NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

Archivio per il tag “matrimonio gay”

Il balzo in avanti del mondo.

Diciamo che oggi la comunità omosessuale mondiale ha fatto un balzo in avanti eccezionale, in un solo giorno: Obama (grande sostenitore dei matrimoni dopo i primi tentennamenti al primo mandato) che vince, i matrimoni gay approvati ovunque vi era il quesito referendario negli USA. E ancora: in Spagna non si toccano né matrimoni né adozioni e in Francia estensione del matrimonio anche alle coppie gay.

p.s. sono d’accordo con molte cose che ho letto oggi in giro, condivido l’amarezza della comunità italiana e del popolo del centro sinistra sulla nostra arretratezza: siamo indietro. Il centro sinistra è indietro e oggi sarebbe stato bello sentire tutti i candidati dire: matrimonio senza se e senza ma, come programma collettivo e non avremo pace finché non sarà così.

Intanto la Spagna

Mentre non riesco a dormire e benedico ogni singolo collega del Ohio, in Spagna la Corte Costituzionale sancisce che matrimonio ed adozioni non si toccano. Che sia di buon auspicio per Obama che in 4 anni, dapprima contrario, è divenuto il più grande sostenitore della nostra uguaglianza. Forza Obama. Forza.

Bersani sul matrimonio per tutti (sottotitoli)

Per chi non lo avesse ancora capito bene – ahimé – lo spiega bene Tornese riassumendo lo scambio tra Daniele Viotti (di It’s wedding Time) e Bersani alla festa del PD di Torino.

Ah…Daniele è del PD, se non erro.

La Craxi e il socialismo che tende al fascismo.

Stefania Craxi che firma un documento contro i matrimoni gay insieme al fascista Saia (non il nazista Gaetano, ma tale Massimo) è un abominio culturale che ricorda cose bruttissime di inizio secolo, quando il socialismo italiano partorì il fascismo.

Il quarto passo del modello tedesco.

E mentre noi ancora parliamo dei suoi dintorni, la CDU tedesca (non i massimalisti socialdemocratici) si preparano al quarto passo del Modello Tedesco.

p.s. è curioso che al centro-destra europeo (UK e Germania) si giustifichi la svolta pro-gay come il riconoscimento di un diritto di tipo conservatore: “Le coppie gay e lesbiche sono unioni durature, in cui entrambi si assumono reciprocamente responsabilità per l’altro, e a volte adottano e crescono bambini, quindi vivono secondo i valori conservatori che il nostro partito rappresenta”, ha spiegato Christina Schroeder.

E dal loro punto di vista è corretto. La stessa “vision” che usa Cameron in UK e che ha citato ironicamente Renzi nella famosa intervista a Max.

Si arriva da destra e da sinistra (in Europa) alla stessa conclusione partendo da due assunti diversi: il matrimonio è di destra e quindi se i gay lo vogliono è cosa giusta (la destra per raccontarlo ai suoi elettori). Il matrimonio è un diritto e come tale deve essere accessibile a tutti (la sinistra…ad avercela in Italia una sinistra così).

Ho chiuso in una busta una profezia. Quella che secondo me in Italia si abolirà il matrimonio civile. Si arriverà ad una distinzione tra istituto civile per tutti e matrimonio religioso per etero. Secondo me non ci fanno arrivare fino a lì. Lo tolgono a tutti. Nel frattempo noi di sinistra continuiamo a chiederlo come principio di eguaglianza.

Perché matrimonio e non altro.

Ci torno di nuovo.

Qualcuno (non cattolici, ma militanti gay visibili e combattenti) mi dice che la battaglia sul matrimonio è una battaglia conservatrice. Che in fondo vogliamo lasciare l’eredità, vogliamo entrare in ospedale, vogliamo festeggiare in comune in mezzo agli amici e ai parenti e che come si chiama quella cosa che tiene insieme queste cose non importa.

Provo di nuovo a spiegarmi.

Quelli di cui sopra sono i problemi pratici di una coppia gay.

Di una coppia che abbia parenti serpenti. Che incontra medici antipatici.

Insomma il matrimonio o le unioni civili servono ad una minoranza della nostra comunità se proprio vogliamo andare a vedere.  Siamo gay, sì, ma nel terzo millennio. Anche se siamo in controtendenza rispetto agli etero, comunque siamo figli di questo tempo liquido. Inafferrabili, disincantati. (capite la provocazione, vi prego).

Quello a cui serve davvero il matrimonio è il ragazzo di sedici anni che si sente diverso. Perché il matrimonio sancirebbe la sua eguaglianza con i suoi coetanei. Quelli a cui serve il matrimonio sono gli individui che possono così avere gli stessi gradi di libertà e dignità di tutti gli altri individui.

Il matrimonio è uno strumento arcaico in quanto tale. Non in quanto rivendicazione gay. Ma finché sarà il metro dell’uguaglianza, sarà battaglia giusta.

Vogliamo modificare lo strumento dell’unione civile per tutti? Ci sto. Non vedo l’ora. Lasciamolo alla religione questo gusto sacro dell’unione indiscutibile. Torniamo alla dimensione umana dell’affetto, alla sua difettosità meravigliosa.  Recuperiamo il senso della genitorialità condivisa e desiderata e non “coscritta” e “costretta”.

Roba da pionieri.

Per ora, oggi, il matrimonio è l’asintoto dei diritti. E noi, nell’immanenza,tendiamo a questo. Siamo figli del nostro tempo. Non di altro. Siamo normali (non nel senso di normati, ma nel senso di attuali), insomma e, in quanto tali, ci meritiamo di essere uguali. Punto.

 

Matrimonio matrimonio matrimonio.

Finalmente si è capito che solo la parola matrimonio scatena gli isterismi politici siano essi buoni o cattivi e quindi solo quella parola smuove smuove le torbide e stantie acque della politica nostrana.

Non a caso Grillo ha aderito ieri quando ne ha capito la portata e non quando, per esempio, qualcuno ha cominciato a raccogliere le firme per un istituto equivalente come sta accadendo in queste settimane.

Per quanto mi riguarda ritengo che avere portato gli ODG sul matrimonio al tavolo di quell’assemblea sia stato da parte nostra geniale.
Fino alla sera prima c’era stato un tentativo di mediazione e vi confesso che adesso, da sabato,  qualsiasi cosa non sia il matrimonio, ora per me, non ha alcun senso ed anzi può solo indebolire la lunga marcia che sta cominciando adesso. Perché questa è la buona notizia di questi giorni. Che chi parlava di Civil Partnership adesso parla di matrimonio. Chi parlava di Unioni Civili adesso parla di istituto equivalente. Chi parlava di Dico ora parla di Unioni Civili. Abbiamo spostato l’asse. E, responsabilmente , ora dovremmo tutti chiedere solo quello.
Sul PD. Uscire adesso sarebbe un favore a Fioroni e Marini (voi ve la prendete con la Bindi intanto era Marini che non voleva che Fusco parlasse) e compagnia ed è inutile politicamente.
Ognuno di noi in ogni sede deve gridare solo una parola: matrimonio. E basta.
L’importante non è dove si fanno le cose. E’ la propria coerenza.

Bene Di Pietro sul matrimonio gay.

Di Pietro presenta una proposta di legge sull’estensione del matrimonio che si va ad aggiungere tra quelle presentate da altri partiti a quella dei Radicali.

Molto bene.

La chiarezza fa pulizia (si è già dimesso un dirigente IDV contrario ai matrimoni gay a riprova che dentro IDV c’era anche tanta destra e ce ne è ancora, almeno questo è stato coerente).

E quanta ne servirebbe nel PD di pulizia, ma mica per fondamentalismo, chiariamoci: per avere almeno la chiarezza che su i temi che riguardano la libertà e la felicità di ogni singolo individuo, la sua socialità, il suo modo di relazionarsi e “produrre” energia vitale da immettere nel tessuto collettivo, il PD non può avere libertà di coscienza come per esempio sta accadendo a Milano sul Registro delle Unioni Civili.

p.s. a chi se lo sta chiedendo: io non entrerei mai nell’IDV di oggi. Plaudo alla loro posizione sul matrimonio perché ogni cosa che può migliorare la condizione della comunità omosessuale va sostenuta. Anche se provocatoria.

Il PD resta per me l’unica ed ultima spiaggia dell’agire politico dentro un partito. Lo sogno con dentro tutto il centro sinistra, come è noto. Più largo ma più chiaro. Più evoluto rispetto al secolo scorso. Meno chiuso. Lo sogno simile ad Ilda Curti, la mia candidata a sindaco a Torino che non si presentò, che oggi sull’Unità dice delle cose bellissime. Magari questo partito fosse più simile a lei ed ai tanti che dalla Sicilia alle Alpi sull’idea del matrimonio esteso e a tutti senza più giri di parole ci sono già, eccome.

Ma vabbè, mi ripeto. Lo so.

Il PD che verrà sarà migliore di questo.

Se sopravviviamo al 2013.

I Giovani Democratici, nel loro congresso nazionale di Siena hanno chiesto la parità giuridica delle coppie omosessuali e hanno nominato la parola “innominabile” che i nostri dirigenti non riescono a dire: matrimonio.

Bravi.

Nozze gay tempi maturi.

Scalfarotto, vicepresidente PD lo ribadisce su Europa.

Tanto per chiarire che la nostra posizione è questa.

Virginia 1965. Italia 2012

1965. Virginia. Un uomo bianco non poteva sposare una donna nera.

2012. Italia. Gay e Lesbiche non possono sposarsi.

Ma non vi rendete conto che siete fuori dalla storia?

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