NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivio per il tag “Chiamparino”

Dall’ Europride2011 alla Brianza passando per D’Alema a Ballarò e senza mettere nel dimenticatoio Chiamparino. Anzi.

Sarà che non riesco più a trovare il modo di affrontare un tema alla volta, sarà che gli avvenimenti corrono e si accavallano, sarà, anche, che ho voglia di avere la visione dell’Italia che verrà. Lo voglio subito. Adesso. Non ne posso più. La mia pazienza è al limite massimo e non è l’età. Non ho un orologio biologico-politico che mi bussa. E’ l’urgenza del tempo, la voce del Paese, il risultato delle urne, l’urlo del quorum.

Sabato ho vissuto l’Europride come ogni Pride. In mezzo alla gente. Nessuno mi priverà mai del mio calpestare le strade per bermi le facce e mangiarmi i sorrisi della nostra comunità. Mi riprendo. Tutti festeggiano ed io mi placo. Mi mimetizzo. Mi nascondo. Osservo. Mi innamoro. Orsi. Gay. Lesbiche. Trans. Etero. Bisessuali agguerriti e incompresi. Bandiere. Carri. Partiti che ci sono troppo e non si vedono per niente. Partiti che non ci sono per niente e si vedono troppo. Polemiche. E figli di gay. E genitori di gay. Finchè il corteo non arriva a Circo Massimo.

Non mi lamento delle due ore di musica tutz tutz e riconosco che non è da me. Ma mi fido del Comitato. E’ raro, lo confesso. Ma da lontano e con affetto ho osservato il Mieli ed Agedo e ArciGay Nazionale e Famiglie Arcobaleno e il MIT farsi corpo contro tutti e tutto e portare a casa un risultato enorme. Ogni giorno da mesi ricevevo lo scambio tra i volontari. Le loro iniziative. Si toccavano. Esistevano.

Questo Europride ha una cosa in comune con i referendum e nessun giornalista (ormai ci rinuncio alla vostra professionalità narrante) se ne è accorto. E’ figlio di padri poco vanitosi. Poco visibili. Padri operai, mettiamola così. Ma forte della “sostanza” è diventato un momento storico.

Lady Gaga sul palco (checché ne dicano gli snob) ha fatto un discorso degno e composto. Presindenziale. Non a caso la sua presenza è stata fortemente sponsorizzata (un segnale inascoltato, caro Obama, in ogni caso: grazie) dalla Casa Bianca in una forma di “sbarco” americano sulle sponde prive di diritti del nostro Bel Paese.

Per chiudere le ultime polemiche: ha voluto parlare per prima. In ogni caso la sua presenza è stata forte e nello stesso tempo pregna. Come dice Rita De Santis, la mamma di Agedo: “Dove erano in quel momento i nostri guru; Le Nannini, i Lucio Dalla, i Vecchioni e il resto…nascosti perché mamma antenna partorita dalle volontà vaticane non avrebbe firmato loro mai più un contratto! Ha avuto molto più coraggio Iva Zanicchi quando il suo capo Berlusconi gli ha imposto di lasciare l’infedele a restare nella trasmissione e allora?”

Un Europride stretto a sandwich.

Da una parte una tornata amministrativa che ha incoronato sindaci totalmente gay friendly o costretti a diventarlo (il caso di Fassino). Vedasi alla voce Pisapia che patrocina il Gay Pride di Milano. E non mi spreco più a spiegare che Alemanno e Polverini con i loro sorrisini e saluti restano i nostri peggiori nemici che nessuna associazione LGBT seria può difendere. Chi lo fa è in mala fede. Si dica chiaro. E punto.

Dall’altra il referendum su cui ancora fino al giorno prima nessuno di noi avrebbe scommesso, abituati come siamo a non fidarci del Paese.

Lunedì 13 giugno il Paese si è svegliato alle 15 e si è ritrovato più di sinistra, più gayfriendly (o per lo meno indifferente) e più consapevole. Meno manovrabile. E persino meno leggibile dai consueti soloni, D’Alema per primo.

Ieri, martedì 14 giugno ho acceso la TV. Ho visto la faccia di D’Alema alla TV e ho dovuto guardare il calendario in cucina perché mi sembrava di essere nel 1996. Non una parola sull’Europride. Non una parola su quanto gli USA e la comunità LGBT italiana si sono detti tra loro, in totale assenza del proprio Paese, al Circo Massimo. Non segretamente. Ma in un luogo simbolo alle cui spalle sorge il Cupolone. Una prateria sconfinata piena di famiglie gay con bambini.

Per quanto ancora volete ignorarci?

Fare una trasmissione il 14 giugno e non toccare quell’argomento è da folli. O si è in malafede. E per ora mi autocensuro.

Questa sera invece un cambio di scena. Sono ad una cena di gala, per lavoro. Una villa bellissima a pochi metri da Arcore. Accanto a me imprenditori brianzoli. Li intervisto, vado a fondo. Chiedo. A parte il racconto di come un loro cliente napoletano ha pagato (a loro insaputa) 50€ per aiutarli a risolvere una pratica con il corpo dei vigili urbani di Napoli che fino all’unzione non avevano nessuna voglia di risolverla, mi colpisce il loro racconto del tramonto berlusconiano, cioè di una cosa che li riguarda, che è qui, che fa parte di loro e dei posti di lavoro di Mediaset e Publitalia su cui è cresciuta un’intera generazione. La politica del fare che non ha fatto. Che ha fallito. Mi raccontano che il Canton Ticino porta imprenditori a fare visite guidate ed offre incentivi per aprire aziende. Non c’è disoccupazione. Ma potrebbe esserci un giorno e quindi si corre ai ripari (prima). Mi ricordano i tempi per avere autorizzazioni (in Italia), cosa bisogna ungere. Che al sud è impossibile aprire qualsiasi attività. Il costo del lavoro. Il fatto che la politica disonesta è anche risolvere il tuo problema e chiedere qualcosa in cambio invece di costruire un processo virtuoso e renderlo accessibile a tutti. Tutte cose che so e che oggi, finalmente, sanno anche loro. Gli chiedo a bruciapelo: chi votereste allora se Berlusconi è finito? Nessuno tra Bersani, Vendola e Casini. Chiedo…Renzi lo votereste? Gli piace ma ancora non sono convinti.

Allora mi gioco la mia carta segreta. E domando. Chiamparino lo votereste? Si illuminano. E dicono di sì. E sanno bene che è un uomo di sinistra. E non gli importa che sposa le lesbiche. Di Chiamparino si fidano.

Mi chiedo se l’Italia non debba ripartire dal Piemonte e da Torino. La città da cui l’Italia pur nel dominio sabaudo è cominciata. La città che più di ogni altra ha festeggiato l’Unità e che quel concetto ce lo ha nel DNA.

Ti chiedo, Chiampa, se non vogliamo provare a mettere insieme tutto…non una cosa alla volta, ma tutto e ridare speranza a tutti. Non a pochi. Alle aziende. Ai lavoratori. Ai giovani del sud che non si sognano nemmeno di aprire un’impresa tra mafia e stato assente. Alle donne. Ai bambini. Ai gay. Mi chiedo se tu, anche se sei vecchio e maschio (non esattamente il mio target del futuro, ma la meritocrazia va applicata, per Diana!) non possa essere l’uomo che ci porta fuori da questo schifo. Lo schifo berlusconiano, ma anche lo schifo della spocchia dalemiana (freddino sui referendum, avversario acerrimo delle primarie, lontano dai Pride).

Mi chiedo stanotte, dal profondo nord “che laùra” se non ci meritiamo uno strappo adesso. Un’ammissione. Una svolta. Ma che sia davvero rivoluzionaria e che non sia necessariamente incarnata in un giovane nuovo e quindi cavalchi il desiderio di ricambio e magari anche vinca sull’onda.

Mi chiedo se non possiamo pescare dalle nostre buone pratiche. Cioè mi domando se i perdenti possono farsi da parte e possono lasciare posto ai vincenti senza distruggerli. Ora. Adesso. Ora che Grillo che incarna l’antipolitica ha preso una mazzata. Ora che i nomi imposti dal PD tranne rari casi vengono rispediti al mittente. Ora che il Terzo Polo si è svuotato del suo ago della bilancia.

Insomma. Non è ora il momento di prendere tutto il buono che c’è dai 18 ai 60, tra le donne e gli uomini di tutto il centro sinistra?

Se non ora. Quando?

Verrai a trovarmi d’inverno – al Salone del Libro di Torino

Sabato alle 18 al Salone del Libro in via Nizza 280 (Lingotto) presenterò il mio secondo romanzo “Verrai a trovarmi d’inverno” con il sindaco Sergio Chiamparino e Silvia Garbarino de “La Stampa”.

Per caso il Salone del Libro piomba su Torino proprio durante il cambio di testimone del primo cittadino e nel sabato di silenzio elettorale.

Sergio Chiamparino sarà accanto a me a presentare il mio secondo romanzo. Sono personalmente orgogliosa che una delle ultime cose che farà da sindaco sarà presentare un libro che ho scelto di dedicare alla nostra comunità.

Ritengo che sarebbe un’occasione molto bella per la città e la comunità LGBT torinese poterlo venire a salutare e ringraziare di persona, proprio in un giorno in cui avremo l’uomo e non il politico.

L’angoscia del “dopo”: ovvero ho paura degli italiani.

Cadrà.

E’ questione di poco. Altrimenti ha un’età e ci penserà la natura. Su questo ho pochi dubbi.

MI preoccupa il dopo.

Un’intera classe politica allo sbando, figlia legittima di un Paese diseducato alla lettura, allo studio. Un Paese che si innamora di nomi, di leader, di singole dichiarazioni, di singoli exploit mediatici.

Basta un discorso, un’intervista e si è consacrati. Basta una sfumatura, un’opinione fuori moda e sei nella polvere, massacrato come se di te parlassero pochi istanti.

E’ successo a Mussolini. A Craxi. A Berlusconi. A Bossi. A Di Pietro. A Vendola. In piccolo accade dentro i partiti, ogni giorno. Fenomeni che rompono la noia burocratica dei partiti che allevano giovani turchi, a volte solo giovani fedeli e servitori del “vecchio” di turno.

Tutti i fenomeni “all’italiana” sono nati quando la struttura politica era arida e autoreferenziale. Sempre. Per cui la liquidità e la mediaticità sono proprio ed esattamente figlie della troppa solidità.

Bene farebbe il mio partito a capire che tra dalemismo e veltronismo la verità sta nel mezzo.

Ma c’è dell’altro.

La maturità di un Paese che tifa qualsiasi cosa. Siamo figli del televoto figlio a sua volta di un’empatia emozionale fondata sul nulla.

Abbiamo tifato operai contro Marchionne, dimenticando il mercato, dimenticando gli errori del sindacato e dimenticato persino di chiedere a Marchionne quello che oggi, candidamente, ha promesso SOLO dopo il referendum (e la considero una profonda sconfitta) : salari tedeschi e distribuzione degli utili.  Siamo stati capaci di sputare al migliore amministratore d’Italia, Chiamparino, perché ha avuto il coraggio di dire come la pensa. I politici che hanno coraggio sono quelli che non si preoccupano di cosa pensa la gente, ma che dicono cosa pensano. Si chiama trasparenza. Chi si è schierato nettamente non ha la coscienza a posto. Mia umile opinione.

Sei giudicato per una battuta, per un perizoma verbale, per la cravatta contemporanea o per la scarpa consumata. Simboli, ma sempre più spesso abusati ed usati da agenzie che “vestono” i politici alla moda di Obama.

Ci innamoriamo dell’effimero, non esiste più l’amore vero (un pò come in questa società liquida in cui consumiamo tutto e il contrario di tutto, anche i sentimenti) e non esistono bravi leader senza un popolo critico ed intelligente.

Si dialoga con le offese oppure non si parla proprio, come se fossimo tutti dentro un talk show o vivessimo davvero dentro una pagina di facebook in cui o ti piace o non ti piace. Tutti strumenti che ben usati garantiscono la democrazia diffusa. Ma che come tutte le cose annidano pericoli verminosi.

Chi verrà dovrà ripartire dalla scuola. Dalla rieducazione alla civiltà collettiva. Al rispetto dell’altro. Dell’altrui opinione. Del dialogo. Della costruzione di basi comuni di convivenza. Ovviamente pubblica.

La politica è lo specchio dell’elettore. Laddove ci sono deputati regionali che prendono botte di preferenze personali sappiamo spesso cosa c’è dietro. Saviano e Fazio ce lo hanno raccontato di nuovo: un pezzo di paese che si fa pagare per votare, che vuole un lavoro senza meritarselo, una visita medica, agevolazioni di ogni tipo. Persino l’espressione delle preferenze fa tornare voglia di proporzionale…pensate se fosse un Berlinguer a fare le liste del PD in Sicilia. Mi fiderei più di lui che delle liste con le preferenze fatte chissà come. Tutto è relativo, come vedete. Il tifo non porta da nessuna parte, fa solo stare più comodi, come la fede. Credo a questo è il resto è merda. Non è così. Pensare, criticare, proporre sono esercizi faticosi dell’ingegneria cerebrale, più difficili che premere un tasto sul telecomando. Ricominciate a pensare.

Per questo dobbiamo recuperare gli astenuti e riuscire a dialogare di nuovo, con impegni e non con parole, con il Paese. E il Paese voti gli impegni e non le parole. Per 16 anni il Paese ha votato un sorriso in tv. E chi non lo ha votato mai, come me, si metta in cammino, bussi alle porte dei vicini di casa, si metta al lavoro che adesso…proprio adesso….c’è bisogno di tutti. Non di un altro sorriso in tv.

Cosa c’è nella testa del PD?

Questa mattina ho partecipato al funerale di un ragazzo di 39 all’estrema periferia di Roma. Di un amico, padre di 3 figli. La Chiesa era gremita perché a 39 anni hai ancora tutta la vita intorno. Il passato, il presente e persino il futuro sono ancora tutti lì, intorno. Il prete, con linguaggio semplice, ha spiegato che un funerale di domenica è proprio un’eccezione alla liturgia e che comunque le letture sono quelle della domenica prima di Natale. Come si spiega a più di 300 persone il senso di una morte come questa? Il prete ha ripreso la scelta di Giuseppe di non ripudiare Maria alla scoperta della sua gravidanza. Tutti i progetti che lui si era fatto sembravano essere crollati davanti a questo “cambio” di verso…ma dietro ogni cosa c’è un disegno divino.

Io non ho fede, quindi caro Fabrizio io non lo so dove sei adesso. Però lo capisco perché la gente ha fede. Perché si ha bisogno di averla.

Si ha bisogno di averla in tutte le cose, di fidarsi, di appoggiarsi.

In questi giorni la base del PD (vi prego evitate le battute amare…per me la vita del Paese è importante e quindi le vicende politiche permeano i miei pensieri, anche tornando da un funerale) è in piena rivolta per le sparate di Bersani sul Terzo Polo.

Tornando a casa, lungo la Casilina ho provato a chiedermi cosa ci sia che ci sfugge a noi, della base. E ho provato a ragionare in modo cinico, come se fossi nella testa di chi sta dirigendo il Partito:

1)      se si dovesse andare a votare senza modificare la legge elettorale le possibili alleanze sono:

  1. PDL + Lega
  2. FLI + API + MPA + UDC
  3. SeL + IDV + PD + Radicali
  4. Rif. Comunista (che secondo me va da sola e resta fuori)

Oppure:

  1. FLI + API + MPA + UDC + PD
  2. SeL + IDV (sempre che Di Pietro e Vendola trovino, senza PD un accordo)
  3. Rif. Comunista
  4. PDL + Lega
  5. I Radicali non saprei dove metterli in questa situazione

2)      Nel primo caso, per la coalizione c,  ci sarebbero le primarie di coalizione. Due scenari per le primarie:

  1. Candidati: Bersani e Vendola. Vince Vendola. E’ sicuro. E il PD si spacca. Metà resta con Vendola e metà si “offende” e va nel terzo polo.
  2. Se il PD vuole sopravvivere e capisce che Bersani non può rappresentare quel tipo di centro sinistra, modifica il proprio statuto e concede ad altri del PD di candidarsi e che salverebbero il PD (raccoglierebbero i voti che dal PD andrebbero a Vendola…almeno in parte e sarebbe la prova che il PD è forte, non ha il leader maximo, è come diciamo sempre: plurale): Zingaretti, Chiamparino, Renzi (per esempio).

Candidato premier di PDL e Lega: Berlusconi o Formigoni

Candidato premier di Rifondazione: Ferrero.

Candidato premier di FLI + API + MPA + UDC: Casini.

In questo caso, con questo scenario, secondo me, vince il candidato di SeL + IDV + PD + Radicali che nel caso del punto b potrebbe NON essere Vendola. Programma di riforme (fiscale, federale), sistemiamo la Giustizia, le infrastrutture pubbliche, rilanciamo il welfare e l’innovazione fondata su green economy per la prima parte della legislatura. Per la seconda metà litighiamo sul Lavoro, l’unica cosa che vedo ostica.

3)      Nel secondo scenario. Il PD muore. Metà va con Vendola. Metà con il terzo Polo. Forse una parte con l’IDV. Due soggetti deboli in contrapposizione con Berlusconi, Berlusconi vince. Un’intera generazione di politici si auto rottama. Dimissioni collettive e regime berlusconiano fino alla sua morte. Secondo me gli elettori moderati di Berlusconi non si spostano sul Terzo Polo. I nostri dirigenti credono invece di poter vincere e di poter governare meglio in questa situazione. Rilancio delle liberalizzazioni, un governo confindustriale senza controllo del welfare, privatizzazione dell’acqua (tanto a cuore all’UDC anche in Puglia e che D’Alema non ha nascosto di appoggiare NON per vincere, ma proprio per fare quelle robe lì). Dubito che dietro ci sia la mossa di candidare Montezemolo. O meglio: se fossi Montezemolo mi guarderei bene di scendere in campo con questa armata brancaleone. Persino Berlusconi si è costruito una classe dirigente mista: dalle professioni e poco, pochissimo, dai partiti.

Il tema è proprio questo. Che il PD è destinato ad essere in pericolo in tutti e due i casi a meno che non si modifichi lo statuto e Bersani faccia un atto di generosità, aprendo alle nuove generazioni o ai saperi “amministrativi” che ancora oggi rappresentano un PD vincente (appunto Chiamparino, Zingaretti, Renzi) e questo va fatto modificando lo statuto del PD.

La candidatura di Fassino a Torino definita un atto di generosità mi preoccupa molto. Va esattamente nella direzione di una compagine terzo polista. Mi auguro seriamente che uno dei giovani cresciuti intorno all’amministrazione Chiamparino si batta contro Fassino e vinca. Ne va persino degli equilibri nazionali e della fretta che abbiamo di sistemare l’Italia. Badate bene:  Chiamparino è obbligato ad appoggiare Fassino, ma poi oggi si mette a parlare di biotestamente ed unioni civili per far capire a tutti che la pasta è diversa.

Dei partiti non ci importa molto. La nostra azione politica la potremo fare comunque, anche altrove. Eppure questo Partito aveva una bella vocazione che il suo segretario e la dirigenza ristretta stanno sacrificando, ignari delle conseguenze di questa loro cecità. Non vedono e non sentono. Dire che Vendola, dopo 16 anni di berlusconismo, pensa a se stesso è una tale sciatteria politica da far pensare che ci sono cose che loro sanno e noi non sappiamo.

Cambiamo lo statuto. Regaliamo la scelta agli elettori, fermiamo questa deriva a destra, salviamo quel modo di essere di sinistra che stiamo ricostruendo con fatica: una sinistra che non sia statalismo, che non sia burocrazia, che non sia odio per gli imprenditori, che sia innovazione, europeismo, parità di genere, rilancio dell’innovazione sulle gambe di giovani e donne. E’ un Paese morto se lasciato in mano ai tatticismi. Siete pazzi. Oppure siete in malafede.

Qui l’intervista a Chiamparino: ditemi se non lo vorreste premier:

http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010121917455752-1 (al netto di Fassino…ma nessuno è perfetto)

 

Pd: Sintesi Sabauda.

Amo Chiamparino perchè…con semplicità sabauda dice le stesse cose che mi frullano in testa.

Chiamparino: “Veltroni stessa sindrome che travolse Prodi”

“Veltroni è stato colpito dalla stessa sindrome che ha travolto il governo Prodi quando il leader diceva ‘A’ e gli altri subito dopo dicevano ‘B,C…’”. Lo ha detto il vicepresidente vicario dell’Anci, Sergio Chiamparino. Secondo Chiamparino un congresso ci vorrà dopo le elezioni, “per ora la reggenza Franceschini va bene, ma intorno a lui va costituito un gruppo che dia un segnale forte di rinnovamento e che non rifletta la sommatoria delle correnti del partito”.

Adesso dovremmo cominciare a pensare a come si fa. Di solito si fa così:  si elegge un leader con molto consenso (e con Veltroni era accaduto) e gli si dà carta bianca. Non mi dite che sono leaderista. Sì, lo sono, leaderista però nel senso più democratico del termine: io ti eleggo o ti assumo, tu hai il timone, se sbagli quando è l’ora di verificare se hai portato a casa l’obiettivo ti mando a casa o ti confermo. Badate bene che è una malattia, questa, di cui è affetta tutta l’Italia a partire dalle imprese pubbliche: la deresponsabilizzazione tramite la frammentazione del potere. Ora ditemi che un valore di sinistra e che sto dicendo una cosa di destra e vi sputo in faccia. Ahem.

Valter aveva anche chiamato nel direttivo degli outsider (vedi Irene Tinagli)….il fatto è che come al solito le decisioni di questo partito si prendono nei corridoi, a cena da qualche parte, fuori mentre ci si fuma una sigaretta e si svolge l’ufficialità degli incontri nel frattempo.

Va cambiato il metodo. Se c’è un capo quello parla per tutti. In questo 16 mesi siamo stati un branco di cuccioli incazzati appresso allo stesso pallone. Poi con un buon metodo fare una buona squadra.

Giù le mani dal mio sindaco adottivo (Chiamparino)

Mi fa piacere che Uoltér abbia detto qualcosa qui e se siete su Facebook cercate Sergio Chiamparino e potete diventare suoi sostenitori.

Ci manca che ci perdiamo per strada i pezzi migliori poi di sto partito non rimane un cappero…giusto per dirvi che torno al mio isolamento pantesco.

p.s. Lo Zaino dello Yankee è arrivato.

Navigazione degli articoli

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 212 follower

%d bloggers like this: