PD: meno cognomi, piu’ valori.

17 febbraio 2017 § 2 commenti

La dico brutale. Con il premio di maggioranza al 40% togliere anche un 5% al PD significa condannare il Paese alle larghe intese invece che ad un governo PD. Ma non voglio pensare il gioco sia questo. Non voglio pensare che alla fine tutto si riduca ad un “meglio governare come negli ultimi settantanni” che dare al Paese una speranza di avere un governo chiaro, limpido e che governi senza alibi, rispondendo nelle urne agli elettori dopo 5 anni.
Il PD non e’ e non sara’ mai un partito personale. Ma deve smettere di essere il partito delle correnti portando in eredita’ questa mala pratica da PCI e DC. Il PD deve rispondere ad iscritti ed elettori che messi tutti insieme rappresentano la piu’ grande maggioranza progressista e democratica d’Europa. Un valore inestimabile. Chi danneggera’ questo patrimonio umano e politico, chiunque esso sia, si rende responsabile di un danno immenso al Paese, all’Europa e scusate se ci aggiungo il resto del mondo. Contemporaneamente nel PD c’e’ tanta pulizia da fare che ancora non e’ stata fatta. E’ ora di farla. E vale da tutte le parti. Il PD non e’ diviso tra bersaniani e renziani e franceschiniani. E’ diviso in brave persone (tante) e assetati di potere (pochi ma potenti). Quindi io al giochino dei cognomi non ci sto. Io sto alla battaglia dei valori. E dobbiamo ricominciare a scriverli, elencarli, gridarli. Per me il primo valore di un partito come vuole chiamarsi Partito Democratico e’: Uguaglianza. Maniacale perseguimento dell’eguaglianza. 

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3 consigli a Matteo Renzi.

11 febbraio 2017 § 2 commenti

Lunedi’ non partecipero’ alla Direzione del PD perche’ come molti di voi sanno mi sono dimessa a maggio del 2015. Pero’ mi permetto di aggiungere i miei consigli non richiesti. LO faccio da semplice militante e da cittadina.

Non faro’ l’elenco delle cose che per me sono andate nel verso giusto, ma l’elenco delle cose che in futuro devono andare meglio perche’ in questi anni non sono andate come dovevano andare. Ripartire dagli errori.

1) per prima cosa su Roma. Linea sbagliata. Completamente. A Roma c’era una classe dirigente nuova che con l’aiuto dell’inchiesta in corso poteva fare pulizia al suo interno e rilanciare la citta’. Roma sta vivendo un momento di buio totale, di sradicamento della comunita’ che ha radici antiche, figlio di chi ha messo la polvere sotto il tappeto per anni, figlio di una connivenza bipartisan e la crisi economica ha mandato in frantumi alcune dinamiche di potere. La squadra (non Marino) andava difesa. Se il segretario nazionale avesse incontrato i presidenti di municipio, gli assessori piu’ dei parlamentari romani (con qualche eccezione) avrebbe potuto dare una mano invece di lasciar fare al correntismo romano
2) seconda cosa la rottura drastica con i notabilati locali sopratutto al sud, Roma inclusa. Lo ho detto tante volte, al PD serve un’operazione “sconosciuti” che non siano ne’ gli sprovveduti del M5S ne’ i delfini dei capobastone. Serve valorizzare le tantissime brave persone che ci sono nel PD, nemmeno le facce pulite della societa’ civile funzionano se sono la bella faccia del notabilato. Cambiare tutto. Meglio tanti voti al PD e meno agli eletti che pochi eletti con tanti voti che travasano voti su M5S
3) Raccontare meglio alcune cose e ammettere quando si poteva fare di meglio. Ma per farlo serve anche un partito, non quello che litiga ma quello delle persone che si fanno il mazzo ogni giorno che pero’ se vedono che non cambia niente si demotivano. Ridare valore alla militanza politica “snella” non a quella talebana delle tessere, ma a quella della partecipazione di eletti ed elettori. Un veltronismo che funzionava doveva essere il renzismo.
4) (ma si’, arriviamo anche a quattro) un Partito come il PD che non e’ un partito personale come tutti gli altri con pochissime eccezioni (persino la Lega lo sta diventando) deve condividere dei valori, deve discutere non solo di azione parlamentare, ma anche di visione. Deve farlo in modalita’ bottom-up, adattandosi ai tempi. Se si vuole che un partito torni a radicarsi bisogna interpellarlo (quando dico Partito io dico iscritti, eletti ed elettori, lo dico nel senso piu’ aperto e bello del termine, nello stesso modo in cui definisco e penso la parola “politica”. Vanno riattavate tutte le dinamiche partecipative.

Renzi torni a fare Renzi. Concordo con Richetti su questo: l’evoluzione e’ tornare al principio. E forse fare scendere un bel po’ di gente dal carro e farci salire finalmente il Paese. Umilta’. Valori e consumare scarpe.

p.s. non ho un’opinione sul congresso. Ce l’ho sulle elezioni (ce l’ho da quel giorno in cui Bersani NON vinse a dire il vero). Un governo indebolito dal voto del 4 dicembre e con il voto nel 2018 significa un governo che non avra’ il coraggio di scegliere, credo ce oggi questa cosa qualcuno l’abbia gia’ scritta. La condivido. Mi piace l’idea di un territorio vasto dove la faccia di Alfano sia sostituita da quella di Pisapia (vero artefice della vittoria milanese, perche’ ha voluto bene a Milano e non al suo ombellico). Mi piace l’idea di un Partito (non ce la faccio a dire coalizione sono troppo maggioritaria) che raccolga finalmente il sogno che in tanti abbiamo da anni: rappresentare quella parte di Paese innovativa e socialdemocratica. Andare avanti senza lasciare nessuno indietro. Questo deve essere il mantra.

Piu’ che parentopoli, stupidopoli.

2 febbraio 2017 § 1 Commento

Certo se hai una relazione con qualcuno quando diventi sindaco non lo promuovi con un superstipendio. Diosanto sono le basi queste. (Fosse vero – ovviamente se fosse vero – e’ da dimissioni immediate, piu’ che parentopoli mi pare stupidopoli).

I circoli del PD Europa scrivono a Renzi per i diritti umani.

2 febbraio 2017 § Lascia un commento

Rilancio l’appello che molti circoli del PD europeo hanno inviato oggi pomeriggio al segretario del PD Matteo Renzi, raccogliendo l’invito che avevo fatto (ma non ero stata la sola, anche da Milano Teresa Cardona aveva rilanciato) affinche’ il PD, in questi tempi di buio dell’era Trump, si faccia promotore di una manifestazione europea in difesa dei diritti umani. L’Europa deve esserci, noi dobbiamo esserci. Sarebbe bello che tutti i circoli del PD Italia aderissero con forza. Per farlo basta copiare questa lettera ed inviarla al segretario, se aderite commentate questo blog, mi fa piacere. Dobbiamo tutti tornare a parlare di politica.

Al Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi

Siamo un gruppo di militanti del Partito Democratico in Europa e assistiamo con sgomento agli sviluppi della politica mondiale.

Crediamo che in questo momento storico sia urgente e necessario concentrarsi su quanto il secolo passato ci ha insegnato e trasmesso: che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e “devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”, che i diritti spettano a tutti “senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” e che va rifiutata ogni discriminazione “sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene”.
Ciò che Trump sta facendo negli Stati Uniti riguarda noi, la nostra società e il mondo che lasceremo in eredità ai nostri figli.

Da europei crediamo che l’Europa possa e debba costituire un baluardo contro questa cultura della disuguaglianza e della discriminazione, a maggior ragione oggi, a sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma; e crediamo sia necessario che tutta l’Unione Europea si impegni in modo compatto per la difesa della dignità umana.
Chiediamo perciò al nostro Partito di farsi promotore di una manifestazione europea per ricordare i valori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, perché il nostro secolo non ripeta gli errori del passato e segni un deciso passo in avanti per i diritti umani.

Franco Garippo – Segretario PD Germania

Giulia Manca – Presidente PD Germania

Cecilia Mussini – Segretaria PD Monaco di Baviera

Giuseppe Izzo – Presidente PD Monaco di Baviera

Flavio Venturelli – Segretario PD Karlsruhe

Angela Schirò – Presidente PD Karlsruhe

Angelo Turano – Segretario PD Metzingen

Federico Quadrelli – Segretario PD Berlino

Silvestro Gurrieri – Segretario PD Wolfsburg

Cristina Rizzotti – Segretaria PD Stoccarda
Santo Vitellaro – Segretario PD Hannover

Marcello Battistig – Segretario PD Olanda

Andrea Naccarato – Segretario PD Amsterdam

Lanfranco Fanti – Segretario PD Belgio

Francesco Cerasani – Segretario PD Belgio e Coordinamento dei Circoli Europei

Roberto Parrillo – Segretario Circolo 25 aprile – La Louviere (Belgio)

Massimo Cocco – Segretario PD Scandinavia

Laura Parducci – Presidente PD Scandinavia

Cristiano Cavuto – Segretario PD Lussemburgo

Michele Schiavone – Segretario PD Svizzera

Massimiliano Picciani – Segretario PD Parigi e Coordinamento dei Circoli Europei

 

America first. 1941.

29 gennaio 2017 § 5 commenti

16388008_10154982871642838_9005653261205064994_nUna vignetta americana (Dr. Seuss cartoon) critica gli USA perché non accetta i rifugiati ebrei. 1941. Speriamo che la vignetta sia ricordata anche dal premier israeliano.
Notare cosa dice la maglietta: America First.

#MuslimBan #NoBan

Forza PD, fai il PD.

29 gennaio 2017 § 4 commenti

Credo che il PD dovrebbe lanciare una grande manifestazione nazionale (e forse farsi promotore di una grande mobilitazione europea o di una nuova conferenza per i Diritti Umani) per ribadire i principi fondamentali della Carta dei Diritti Umani. Contro i muri e il #muslimban di Trump, contro la depenalizzazione della violenza domestica in Russia. Di materia ce ne e’ (purtroppo) a iosa.

A chi erige muri e incita odio si deve rispondere ricostruendo una casa comune identitaria dove alcuni principi sono inviolabili, indiscutibili, non negoziabili e soprattutto non asservibili a dinamiche interne e stupide. Forza PD, fai il PD.

Non dimenticare. Ricordare.

27 gennaio 2017 § Lascia un commento

_dsc0316Non dimenticare. Ricordare. Camminare sulle mattonelle d’oro, fermarsi. Servono a questo. Un nome. Un cognome. Una data di nascita. Una data di arresto. Un luogo di deportazione. Spesso una morte senza data. L’indirizzo lo fornisce la mattonella: prima abitava qui. Ce ne sono anche a Roma. Amsterdam era una delle citta’ piu’ ebree d’Europa. Nel 1940 ad Amsterdam c’erao 80000 ebrei. ottantamila. Erano 140000 gli ebrei olandesi. 107000 furono deportati. I superstiti furono 5450. Prima Amsterdam era una delle citta’ piu’ ebree d’Europa. Poi e’ rimasta solo una citta’ d’Europa, anche se qualcuno ci ritorna. Qualche nipote. Qualche sopravvissuto.

Qualcuno e’ sopravvissuto. C’e’ la sinagoga portoghese qui dove si accendono mille candele per fare luce e una lunga torre di legno dove furono nascosti i tesori dal nazismo. C’e’ un monumento all’omocausto accanto alla casa di Anna Frank. Si affaccia sul canale come fosse un molo. Puoi attraccarci con la barca alla memoria. E’ una bella metafora. Quando ci fu la strage di Orlando la citta’ e’ venuta qui a pregare, piangere, stare in silenzio. Attraccarsi.

Non dimenticare. Ricordare.

L’odio fa capolino di nuovo in Europa. E’ subdolo. Si affaccia alle porte delle citta’. Ha la veste del profugo. Dello zingaro. Della donna russa che ora la puoi picchiare e non e’ piu’ reato. Ha la veste del compagno brufoloso. Della bambina picchiata dai compagni perche’ le donne devono lavare i pavimenti, quindi buttati a terra e via calci. Ha la veste del bambino grassottello, di quello autistico che fa ridere tutti, ha la veste del terrone. Fa capolino fuori dall’Europa. Ha la veste dei messicani. Dei palestinesi. Di tutti i popoli barricati dietro un muro  (andatevi a vedere la mostra di Koudelka a Rotterdam a proposito di The Wall).

Questa settimana ho scambiato un ragazzo turco per un ragazzo italiano, le mie parole erano “di casa” e invece lui si e’ offeso e io ci sono rimasta male. Non avevo visto il muro tra noi, pensavo che fossimo un solo popolo con in mezzo un mare. Aveva la mia stessa faccia se non fosse stato per la barba. E invece.

Non e’ vero che quell’odio non e’ umano. Non e’ vero che ne siamo immuni. Ogni volta che un uomo nero ci viene incontro, magari al buio, abita dentro di noi. Ogni volta che un frocio si avvicina troppo, magari ci sorride: che schifo, vai via. Ogni volta che una donna guida un aereo o opera in sala operatoria e non ci fidiamo. Non dimenticare per me significa fare l’esercizio di scardinare quell’odio dentro di me, significa incazzarmi con me tutte le volte che lo faccio entrare. Significa ammetterlo ogni tanto. Solo cosi’ puoi sconfiggerlo. Solo se lo riconosci in te stesso, se lo tocchi, se ha la tua carne e i tuoi occhi. Solo cosi’ non accadra’ mai piu’. Solo se non lo cerchiamo negli altri.

Non dimenticare. Ricordare.

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