Liberi e Uguali lascia la porta aperta al M5S, ma chiude in Lombardia.

14 gennaio 2018 § Lascia un commento

Mi sta benissimo la nascita di una sinistra alternativa al PD, lo capisco persino. Capisco che, complice una legge elettorale non maggioritaria, nasca un partito per la dinamica proporzionale che si distingua su alcuni temi del lavoro (e non voglio entrare nel merito se sia una posizione giusta o sbagliata e sono anche certa che ci sia tantissima buona fede, la stessa buona fede che è sempre stata contestata a chi pensa che il lavoro si difenda investendo e non proteggendo e magari portando al fallimento, ma va bene…continuiamo a discuterne). Ma sentire Grasso (o il compagno Fassina) che lascia aperta la porta ad un’alleanza con il M5S mi fa venire i brividi. La parte peggiore della politica che si reincarna ogni qualche decennio, un misto di fascismo e populismo, di ignoranza (dal no-vax alla totale mancanza di visione culturale), di demagogia anticasta (solo per prenderne il posto, poi, come stanno dimostrando ogni giorno) cosa ha a che fare con la tradizione della sinistra italiana, persino quella alternativa al PD che da quella tradizione è nato? Quelli che hanno offeso la Boldrini come donna? Quelli che non hanno mosso un dito per le unioni civili, per lo ius soli. Ma davvero volete lasciare la porta a questa gente? E quanto è ridicolo il gioco delle alleanze nelle regioni. Sì a Zingaretti perchè probabilmente con la destra desistente, vincerà e allora si resta ancorati alla poltrona e no a Gori dove c’è una regione da conquistare dalla brutalità della destra del Family day sul Pirellone. Dalla destra razzista, proprio Gori, che a Bergamo, nel cuore della Lega, ha promosso l’integrazione dei migranti. Ma come si fa? (e badate bene: non sto dicendo che per colpa di LeU si perderà in Lombardia. Sto proprio dicendo che comincio a dubitare della buona fede della stagione di questa sinistra. E’ una guerra personale, non politica)

Una cosa sull’ultimo tentativo di voto dello Ius Culturae (meglio noto, erroneamente, come Ius Soli)

26 dicembre 2017 § 5 commenti

Una cosa sull’ultimo tentativo di voto dello IUS Soli (che poi è uno Ius Culturae). Ci ho pensato tanto perché questa corsa al massacro del PD per qualsiasi cosa non mi piace e spesso anche a me viene voglia di stare in silenzio per non aumentare l’entropia in questi tempi di buio e di mancanza di alternative. E poi perché è vero che mancava il 30% del PD, ma mancava anche il 20% di Liberi e Uguali (o MDP, come diavolo si chiama) però si parla solo del PD. Per non parlare della vigliaccheria fascistella del M5S che si riempie la bocca di diritti e poi li tradisce ogni volta quando deve votarli (e mi chiedo come assessori come Marco Alessandro Giusta possano tollerarlo per esempio). Però io ho la tessera del PD. E quindi non me ne frega nulla di cosa fanno gli altri. Mi frega di cosa fa o non fa il PD. Se il Senato sta aperto il 23 dicembre, si suppone che i senatori del mio partito debbano stare in aula, a meno di missioni importantissime e autorizzate dal segretario. E si suppone che se si prova a votare lo Ius Soli il PD sia presente, anche se ha notizie che gli altri faranno mancare il numero legale (che poi questa cosa che vi mettiate d’accordo tra di voi in anticipo del tipo: allora voi non venite? stiamo tranquilli, giusto? Possiamo andarcene a casa un giorno in anticipo, ecco questa cosa fa un po’ brutto e presa in giro per noi qui fuori). E’ una questione di principio. E’ una questione per cui un partito serio precetta i senatori (eh sì, abbiamo un segretario e avrebbe dovuto precettarli) e soprattutto i senatori evitano di scrivere di avere fatto bene ad andarsene a casa e stare coi figli, perché è proprio una battuta di cattivo gusto visto che si sta parlando di altri figli senza diritti. E non me ne frega nulla se state lontano da casa e non vedete l’ora di tornarci. Siete pagati per questo. Io che ho lavorato fuori casa più della metà della mia vita so cosa vuol dire, perché Natale e Capodanno, cascano di fine anno e si lavora fino all’ultimo. E’ il lavoro che ho scelto e mi piace così. Nessuno vi ha obbligato a sacrificarvi a fare i senatori anzi, adesso c’è il momento di fine legislatura della corsa alla ri-poltrona, quindi proprio schifo questo lavoro non vi fa, quindi cortesemente onoratelo fino all’ultimo. Vi paghiamo anche per questo: per essere presenti in Senato. E sì, anche solo per questione di principio, anzi, volesse Iddio, che tornassimo a mettere nella Politica qualche questione di principio.

(p.s. astenersi antipiddini di professione, come vedete l’autocritica interna sopravvive ed è il bello, irrinunciabilissimo, almeno per ora, del PD)

L’astensione e il meno peggio (e del perché l’appello al voto utile può essere inutile)

17 dicembre 2017 § Lascia un commento

C’è e ci sarà un pezzo di astensione che non andrà a votare per il meno peggio. Che si è rassegnata a pensare che il meno peggio alimenta il peggio e che forse è la causa stessa del problema. È quel meno peggio che dobbiamo fare diventare il “meglio”. Per diventare il “meglio” si deve cominciare a tagliare quei piccoli rivoli di collusione, le piccole vigliaccherie, il chiudere un occhio perché tanto “è sempre stato così”, smettere di perdonare piccoli vizi, dimenticanze, etiche borderline. Abbiamo bisogno soprattutto sui territori di ricostruire la fiducia sulle piccole cose. Di pensare che gli elettori si riconoscono (o NON si riconoscono) anche nelle facce dei riferimenti politici locali. C’è chi dall’astensione potrebbe persino saltare al peggio. Pensando che votare il peggio può radere al suolo il meno peggio. E quindi generare il meglio. Il che ha i suoi enormi rischi. Ma è pur sempre una strategia che qualcuno può pensare e che quindi va considerata. Buona domenica.

Due libri da leggere (Shernikau e Bonfigli)

10 dicembre 2017 § Lascia un commento

24852324_10155954970602838_2638172877661355331_nDue libri da leggere, due maschi. Uno morto e uno vivo. Uno nato queer (nel senso che ha educato la parola per dirsi e non il contrario), l’altro maledettamente eterosessuale.

Nel primo (Canzone d’amore da un tempo difficile, Shernikau, L’Orma, 2017) un adolescente improbabile (la casa editrice tedesca, non erano ancora gli anni settanta e nessuno credette che avesse scritto questo libro a nemmeno venti anni) viene svegliato da sua madre (come un Gregor Samsa qualsiasi e infatti di metamorfosi si tratta!) e inizia la sua giornata di merda. Un libro da far leggere a chiunque, da distribuire fuori dai cancelli delle scuole: Shernikau ci insegna come si sopravvive a 17 anni, in provincia, se sei una checca. E sì, dannazione, si può sopravvivere. Come ha fatto un ragazzo di diciassette anni ad essere Stonewall tutto da solo in una cittadina di provincia? Come ha fatto a scrivere di bullismo, di metodi di insegnamento, della crisi del maschio moderno (che ancora non esisteva)? Come ha fatto a salvarsi (al contrario di Gregor Samsa) anche se poi Shernikau morirà a 31 anni, tedesco dell’ovest che prese la cittadinanza dell’est, comunista marxista che faceva la maglia sul treno con le compagne di scuola. Come ha fatto. p.s. bellissima la storia di come Stefano Jorio, il traduttore, lo abbia scoperto nel racconto di un ossessionato da Shernikau in una discoteca Techno di Berlino.

Il secondo (Memorie dal suolo, cronache urbane di un food pusher, Matteo Bonfigli, 2017, Ed. Duende) un non più adolescente, pittore, grafico, illustratore (e cinico battutista alla Groucho Marx) si trova senza lavoro e si mette a fare il food pusher (uno di quegli omini in divisa che porta cibo a domicilio). Il libro senza dolore, senza giudizio sociale, racconta qualche mese di consegne. Con le consegne ci sono le buche di Roma, le donne che aprono in reggicalze, i citofoni in cui scompaiono i nomi. Pieno di solitudine eppure ricolmo di umanità (un’umanità imprescindibile) , a tratti sembra un fumetto in  bianco e nero, un Dylan Dog (alla fine di ogni capitolo c’è la colonna sonora che accompagna) bonelliano che vive in un altrove. Ecco questo libro è pieno di altrove: il protagonista come quando era bambino, non sopravvive al lavoro umile con la rivendicazione politica, ma con la fantasia e l’immaginazione. Forse i soli motivi per cui, in fondo, tutti sopravviviamo. Il libro di Matteo Bonfigli lo presentiamo.sabato 16 dicembre alla Libreria Equilibri alle 19. 

 

Gerusalemme: il mondo isoli Trump.

8 dicembre 2017 § Lascia un commento

wall-oIo credo che sia responsabilità del mondo cercare la pace in Medio Oriente. Credo che Europa e USA, attanagliati da un senso di impotenza per quanto accaduto durante il nazismo, non abbiano saputo gestire Israele. Credo che dovremmo smettere di restare intrappolati nell’equazione che dire che Israele deve ritirarsi dai territori occupati (e non previsti dagli accordi) contenga una sorta di antisemitismo. Credo che Gerusalemme sia una città troppo delicata per tutte le religioni per prendere una posizione così radicale come quella presa da Trump. Credo che il conflitto tra Israele e Palestina abbia giustificato troppi morti. E credo che l’Europa dovrebbe prendere per mano quel pezzo di terra e imporsi e risolvere quel conflitto. Risolvere un conflitto vuol dire azzerare tutto, fermarsi un momento e costruire qualcosa di completamente nuovo, che superi le rivendicazione delle due parti e porti ad un nuovo equilibrio. Da quel luogo e dalla sua NON risoluzione sono scaturiti odio e morte. E’ ora di dire basta. L’Europa isoli Trump in questa follia e non sia un luogo politico ignavo e vigliacco. Dovunque c’è un muro c’è un errore.

Ema: Amsterdam, ovviamente.

22 novembre 2017 § 3 commenti

In tutta onestà e a prescindere dalla modalità di individuazione della sede dell’Ema, è necessario che scendiamo sulla terra e smettiamo di essere provinciali (le lamentele per la mancata nomina di Milano somigliano ai fischi all’inno svedese nella partita – persa – di qualificazione ai mondiali). Milano non è Amsterdam. Non è ad un’ora (economica e ne vola uno ogni mezz’ora) di viaggio da Londra per tutti quei dipendenti che lasceranno le famiglie in UK. Non parla inglese ovunque, anche nei bar di periferia. Non offre possibilità di lavoro quasi infinite (per disponibilità ma anche per attitudine ad accogliere) per i partner dei dipendenti dell’agenzia. Non so quanti sportelli multilingue abbia per aiutare ad aprire un’impresa o quante facilitaZioni fiscali abbia (ma questo riguarda l’Italia, non Milano). Non so quante scuole internazionali abbia. Insomma in qualsiasi modo sia stata nominata Amsterdam di sicuro i suoi dipendenti staranno meglio in Olanda che in Italia (al netto della sanità in cui in Olanda sono terribili). Questo non deve sembrare un atto di lesa maestà ma deve generare una riflessione ed un’opportunità. Come possiamo diventare terra attrattiva per il business (lasciamo stare le agenzie europee per ora) anche privato (a parte le facilitazioni fiscali olandesi)? Come possiamo diventare non solo terra di turismo ma anche terra dove vivere e vivere bene? (E questo ha a che fare con la cultura delle differenze, i servizi, l’accessibilità alla burocrazia). Questo riguarda anche noi che ci viviamo. Chiediamo ai nostri connazionali (al netto del meteo e del cibo) come si vive in Olanda.

L’Italia ritrovi la propria umanità.

15 novembre 2017 § Lascia un commento

Meno arrivi, più morti.  Questo il risultato dell’accordo con la Libia. Italia, torna sui tuoi passi, torna in te stessa, ritrova la tua umanità.

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