Fac-simile scheda elettorale elezioni a Roma
Eccola qua. E ricordatevi di votare 2 volte Marino, una nel senso di Ignazio ed una nel senso di Estella (che non sono parenti, sia chiaro)
Eccola qua. E ricordatevi di votare 2 volte Marino, una nel senso di Ignazio ed una nel senso di Estella (che non sono parenti, sia chiaro)
Dunque ricostruiamo.
Dopo poco di un’ora dalla chiusura delle urne Matteo Renzi ha detto “Ho perso.” Prima volta nella storia della Repubblica che accade. Di solito, in Italia vincono sempre tutti.
Aggiunge anche: “Torno a fare il sindaco e appoggerò Bersani da militante.”
Cosa avrei fatto se fossi stata Bersani? Avrei preso un treno e sarei andata di corsa da Renzi a farmi quel famoso pranzo e a dare l’idea di un partito compatto che non ha subito colpi dopo la violenza con cui si è svolta la battaglia almeno a partire dalle seconde file in poi. Avrei archiviato quei toni, quella separazione, facendola apparire come qualcosa che aveva a che fare con la competizione e non con l’antropologia (tanto per dirla come Camusso e Vendola).
Invece succedono alcune cose che mi hanno indotto al silenzio fino a stasera perché volevo aspettare per capire se erano film della mia stanchezza o trailer del film che andrà in tutte le sale dei prossimi mesi.
Accade che la sera della vittoria di Bersani i bersaniani si riuniscano al teatro Capranica per festeggiare. Ho anche ricevuto l’sms, segno che il comitato usava la banca dati degli sms del partito. Ho pensato, dentro di me: avranno invitato anche noi, di sicuro, ora – esco dal dibattito con Raciti al Fatto Quotidiano – e saranno tutti lì. E’ sicuro. Invece no. Ok, ho pensato ancora, è normale. In fondo ce le siamo date fino a 24 ore fa: smaltiamo, va.
Ma poi oggi è successa una cosa gravissima.
Vedete a Roma non abbiamo una candidatura a sindaco autorevole. Non più. L’avevamo, ma il partito l’ha sfilata e ha mandato Zingaretti a vincere nel Lazio perché ci si aspettava che si votasse subito e bisognava vincere per fare da volano.
Ora pare che si voterà tutti insieme. E a questo punto lo dico pubblicamente: sono per l’election day che in questi tempi di crisi non ci sono soldi da spendere se l’emergenza è solo di un mese. Insomma a pochi mesi dal voto ci siamo ritrovati senza quello che da anni stavamo allevando a fare il sindaco e su cui alla fine eravamo tutti d’accordo, ma proprio tutti.
E si dà il caso che ci siano diciottomila candidature a sindaco e che ogni giorno dei mesi scorsi qualcuno si è alzato, uno per corrente, e si è candidato. Questo per me è un problema del PD ed anche del centro sinistra.
Roma non è Milano. Non è Cagliari. Non è Firenze. Porca miseria, non è nemmeno Napoli. E manco Palermo.
Fa storia a parte.
A Roma comanda Bettini, basta guardare le foto del suo compleanno (trova chi manca è il gioco).
Bettini è lo stesso che ha voluto Ignazio Marino candidato per arginare Franceschini e far vincere Bersani. Ci sono cascata anche io. E’ ora di dirlo.
Bettini è lo stesso che ha partorito Rutelli e poi Veltroni e poi di nuovo Veltroni. E poi Zingaretti segretario del PD Lazio, e poi Zingaretti presidente della Provincia di Roma e poi Gasbarra segretario del PD Lazio (ex vicesindaco del secondo Rutelli, quello in cui il suddetto si è rovinato) ed ora Zingaretti alla Regione Lazio (priva di Roma Capitale, quindi boh) e Gasbarra (così pare) a fare il sindaco con primarie di incoronazione.
Eh, sì, perché a quanto pare oggi sia Miccoli (segretario PD Roma) che Fassina (responsabile Economia e Lavoro del PD) hanno chiesto che i bersaniani del ballottaggio (leggi: PD per Bersani, Sel e PSI, ehm) si uniscano per un’unica candidatura. Ad oggi si conta quella di Sassoli (area Franceschini) e quella di Marroni (area Bersani di fede più o meno dalemiana). Ovviamente si sottindende che entrambi si ritirino a favore del salvatore della Patria: Gasbarra.
Ovviamente le regole per partecipare alle primarie romane di comune e municipi sono un’altra supercazzola per apparati ambulanti come se non avessimo capito che oltre all’apparato di partito organizzato esiste anche quel fantastico momento che è l’uso dell’urna elettorale e che se non usi bene le primarie (vedi Napoli e Palermo) finisce in modo diverso.
Ora due riflessioni:
1) perché chiamare a raccolta i bersaniani e basta? Si parte dal presupposto di scontrarsi anche a Roma contro i renziani (che per noi non esistono e sono questi comunicati degni del PCUS che li fanno esistere come entità)? E’ noto che hanno votato Renzi i candidati a sindaco: Adinolfi, Gentiloni, Prestipino. Non si può chiamare tutta la coalizione a raccolta e definire un profilo di competenza prima che di appartenenza? A Roma c’è per caso aria di epurazione di quelli che hanno votato Renzi? E’ normale questo in un partito democratico che ha fatto primarie, passare dalle primarie ai lunghi coltelli invece che ai forti abbracci? Dite a Dori Ghezzi che l’amore non è ancora scoppiato dappertutto.
2) qualcuno ha capito che oltre alle primarie tra Renzi e Bersani dobbiamo vincere le elezioni? Qualcuno ha capito che a Roma alle primarie ha votato poca gente e tra chi non ha votato c’è chi avrebbe votato Renzi e invece voterà Grillo? Davvero vogliamo ignorare l’istanza di rinnovamento che quel 40% nazionale sta gridando in modo disperato ed è molto meno di quello che in realtà è nel Paese anche per “merito” di regole respingenti invece che includenti?
Per conto mio non mi resta che seguire a ruota due bersaniani DOC che spero scombinino il piano bettiniano (a questo punto della questione tocca parlare chiaro ai romani e mi prendo questa responsabilità). Perciò seguo a ruota Giovanni Bachelet e (udite, udite) Matteo Orfini che insieme a me (e in modo più autorevole) stanno facendo la corte al ministro Barca, persona di grande competenza, il migliore del governo Monti.
Ovviamente dovrebbe essere il candidato della città e non dell’apparato. E, di certo, dovrebbe andare a primarie e dialogare con la città con questo meraviglioso strumento che, quando è usato bene, ha sempre ragione.
Tanto vi dovevo.
Qualcuno ha suonato la sveglia in Campidoglio dove se ne fregano delle regole e di più di 8000 firme raccolte per avere il registro delle Unioni Civili. Bravi!
Scrive Marco Ciarafoni degli ecologisti democratici (a cui fa eco Michele Cardulli che parla di “Piano Chiese”)
“In pratica agli Enti religiosi sarebbe garantita la possibilità di costruire una quantità di metri cubi ad uso residenziale, commerciale, direzionale, turistico o per servizi pari all’ampliamento o alla costruzione di edifici di culto. Il costo delle nuove chiese, per esempio, potrebbe essere pagato, con gli oneri concessori dovuti dai ‘palazzinari’ per la costruzione di un centro commerciale o di un mega albergo”.
Insomma tale Ciocchetti (UDC) emendando il Piano Casa Polverini ha stabilito che in deroga al Piano Casa i parroci possono costruire qualsiasi cosa. Basta che accanto ci sia una Chiesa. Insomma anche un centro commerciale, magari con Cappella di culto annessa.
Incredibile la risposta di Ciocchetti: ”Da sempre la realizzazione dei luoghi di culto è finanziata da leggi nazionali e regionali e dall’8% delle somme riscosse dai comuni per oneri di urbanizzazioni secondarie – dichiara – Visto che non ci sono più soldi, abbiamo pensato di agevolare in questo modo gli enti religiosi. È una scelta politica”
La domanda è: servono altre Chiese? (la domanda non è polemica, c’è questa esigenza?)
Tanto per dirla tutta, ricordo che il nostro consigliere Astorre (uno dei più votati con 22 mila preferenze) aveva tappezzato Roma e provincia con manifesti in cui raccontava di avere fatto approvare non so quanti tantissimi euro in edilizia per luoghi di culto.
Insomma.
Ma noi con l’UDC proprio dobbiamo andarci? A parte le questioni sui diritti civili (facciamo finta per un attimo che non siano importanti), noi vogliamo davvero andare con un partito che trova il modo migliore per versare ancora cemento? Che voleva il nucleare? Che voleva e vuole privatizzare l’acqua? Cosa abbiamo a che fare con loro?
Ci siamo quasi. Finalmente.
Maggio 2013 è alle porte e la città deve tornare in mani capaci dopo il fallimento di Alemanno.
Panoramica rapida.
Candidati in campo:
1) Nicola Zingaretti, PD. L’eterno candidato. Era candidato sindaco di Roma (io fui tra quelli che implorai di candidarlo nel 2008 convinta che Rutelli avrebbe perso) prima di essere candidato (vincente) alla Provincia di Roma. All’epoca era un giovane deputato europeo recordman di presenze. Poi l’asse Bettini-Veltroni impose Rutelli a Roma e lui alla Provincia. Perché se Veltroni ex DS andava via a Roma doveva esserci un ex-Margherita e ai DS toccava la provincia. Tutti sappiamo come è andata. Oggi Zingaretti non è ancora ufficialmente candidato: si è dichiarato a disposizione. Per un certo periodo in molti hanno sperato che si impegnasse a livello nazionale ed impedisse il massacro bipolare Bersani vs Renzi. Ero tra quelli, confesso. Ha amministrato bene un ente antipatico come la Provincia connotandolo su due temi chiave: il WiFi diffuso e il tema delle energie rinnovabili (scuole di competenza della Provincia dotate di pannelli) e dell’ambiente (ha spinto moltissimo sulla differenziata nei comuni della Provincia). L’unica paura che ho è che sia troppo dentro le dinamiche di partito, che gli manchi la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per vincere e si faccia incastrare dai poteri malefici di cui il mio stesso partito è infestato. Nicola avrebbe la possibilità di infettare positivamente tutto il PD, arrivando anche a quello nazionale. Nel PD c’è tanta parte sana, lo dico sempre e lo dico volentieri. Non sono sicura che avrà cittadinanza reale e non solo formale nel progetto Roma 2013.
2) Sandro Medici, SeL. Presidente del X municipio, iscritto a SeL, ma non il candidato di SeL che è invece intenzionata ad appoggiare Nicola Zingaretti. Molto attivo sul fronte dei diritti civili (del suo municipio il primo registro per le Coppie di Fatto) ed anche sulla denuncia delle sale giochi selvagge legate alla criminalità organizzata. Dichiara un rapporto molto fraterno con Zingaretti.
3) Paolo Berdini, ingegnere, docente universitario a Tor Vergata. Candidatosi in forte polemica con l’impostazione urbanistica delle ultime giunte, non solo Alemanno, ma anche quelle di Veltroni e Rutelli. Personalmente mi trova d’accordo sul tema. Censurato dai media classici, riscuote successo tra i movimenti non allineati.
4) Patrizia Prestipino, PD. Patrizia è assessore della giunta provinciale romana, quella governata da Nicola Zingaretti. E’ la compagna di Milana, ex segretario del PD romano, fedelissimo di Rutelli che è uscito dal PD per seguire Rutelli nell’avventura disastrosa dell’Api. Si mormora che dopo le prime conte, l’Api romana abbia provato a rientrare dalla finestra del PD in vista della vittoria di Zingaretti. In molti pensano che la candidatura di Patrizia sia un modo per contare quella componente e poi esigere il giusto numero di assessorati e di equilibri di potere.
6) Montezemolo che fa? Si candida? Candida Riccardi (Comunità Sant Egidio, oggi ministro)
Cosa penso per sommi capi.
1) non capisco perché l’assessora Prestipino nominata dal futuro probabile sindaco Zingaretti si candidi. Non ha fiducia in lui? In cosa si distingue? Cosa manca a Nicola?
2) Medici e Prestipino mi sembrano candidati per la “conta” interna, magari anche ritirabili in zona cesarini dopo avere fatto accordi.
3) L’unico distinto e distante dalla politica (nel senso comune in uso oggi), ma debole mi sembra Berdini che infatti viene debitamente ignorato dalla stampa tradizionale. Al giorno d’oggi, tocca dirlo, un punto di forza. Anche se mi sembra, ad occhio, troppo antagonista.
4) la seconda candidatura del PD, quella di Prestipino, apre la possibilità ad altre candidature anche interne al PD e guardando i due candidati mi risulta visibile un’intero pezzo di PD assolutamente escluso dalla gara, quello famoso che non viene né dai DS, né dalla Margherita e che soprattutto, magari, non fa politica per professione e non entra facilmente negli equilibri correntizi interni e che oggi non sembra avere molto spazio nelle dinamiche dei due candidati.
Cosa mi piacerebbe che accadesse.
1) che venga fissata la data delle primarie e che questa data sia la stessa per: premiership, deputati e senatori, sindaco e presidenti di municipio. Così si fa un bel pacchetto trasparente e non si corre il rischio di vedere gente che si candida a tutto per provare ad entrare ovunque. Si chiama progetto politico. Primarie Day. A ottobre.
2) La politica al centro, non di centro. Voglio sapere tutto dai candidati e vorrei saperlo prima dell’estate. Quale Roma? Quale mobilità? Quale progetto per le aziende comunali? Per far funzionare la macchina comunale in modo efficiente? Per rilanciare la cultura? Per abbattere inquinamento e traffico? Per sostituire la discarica e tenere Roma pulita? Quale progetto di Welfare? Quello di Alemanno o quello di un’istituzione che non delega alle donne, alla Chiesa o alle associazioni di stampo politico-ideologico? UDC sì o no? Avremo un regolamento per limitare la diffusione delle sale giochi? Il futuro sindaco ha un progetto per il Tevere? Gli asili nido raggiungeranno il 30% di copertura come chiede il trattato di Lisbona? Abbiamo una visione di come abitare in modo sano i parchi romani? Sappiamo come restituire il centro alla città e non solo al turismo di massa? E come ricolleghiamo le periferie alla città? E come fermiamo gli autobus turistici fuori dal raccordo? E posso sapere se nei primi 100 giorni potremo abbattere tutti (dico tutti) i cartelloni pubblicitari dentro le mura? E come faremo rinascere alcuni quartieri dormitorio? Come incentiveremo la diversità commerciale e culturale per ridare vita ad intere zone morte?
3) Dimmi con chi vai ti dirò chi sei. Qui viene il bello. Per spersonalizzare il dibattito vorrei conoscere fin da ora la squadra del futuro sindaco. Per me fa differenza se l’assessore ai lavori pubblici ha una storia politica o no e quale essa sia. Da dove viene. Cosa ha fatto. Se ha legami con i palazzinari o no. Per me fa differenza se al Welfare ci va un laico o un clericale, laddove il primo può meravigliosamente essere anche cattolico, volendo. Per me fa differenza se la squadra viene decisa con il Cencelli (cioé in base ai pesi elettorali) e non secondo un criterio di merito e competenza. Secondo la voglia di lavorare insieme in modo integrato. Per me fa differenza, insomma, se gli assessori sono scelti in base a vecchi equilibri e non in base ad un progetto complessivo, ad una visione politica della Roma dei prossimi anni.
Questo lungo, anche critico post, vuole essere un contributo costruttivo. Per ora vorrebbe essere meglio e più utile di una terza candidatura. Speriamo serva a tutti. Soprattutto a Roma.
That’s Roma. AD 2012.
“Eataly sta cercando di aprire (tra il 18 e il 25 giugno, sono le ultime date necessariamente vaghe) ma ancora non ha ricevuto dall’amministrazione comunale di Roma i dovuti permessi. Finché gli spazi dell’Air Terminal giacevano abbandonati come un dente cariato in mezzo alla città tutto scorreva tranquillo nei corridoi dei pubblici uffici, ora che qualcuno ha investito decine di milioni e assunto centinaia di persone, chi è pagato per risolvere i problemi non riesce a farlo e va nel pallone. Il paese ha la pubblica amministrazione più costosa d’Europa e più inefficiente d’Europa. Gli imprenditori di tutto il mondo girano alla larga, resiste solo qualche caparbio piemontese come Oscar Farinetti, ma è una eccezione che conferma la regola.”

Succede a Roma in Campidoglio durante la discussione su Acea e la vendita del 21% di essa.
Personalmente vorrei una discussione approfondita sulla gestione di Acea degli ultimi anni, anche pre-Alemanno (e credo che dovremmo farla). Per ora è evidente che Alemanno sta violando la volontà popolare espressa con il referendum.
Acea, come AMA, come ATAC, come CoTral (e come la sanità, e gli asili e le scuole) vanno amministrate bene e non devono essere luogo di parcheggio per funzionari di partito o posto in cui piazzare gente in cambio di voti. Devono essere il luogo dove le migliori risorse vengono assunte, siano attribuiti loro degli obiettivi e devono risponderne. Essendo aziende pubbliche o a partecipazione mi piacerebbe che il sindaco di turno se ne prendesse totalmente la responsabilità, senza spartizioni con le opposizioni. Ma è un discorso lungo e sul tema ho un approccio laico.
Nel video che vi ho postato più sopra (e nella seconda foto) c’è un cretino (e vigliacco) che scatena la rissa facendo un sgambetto ad una ragazza e scatenando la rissa. (scopro essere Antonio Lucarelli capo segreteria di Alemanno, la bella personcina).
Però voi in questa foto non notate nulla? Non notate che sono tutti maschi? So che può sembrare un’osservazione fuori luogo, ma forse non lo è.
In ogni caso l’arroganza di questo sindaco, la sua prepotenza (nell’annullare con 10 righe tutti gli emendamenti dell’opposizione), la sua inettitudine non hanno limiti.
Stavolta all’Eur, davanti a Palombini.
Bravi i ragazzi che hanno chiamato subito i carabinieri. Fatelo sempre. Sempre. Anche se vi insultano e basta.
A mali estremi rimedi. Cosa penso di questa storia di calcio e gay. Su IMille, qui.
…visto che come racconta Ugo Maria Tassinari siamo finiti (sul Secolo d’Italia) nel tritacarne della destra priva di riferimenti come capro espiatorio ignaro.
Una bella lettura…è’ il tipico pezzo che sposta solo il colore a chi ti vorrebbe incontrare in un vicolo buio, ma vabbé, d’altronde l’ignoranza è una brutta bestia sia a destra che a sinistra.
Grazie al compagno Tassinari che tiene lo studio delle destre su una dimensione che io chiamo “artigianato della memoria”.
Dimenticare è anche smettere di studiare. Chi lo fa non onora i morti, ma partecipa solo a commemorazioni.