NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

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Chiesta esclusione di Sassoli dalle primarie del PD a Roma

Un atto dovuto. Solo il rispetto sovietico (!) delle regole del mio partito e coerenza con le battaglie di sempre.

CA Presidente della commissione garanzia PD Roma

e per CC al segretario on. Marco Miccoli e resp, organizzazione on. Micaela Campana

OGGETTO: Richiesta esclusione dalle primarie di David Sassoli per violazione codice etico

Con la presente

Visto l’articolo 4, comma 1 del Codice Etico Roma Bene Comune

1. La campagna elettorale dei candidati è improntata a criteri di sobrietà, finanziata in modo trasparente e accompagnata da un rendiconto finale. I candidati si impegnano, inoltre, ad evitare forme di propaganda invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano.

Visto l’articolo 6, comma 3 del Codice Etico Roma Bene Comune

3. La violazione grave o reiterata del presente codice, con particolare riferimento agli artt. 2, 3, 4, o delle prescrizioni dettate dal Collegio dei Garanti ai sensi del comma 2 da parte di ciascun candidato o dei suoi rappresentanti, comporta l’esclusione dalle Primarie o la decadenza in caso di elezione.
Tale decisione è inappellabile.

Vista la regolamentazione comunale in merito alle affissioni che prevede l’obbligo di pagare la tassa di affissione e di affiggere solo negli spazi dedicati

Vista la sentenza di Cassazione 845/13

Visto l’art. 663 del Codice Penale

Si richiede l’esclusione del candidato David Sassoli dalla competizione elettorale delle primarie di Roma.

La documentazione allegata è solo una parte della documentazione che può essere fornita.

Cristiana Alicata, Direzione PD Lazio.

Lettera ad Ignazio Marino sul congresso del PD romano.

Chiedo scusa agli elettori se ogni tanto qui si parla di congresso, ma la forma partito è importante, è il sale del partito più grande dell’opposizione e questa dinamica, volenti e nolenti, vi riguarda.

Caro Ignazio

ti scrivo per informarti di quanto sta accadendo al congresso romano. Hai scritto una bella lettera, di quelle ricche di entusiasmo e di passione politica in cui chiedi agli iscritti romani di votare la lista “Cambia Roma” che incarnerebbe i valori della mozione Marino, la mozione cioè, che costituimmo tutti insieme per votarti e farti votare come segretario del PD.

Chi ti scrive si sente ancora parte di quel percorso. Voterebbe di nuovo, tra te, Bersani e Franceschini: te. Non lo nego e lo ribadisco con orgoglio.

Quando cominciammo quel percorso imbarcammo una pluralità complessa che si componeva di nativi del PD che non trovavano spazio e rappresentanza nelle altre due mozioni fortemente di “apparato” se si escludono esperimenti come SemDem, lista che appoggiava Franceschini.

L’apparato non è una brutta cosa. E’ l’esperienza del partito, la storia, il radicamento e la competenza delle dinamiche interne e la mozione Marino ne ha una bella componente.

Il voto tra gli iscritti e gli elettori dimostrò infatti che proprio la tua candidatura era più capace delle altre di parlare “fuori”. Una ricchezza inestimabile.

Una ricchezza, caro Ignazio, che “Cambia l’Italia” doveva continuare a catalizzare e a favorire. Invece, forse per la forza e la difficoltà di staccarsi da certe dinamiche, la parte di apparato ha avuto la meglio anche per il fatto che dall’altra parte l’inesperienza delle dinamiche interne non favoriva i democratici di primo pelo, i nativi e tutti coloro i quali guardano al partito come un luogo di confronto continuo e non come il cristallizzarsi delle correnti.

Dire che lo spirito della mozione Marino è contenuto in Cambia Roma e basta, significa dire che oltre a coloro i quali sono candidati in quelle liste non c’è nessun altro da salvare. Lo dico perché io nei valori della “mozione marino” ci credo ancora come credevo nelle primarie per il segretario del PD Lazio e non all’accordo su Piero Latino che però la mozione Marino nel Lazio ha sostenuto. Alcuni di noi espressero parere contrario. Un grave reato pensarla diversamente dalla maggioranza, così grave che proprio quel giorno ho capito che eravamo proprio una corrente. E mi è stato tutto stretto.

Ti spiego perché.

Proprio nella “mozione Marino” pensavo che avremmo potuto far posto a tutti. Perché anche fuori dalla nostra “mozione“ ci sono un sacco di bravi democratici e li ho trovati in tutte le mozioni congressuali. La presunzione di essere i migliori e chi non fa parte della propria corrente, chi non è fedele alla linea è fuori…beh, proprio questo è quello che combattevamo delle correnti.

Anche perché, se fuori da una corrente tutti sono sbagliati, allora cosa stiamo insieme a fare? Siamo una coalizione? No, siamo un partito. Andare oltre le correnti significa, per me, che non esiste la fedeltà alla linea. Non esiste il pensiero unico. Non esiste la tattica, solo per posizionare i fedelissimi, non siamo i migliori di tutti, anzi, lo spirito che ci muoveva era quello per cui avrei voluto, un giorno che si arrivasse a promuovere non le “nostre” persone, ma i migliori.

Non era forse questo lo spirito della “Marino”? Piero Latino era il migliore per il PD Lazio? Secondo alcuni di noi, no. Secondo te, sì?

Non avevamo la libertà di scegliere in modo diverso? Almeno l’ho abbiamo fatto allo scoperto.
Caro Ignazio…la “mozione Marino” sta perdendo proprio quella parte di anime che ti somigliava di più e alle quali io vorrei tu tornassi senza paura. Tenere insieme quelle due anime e continuare ancora quel percorso era l’obiettivo che ci eravamo dati e proprio per questo a Roma molti, moltissimi che votarono la tua mozione, oggi stanno sostenendo Rigenerazione Democratica ed anzi avrebbero voluto che tutta la mozione Marino vi partecipasse con entusiasmo invece di chiudersi a riccio e cristallizzarsi su dinamiche che sono persino più vecchie del PD.

Caro Ignazio…la politica è fatta dalle persone e non dalle etichette.

Saresti pronto a giurare che chiunque si candida nella lista Cambia Roma incarna il tuo spirito e che invece chiunque non è in quella lista non lo incarna? Io dico di no e per questo ti chiedo di partecipare al congresso in modo laico, osservando la bella umanità di tutto il partito che si annida in tutte le mozioni congressuali. Come sempre.

Per questo ti invito a riflettere sul fatto che parte delle persone che hanno contribuito alla discussione e alla diffusione delle idee fondanti della mozione Marino, dalla scelta dei temi che rischiavano l’oblio, al rispetto delle regole e all’impostazione di nuove prassi politiche, di trasparenza e merito, oggi lavorano dentro Ri-Generazione democratica, dove si vuole costruire quello spirito ‘del 25 ottobre’ che tanto ci fu caro.

Quello che andava oltre le mozioni e proponeva un ricambio sano di persone, idee e pratiche.

Oggi alcune persone della Marino seguono quell’ideale di contaminazione che spero, in virtù del tuo e nostro primario impegno, vorrai continuare a sostenere.

p.s. Andando oltre Roma…sai cosa sta accadendo per esempio al congresso del PD di Latina? Lo sai che uno dei tuoi si è candidato a fare il segretario, vero outsider, in una provincia dilaniata dalla guerra correntizia?

Due parole sul Congresso del PD Romano

Siamo un partito complesso e democratico. La stanchezza di questi giorni fanno guardare i partiti che si formano per acclamazione ed attorno ad un singolo come una riposante chimera politica. Chimera…appunto.

Ogni struttura complessa deve darsi un ordine, un’organizzazione. Non interverrò ulteriormente sul tema e sono felice che spesso mi si scriva: non parlare troppo di partito. Mi tiene sveglia, mi tiene fuori, in mare aperto. Però si fa parte di un organizzazione e si deve dare un contributo umile, responsabile e collettivo alla sua formazione. Quei luoghi dove si dovrebbe entrare nudi o con solo una borsetta con dentro la politica.

A Roma il partito sta rinascendo dopo una gestione chiusa e balcanizzata. Ancora tante cose da fare, tantissime ed è giusto dare aria alla gestione di Marco Miccoli, scardinarla dai pesi delle correnti.

Un partito ricco di umanità, laico nel cuore, vivo spesso coperto da metodi vecchi e stantii come non consentire l’accesso in alcuni circoli a tutti i candidati per farli conoscere ad iscritti e territori, come se la democrazia fosse qualcosa di temibile. Persino i “buoni” cascano in questo gioco, troppo spesso.

Un partito da liberare ancora di più, un partito da consegnare ai nativi, a quelli del 1989 che di correnti, vecchie logiche, vecchie diatribe nulla sanno e nulla vogliono sapere. Quando mi sorridono e mi dicono: “tu non sai” io sono felice di non saperlo. Cosa è successo nei DS 7 anni fa non me ne frega niente.

Appoggerò Marco Miccoli. Lo farò da donna chiedendogli un impegno per la parità di genere.

Mai più deve accadere che nessuna donna vada in regione e Roma ha le sue responsabilità. Se volete saperlo non mi piace per nulla che in venti municipi le donne candidate a coordinatrici si contino sulle dita di mezza mano.

Lo farò da lesbica per il suo impegno alla Festa Democratica, per lo spazio che insieme a tutto l’esecutivo ha dato alle tematiche LGBT, in un anno in cui la comunità ha sofferto attacchi omofobi, dimostrando molto più coraggio del PD nazionale.

Lo farò da mariniana, da chi al Congresso Nazionale ha appoggiato con entusiasmo e passione la candidatura di Marino a segretario nazionale ed ancora lo farebbe perché mi riconosco in un metodo e non in un recinto.

Non mi piace che un candidato segretario sia appoggiato da più liste. Lo dico chiaramente. Mi sarebbe piaciuto un’unica piattaforma e un’adesione collettiva di chi ci stava. Non è ancora il tempo. Qualcuno vuole ancora contarsi, darsi un numero, sancire terreni. Avrei voluto (e mi hanno guardato con compassione) che Miccoli indicasse subito il suo esecutivo, così la conta non serviva più a nulla e si votava una squadra, un programma e la Roma che vogliamo consegnare ai romani nel 2013. Non è ancora il tempo.

Appoggerò Marco Miccoli dentro la lista Rigenerazione Democratica il luogo impervio dove ci sono timidi segnali di partito, il luogo dove potete trovare chi, nel congresso precedente, aveva preso 3 strade diverse. L’unico luogo, mi sembra, umilmente, dove si sta tentando di fare il PD, di gettarne le basi, di catalizzare le forze positive, di liberare i fedeli, quelli che agiscono solo e soltanto su indicazione del capo bastone. Dico si sta provando perché la politica non è un pranzo di gala, si sta con il coltello tra i denti, si discute animatamente, ma per la miseria, ho visto arrivare le prime sintesi. Un partito come il nostro deve discutere, non deve spartire. Deve litigare e poi dare risposte.

Vi aspetto per la presentazione di questo cammino politico (tutti, ma veramente tutti) l’8 novembre 2010 alle 18:00, in Piazza Margana, 41.

Cominciamo a farlo questo PD e per farlo bisogna scrollarsi di dosso storie e pesi, navigare in mare aperto, farlo anche per chi ancora non lo ha fatto, ma lo farà. Farlo con umiltà senza pensare di essere il pezzo migliore, né la pretesa di avere tutto e subito. C’è un bel PD ovunque, a tutti noi il compito di catalizzarlo per dare risposte ai romani, per essere esempio a livello nazionale.

Buon congresso a tutti.

Se il PD ricominciasse da Nettuno.

Oggi sono stata prima ad Anzio, con Enzo Foschi ed Augusto Battaglia, ad aprire la campagna elettorale del PD di Anzio. Eravamo in un vecchio albergo sulla costa di fronte ad uno dei pochi pezzi di costa dove si surfava. Un mio compagno di classe ci perse un intero anno scolastico e noi sapevamo che potevamo trovarlo sempre lì, muta addosso in cerca dell’onda. Poi con Ignazio Marino abbiamo pranzato in un bel ristorante lungo la ferrovia (L’Estro e mi fa piacere pubblicizzarlo vista l’ospitalità). Con noi, oltre a vecchi e nuovi amici e compagni di scuola anche il giovane sindaco di Nettuno, il segretario del PD di Anzio e il vicecapogruppo del comune di Nettuno. Età media di sindaco, segretario e vicecapogruppo? 30/35 anni.

A Nettuno nel 2008 si fecero le primarie del PD. Alessio Chiavetta all’epoca aveva 30 anni e si candidò. Le vinse, ma il suo avversario (malgrado avesse firmato l’accordo di appoggio in caso di sconfitta) si candidò lo stesso in una lista indipendente.

Alessio vinse le elezioni con il 70% e portò con se, al comune, una generazione completamente rinnovata e giovane dopo anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Io ed Alessio al congresso non eravamo dalla stessa parte. E nemmeno lui ed il suo vice capogruppo erano dalla stessa parte. Di certo, però, condividiamo lo stesso desiderio di rinnovare e portare entusiasmo nelle istituzioni. Ringrazio il PD di Anzio e di Nettuno (il segretario di Nettuno ci ha lasciato aperto il gazebo un’altra ora per volantinare poi, dopo pranzo) per l’accoglienza calorosa e a questo punto coraggiosa (!!!!!) che mi hanno dimostrato nel momento in cui (e domani lo denuncerò) alcuni circoli romani chiudono le porte al dibattito politico, serrano i ranghi trasformandosi in comitati personali o impedendo che il loro territorio possa conoscere le facce dei candidati del Partito. Una resa politica intollerabile che mi fa pensare ancora di più che abbiamo tanta strada da fare, ma da Udine a Nettuno passando per Monza, Mestre e Firenze…beh….stiamo arrivando. E con noi tutte le persone che magari non sono candidate che magari non hanno trentanni, ma forse hanno voglia di nuova energia. Non stiamo dicendo che il resto è tutto da buttare, no di certo. Stiamo dicendo che ci siamo ANCHE noi, quelli che la maternità e il precariato o la ricerca di un asilo o la voglia di sposarsi la viviamo sulla pelle e quindi la conosciamo assai bene. Un piccolo spazio, una breccia, la nostra generazione deve cominciare a crearla.

Eluana Englaro. Un anno dopo.

Fatemi subito dire che domani sera alle 18:30 saremo al Circolo PD Trastevere per una Veglia Laica (via di Santa Cecilia,3), trovate tutto qui. Verranno letti dei passi dei brani del libro di Beppino Englaro, da Ignazio Marino, Ivan Scalfarotto, Francesco Siciliano, Miriam Mafai.

Poi fatemi dire che come prima cosa, prima di mettermi a scrivere, ho fatto un viaggio nel tempo e sono andata a vedere cosa scrivevo un anno fa su quanto stava accadendo.

Infine.

Pensate che giusto due settimane fa ho incontrato papà Englaro al bellissimo evento organizzato da Daniela Bellisario e poi ho avuto l’onore di cenare con lui.

Durante l’incontro sono riuscita ad articolare tutte le cose che da un anno avrei voluto dirgli.

Che avevo davanti un uomo a cui non era morta la figlia da un anno, se non dal punto di vista clinico. Englaro è un uomo la cui figlia è morta nel momento in cui non c’erano più speranze di risveglio. Avevo davanti un uomo con la faccia dura (carsica gli ho detto) e che non cercava alcuna pietà. In nessun momento ha ceduto all’emotività. Mai. Non ha cercato le nostre lacrime, mai la nostra commozione.

Avevo davanti un padre affettuoso, ma generoso che ricordava Eluana non come un’ingiustizia, ma come una ricchezza.

Avevo davanti un sistema filosofico complesso che è scappato dalla dinamica familistica tutta italiana e nel dolore, nel momento più difficile, ha fatto lo sforzo sovrumano di trasformarsi da uomo – e padre – a cittadino.

In un certo qual modo Beppino Englaro non ha voluto essere un pater familias.

Vedete, c’è un errore sostanziale e dozzinale in chi ha ritenuto Englaro un assassino. Come molti padri avrebbe potuto portare sua figlia a casa, molto prima.

E.

(avete capito. Accade nella maggior parte dei casi)

La domanda gli è persino stata posta da un medico, sbrigativo e cinico davanti alla faccenda della morte. Comprensivo nel suo giuramento di Ippocrite (vedi alla voce accanimento diagnostico e terapeutico del giuramento moderno) fino al punto di aggirare la Costituzione.

Eppure tra il medico e l’integralista cattolico (avevo scritto prete, ma sarebbe inesatto ed offensivo perché ci sono dei laici più integralisti di tanti preti se usiamo correttamente la parola laico), si è interposto il cittadino che ha intrapreso una battaglia con testardaggine friulana.

Ecco che il padre si è trasformato, mentre gli parlavo, nell’eroe civile di ispirazione socratica (ricordate Socrate che si beve la cicuta che se avrebbe potuto scappare, per non scardinare la superiorità della Legge fondamento stesso della democrazia?). Così io gli avevo cominciato a parlare da figlia e poi ho concluso sentendo il peso, per chi fa politica, del etica civile che il suo atto ha rappresentato e rappresenta.

Così la veglia di domani non ricorda la morte di una persona. E’ una veglia laica che ricorda l’arduo cammino che dobbiamo percorrere affinché l’Italia divenga un paese di cittadini e non di nuclei familiari il cui potere sovrasti quello dello Stato, in violazione di un diritto, qualsiasi esso sia, anche quello di certificarne la morte.

Un piccolo contributo emotivo. Beppino quando sta dietro un tavolo dal quale deve intervenire come testimone civile, ha la faccia seria, dura e quasi respingente. Se lo levate da quel tavolo, sfoggia un dolcissimo sorriso di padre, nell’esercizio di una discrezione renitente.

Si chiama, sapete, saper distinguere, anche qui, i contesti.

Di sicuro, da quest’uomo abbiamo da imparare. Noi del PD con il complesso della laicità credente, proprio tanto e tanto ancora.

Da Orvieto on-air con Ignazio Marino

Qui, siamo in diretta.

Ora sta parlando Marino a seguire Bersani ed Emma Bonino.

Re-start (Pd & Co.)

Questa settimana cosa è successo che qui non se ne è parlato e più o meno in questo we provvederemo.

1) ho cenato con il padre per antonomasia, tale Beppino Englaro. Appena me ripijo ve racconto.

2) Il segretario del PD (Romano) Milana che nun ce piaceva se ne è andato e adesso c’è Marco Miccoli che ci piace una cifra…lui e il suo esecutivo che ha un che di familiare e ce strapiace. E’ come se t’avessero abbandonato dalle suore e all’improvviso t’hanno dato una famiglia che t’adotta. Non fate finta che non ve ne importa perché, purtroppo, ciò che accade a Roma è fondamentale. Roba di froci compresa.

3) altro nun me viene adesso tranne che nel we siamo ad Orvieto a fare il punto con Ignazio Marino perché molti, moltissimi, ci hanno chiesto di non mollarli anche se il congresso (del Pd) è finito (vedi anche alla voce non pensavo che D’Alema fosse così scemo, ed anche alla voce Puglia, Lazio, Campania, Lombardia).

4) Milano non è una città accogliente. Non si capisce nulla. Né di parcheggi né di metro. Mettici lo smog e ti fai delle serie domande sui poracci che ci abitano.

5) Roma te se ripija sempre. Come una madre e a prescindere. Malgrado lo smog.

A domani. Da Orvieto, patria del Jazz.

Curzio Maltese e la cronaca scontata di una rivoluzione annunciata.

Su repubblica di oggi Curzio Maltese definisce la manifestazione di ieri “rivoluzione giovane” e se la prende con il PD di Bersani perché non era presente.

L’uso del termine giovane per uno classe 1959 (che deduco sia stato giovane negli anni 70) è uno generoso. Lo sappiamo. I nostri padri e fratelli che hanno fatto 1968 e 1977 hanno sempre creduto che noi fossimo dei debosciati cresciuti a merendine e a tv perché non abbiamo lanciato molotov (generazionali) e nemmeno fatto poi così tante barricate a meno che non ne valesse proprio la pena (vedi G8 di Genova).

Indubbiamente noi non siamo quelli delle utopie.

Abbiamo i piedi per terra. Chiediamo molto meno di quello che hanno chiesto loro alla loro giovinezza, ma il risultato è che siamo molto più pratici e dobbiamo rendere meno conto a noi stessi quando facciamo compromessi perché non ci eravamo promessi moltissimo.

Quindici anni fa io avevo 18 anni. Da quando voto sono ostaggio del berlusconismo fondato dal socialismo craxiano da bere, nato negli anni ottanta, mentre i coetanei di Maltese morivano di droga, o in carcere, o di pallottole o d’inedia. C’è un filo. Lo sappiamo tutti. Ci sono anche due generazioni (68 e 77) che ancora non si sono prese le proprie responsabilità.

Infatti.

Non ci voleva certo un acuto commentatore per accorgersi dell’età anagrafica dei ragazzi “viola”. Di certo a guardare la prima pagina di Repubblica, invece – dove i tre editorialisti sono tutti e tre maschi e si chiamano: Maltese, Scalfari e D’Avanzo – si capiscono tantissime cose.

Non si capisce invece come un acuto commentatore possa NON avere notato la presenza di Marino e Franceschini, gli altri due segretari candidati alle primarie del PD.

Non si capisce come si possa non notare (in un articolo uscito su repubblica due giorni fa che parlava di colore viola e dei suoi usi in politica) e non ricordare che il colore viola era il colore di Marino e tutti quelli che passavano (se non erano quelli di IDV e Rifondazione che hanno speso un patrimonio in bandiere per tentare di soffocare il viola, per fortuna senza riuscirci) lo applaudivano e gli confermavano di averlo votato.

E infine, ancora, non si capisce come possa Repubblica non ricordare di avere fatto di tutto per cancellare dalla gara nel PD, proprio il candidato che più di tutti era interprete di quella rivoluzione silenziosa che sta accadendo.

Ora molti storceranno il naso e diranno che il congresso è finito, sono finite le polemiche. Io dico che non si tratta di un congresso di partito. Si tratta che qualcuno ha riempito piazza san giovanni. Non la CGIL. Non il Pd nel suo notorio spiegamento di forze. Quello è il nostro popolo e non può essere solo il popolo da convocare in piazza o alle urne. O dedicandogli articoli per farli contenti. Con questi ragazzi dobbiamo metterci al tavolo per lavorare. Dobbiamo ascoltarli.

E forse, finalmente, saremo capaci di prendere la giusta direzione. Attualmente continuiamo a vagare in ordine sparso e non ho capito che differenza c’è tra il prima del congresso e il dopo.

p.s. l’iniziativa delle mille piazze sarà in grado di portare questi ragazzi accanto a noi o sarà solo un’iniziativa di preparazione delle varie campagne elettorali dove si voterà a Marzo? Cioè: con quel finesettimana in piazza stiamo facendo politica o abbiamo solo ricominciato la campagna elettorale? Non perché nel secondo caso io starei ancora un po’ a riposo.

p.s.2 mi spiace doverlo dire ma nasce tutto dalla rete anche perché i giornali non fanno più informazione in modo corretto. Per cui ci scriviamo tra noi, ci leggiamo tra noi e andiamo anche in piazza tra noi. Noi conosciamo voi. Voi non conoscete noi. Questo nel mentre che voi dalle molotov siete passati ai salotti.

(la foto è di Carlo Traina)

D’Alema. Un motivo in più per votare Marino.

Lo ripeto a rischio di epurazione.

Noi perdiamo le elezioni perché il Pd e il PDS e i DS sono stati sottogovernati da gente così. Un grande statista D’Alema?

Ma fatemi il piacere. Sta lì da ventanni e da quindici anni siamo governati da Berlusconi. Forse D’Alema è solo un bravo velista postsessantottino.

Ma sentite che spocchia, che snob, che delirio di onnipotenza, che distanza. E’ odioso. A casa. D’Alema, ammetti il tuo triste fallimento: e vattene. Sei stanco. Vecchio. Lontano. Vattene.

(Ali)calendario

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Questo blog.

Questo blog è un luogo ameno. E’ il blog di una persona con la tessera del PD, è il luogo di una persona  che ha una vita privata, è il luogo di una persona normale. E’ un luogo dove sempre si è potuto discutere senza censura, è il posto dove ho trovato degli amici, anche dopo averci discusso in modo virulento per mesi (vero Sciltian? Vero Elfo? Vero Fabio?).

Questo posto resterà un posto dove si esercita il pensiero libero, dove se voglio postare un racconto, una riflessione, una considerazione vorrei continuare a farlo senza sentirmi dire:”ora devi stare attenta a ciò che dici”.

Con molta umiltà e malgrado tutto, per ora, rappresento solo me stessa.

Rappresento me stessa quando non voto Rutelli e lo dico in pubblico. Quando posto una canzone e la capisce solo una persona, quando posto un racconto che non capisce nessuno, quando racconto di me in modo criptico. Quando mi incazzo con il mio partito, quando mi incazzo con la vita, quando mi incazzo con me stessa.

Questo blog è fatto così. E continuerà ad essere così, certo con più fatica, ma non voglio abdicare a questo e nemmeno aprire un blog fasullo dove postare una parte di me. Farò, con voi lettori, spesso silenti, oggi molti nuovi (abituatevi) l’esercizio che faccio ovunque: essere trasparente.

E da oggi al 25 ottobre, passando per la manifestazione del 10 ottobre “Uguali” e per le emergenze e per le notti in cui mi metto a scrivere, mi occuperò delle primarie del Pd e della Mozione Marino. Sì Marino…l’unico candidato segretario che (tra le altre cose) ha già aderito alla manifestazione del 10 ottobre.

C’è chi è incazzato con me perché ci sono troppo, chi perché non ci sono, chi perché ci sono ma non dovrei,  chi perché non mi sto occupando delle primarie del PD e faccio altro (secondo me non è così perché la politica non si interrompe durante un congresso, e per me la politica è stare in mezzo alla gente). E c’è chi è incazzato perché faccio cose che non portano voti…..insomma state tutti calmi….

Siamo qui. Come sempre.

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