Nella giornata torinese più bella da quando sono qui - ieri mattina un vento amico mi si è infilato addosso, tanto che ho tirato su lenzuolo e piumone godendomi il fresco del mattino, veniva dal mare quel vento e fuori poi un cielo terso di quelli degni di Roma - mi sono ritrovata seduta ad giapponese con un’intera generazione di maschi (3 per la precisizione) che spaziava dai 32 ai 44, passando per i 37. Era tanto che non mi godevo questa fetta di cielo in convivialità, forse anni (dalle cene con Francesco e Sauro, forse). Li guardavo divorare sushi, bere birra giapponese, la serata diventava liquida e leggera con quella dose di malinconia e cazzeggio che hanno i maschi, mischiata insieme tra le rughe del tempo, diverse su ognuno di loro e i segni delle donne che li hanno attraversati.
Il più vecchio ha due figlie, un divorzio, tante donne e voglia di innamorarsi, il che mi stupisce perchè ha i capelli disordinati dalla salsedine della vita. Quella che non si lava via. Ha l’aria di mare e montagna che mi ricorda una persona.
“Se ne è andata lei. - fa davanti ai miei occhi spalancati che credevano di stare davanti all’ennesimo Peter Pan - Si è sentita in gabbia. Invece io mi sento in gabbia così, a fare sesso con tante donne, magari alcune sposate. E non l’ho mai tradita quando eravamo sposati, le mie bambine erano un anestetico eccezionale al tradimento. Con loro divento una mamma” Che bello, un uomo, un maschio, in pace con la propria femminilità.
“Ah.” Faccio io. Tutto il contrario di quello che ti aspetti. Esce una componente femminile nel suo essere totalmente etero, che mi commuove nella notte, e poi nel frattempo mi dice che oggi parte la donna con cui si vede (una delle tre), va al mare con marito e figli. Non è innamorato, ma gli dispiace non averla salutata ed è venuto con noi, in una scala di priorità che si disfa in pochi minuti, fragile, lontana dal mondo assoluto del “prima”. Prima della disillusione, prima della resa ad un mondo liquido, opaco, dove le emozioni sono frammenti che si mischiano.
Condividiamo all’unanimità tutti e 4 è che essere innamorati è bello. Viene descritto dal più vecchio di noi, come “quelle due rampe di scale che ti fai per andare da lei, dopo esserti fatto magari 400km, quando sai già cosa succederà. Ecco quello è il momento più bello.” Il sabato del villaggio dell’andare, l’emozione del film che ti fai prima di viverlo.
Poi pausa e il discorso si fa più greve (vi tralascio i dettagli, però ridevo a crepepelle) , sono sempre maschi ed io “non sono né di qua né di là” mi dicono e se non ci fossi stata questi discorsi non li avrebbero fatti e insomma sono una donna con cui parlare di donne, sembra che si sentano capiti nel loro cercare la femminilità e nel loro parlarne senza remore perchè, ridono, su questo abbiamo gli stessi gusti. Ed io sono totalmente a mio agio, tanto che ad un certo punto glielo dico, che sto bene, proprio come quando sono in mezzo alle donne.
Poi si ricomincia: “L’avevo trovata quella giusta, senza figli, amava le mie figlie…”
“E poi?”
“Non chiudeva il tappo del dentifricio. Poi invece mi sistemava casa, non trovavo mai un cazzo. Sai…mi arrotolava anche l’alimentatore del cellulare e diventavo pazzo ad aprire i cassetti quando lei se ne andava.”
Sorrido. Anzi rido e penso ai cavi della mia casa torinese, all’uragano della singletudine che tanto insiste solo su stesso e graffi di fastidio e intimità che danneggia non ne fa.
Gli altri due hanno meno segni. Meno storie. Uno scrive lettere d’amore e si paragona a Cyranò. La sua ultima lei ha chiamato per dirgli: “Mi sposo ad ottobre.” Io penso alla correttezza femminile, ma prima che io possa parlare gli altri due sono già lì che dicono: “E non ci sei andato?”
“Dove?” Diciamo io e lui contemporaneamente.
“Ma da lei. Questa era una richiesta esplicita. Un’occasione d’oro.”
Ovviamente non si stanno riferendo al tornare insieme, ma al fascino del sesso con la ex che sta per sposarsi, vi tralascio le immagini erotiche che sono state evocate. Fino a lì io non ci arrivavo anche se alla fine più che una donna e tre uomini siamo due emozionali e due razionali. Chi lascia fluire le emozioni, chi piuttosto si taglierebbe le, ehm, palle piuttosto che dare soddisfazione ad una donna che se la tira. Già perchè loro non se la tirano, questo è vero, anzi, vivono con disperazione questo NON essere in grado di controllare l’istinto, anche quando pensano di aver ceduto solo per sesso, quando lei si aspetta qualcosa in più. E più invecchiano più si sentono liberi e meno vincolati, forse un pò più egoisti nel senso che si fanno meno problemi nel leggere le donne, che sono complesse, appaiono più forti, ma loro ormai sanno che non è così. Che il male che si fanno le donne gli uomini non se lo fanno, perchè sono meno ostinati e forse anche meno illusi perchè più rassegnati alle emozioni, all’ essere in balia, allora tanto vale lasciarsi andare. Per le donne non è così. Già.
E poi quella più giovane di 17 anni, bellissima, che però quando “io mi ricordavo di Leone presidente, lei il primo che ricordava era Pertini.”
Belli questi maschi lo condividevo con un’ amica_sorella spersa in una grande città che non era la sua. Bella questa parentesi che magari su questo blog non vi aspettavate, questa settimana era dedicata tutta alla politica, infatti vi posto questa confidenza nella notte, per i pochi fortunati nottambuli che passeranno di qui. Poi all’alba di domani si ricomincia con la politica. Questa settimana dobbiamo uccidere il padre, ricordate?




