NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

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Dedicato a chi restringe l’omofobia alla violenza.

Ho deciso che oggi respingo al mittente tutte le belle parole sull’omofobia che restringono la questione a casi di violenza (ho detto restringono, occhio). Io so che l’unico modo per combattere l’omofobia non è niente altro che fare leggi che ci rendano uguali agli altri. Il resto sono solo parole vuote e ipocrite. Se volete fare stare meglio gay e lesbiche in Italia sbrigatevi ad estendere il matrimonio civile. Vedrete che sempre meno adolescenti verranno pestati a scuola, le due cose sono la faccia della stessa medaglia ed hanno a che fare con la cultura dell’uguaglianza.

Così come se si vuole combattere la transfobia tocca trovare un sistema per integrare a pieno nella società le persone transessuali e consentire loro di accedere alla propria vera identità, senza traumi, senza spese e senza discriminazione.

I gay con Monti.

Al caro amico Alessio De Giorgi, che scrive questo:

“A scanso di equivoci, ripeto come un mantra quel che penso da anni – e non da qualche giorno – in tema di riconoscimento delle coppie omosessuali. Io penso che il nostro paese, PURTROPPO, non sia ancora pronto per una legge che apra il matrimonio alle coppie gay e lesbiche. Credo invece che la migliore soluzione ad oggi possa essere un istituto specifico, come quello della civil partnership, meglio se all’inglese (con una sostanziale parificazione dei diritti subito anziché, come in Germania, dopo sentenze della Corte Costituzionale) ed in tal senso mi impegnerò, se sarò eletto, nella prossima legislatura. Per arrivare alla parità formale, insomma, secondo me possiamo e dobbiamo essere disposti a qualche anno di parità sostanziale: chi troppo vuole nulla ottiene.”

Ho risposto così:

Alessio De Giorgi invece come sai io non sono d’accordo su questo. Rispetto la tua scelta e la trovo anche coerente con parte del tuo percorso. Però penso che proprio chiedere il matrimonio negli ultimi mesi abbia spostato l’asse dei diritti e portato Renzi e Bersani a dire cose impensabili che hanno superato tutti i documenti presentati all’assemblea nazionale avvicinandosi invece a quanto chiedevano Ivan Scalfarotto Giuseppe Civati e Giovanni Bachelet (per fortuna c’è un asse non solo LGBT che vuole tutto). Penso che chi fa politica poi si debba schierare con chi porta prima a casa il risultato anche se non c’è esattamente quello che si chiede (che è compito di chi sta fuori dai partiti). Non so, ma ho come l’impressione che alla prima boiata di Casini e della Binetti tornerete al gruppo PD e in Senato servirà molto. Una cosa è certa: l’uguaglianza formale e sostanziale NON può più aspettare. Le famiglie gay hanno quasi i figli maggiorenni, ormai stiamo rasentando il ridicolo e inseguendo l’uguaglianza a botte di sentenze della Corte di Cassazione che è una cosa davvero umiliante per chi fa politica (vero Francesco Bilotta? :-) )

Mero pregiudizio.

Sostenere che “sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale” non è che un “mero pregiudizio”. Così la Corte di Cassazione.

Il dibattito sul Corriere della Sera sull’omogenitorialità.

Ho detto la mia, qui.

Guardate che meraviglia.

Ascoltatelo anche se non sapete il francese. L’ultimo minuto è comprensibile a tutti, credetemi.

(Taubira défend le mariage pour tous avec vigueur à l’Assemblée)

 

 

Non metto bombe sui pianerottoli

Io e la mia compagna non siamo un attentato alla famiglia, non mettiamo bombe sul pianerottolo alla famiglia vicina.

E le tante famiglie gay che hanno  bambini o li hanno adottati – dove si può – sono fondamento della società, ripudiano l’istigazione alla violenza e alla discriminazione e sognano un Paese laico che abbia ben chiara la demarcazione tra Stato e Chiesa.  Fanno la fila al supermercato, si incazzano se non c’è posto negli asili, pagano le tasse, lavorano, magari fanno volontariato e magari no, magari sono antipatici ed egoisti come tante famiglie etero. Magari vanno in Chiesa e magari no. Magari insomma sono cittadini del mondo e non meritano di essere offesi e vilipesi da nessun capo religioso al mondo, di nessuna religione, nemmeno quella cattolica romana apostolica.

Anche basta.

A Torino voterei Daniele Viotti.

Se fossi a Torino voterei per le primarie Daniele Viotti (e chi se ne frega che hai votato Bersani, per dire). Lo farei insieme a Giovanni Minerba (patron del festival del cinema LGBT torinese) e Ilda Curti, la mia sindaca di Torino al prossimo turno (che bello vederti a Roma) e lo farei perché durante le primarie, Daniele, ha fatto un servizio al Paese: ha inchiodato tutti i leader a rispondere a domande chiare sui diritti civili aiutando tutti noi ad alzare (ancora un po’ più su) l’asticella del PD su quel tema. Ecco: Daniele è uno di quelli del #pdchevorrei e lo voterei.

Vorrei un parlamento che…

“Matrimoni gay sono ferita a pace e giustizia.” Cosi’ Papa Benedetto XVI.

Ecco vorrei un parlamento di deputati che non abbiano paura a dire che una frase del genere e’ gravissima, omofoba e genera violenza e discriminazione.

E trovo assurdo, folle, pazzesco che il Papa abbia benedetto una delegazione di giudici ugandesi, accompagnati da Rebecca Kadaga. In Uganda il 15 dicembre prossimo, sarà discussa in parlamento una proposta di legge che intende introdurre il concetto di malattia mentale per l’omosessualità e la pena di morte o l’ergastolo per i gay recidivi.

Per fortuna che da Strasburgo l’Europa chiede di nuovo ai Paesi che non l’abbiano ancora fatto di equiparare le coppie gay alle coppie sposate. Proprio per avere pace e giustizia. E non per toglierle.

I semi del nostro albero.

36363_408870792837_6598603_nE’ innegabile che nel giro di pochissimi mesi la posizione del PD abbia subito un notevole avanzamento in tema di diritti civili ed indiscutibilmente merito di queste primarie. Un avanzamento che nemmeno la discussione intorno al documento della commissione diritti aveva provocato. Persino Vendola che fino a pochi mesi fa tentennava su questi temi ha fatto passi da gigante, normalizzando la propria campagna elettorale e apparendo insieme ad Ed. Bello. Bellissimo. Lo scrivevo qui.

I candidati si sono dovuti confrontare forzatamente tra loro anche su questi temi e molti di loro hanno persino modificato le proprie posizioni davanti alla realtà  schiacciante della vita delle persone. Una lezione per le commissioni che devono produrre documenti: incontrate le persone, non state chiusi nelle stanze asfittiche a produrre lunghe frasi per dire poco o nulla.

Io voterò’ Renzi (e’ arcinoto ormai) perché  lo considero il principale artefice del passaggio dalla frase che campeggia ancora sulla carta d’intenti (e firmata anche da Vendola e gli altri):  ”riconoscimento giuridico”  a quella più  complessa e chiara che recita “equivalenza matrimoniale e stepchild adoption, ovvero adozione dei figli che vivono in famiglie omogenitoriali e che in quelle famiglie sono stati concepiti”.

La prima cosa rottamata di queste primarie e’ stata la posizione sui diritti del PD. Posizioni spazzate via dall’agenda politica che abbiamo dettato e che, va detto, e’ stata seguita da Bersani: quindi benissimo. Non so se Bindi e Fioroni o Silvia Costa sono d’accordo con  le posizioni di Bersani. Non so nemmeno se poi lunedì in caso di vittoria di Bersani andranno a diluirla. Per ora tacciono.

Voterò’ Renzi anche per quello che ho visto quando ha incontrato le nostre famiglie.  Quella mattina mi ha definitivamente convinto umanamente e politicamente. Solo chi era in quella stanza quella mattina, in quelle due ore, sa di cosa parlo quindi non farò leva su questo aspetto. Troppo emotivo e inesprimibile.

Grazie a queste primarie per la prima volta, in queste settimane, si e’ parlato dei nostri figli, per la prima volta sulle reti tv nazionali si e’ parlato di omogenitorialità in modo serio. Senza caricature. Senza contraltare a dire che “un bambino ha bisogno di una mamma e di un papa’”. Ho visto un partito dire: “un bambino ha bisogno dell’amore dei suoi genitori e della sicurezza di non perderlo.”. Punto.

Avete notato il silenzio delle controparti? Nessun Family Day. Nessuna battuta contro il centro sinistra che toglie alle famiglie per dare ai gay. Quella posizione appare oggi inattaccabile.

Appare inattaccabile perché  e’ passato il messaggio che e’ giusta, senza ambiguità come accaduto fino ad ora. Non si potrà più tornare indietro.

Dare forza a queste primarie darà  la forza a chi le vincerà  di non arretrare quando la campagna elettorale non sara’ interna – tra di noi – ma con il centro e la destra.

Considero queste primarie il secondo passo importante degli ultimi anni in termini di diritti civili. La sentenza della Corte Costituzionale (il primo vero passo) ci ha consentito di cominciare ad iniettare il senso di quella giornata anche nel dibattito politico.

Non avrò  pace finché  non saremo uguali davanti alla legge e non avremo ottenuto la totale uguaglianza: matrimonio e diritto all’adozione.

Lo dico anche pensando che sogno il giorno in cui io mi possa dimenticare di essere lesbica. Un giorno in cui vorrei parlare di scuola pubblica, di asili, di urbanistica e di industria sostenibile, le mie passioni.

Credo umilmente che questi siano i semi del nostro albero anche di coloro che oggi ancora non ci credono. Credo umilmente che il Paese stia avanzando, sommessamente, verso il futuro e ringrazio Matteo per l’accelerata incredibile che ha dato a questo processo portandosi appresso tutti quanti noi, Bersani compreso. Se riesce a farlo con tutti gli altri temi, abbiamo trovato la chiave politica del terzo millennio.

Io lo rifarei di votare Matteo. Lo rifarò  domenica mentre presiedo il seggio di Corviale. Mille volte.

Buone primarie a tutti, ma soprattutto buon 2013 a tutti noi.

Le lettere dalla scuola del ragazzo che si è tolto la vita.

Non commenterò queste lettere. Ma le riporto perché così viene chiesto da chi le ha scritte ed è comunque giusto darvi diffusione per fornire altri dettagli sul contesto.

La Lettera dei compagni di classe.

Ai  direttori dei giornali.

Scriviamo questa lettera di formale protesta per smentire ciò che è stato pubblicato nell’edizione dei quotidiani nel giorno 22/11/2012 riguardo al suicidio di un nostro compagno di classe.

Noi,gli amici,abbiamo sempre rispettato e stimato la personalità e l’originalità che erano il suo punto di forza. Non era omosessuale ,tanto meno dichiarato,innamorato di una ragazza dall’inizio del liceo.

Lo smalto e i vestiti rosa, di cui andava fiero, erano il suo modo di esprimersi.

La pagina facebook ,dove erano pubblicate citazioni di A.,era stata creata per incorniciare momenti felici perché A. era così:portava il sorriso ovunque andasse;peraltro”la pagina aperta contro di lui da chi lo aveva preso di mira”(citazione dal messaggero) è un’accusa non fondata.

I professori hanno sempre rispettato il proprio ruolo e non hanno mai espresso giudizi sulla sua persona.

Il Cavour non è mai stato un liceo omofobo in quanto fino a quando i fondi sono stati sufficienti,alcune classi hanno preso parte ad un progetto sulla sessualità organizzato dalla ASL e approvato dal collegio docenti.

Inoltre non si sono verificati episodi manifesti di bullismo nell’istituto negli ultimi anni.

Esprimiamo rammarico per la diffusione di notizie false e desideriamo che non si speculi sul nostro dolore.

La seconda di alcuni insegnanti, amici, compagni di classe e genitori

Noi insegnanti, amici, compagni di classe e genitori che hanno conosciuto e voluto bene ad A., vogliamo dire che, all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A.

A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale “male di vivere”.

Per questo crediamo che il modo migliore e più rispettoso per ricordarlo e continuare a volergli bene sia quello di lasciare la sua morte al silenzio, alla riflessione e all’affetto di chi gli è stato vicino.

                 Firmato

Alcuni insegnanti, genitori e compagni di classe

Gli unici tristi oggi.

Penso che ancora una volta l’unico pezzo di Paese non soddisfatto del tutto in queste primarie sia la comunita’ omosessuale. Avete la mia parola che tutti noi (ovunque e chiunque voteremo) faremo a testate per avere tutto.

E non avremo pace finche’ non sara’ cosi’.

 

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