrovata seduta ad giapponese con un’intera generazione di maschi (3 per la precisizione) che spaziava dai 32 ai 44, passando per i 37. Era tanto che non mi godevo questa fetta di cielo in convivialità, forse anni (dalle cene con Francesco e Sauro, forse). Li guardavo divorare sushi, bere birra giapponese, la serata diventava liquida e leggera con quella dose di malinconia e cazzeggio che hanno i maschi, mischiata insieme tra le rughe del tempo, diverse su ognuno di loro e i segni delle donne che li hanno attraversati.

Il più vecchio ha due figlie, un divorzio, tante donne e voglia di innamorarsi, il che mi stupisce perchè ha i capelli disordinati dalla salsedine della vita. Quella che non si lava via. Ha l’aria di mare e montagna che mi ricorda una persona.

“Se ne è andata lei. - fa davanti ai miei occhi spalancati che credevano di stare davanti all’ennesimo Peter Pan - Si è sentita in gabbia. Invece io mi sento in gabbia così, a fare sesso con tante donne, magari alcune sposate. E non l’ho mai tradita quando eravamo sposati, le mie bambine erano un anestetico eccezionale al tradimento. Con loro divento una mamma” Che bello, un uomo, un maschio, in pace con la propria femminilità.

“Ah.” Faccio io. Tutto il contrario di quello che ti aspetti. Esce una componente femminile nel suo essere totalmente etero, che mi commuove nella notte, e poi nel frattempo mi dice che oggi parte la donna con cui si vede (una delle tre), va al mare con marito e figli. Non è innamorato, ma gli dispiace non averla salutata ed è venuto con noi, in una scala di priorità che si disfa in pochi minuti, fragile, lontana dal mondo assoluto del “prima”. Prima della disillusione, prima della resa ad un mondo liquido, opaco, dove le emozioni sono frammenti che si mischiano.

Condividiamo all’unanimità tutti e 4 è che essere innamorati è bello. Viene descritto dal più vecchio di noi, come “quelle due rampe di scale che ti fai per andare da lei, dopo esserti fatto magari 400km, quando sai già cosa succederà. Ecco quello è il momento più bello.” Il sabato del villaggio dell’andare, l’emozione del film che ti fai prima di viverlo.

Poi pausa e il discorso si fa più greve (vi tralascio i dettagli, però ridevo a crepepelle) , sono sempre maschi ed io “non sono né di qua né di là” mi dicono e se non ci fossi stata questi discorsi non li avrebbero fatti e insomma sono una donna con cui parlare di donne, sembra che si sentano capiti nel loro cercare la femminilità e nel loro parlarne senza remore perchè, ridono, su questo abbiamo gli stessi gusti. Ed io sono totalmente a mio agio, tanto che ad un certo punto glielo dico, che sto bene, proprio come quando sono in mezzo alle donne.

Poi si ricomincia: “L’avevo trovata quella giusta, senza figli, amava le mie figlie…”

“E poi?”

“Non chiudeva il tappo del dentifricio. Poi invece mi sistemava casa, non trovavo mai un cazzo. Sai…mi arrotolava anche l’alimentatore del cellulare e diventavo pazzo ad aprire i cassetti quando lei se ne andava.”

Sorrido. Anzi rido e penso ai cavi della mia casa torinese, all’uragano della singletudine che tanto insiste solo su stesso e graffi di fastidio e intimità che danneggia non ne fa.

Gli altri due hanno meno segni. Meno storie. Uno scrive lettere d’amore e si paragona a Cyranò. La sua ultima lei ha chiamato per dirgli: “Mi sposo ad ottobre.” Io penso alla correttezza femminile, ma prima che io possa parlare gli altri due sono già lì che dicono: “E non ci sei andato?”

“Dove?” Diciamo io e lui contemporaneamente.

“Ma da lei. Questa era una richiesta esplicita. Un’occasione d’oro.”

Ovviamente non si stanno riferendo al tornare insieme, ma al fascino del sesso con la ex che sta per sposarsi, vi tralascio le immagini erotiche che sono state evocate. Fino a lì io non ci arrivavo anche se alla fine più che una donna e tre uomini siamo due emozionali e due razionali. Chi lascia fluire le emozioni, chi piuttosto si taglierebbe le, ehm, palle piuttosto che dare soddisfazione ad una donna che se la tira. Già perchè loro non se la tirano, questo è vero, anzi, vivono con disperazione questo NON essere in grado di controllare l’istinto, anche quando pensano di aver ceduto solo per sesso, quando lei si aspetta qualcosa in più. E più invecchiano più si sentono liberi e meno vincolati, forse un pò più egoisti nel senso che si fanno meno problemi nel leggere le donne, che sono complesse, appaiono più forti, ma loro ormai sanno che non è così. Che il male che si fanno le donne gli uomini non se lo fanno, perchè sono meno ostinati e forse anche meno illusi perchè più rassegnati alle emozioni, all’ essere in balia, allora tanto vale lasciarsi andare. Per le donne non è così. Già.

E poi quella più giovane di 17 anni, bellissima, che però quando “io mi ricordavo di Leone presidente, lei il primo che ricordava era Pertini.”

Belli questi maschi lo condividevo con un’ amica_sorella spersa in una grande città che non era la sua. Bella questa parentesi che magari su questo blog non vi aspettavate, questa settimana era dedicata tutta alla politica, infatti vi posto questa confidenza nella notte, per i pochi fortunati nottambuli che passeranno di qui. Poi all’alba di domani si ricomincia con la politica. Questa settimana dobbiamo uccidere il padre, ricordate?

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il 5 luglio del 1991…

Luglio 5, 2008 · 4 Commenti

…era un venerdì. Erano 17 anni fa.

E poichè ne ho 32 e 16+16=32, a questo punto il numero 17 rappresenta più della metà della mia vita. Di un solo anno, ma la nuova vita ha superato la prima.

Il tuo sms è stato il modo in cui anche quest’anno mi hai ricordato, come ogni anno, questa data. Hai scritto soltanto: 17 anni fa. Anzi hai scritto diciassette anni fa, perchè probabilmente non sai che per fare uscire i numeri su un cellulare, quando mandi un sms, devi premere forte i tasti. Non si può sapere tutto delle nuove tecnologie a 58 anni.

E’ una data che io non ricordo mai. L’ho rimossa dalle mie ritualità. Tu no.

Tu la ricordi come una festa: tornavo da te.

Io come una sconfitta: scappavo di casa, dal mio migliore amico, dalla bicicletta gialla che avevamo costruito insieme, dal mio fratello maggiore, dalla sua barba che era ancora rossa e lui era ancora bellissimo anche se non giocava più a dama con me ed anche se non potevo più chiamarlo, di sera, con la scusa di un bicchiere d’acqua, a sfasciargli la severità, a farlo essere quello che non era: morbido.

Avevo segni che ho nascosto per molto tempo. Alcuni ci sono ancora sparsi qua e là, trucemente e ingiustamente mischiati alle cicatrici delle ginocchia e dei gomiti, le mie medaglie dell’infanzia: calcio, bicicletta, qualche scazzottata e l’anno in cui nevicò mirabilmente - era l’inverno tra il 1984 e il 1985 - e finii contro la ringhiera di testa durante una guerra a palle di neve con l’odioso vicino di casa. La mente umana è un mistero, li fa venire a galla con lentezza, i segni, per dare modo di cancellarli o comunque curarli. Avevo con me una piccola borsa con delle cose che tu e Cristina e il nonno avete fatto discretamente sparire in pochi giorni.

Oggi ho 17anni di vestiti e cose e un buco di 16 anni dietro di me se non fosse per quella targa che lui mi ha restituito qualche mese fa. L’unica cosa che ho di me di prima del 1991. L’unica cosa. Come si fa a ricominciare da zero, nudi, a 15 anni?

La rimozione temporanea è la cura saggia di chi non cede alla follia.

E’ passato molto tempo prima che anche per me fosse una felicità obbligata. Avevo fatto la cosa giusta a prendere quelle 5milalire, ad andare comunque, a staccare quel cordone ombelicale virtuale, a voltare le spalle, a resistere alla forza della conservazione, a buttarmi di spalle nel buio più assoluto.

Ad andare via.

E non passerà mai abbastanza tempo perchè io non pianga sulle macerie di questa famiglia. Su questo punto esclamativo che sono i miei occhi quando vedo nelle altre famiglie le dinamiche che si sono spente, i gesti che non ci sono stati, le cose che ho fatto da sola, come se voi non ci foste. Le cose banali delle famiglie che ho intorno.

Piango ancora sulle vostre foto del matrimonio che ho io e non sono mai state attaccate in un album, in 22 anni che siete stati insieme. Ma si può?

A volte mi capita di piangere anche sulla tua foto in cui gli guardi le mani in montagna e in quella dove sei in piedi, su un tavolo di legno, mentre nevica sulle Alpi che ti fanno da cornice. Sui vostri scarponi ridicolmente pesanti, niente a che vedere con i nostri, così leggeri, così tecnici, così lontani nel tempo. Chissà se ve li sareste comprati e cosa avreste detto. Chissà se avrei dovuto aspettarvi sul ghiaione del Sella. Invece l’ho fatto con altri. Le vostre rotte come se fossero nuove. Le ho scoperte da sola. Guardo i tratti giovani dei vostri visi che alternativamente, magicamente, parlano di me: io, l’unica cosa vostra che vive ancora. Eravate bellissimi.

Chissà se c’è un limbo spazio-temporale anche per le storie d’amore che lasciano qualcosa sulla terra. Tipo un figlio. A volte mi sembrate due marziani che si sono incontrati per caso. A volte vi sento come eravate anche se non riesco a fare i conti su come siete ora.

Ma questa è un’altra storia.

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SEVERAMENTE.

Giugno 26, 2008 · 2 Commenti

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18 giugno 2008. Ore 19:06

Giugno 19, 2008 · 10 Commenti

#2 è diventato carta.

Fagocitato al mondo al ritmo di un foglio al secondo, da una stampante ultratecnologica del MailBox sottocasa.

285 pagine e una rilegatura a spirale di quelle che sanno di università, di Chiostro, di esami finiti alle dieci di sera.

Ora riposa nella bow-window, sullo scrittoio dove si concentrano tutte le cose importanti che ho qui, baciato da questo primo sole estivo, dai suoi 3cm di spessore, per qualche minuto, nel tragitto, l’ho tenuto sotto braccio come una baguette e tutto di nuovo sembrava Parigi.

I tre titoli stanno lì a guardarmi, sono belli tutti e 3.

Adesso ho la borsa piena di matite, un temperino e una gomma. E’ la parte più difficile, la parte che non riesco mai a fare. Rileggere le cose che ho scritto di fila, come se non le avessi scritte io, senza passare da un punto all’altro in cerca di un filo diverso.

Leggere. Semplicemente, dopo averlo scritto, leggerlo. Credo di non averlo mai fatto nemmeno con Quattro. Io non ho mai letto il mio libro dall’inizio alla fine.

In queste situazioni benedirei un editor cinico e perfido che avesse voglia di farlo al posto mio.

Adesso comincia l’elaborazione del lutto. E lo farò verso nord.

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This Night…

Giugno 18, 2008 · 7 Commenti

..ci fanno compagnia i ColdPlay con il nuovo album Viva la Vida (splendida Violet Hill) ed Eddy Wedder con Society nel loop di I-Tunes che accompagna gli ultimi scapoli di battitura, le ennesime ultime manipolazioni, cambi di parola, inversione di nomi, collocazione di luoghi e descrizioni di colori.

Lasciarlo andare in un unico sorso ingordo. Devo.

Questa notte sono in un punto di luce come nel ventre di una lucciola.

E intanto qualcuno ha di nuovo teso la corda. Io prendo l’asta da equilibrista e aspetto il prontipartenzavia.

Sono le 2:00. Vado a letto, va’.

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