NON SI POSSONO FERMARE LE NUVOLE

nemmeno costruendo una canoa.

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A Torino voterei Daniele Viotti.

Se fossi a Torino voterei per le primarie Daniele Viotti (e chi se ne frega che hai votato Bersani, per dire). Lo farei insieme a Giovanni Minerba (patron del festival del cinema LGBT torinese) e Ilda Curti, la mia sindaca di Torino al prossimo turno (che bello vederti a Roma) e lo farei perché durante le primarie, Daniele, ha fatto un servizio al Paese: ha inchiodato tutti i leader a rispondere a domande chiare sui diritti civili aiutando tutti noi ad alzare (ancora un po’ più su) l’asticella del PD su quel tema. Ecco: Daniele è uno di quelli del #pdchevorrei e lo voterei.

I semi del nostro albero.

36363_408870792837_6598603_nE’ innegabile che nel giro di pochissimi mesi la posizione del PD abbia subito un notevole avanzamento in tema di diritti civili ed indiscutibilmente merito di queste primarie. Un avanzamento che nemmeno la discussione intorno al documento della commissione diritti aveva provocato. Persino Vendola che fino a pochi mesi fa tentennava su questi temi ha fatto passi da gigante, normalizzando la propria campagna elettorale e apparendo insieme ad Ed. Bello. Bellissimo. Lo scrivevo qui.

I candidati si sono dovuti confrontare forzatamente tra loro anche su questi temi e molti di loro hanno persino modificato le proprie posizioni davanti alla realtà  schiacciante della vita delle persone. Una lezione per le commissioni che devono produrre documenti: incontrate le persone, non state chiusi nelle stanze asfittiche a produrre lunghe frasi per dire poco o nulla.

Io voterò’ Renzi (e’ arcinoto ormai) perché  lo considero il principale artefice del passaggio dalla frase che campeggia ancora sulla carta d’intenti (e firmata anche da Vendola e gli altri):  ”riconoscimento giuridico”  a quella più  complessa e chiara che recita “equivalenza matrimoniale e stepchild adoption, ovvero adozione dei figli che vivono in famiglie omogenitoriali e che in quelle famiglie sono stati concepiti”.

La prima cosa rottamata di queste primarie e’ stata la posizione sui diritti del PD. Posizioni spazzate via dall’agenda politica che abbiamo dettato e che, va detto, e’ stata seguita da Bersani: quindi benissimo. Non so se Bindi e Fioroni o Silvia Costa sono d’accordo con  le posizioni di Bersani. Non so nemmeno se poi lunedì in caso di vittoria di Bersani andranno a diluirla. Per ora tacciono.

Voterò’ Renzi anche per quello che ho visto quando ha incontrato le nostre famiglie.  Quella mattina mi ha definitivamente convinto umanamente e politicamente. Solo chi era in quella stanza quella mattina, in quelle due ore, sa di cosa parlo quindi non farò leva su questo aspetto. Troppo emotivo e inesprimibile.

Grazie a queste primarie per la prima volta, in queste settimane, si e’ parlato dei nostri figli, per la prima volta sulle reti tv nazionali si e’ parlato di omogenitorialità in modo serio. Senza caricature. Senza contraltare a dire che “un bambino ha bisogno di una mamma e di un papa’”. Ho visto un partito dire: “un bambino ha bisogno dell’amore dei suoi genitori e della sicurezza di non perderlo.”. Punto.

Avete notato il silenzio delle controparti? Nessun Family Day. Nessuna battuta contro il centro sinistra che toglie alle famiglie per dare ai gay. Quella posizione appare oggi inattaccabile.

Appare inattaccabile perché  e’ passato il messaggio che e’ giusta, senza ambiguità come accaduto fino ad ora. Non si potrà più tornare indietro.

Dare forza a queste primarie darà  la forza a chi le vincerà  di non arretrare quando la campagna elettorale non sara’ interna – tra di noi – ma con il centro e la destra.

Considero queste primarie il secondo passo importante degli ultimi anni in termini di diritti civili. La sentenza della Corte Costituzionale (il primo vero passo) ci ha consentito di cominciare ad iniettare il senso di quella giornata anche nel dibattito politico.

Non avrò  pace finché  non saremo uguali davanti alla legge e non avremo ottenuto la totale uguaglianza: matrimonio e diritto all’adozione.

Lo dico anche pensando che sogno il giorno in cui io mi possa dimenticare di essere lesbica. Un giorno in cui vorrei parlare di scuola pubblica, di asili, di urbanistica e di industria sostenibile, le mie passioni.

Credo umilmente che questi siano i semi del nostro albero anche di coloro che oggi ancora non ci credono. Credo umilmente che il Paese stia avanzando, sommessamente, verso il futuro e ringrazio Matteo per l’accelerata incredibile che ha dato a questo processo portandosi appresso tutti quanti noi, Bersani compreso. Se riesce a farlo con tutti gli altri temi, abbiamo trovato la chiave politica del terzo millennio.

Io lo rifarei di votare Matteo. Lo rifarò  domenica mentre presiedo il seggio di Corviale. Mille volte.

Buone primarie a tutti, ma soprattutto buon 2013 a tutti noi.

Come e dove votare alle primarie del centro sinistra di domenica 25 novembre.

Dove votare.

Come votare.

E il fac simile.

E buon voto a tutti voi.

Sette infortunati per Bersani.

L’endorsement laico e chiaro de Il Post a Matteo Renzi: “perché l’Italia attuale – quella che ha avuto bisogno della straordinarietà del governo tecnico – ha bisogno di essere resettata, altrimenti qualunque applicazione si cerchi di aprire sarà comunque lentissima e inutilizzabile. L’unico in giro che sembra sapere dov’è il tasto reset, e ha già il dito pronto, è Matteo Renzi. Salvate i documenti aperti e andate a votare.”

Per scoprire chi sono i sette infortunati leggete qui.

Votare alle primarie è facile.

Trova il tuo seggio qui.

Renzi no. Casini sì (Primarie del PD, diario di viaggio. #5)

Cioè ma quelli che odiano tanto Matteo Renzi, che si taglierebbero le vene, non andrebbero a votare se vincesse, imbraccerebbero le armi e salirebbero sulle montagne…invece se andiamo con Casini va bene? No così, tanto per capire la schizofrenia delle ultime ore.

Casini e Vendola detestano Renzi.

Bersani prima dice che vuole le primarie aperte ora non si capisce aperte a chi.

Io direi: a chi firma un programma comune e chiaro. Se Casini non lo firma niente alleanze. Se Vendola, Renzi, Di Pietro e Bersani lo firmano si facciano tra loro. Se Casini rinuncia a Confindustria e Chiesa di cui è il cavaliere, e firma il programma, parliamone.

Ma ci vuole tanto? A me sembra tutto semplice.

Alleanze: la scelta è tra un programma laico e di sinistra o un programma clericale e confindustriale. Le sigle vengano dopo. Decidiamo quale idea di Stato, di laicità, di società. Chi ci sta firma e partecipa alle primarie. Chi non ci sta va per i fatti suoi. Si chiama maggioritario inclusivo e trasparente.

Cioè diciamo ai cittadini il programma e POI facciamo le alleanze. Sarebbe geniale, che dite?

Primarie del PD, diario di viaggio. #4

Io vi avevo avvisato che uno dei temi tra Renzi e Bersani sarebbe stato questo.

Bene Renzi, (qui trovate l’intervista intera) anche se da un under 40 mi aspetto di meglio. Mi aspetto tutto. Di sicuro, a sorpresa, meglio di Bersani. Quindi bene.

Per ora: Civil Partnership all’inglese (anche se no alle adozioni), tutela dei figli delle coppie omosessuali e una particolare differenza comunicativa. Renzi non scrive alle associazioni in occasione di date speciali o magari di aggressioni: parla direttamente ai gay italiani e li innesta in un progetto sostanziale e complessivo. Questa è una novità destabilizzante. Per me moderna.

Ovviamente non basta. E lui lo sa.

Considerando la sua provenienza e che anche Obama, oggi paladino dei matrimoni, era contrario…fa ben sperare. Stiamo a vedere.

Primarie del PD, diario di viaggio. #2

Ieri Fabio Chiusi (che vede in Renzi una specie di Bonolis-conduttore) ed oggi Gotor (biografo di Bersani sparato democraticamente in prima pagina di Repubblica) sono intervenuti sul modello comunicativo di Matteo Renzi.

A parte che secondo me Gotor ha letto Fabio Chiusi (almeno sulla parte della comunicazione e grazie ad Arianna Ciccone per avermi invitato ad aggiungere un “secondo me”), in ogni caso ci sono delle cose giuste nelle critiche che vengono sollevate a Renzi: troppo show rischia di distogliere l’attenzione dai contenuti e rischia di berlusconizzare così tanto la forma da infettare anche la sostanza.

Gotor ha ragione sul fatto che Renzi appare troppo anti-PD.

Ma non si domanda perché il PD è da sempre anti-Renzi.

Peccato, inoltre, non riuscire a vedere la trave nel modello comunicativo bersaniano, modello che io trovo totalmente fallimentare da sempre. Oppure diamo per scontato che non sappia comunicare? E troviamo giusto il non sapere comunicare? Attenzione: comunicare non è fare una bella e costosa campagna pubblicitaria. Comunicare è riuscire a raccontare cosa siamo davvero, cosa vogliamo, con maniacale coerenza e testardaggine. E’ riuscire a valorizzare tutto il PD e non solo i pezzi comodi. La comunicazione è una roba legata al prodotto. Il marketing, per chi non lo sapesse, è anche “costruire” il prodotto e fare in modo che la comunicazione abbia il giusto e corretto mandato per comunicare il prodotto. Applicato in politica: se abbiamo delle idee giuste dobbiamo comunicarle in modo coerente. Per dirne una a me cara: è inutile parlare di rifiuti e fare manifesti abusivi. E’ una forma di menzogna politica.

In ogni caso, alcune cose divengono chiare.

1) Bersani dovrà comunque rispondere ad una richiesta di rinnovamento e già pare che le deroghe al secondo mandato saranno solo 30 (che già sono troppe)

2) che lo scontro sarà durissimo e speriamo che il PD sopravviva (sempre pensando che se il PD non sopravvive il Paese ne avrebbe da soffrire, secondo me)

3) che Renzi fa paura e persino Gotor perde di lucidità quando dice che Renzi sta aspettando per capire se le regole possono farlo vincere. Più che altro sta aspettando di capire se può partecipare alle primarie senza essere espulso dal PD.

4) che Franceschini non ha ancora deciso con chi schierarsi

5) che una cosa importante nella scelta sarà anche chi andrà con chi. Nel senso che non è solo Renzi vs Bersani, ma sarà quelli con Bersani vs quelli con Renzi. Uno dei motivi per cui molti di noi sono in attesa, è questo.

Come dico da sempre le differenze le vedremo prevalentemente sulla questione lavoro e sulla questione diritti (ci saranno anche altre differenze ma è su questi due temi che ci giocheremo l’enfasi, la passione, la rabbia, il desiderio di vittoria).  Sperando che non diventi uno scontro tra gay e famiglia tradizionale o tra Fiom e Marchionne. Il PD era quello che doveva stare al di sopra e rappresentare tutti, facendo lo sforzo sovrumano di non cascare nelle vecchie logiche. Il Paese ha bisogno della Fiat? Forse no. Forse la politica potrebbe trasformarla e andare oltre. Il Paese deve restare schiavo della Chiesa? Forse ne può rielaborare il rapporto. L’importante è non inseguire il tesserato Fiom o l’imprenditore in cerca di mercati selvaggi. Oggi una giovane architetta a 300€ al mese era felice per avere avuto una proposta di contratto a tempo determinato ad 800€ al mese per due anni. Meno di quanto guadagna un operaio Fiat. Quanti sono gli operai della Fiat di cui parliamo da mesi? Quanti sono i giovani come Elisa (il nome è di fantasia)? A questo dobbiamo rispondere.

Genova e dintorni: la parola chiave non è sinistra.

Ma credibilità.

Tutti quelli che stanno leggendo il dato delle primarie genovesi come “voglia di sinistra”, non stanno afferrando il vero tema. IL PD è diviso. E in ogni caso i suoi rappresentanti hanno un vero grande problema che non ha a che fare con la sinistra intesa come “il tema lavoro”. Il PD ha un solo grande enorme gigantesco problema: la credibilità. Punto.

Leggere il dato PD in funzione delle alleanze significa compiere lo stesso errore di chi sta atrofizzando il PD.

Il PD alleato con l’UDC non è credibile perché l’UDC non è credibile. Ma, credetemi, non lo è nemmeno il PD arroccato su certe posizioni novecentesche. Il Paese ha bisogno di parole pronunciate da facce credibili. Prima lo capiamo, prima torniamo ad essere una forza politica che abbia qualche possibilità vere di governare, considerando che i sondaggi di questi mesi hanno un tasso di astensione tale da inficiarne qualsiasi lettura.

Il Manifesto del nuovo PD.

Aprile 1945. Manifesto affisso sulla porta dell’ufficio dal comandante partigiano Pietro del Giudice subito dopo la sua nomina a Prefetto dell’Apuania (appena liberata) da parte del Comitato di Liberazione Nazionale.

Per ora lo trovate nel Lazio se Giovanni Bachelet diventa segretario del PD lazio.

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