NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

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Se la democrazia non è consenso e viceversa.

Voglio dire una cosa a tutti noi: non è che chi ha consenso allora è anche buono e bello. Chi ha consenso accede agli strumenti della democrazia. Poi si verifica nel tempo se quel consenso è sano (si chiama studio della Storia vedere i casi Hitler, Mussolini) o se è illegale (vedere chi si compra le preferenze, i casi di conflitti di interesse, uso di risorse improprie). Esistono in democrazia delle cose che si chiamano: dissenso e magistratura. Servono per impedire le dittature, per questo sono sempre le prime cose ad essere “soppresse”: nei partiti, negli Stati. Insomma “consenso” non significa allora “devo essere d’accordo con te” perché tanta gente è d’accordo con te. Non compite mai questo errore né dentro i partiti, né con Grillo, (che considero in alcuni casi in antitesi agli eletti del M5S, cosa che nel tempo verrà a galla ed e già accaduta) né con Berlusconi (vedere alla voce Bicamerale). Il male è banale ed è molto organizzato. Ricordatevi che la vera rivoluzione è organizzare il bene che è sempre caotico, anarchico. In questo la sua bellezza e i suoi limiti.

Io continuerò ad elencare gli errori che il PD (per esempio) ha fatto non parlando con chi ha votato M5S e non cogliendo quell’esigenza. Ma continuerò a credere che chi pensa di abolire i partiti (la costituzione li prevede come il momento più meravigliosamente antifascista del suo contenuto, più ancora delle norme transitorie sull’apologia del fascismo) non faccia parte della mia cultura profondamente democratica. Sia la via facile, ma brevissima al cambiamento. Continuo a preferire la via complessa e tortuosa che si muove dentro la dinamica della democrazia. Quella democrazia difettosa, imperfetta, fallace che consente a tutti – però – di poter esistere politicamente (dove quella parola assuma il suo senso etimologico più profondo).

Teniamo la barra dritta. Tra D’Alema-Berlusconi e Grillo esiste una meravigliosa terza via.

Cucù: è la DC

Con l’endorsement del Vaticano è ufficialmente rinata la DC che, come alla nascita, conteneva tutto: dagli imprenditori ai postfascisti.

Se Berlusconi vi sembrava un salto di 20 anni indietro, Monti è un salto di 60 anni indietro con tutti i pro e contro ma una crisi gigantesca peggiore di quella del dopo guerra perché non c’è alcun business della ricostruzione su cui puntare, nessun boom economico in vista. Teniamo duro e pensiamo al futuro. Che siamo noi, con tutti i nostri difetti, con tutte le cose da cambiare, migliorare e riscrivere.

p.s. come dice qualcuno la foto de Il Post di qualche giorno fa, da sola valeva un editoriale.

p.s.2 per quelli del “partito dei giudici”: anche quello è un salto indietro al 1994. Grazie no. non trovo alcuna superiorità antropologica nell’essere stato giudice. Trovo che ci sia quando si resta giudici.

p.s.3 per quelli che con Monti ci sono tantissime brave persone (lo so bene alcuni sono miei amici fraterni): sì ma c’è anche Fini del G8 e Casini dell’UDC di Cuffaro. Non c’è sviluppo così. Il resto sono foglie di fico che dobbiamo riportare a casa. La colpa è sempre nostra.

Renzi, Berlusconi, gli Ufo e il vero piano segreto per il 2013

Dicono che Verdini (ex consigliere di D’Alema e ora di Berlusconi) abbia consigliato a Berlusconi di fare un accordo segreto con Renzi e di mandare a casa tutto il PDL.

Fossi Renzi farei l’accordo, vincerei le elezioni, poi li manderei a cagare.

A parte le battute, sembra che sia partita la sagra delle bufale per eliminare gli avversari scomodi. Evviva.

Facciamo finta che questo documento esista. E che i giornalisti siano in buona fede. Lo ricevono. Gli dicono che è vero. Lo pubblicano.

E se fossero stati imboccati apposta?

E’ vero, come dice Gilioli che un tale scenario non dà alcuna colpa a Renzi, anche se non capisco le conclusioni del pezzo secondo cui dovremmo da sinistra farci domande su Renzi se piace a destra. L’unica questione è il tema del lavoro, visto che Renzi sui diritti civili ha posizioni più avanzate di Bersani. Cioè ha un collocamento politico simile ai democrats americani, all’ala veltroniana del PD. Non è il solo. Anzi.

Ed è vero come dice Sofri che messo come è messo l’articolo sembra più una roba che danneggia Renzi che altri. In effetti tutto sembra insinuare che lui sia d’accordo (le parole una messa accanto all’altra hanno un senso oppure ne hanno un altro).

E se invece l’accordo (come si dice sul serio nei corridoi) fosse un accordo vecchio regime PDL e vecchio regime PD per portare D’Alema o Berlusconi al Quirinale e Casini premier?

E se Grillo e Renzi in fondo fossero gli outsider, in tutto questo, che rompono lo schema?

E come mai nessuno parla delle liste civiche che Italia Futura sta costruendo in giro per l’Italia, anche a Roma?

Anche io davo dei consigli alla dirigenza PD su come vincere le prossime elezioni e su certe cose (tabula rasa della dirigenza PD) somigliava tanto al piano di Verdini (diciamo che ci vuole poca fantasia oggi per capire cosa vorrebbe il Paese).

Mi domando come mai (vi prego cogliete sia l’ironia che l’autoironia) il piano segreto di Alicata non sia stato pubblicato su alcun giornale.

Dall’ Europride2011 alla Brianza passando per D’Alema a Ballarò e senza mettere nel dimenticatoio Chiamparino. Anzi.

Sarà che non riesco più a trovare il modo di affrontare un tema alla volta, sarà che gli avvenimenti corrono e si accavallano, sarà, anche, che ho voglia di avere la visione dell’Italia che verrà. Lo voglio subito. Adesso. Non ne posso più. La mia pazienza è al limite massimo e non è l’età. Non ho un orologio biologico-politico che mi bussa. E’ l’urgenza del tempo, la voce del Paese, il risultato delle urne, l’urlo del quorum.

Sabato ho vissuto l’Europride come ogni Pride. In mezzo alla gente. Nessuno mi priverà mai del mio calpestare le strade per bermi le facce e mangiarmi i sorrisi della nostra comunità. Mi riprendo. Tutti festeggiano ed io mi placo. Mi mimetizzo. Mi nascondo. Osservo. Mi innamoro. Orsi. Gay. Lesbiche. Trans. Etero. Bisessuali agguerriti e incompresi. Bandiere. Carri. Partiti che ci sono troppo e non si vedono per niente. Partiti che non ci sono per niente e si vedono troppo. Polemiche. E figli di gay. E genitori di gay. Finchè il corteo non arriva a Circo Massimo.

Non mi lamento delle due ore di musica tutz tutz e riconosco che non è da me. Ma mi fido del Comitato. E’ raro, lo confesso. Ma da lontano e con affetto ho osservato il Mieli ed Agedo e ArciGay Nazionale e Famiglie Arcobaleno e il MIT farsi corpo contro tutti e tutto e portare a casa un risultato enorme. Ogni giorno da mesi ricevevo lo scambio tra i volontari. Le loro iniziative. Si toccavano. Esistevano.

Questo Europride ha una cosa in comune con i referendum e nessun giornalista (ormai ci rinuncio alla vostra professionalità narrante) se ne è accorto. E’ figlio di padri poco vanitosi. Poco visibili. Padri operai, mettiamola così. Ma forte della “sostanza” è diventato un momento storico.

Lady Gaga sul palco (checché ne dicano gli snob) ha fatto un discorso degno e composto. Presindenziale. Non a caso la sua presenza è stata fortemente sponsorizzata (un segnale inascoltato, caro Obama, in ogni caso: grazie) dalla Casa Bianca in una forma di “sbarco” americano sulle sponde prive di diritti del nostro Bel Paese.

Per chiudere le ultime polemiche: ha voluto parlare per prima. In ogni caso la sua presenza è stata forte e nello stesso tempo pregna. Come dice Rita De Santis, la mamma di Agedo: “Dove erano in quel momento i nostri guru; Le Nannini, i Lucio Dalla, i Vecchioni e il resto…nascosti perché mamma antenna partorita dalle volontà vaticane non avrebbe firmato loro mai più un contratto! Ha avuto molto più coraggio Iva Zanicchi quando il suo capo Berlusconi gli ha imposto di lasciare l’infedele a restare nella trasmissione e allora?”

Un Europride stretto a sandwich.

Da una parte una tornata amministrativa che ha incoronato sindaci totalmente gay friendly o costretti a diventarlo (il caso di Fassino). Vedasi alla voce Pisapia che patrocina il Gay Pride di Milano. E non mi spreco più a spiegare che Alemanno e Polverini con i loro sorrisini e saluti restano i nostri peggiori nemici che nessuna associazione LGBT seria può difendere. Chi lo fa è in mala fede. Si dica chiaro. E punto.

Dall’altra il referendum su cui ancora fino al giorno prima nessuno di noi avrebbe scommesso, abituati come siamo a non fidarci del Paese.

Lunedì 13 giugno il Paese si è svegliato alle 15 e si è ritrovato più di sinistra, più gayfriendly (o per lo meno indifferente) e più consapevole. Meno manovrabile. E persino meno leggibile dai consueti soloni, D’Alema per primo.

Ieri, martedì 14 giugno ho acceso la TV. Ho visto la faccia di D’Alema alla TV e ho dovuto guardare il calendario in cucina perché mi sembrava di essere nel 1996. Non una parola sull’Europride. Non una parola su quanto gli USA e la comunità LGBT italiana si sono detti tra loro, in totale assenza del proprio Paese, al Circo Massimo. Non segretamente. Ma in un luogo simbolo alle cui spalle sorge il Cupolone. Una prateria sconfinata piena di famiglie gay con bambini.

Per quanto ancora volete ignorarci?

Fare una trasmissione il 14 giugno e non toccare quell’argomento è da folli. O si è in malafede. E per ora mi autocensuro.

Questa sera invece un cambio di scena. Sono ad una cena di gala, per lavoro. Una villa bellissima a pochi metri da Arcore. Accanto a me imprenditori brianzoli. Li intervisto, vado a fondo. Chiedo. A parte il racconto di come un loro cliente napoletano ha pagato (a loro insaputa) 50€ per aiutarli a risolvere una pratica con il corpo dei vigili urbani di Napoli che fino all’unzione non avevano nessuna voglia di risolverla, mi colpisce il loro racconto del tramonto berlusconiano, cioè di una cosa che li riguarda, che è qui, che fa parte di loro e dei posti di lavoro di Mediaset e Publitalia su cui è cresciuta un’intera generazione. La politica del fare che non ha fatto. Che ha fallito. Mi raccontano che il Canton Ticino porta imprenditori a fare visite guidate ed offre incentivi per aprire aziende. Non c’è disoccupazione. Ma potrebbe esserci un giorno e quindi si corre ai ripari (prima). Mi ricordano i tempi per avere autorizzazioni (in Italia), cosa bisogna ungere. Che al sud è impossibile aprire qualsiasi attività. Il costo del lavoro. Il fatto che la politica disonesta è anche risolvere il tuo problema e chiedere qualcosa in cambio invece di costruire un processo virtuoso e renderlo accessibile a tutti. Tutte cose che so e che oggi, finalmente, sanno anche loro. Gli chiedo a bruciapelo: chi votereste allora se Berlusconi è finito? Nessuno tra Bersani, Vendola e Casini. Chiedo…Renzi lo votereste? Gli piace ma ancora non sono convinti.

Allora mi gioco la mia carta segreta. E domando. Chiamparino lo votereste? Si illuminano. E dicono di sì. E sanno bene che è un uomo di sinistra. E non gli importa che sposa le lesbiche. Di Chiamparino si fidano.

Mi chiedo se l’Italia non debba ripartire dal Piemonte e da Torino. La città da cui l’Italia pur nel dominio sabaudo è cominciata. La città che più di ogni altra ha festeggiato l’Unità e che quel concetto ce lo ha nel DNA.

Ti chiedo, Chiampa, se non vogliamo provare a mettere insieme tutto…non una cosa alla volta, ma tutto e ridare speranza a tutti. Non a pochi. Alle aziende. Ai lavoratori. Ai giovani del sud che non si sognano nemmeno di aprire un’impresa tra mafia e stato assente. Alle donne. Ai bambini. Ai gay. Mi chiedo se tu, anche se sei vecchio e maschio (non esattamente il mio target del futuro, ma la meritocrazia va applicata, per Diana!) non possa essere l’uomo che ci porta fuori da questo schifo. Lo schifo berlusconiano, ma anche lo schifo della spocchia dalemiana (freddino sui referendum, avversario acerrimo delle primarie, lontano dai Pride).

Mi chiedo stanotte, dal profondo nord “che laùra” se non ci meritiamo uno strappo adesso. Un’ammissione. Una svolta. Ma che sia davvero rivoluzionaria e che non sia necessariamente incarnata in un giovane nuovo e quindi cavalchi il desiderio di ricambio e magari anche vinca sull’onda.

Mi chiedo se non possiamo pescare dalle nostre buone pratiche. Cioè mi domando se i perdenti possono farsi da parte e possono lasciare posto ai vincenti senza distruggerli. Ora. Adesso. Ora che Grillo che incarna l’antipolitica ha preso una mazzata. Ora che i nomi imposti dal PD tranne rari casi vengono rispediti al mittente. Ora che il Terzo Polo si è svuotato del suo ago della bilancia.

Insomma. Non è ora il momento di prendere tutto il buono che c’è dai 18 ai 60, tra le donne e gli uomini di tutto il centro sinistra?

Se non ora. Quando?

Ogni TV ha il suo prodotto ad hoc.

‎”Gli italiani sono stati un popolo di emigranti e questo ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con totale apertura di cuore, di dar loro la possibilita’ di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e l’opportunita’ di un benessere che significa anche la salute e l’apertura dei nostri ospedali.” Silvio Berlusconi sulla sua tv tunisina appena comprata, agosto 2009.

Vi riporto il comunicato del deputato PD Jean Leonard Touadì

IMMIGRATI. TOUADI (PD): BERLUSCONI COME VANNA MARCHI (DIRE) Roma, 30 mar. – “‘Gli italiani sono stati un popolo di emigranti e questo ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con totale apertura di cuore, di dar loro la possibilita’ di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli e l’opportunita’ di un benessere che significa anche la salute e l’apertura dei nostri ospedali’. Queste parole eversive non sono quelle di un pericoloso estremista di sinistra, ma sono state pronunciate dal premier Silvio Berlusconi nell’agosto del 2009 intervenendo a Nessma TV, canale satellitare tunisino appena acquistato”. E’ quanto rende noto Jean-Leonard Touadi, deputato del Partito Democratico.

“Oggi, invece- prosegue- il nostro premier a Lampedusa, fra l’acquisto di una casa sul mare, la proposta di un campo di golf, di una ripitturata dell’isola e uno sconto sulle tasse, passa dalla teoria dell’accoglienza a quella del respingimento educativo: ‘sarebbe il segnale piu’ forte, ha affermato, per dire: e’ inutile che paghiamo se poi ci riportano indietro’. Se in Italia siamo ormai abituati al fatto che un primo ministro possa compiere queste giravolte e prodursi in piazzate stile Vanna Marchi, all’estero non e’ cosi’: da uno statista si e’ soliti pretendere serieta’ e coerenza. Altrimenti- conclude ironicamente Touadi- si finisce che al re della televisione non venga concessa neanche piu’ una videoconferenza”.

(Com/Vid/ Dire) 17:25 30-03-11

A questo link potete vedere il filmato di Nessma TV

http://www.youtube.com/watch?v=UkmsUUIuulc&feature=player_embedded#at=53

 

Föra da i ball.

Ho parlato il bergamasco. Credo sia la lingua, dopo l’italiano che comprendo meglio al mondo. Persino dell’inglese.

Non volente.

Ma quando arrivi a 3 anni e mezzo nel cu0re di Treviglio, fai l’asilo e le elementari e le medie tra Bergamo, Stezzano e Seriate devi imparare a sopravvivere.

A 14 anni lo parlavo correntemente.

Oggi Bossi dice: “Föra da i ball” riferendosi ai migranti, ai profughi.

E’ cruento il bergamasco, duro e brusco come le sue valli che ti inghiottono e dove i milanesi si mettono in coda nei we per andare e tornare.

Io amo quelle valli. Ho amato quella lingua. Il cibo.

Mi rifiuto di pensare che i bergamaschi possano essere orgogliosi davvero di questo piccolo nazista che ha coltivato la paura di quelle valli. Vedete la Lombardia è un nord diverso dal Piemonte, dal Veneto, dalla Liguria, dalla Val d’Aosta, dal Friuli Venezia Giulia. La Lombardia è un nord incastrato tra i nord aperti almeno da un lato e la Svizzera. E’ il nord più chiuso che c’è. Un nord senza mare. Un nord senza scampo. Una forca caudina spirituale.  Soprattutto Bergamo, Brescia…quei posti lì.

Mi rifiuto di pensare che la profonda tradizione cattolica dei bergamaschi, per esempio, di centinaia di volontari laici e cattolici spediti in Africa nelle missioni, si riconoscano in questo  poveraccio che sogna la Padania. Mi rifiuto.

Pota.

Oggi dico facciamo diventare quel Föra da i ball l’inno della rivolta morale. Il nun te regge più della nostra generazione. Basta. Diciamolo in bergamasco. Così capiscono. I Bossi, i Tremonti, i Berlusconi, i Calderoli, i Maroni.

Föra da i ball.

Föra da i ball

Föra da i ball

Föra da i ball

Non sentite quanto è liberatorio?

Battente bandiera norvegese.

Stabilire chi comanda la missione in Libia è fondamentale: definisce i confini della missione (quanto umanitari e quanto petroliferi) e quelli delle responsabilità (dei danni collaterali o di un intervento sproporzionato).Detesto la nostra incapacità, osservo con vergogna il dolore di Berlusconi per Gheddafi (o di quello che può raccontare).

Mi dichiaro norvegese per le prossime ore.

Il referendum che non si farà con le amministrative: la misura del Paese Reale

DIMENTICAVO: OLTRE AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA CI SONO ANCHE QUELLO DELL’ACQUA E DEL NUCLEARE. NON SO SE RENDO. SE NON RAGGIUNGIAMO IL QUORUM VUOL DIRE CHE IL PAESE PROPRIO DORME.

Non fare il referendum con le amministrative ha un risvolto ancora più negativo dello spreco di soldi pubblici: dimostra la considerazione che questo Governo ha degli italiani.

Li considera dei pigri che non andranno a votare ANCHE a giugno o comunque SOLO per un referendum sul legittimo impedimento.

Non sarebbe il caso di condurre questa battaglia come rivalsa popolare, come smacco al regime?

Mi dicono da più parti che qualcosa sta cambiando, lo leggono nei volti della gente, nei sit-in nelle manifestazioni. IO non ho questa impressione e non perché come dice qualcuno me lo dice il mio fruttivendolo (che anzi si fida ciecamente di Bersani, ma anche di me e quindi esce dai cliché giustamente denunciati da Luca Sofri qui), ma perché lo sento nella somma delle persone che in questi 17 anni lo hanno votato prima con entusiasmo, poi per inerzia, poi addirittura per dispetto a una sinistra che non si è mai fatta l’esame di coscienza o non si è mai dimostrata all’altezza. (vedere p.s. a fine post)

Ora…siamo davvero in grado di misurare il Paese Reale? Ecco: la partecipazione al referendum in una data in cui ci sarà SOLO il referendum, può essere la prova che la misura è colma, che la temperatura è arrivata al fine vita, che la pressione sta per far scoppiare i tubi e che davvero si è messo in moto un processo irreversibile.

LO può essere più di 10 milioni di firme raccolte in pochissimo tempo dal PD, più della manifestazione delle donne, più di quella per la libertà di stampa o quella bella e sprecata del Popolo Viola: dobbiamo usare lo strumento della democrazia. Ridarle dignità.

Resta inteso: non deve essere una cosa contro Berlusconi. Molti non lo capirebbero e si sentirebbero usati. Deve essere orgoglio nazionale: anche di andare a votare, per assurdo votando no. Riappropriamoci dello strumento della democrazia, del pensiero del Paese, qualunque esso sia.

Non conducendo una battaglia anti-berlusconi, ma dicendo: cara Italia partecipa. Torna a dire la tua, alzati, cammina. Parti. Dopo 150 anni, finalmente parti.

p.s. Ha ragione Luca Sofri quando dice che non possiamo ridurre il Paese Reale alle chiacchiere da bar né alla battuta del collega, ma per chi come me viaggia attraverso le dinamiche del Paese (per forza, non per voglia) ogni giorno ed entra ed esce da medie aziende, da officine, da negozianti, dai circoli del PD, da chi mi ha votato…la sera la summa degli impulsi complessi porta ad un’unica direzione: l’Italia è fregona, si indigna poco perché altrimenti dovrebbe indignarsi anche di se stessa e quindi assolvendo Berlusconi assolve se stessa, ma è romantica, cinica e vuole qualcuno che semplifichi. Ecco…non c’è un solo italiano che dice: se tutto fosse più semplice ci sarebbero meno tasse, io fregherei di meno, e via dicendo. Sembra banale ma non lo è. Un paese complesso è un paese in cui si deve sopravvivere e la sopravvivenza passa per la scorciatoia, non per la via maestra. Si sa.

Come definireste un imprenditore (il più grosso della sua regione, quasi) che confessa di essere stato un figlio di contadini che portava le uova al barone (ancora, sì, negli anni 60), che si definisce ex comunista ora socialista, che vota Berlusconi, che si dichiara assolutamente contro il PD e che i gay (solo i maschi precisa) gli fanno schifo, che in ogni caso possono fare ciò che vogliono, io lesbica forse, però, potrei anche crescere un figlio con la mia compagna? Ha ragione Luca Sofri: solo un italiano.

 

L’angoscia del “dopo”: ovvero ho paura degli italiani.

Cadrà.

E’ questione di poco. Altrimenti ha un’età e ci penserà la natura. Su questo ho pochi dubbi.

MI preoccupa il dopo.

Un’intera classe politica allo sbando, figlia legittima di un Paese diseducato alla lettura, allo studio. Un Paese che si innamora di nomi, di leader, di singole dichiarazioni, di singoli exploit mediatici.

Basta un discorso, un’intervista e si è consacrati. Basta una sfumatura, un’opinione fuori moda e sei nella polvere, massacrato come se di te parlassero pochi istanti.

E’ successo a Mussolini. A Craxi. A Berlusconi. A Bossi. A Di Pietro. A Vendola. In piccolo accade dentro i partiti, ogni giorno. Fenomeni che rompono la noia burocratica dei partiti che allevano giovani turchi, a volte solo giovani fedeli e servitori del “vecchio” di turno.

Tutti i fenomeni “all’italiana” sono nati quando la struttura politica era arida e autoreferenziale. Sempre. Per cui la liquidità e la mediaticità sono proprio ed esattamente figlie della troppa solidità.

Bene farebbe il mio partito a capire che tra dalemismo e veltronismo la verità sta nel mezzo.

Ma c’è dell’altro.

La maturità di un Paese che tifa qualsiasi cosa. Siamo figli del televoto figlio a sua volta di un’empatia emozionale fondata sul nulla.

Abbiamo tifato operai contro Marchionne, dimenticando il mercato, dimenticando gli errori del sindacato e dimenticato persino di chiedere a Marchionne quello che oggi, candidamente, ha promesso SOLO dopo il referendum (e la considero una profonda sconfitta) : salari tedeschi e distribuzione degli utili.  Siamo stati capaci di sputare al migliore amministratore d’Italia, Chiamparino, perché ha avuto il coraggio di dire come la pensa. I politici che hanno coraggio sono quelli che non si preoccupano di cosa pensa la gente, ma che dicono cosa pensano. Si chiama trasparenza. Chi si è schierato nettamente non ha la coscienza a posto. Mia umile opinione.

Sei giudicato per una battuta, per un perizoma verbale, per la cravatta contemporanea o per la scarpa consumata. Simboli, ma sempre più spesso abusati ed usati da agenzie che “vestono” i politici alla moda di Obama.

Ci innamoriamo dell’effimero, non esiste più l’amore vero (un pò come in questa società liquida in cui consumiamo tutto e il contrario di tutto, anche i sentimenti) e non esistono bravi leader senza un popolo critico ed intelligente.

Si dialoga con le offese oppure non si parla proprio, come se fossimo tutti dentro un talk show o vivessimo davvero dentro una pagina di facebook in cui o ti piace o non ti piace. Tutti strumenti che ben usati garantiscono la democrazia diffusa. Ma che come tutte le cose annidano pericoli verminosi.

Chi verrà dovrà ripartire dalla scuola. Dalla rieducazione alla civiltà collettiva. Al rispetto dell’altro. Dell’altrui opinione. Del dialogo. Della costruzione di basi comuni di convivenza. Ovviamente pubblica.

La politica è lo specchio dell’elettore. Laddove ci sono deputati regionali che prendono botte di preferenze personali sappiamo spesso cosa c’è dietro. Saviano e Fazio ce lo hanno raccontato di nuovo: un pezzo di paese che si fa pagare per votare, che vuole un lavoro senza meritarselo, una visita medica, agevolazioni di ogni tipo. Persino l’espressione delle preferenze fa tornare voglia di proporzionale…pensate se fosse un Berlinguer a fare le liste del PD in Sicilia. Mi fiderei più di lui che delle liste con le preferenze fatte chissà come. Tutto è relativo, come vedete. Il tifo non porta da nessuna parte, fa solo stare più comodi, come la fede. Credo a questo è il resto è merda. Non è così. Pensare, criticare, proporre sono esercizi faticosi dell’ingegneria cerebrale, più difficili che premere un tasto sul telecomando. Ricominciate a pensare.

Per questo dobbiamo recuperare gli astenuti e riuscire a dialogare di nuovo, con impegni e non con parole, con il Paese. E il Paese voti gli impegni e non le parole. Per 16 anni il Paese ha votato un sorriso in tv. E chi non lo ha votato mai, come me, si metta in cammino, bussi alle porte dei vicini di casa, si metta al lavoro che adesso…proprio adesso….c’è bisogno di tutti. Non di un altro sorriso in tv.

Cosa c’è nella testa del PD?

Questa mattina ho partecipato al funerale di un ragazzo di 39 all’estrema periferia di Roma. Di un amico, padre di 3 figli. La Chiesa era gremita perché a 39 anni hai ancora tutta la vita intorno. Il passato, il presente e persino il futuro sono ancora tutti lì, intorno. Il prete, con linguaggio semplice, ha spiegato che un funerale di domenica è proprio un’eccezione alla liturgia e che comunque le letture sono quelle della domenica prima di Natale. Come si spiega a più di 300 persone il senso di una morte come questa? Il prete ha ripreso la scelta di Giuseppe di non ripudiare Maria alla scoperta della sua gravidanza. Tutti i progetti che lui si era fatto sembravano essere crollati davanti a questo “cambio” di verso…ma dietro ogni cosa c’è un disegno divino.

Io non ho fede, quindi caro Fabrizio io non lo so dove sei adesso. Però lo capisco perché la gente ha fede. Perché si ha bisogno di averla.

Si ha bisogno di averla in tutte le cose, di fidarsi, di appoggiarsi.

In questi giorni la base del PD (vi prego evitate le battute amare…per me la vita del Paese è importante e quindi le vicende politiche permeano i miei pensieri, anche tornando da un funerale) è in piena rivolta per le sparate di Bersani sul Terzo Polo.

Tornando a casa, lungo la Casilina ho provato a chiedermi cosa ci sia che ci sfugge a noi, della base. E ho provato a ragionare in modo cinico, come se fossi nella testa di chi sta dirigendo il Partito:

1)      se si dovesse andare a votare senza modificare la legge elettorale le possibili alleanze sono:

  1. PDL + Lega
  2. FLI + API + MPA + UDC
  3. SeL + IDV + PD + Radicali
  4. Rif. Comunista (che secondo me va da sola e resta fuori)

Oppure:

  1. FLI + API + MPA + UDC + PD
  2. SeL + IDV (sempre che Di Pietro e Vendola trovino, senza PD un accordo)
  3. Rif. Comunista
  4. PDL + Lega
  5. I Radicali non saprei dove metterli in questa situazione

2)      Nel primo caso, per la coalizione c,  ci sarebbero le primarie di coalizione. Due scenari per le primarie:

  1. Candidati: Bersani e Vendola. Vince Vendola. E’ sicuro. E il PD si spacca. Metà resta con Vendola e metà si “offende” e va nel terzo polo.
  2. Se il PD vuole sopravvivere e capisce che Bersani non può rappresentare quel tipo di centro sinistra, modifica il proprio statuto e concede ad altri del PD di candidarsi e che salverebbero il PD (raccoglierebbero i voti che dal PD andrebbero a Vendola…almeno in parte e sarebbe la prova che il PD è forte, non ha il leader maximo, è come diciamo sempre: plurale): Zingaretti, Chiamparino, Renzi (per esempio).

Candidato premier di PDL e Lega: Berlusconi o Formigoni

Candidato premier di Rifondazione: Ferrero.

Candidato premier di FLI + API + MPA + UDC: Casini.

In questo caso, con questo scenario, secondo me, vince il candidato di SeL + IDV + PD + Radicali che nel caso del punto b potrebbe NON essere Vendola. Programma di riforme (fiscale, federale), sistemiamo la Giustizia, le infrastrutture pubbliche, rilanciamo il welfare e l’innovazione fondata su green economy per la prima parte della legislatura. Per la seconda metà litighiamo sul Lavoro, l’unica cosa che vedo ostica.

3)      Nel secondo scenario. Il PD muore. Metà va con Vendola. Metà con il terzo Polo. Forse una parte con l’IDV. Due soggetti deboli in contrapposizione con Berlusconi, Berlusconi vince. Un’intera generazione di politici si auto rottama. Dimissioni collettive e regime berlusconiano fino alla sua morte. Secondo me gli elettori moderati di Berlusconi non si spostano sul Terzo Polo. I nostri dirigenti credono invece di poter vincere e di poter governare meglio in questa situazione. Rilancio delle liberalizzazioni, un governo confindustriale senza controllo del welfare, privatizzazione dell’acqua (tanto a cuore all’UDC anche in Puglia e che D’Alema non ha nascosto di appoggiare NON per vincere, ma proprio per fare quelle robe lì). Dubito che dietro ci sia la mossa di candidare Montezemolo. O meglio: se fossi Montezemolo mi guarderei bene di scendere in campo con questa armata brancaleone. Persino Berlusconi si è costruito una classe dirigente mista: dalle professioni e poco, pochissimo, dai partiti.

Il tema è proprio questo. Che il PD è destinato ad essere in pericolo in tutti e due i casi a meno che non si modifichi lo statuto e Bersani faccia un atto di generosità, aprendo alle nuove generazioni o ai saperi “amministrativi” che ancora oggi rappresentano un PD vincente (appunto Chiamparino, Zingaretti, Renzi) e questo va fatto modificando lo statuto del PD.

La candidatura di Fassino a Torino definita un atto di generosità mi preoccupa molto. Va esattamente nella direzione di una compagine terzo polista. Mi auguro seriamente che uno dei giovani cresciuti intorno all’amministrazione Chiamparino si batta contro Fassino e vinca. Ne va persino degli equilibri nazionali e della fretta che abbiamo di sistemare l’Italia. Badate bene:  Chiamparino è obbligato ad appoggiare Fassino, ma poi oggi si mette a parlare di biotestamente ed unioni civili per far capire a tutti che la pasta è diversa.

Dei partiti non ci importa molto. La nostra azione politica la potremo fare comunque, anche altrove. Eppure questo Partito aveva una bella vocazione che il suo segretario e la dirigenza ristretta stanno sacrificando, ignari delle conseguenze di questa loro cecità. Non vedono e non sentono. Dire che Vendola, dopo 16 anni di berlusconismo, pensa a se stesso è una tale sciatteria politica da far pensare che ci sono cose che loro sanno e noi non sappiamo.

Cambiamo lo statuto. Regaliamo la scelta agli elettori, fermiamo questa deriva a destra, salviamo quel modo di essere di sinistra che stiamo ricostruendo con fatica: una sinistra che non sia statalismo, che non sia burocrazia, che non sia odio per gli imprenditori, che sia innovazione, europeismo, parità di genere, rilancio dell’innovazione sulle gambe di giovani e donne. E’ un Paese morto se lasciato in mano ai tatticismi. Siete pazzi. Oppure siete in malafede.

Qui l’intervista a Chiamparino: ditemi se non lo vorreste premier:

http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010121917455752-1 (al netto di Fassino…ma nessuno è perfetto)

 

Meglio lesbica che Berlusconi.

E stasera alle 18:00 tutti davanti a Palazzo Chigi per protestare contro l’ennesima volgarità. Dimettiti, Silvio. Sei malato.

 

 

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