Abolire il dipartimento “Mamme”. Per evitare confusione.

25 luglio 2017 § 1 Commento

Patrizia Prestipino non è razzista. Su questo non ci sono dubbi.

La verità è che per difendere un dipartimento che molti di noi non comprendono, Patrizia è caduta in un tranello linguistico che giustamente a molti sembra mostruoso includendo i padri omosessuali nel materno e parlando di razza. Un papà è un papà anche dove non c’è una mamma. E di certo l’idea del PD per aiutare le madri non è quello di aiutare quelle italiane contro altre ipotetiche madri, non a caso siamo quelli dello Ius Soli mentre tutti rincorrono il consenso sul razzismo vero. A prescindere dalla parola razza quel concetto è grave (e stupido) a prescindere.

La verità è che il nostro Partito deve chiudersi in una stanza e definire la visione del Paese: vale per le infrastrutture, per l’energia, per il modello di trasporto pubblico, ma vale anche per il modello di famiglia e il tipo di sostegno da mettere in campo: continuiamo con i bonus o costruiamo asili con i soldi? Ho raccontato ieri al segretario che non saprei come spiegare ad uno dei miei ex operai che ha perso la moglie di tumore e che sta crescendo i suoi due figli a cosa serva per lui un dipartimento “Mamme”. Sembra quasi, quel nome, deresponsabilizzare i maschi alla genitorialità o costringerli al femminile se si occupano dei figli. Che esattamente uno dei problemi culturali che abbiamo in Italia: declinare la cura della famiglia al femminile e far finire i padri che si occupano di casa e figli come degli sfigati effeminati (poi non lamentiamoci del femminicidio o dell’omofobia) e le donne che non vogliono figli delle stronze.

Più che chiedere le dimissioni a Patrizia Prestipino o fare incauti paragoni (che io stessa ho vissuto sulla mia pelle una volta) suggerirei al segretario di abolire il dipartimento “Mamme”, onde evitare confusioni e scivoloni dei 40, e di riempire di contenuti il dipartimento Welfare e quello Pari Opportunità e di lanciare una bellissima iniziativa sull’essere genitori (per chi lo vuole) fatta di cultura e investimenti.

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“Non si affitta ai gay”, quel signore sarebbe da invitare a cena.

24 luglio 2017 § Lascia un commento

Posso dire una cosa fuori dagli schemi? A me il signore che non ha voluto affittare la stanza ai due ragazzi gay (si tratta di un privato che affittava una piccola dipendenza, non di una struttura alberghiera come vanno raccontando i media) mi ha fatto tantissima tenerezza.

Intervistato ha spiegato di essere cristiano e che preferisce ospitare famiglie tradizionali (quanti per esempio avrebbero detto, in questi casi di affitti privati: no animali e bambini, magari per il chiasso o no gruppi di giovanotti eterosessuali che la notte ti fanno un casino che tornano tardi e magari in compagnia). Insomma mi ha fatto tenerezza perché a lui i due gay in casa gli facevano davvero paura, davvero ha pensato che due gay potessero scombinargli la vita o magari i figli avrebbero potuto assistere a qualcosa di nuovo che per lui è sbagliato. Se fossi nei due ragazzi, o magari in qualche associazione locale, farei cadere le polemiche (va benissimo che il comune paghi la vacanza ai due ragazzi per dimostrare che sia un caso isolato) andrei a trovare questa famiglia, li inviterei a cena, gli offrirei un aperitivo, mi ci farei una passeggiata.

Sono esattamente queste le occasioni perfette in cui si cresce comunità (lo dico perché mi ha colpito il messaggio in cui si scusa e in cui si auto definisce troglodita). Può sembrare folle, lo so e certo, certo che abbiamo il diritto di affittare una casa, un appartamento senza chiederci dove stiamo andando e se possiamo essere oggetto di discriminazione.

Update delle 17:00: Fabrizio Sorbara e Antonello Anteo Sannino mi segnalano giustamente che il padrone di casa che ha rifiutato i due ragazzi ha anche molti post non esattamente cristiani contro i gay sulla sua bacheca ed è giusto saperlo. Non voglio esporlo comunque al pubblico ludibrio e continuo a pensare che un’omofobia così sfacciata sia figlia di un’immensa paura, perciò spero davvero che il signore suddetto impari qualcosa da questi eventi che facciano crescere lui e la sua famiglia.

Anas, Dopo la Salerno Reggio Calabria la E45. 

24 luglio 2017 § Lascia un commento

Per anni (giustamente) la Salerno Reggio Calabria (ora A2 autostrada del mediterraneo) è stata il simbolo del gap infrastrutturale del Paese ma anche del l’incapacità di avere cura e mantenere le nostre strade perché i soldi venivano messi in grande opere invece che in manutenzione. Guardate se il Paese ha un problema ha il problema che la manutenzione non si vede e non fa consenso. La riparazione fa consenso. La manutenzione no. Quando viaggiavo da nord est a sud prendevo sempre la E45 e pensavo dentro di me che una strada così importante non poteva versare in quelle condizioni. Per questo una delle cose che mi rende felice di far parte di Anas anche solo per un periodo limitato è il piano che Anas ha recentemente avviato un piano per la riqualificazione dell’itinerario E45-E55 Orte-Mestre, che prevede un impegno complessivo di 1,6 miliardi di euro, di cui 555 milioni già finanziati per il biennio 2017-2018. Si tratta del più importante investimento mai destinato a questa infrastruttura, in linea con la nuova strategia di Anas che punta sulla manutenzione e sulla valorizzazione della rete stradale esistente.
Il piano comprende il risanamento profondo della pavimentazione, l’ammodernamento delle barriere di sicurezza, il risanamento di viadotti e gallerie, l’adeguamento degli impianti tecnologici e altri interventi per il miglioramento della sicurezza della circolazione.
 In particolare, nell’ambito del piano sono attualmente in fase di affidamento lavori di manutenzione straordinaria per 224 milioni di euro, che riguardano il risanamento della pavimentazione, il ripristino del corpo stradale e della segnaletica. Altri 40 milioni in corso di affidamento riguardano il ripristino degli impianti tecnologici in galleria. Sull’itinerario E45-E55 Anas ha inoltre avviato una gara d’appalto da 30 milioni di euro per la realizzazione del progetto “Smart Road” che doterà la strada di infrastrutture tecnologiche di ultima generazione con l’obiettivo di fornire servizi, applicazioni e informazioni in tempo reale agli automobilisti.
 Sul tratto emiliano-romagnolo, sono stati affidati nelle scorse settimane – e sono quindi di imminente avvio – lavori di manutenzione straordinaria per oltre 13 milioni di euro che riguardano: l’adeguamento delle barriere di sicurezza, il risanamento del viadotto “Teveriola 1” e dei viadotti sul fiume Savio in carreggiata sud.
 Altri importanti interventi di ammodernamento sono attualmente in corso sul tratto emiliano-romagnolo per 17 milioni di euro.
Per cui sì, nei prossimi anni potreste trovare sulla E45 dei cantieri. 
Nei primi 15 giorni di luglio è stata chiusa La galleria Roccaccia per lavori, del valore complessivo di 9,6 milioni di euro, che rientrano nel Piano di manutenzione straordinaria sopra citato e riguardano, in particolare: l’ammodernamento dell’impianto di illuminazione con tecnologia led; la realizzazione del nuovo impianto di ventilazione e di by-pass pedonali per l’evacuazione in caso di emergenza; stazioni SOS ogni 150 metri; impianto idrico antincendio; l’installazione di pannelli a messaggio variabile per segnalazioni luminose agli automobilisti e l’introduzione di un impianto di videosorveglianza con capacità di analisi traffico, code e incidenti. Tutti gli impianti saranno realizzati con caratteristiche di resistenza al fuoco. Per la parte civile i lavori riguarderanno principalmente il rifacimento dei marciapiedi e del piano viabile, i nuovi sistemi di drenaggio e smaltimento delle acque e l’impianto per la raccolta degli sversamenti accidentali.
Un analogo intervento di ammodernamento è in corso anche nella galleria “Montecoronaro”, tra Canili e Verghereto. Da qualche giorno è infatti chiusa la carreggiata in direzione Ravenna al fine di installare i ventilatori all’interno della canna che ospiterà il doppio senso di marcia durante lo svolgimento dei lavori. La riapertura è prevista entro domenica prossima 23 luglio e NON saranno necessarie ulteriori chiusure con deviazione su viabilità esterna.
Recentemente, sempre nel tratto emiliano-romagnolo, sono stati completati importanti interventi di manutenzione straordinaria per oltre 12 milioni di euro, che hanno riguardato il completo risanamento e la riqualificazione dei viadotti sul fiume Savio in carreggiata nord, dei viadotti dello svincolo di Bagno di Romagna e del viadotto Savio IV. 

Perché il M5S vinse a Roma e la parola Mafia non c’entra. 

22 luglio 2017 § Lascia un commento

Non è vero che il M5S ha vinto a Roma perché l’inchiesta parlava di Mafia e oggi decade quell’accusa. È falso. Il M5S vinse a Roma perché il PD (come il PDL) venne travolto da un’inchiesta con imprenditori, cooperative e dirigenti pubblici. 

E perché purtroppo invece di tenere botta (e la magistratura aiutava nella pulizia) in una città in ginocchio dove c’erano da rifare gare per la cura del verde e dove in Ama e Atac erano stati finalmente nominati due bravi amministratori fece cadere la sua giunta (non solo un sindaco con un carattere difficile) e un’intera classe dirigente (tutti i MUNICIPI!!!). 

Finché il PD non farà autocritica su cosa accadde in quegli anni (con l’aggiunta di attori e giornalisti stranieri del salotto romano schierati a spalare merda sulla città a livello internazionale) non vincerà più. Lo dico perché voglio bene a Roma e voglio bene al PD. Solo una sana autocritica e una sana rilettura degli ultimi 20 anni e di quanto accade alla giunta Marino può ricostruire un partito sano e una classe dirigente con una visione del futuro che non sia il potere del presente. 

Non era mafia, ma.

21 luglio 2017 § 1 Commento

Non c’è niente per cui essere sollevati per il fatto che l’associazione mafiosa sia caduta.  E cosa sarebbe cambiato se invece di chiamarla Mafia a livello mondiale si fosse chiamata in altro modo? Dagli editoriali del giorno dopo sembra che cascando la teoria del sistema mafioso la questione sia meno grave e, almeno io, ho il timore che si tenda a ridimensionare i fatti che sono stati (e forse ancora sono) di una gravità enorme per una capitale europea. Le dimensioni non erano (e lo dimostra l’entità delle condanne emesse) così vaste, da essere comunque un segnale preoccupantissimo dello stato di salute della cosa pubblica romana e di alcuni comuni dell’hinterland? Secondo una fonte del Campidoglio il 30% dei dirigenti romani sono indagati dalla Magistratura

L’inchiesta chiamata Mafia Capitale scoperchiò (parzialmente) un malaffare diffuso, un’organizzazione criminale tra imprenditori, tra partiti politici, dipendenti comunali che andava avanti da anni e che probabilmente NON è arrivata dappertutto.

Una delle persone condannate è stato uno dei miei più grandi accusatori quando (con altri) denunciavamo comportamenti poco chiari nel PD e fummo accusati di infangare l’immagine del partito.

Speriamo che Roma tiri fuori gli anticorpi per reagire davvero adesso. Purtroppo il malgoverno e l’inettitudine del M5S a cui abbiamo colpevolmente consegnato la città non aiuteranno.

Ciao Fiat.

6 luglio 2017 § 2 commenti

(english version below)

Ciao Fiat. Eh, ciao Fiat pare facile a dirsi dopo 14 anni.

Allora invece di Ciao, dirò Grazie.

Grazie, sentite quanto è una bella questa parola, dovremmo imparare tutti a dirla più spesso. Le Grazie erano le figlie di Venere e Giove e la parola Grazie, come potete immaginare, contiene anche la parola bellezza. Pensate quante cose si trasmettono quando diciamo grazie a qualcuno.

Grazie perché in questi 14 anni ho imparato tutto, girato l’Italia e anche un piccolo pezzo di mondo.

Ho imparato moltissimo da colleghi di ogni grado, livello e provenienza. Ho imparato dagli imprenditori che ho incontrato. Ho imparato moltissimo dagli operai, soprattutto dai “miei” colleghi operai di Napoli. Da chi si è preso il diploma di notte, da chi sta crescendo i figli da solo, da chi si vuole sposare, da chi non riesce a sposarsi. Ho imparato dai manager che mi hanno gestito, dalle persone che ho gestito dai colleghi con cui ho lavorato e condiviso. Ho imparato dagli imprenditori a cercare idee per sopravvivere al tempo della crisi. Cambiare, evolversi, imparare. E’ stato uno spettacolo meraviglioso vederlo accadere. E’ stato uno spettacolo meraviglioso poter “ascoltare”. Solo con l’orecchio a terra puoi prendere la decisione giusta e il rumore non è mai solo quello del mercato, deve essere anche quello delle persone con cui lavori.

Grazie a chi di voi ha avuto fiducia in me. Grazie a chi mi ha lasciato sbagliare, a chi mi ha insegnato a far girare le informazioni e non usarle come arma di potere, ad essere trasparente fino all’ingenuità, a condividere, parlarsi, rispettare le persone, a difendere le proprie persone, ad accompagnarle perché non c’è niente di male a chiedere e dare aiuto sul lavoro, ad accettare la dialettica come valore e non come indisciplina. Grazie a chi mi ha insegnato (facendolo con me) che fare il manager “bene” ha anche un risvolto etico, una responsabilità sociale, un dovere politico. Che un altro modello di leadership è possibile.

(Grazie anche a chi è stato l’esatto contrario. A volte, purtroppo, capitano anche loro, sono come i sassolini nelle lenticchie: anche se pochi fanno danni ingentissimi. Anche da loro si impara tantissimo, se si sopravvive)

A mia volta ho imparato, spero, a fare lo stesso con le “mie” persone. Ogni giorno. Soprattutto quando le cose non andavano bene. Soprattutto in quel caso, se no, come si dice a Roma, so’ boni tutti. A mia volta grazie a tutte le persone che ho gestito. Grazie perché si sono presi la libertà e l’hanno trasformata in responsabilità. Grazie a chi si è fatto accompagnare un po’ di più, a chi mi ha chiesto aiuto senza avere paura di farlo (non abbiate mai paura di farlo) e a chi invece mi ha chiesto “lasciami fare” (non abbiate mai paura di farlo) e se lo meritava e ha sfidato la parte più difficile del manager: dare delega. Non è stato sempre facile neanche per me, presuppone fiducia e profonda capacità di comunicazione emotiva.

Grazie a tutte le persone che hanno cominciato a scrivermi in questi giorni per chiedermi come stavo perché la notizia che me ne vado cominciava a girare. Grazie agli amici, tantissimi amici, che resteranno per sempre, come è normale che sia quando si costruiscono ponti e si “sta” nelle cose davvero. Non sarei quello che sono senza questi 14 anni, senza ognuno di voi. Sono stati gli anni più belli della mia vita e a volte anche i più difficili, certo.

E’ stato un onore fare parte di “questa” storia, difendere il lavoro fatto con quelli che fuori non ci credevano, combattere il pregiudizio (eh, sì) ed essere insieme consapevoli delle cose ancora da fare e da cambiare, perché in questi 14 anni non ci siamo mai fermati, non eravamo mai, giustamente, contenti. Io non lo ero mai. Vi auguro di continuare a scrivere quella storia.

Nel farlo vi auguro anche, però, di trovare il tempo di alzare la testa e di guardare sempre le vostre persone, di ascoltarle. Trovare il tempo per loro, sempre. Trovare il tempo di costruire valore. Di lasciare qualcosa. A volte di dire no se pensate che la direzione non sia quella giusta per l’azienda, malgrado possa essere quella giusta per la vostra carriera (uno degli aspetti più pericolosi e dannosi in un’azienda, da cui ci dovrebbe difendere con sistemi di allarme avanzatissimi).

Gli inglesi usano una bellissima parola, dicono “engagement”. Il fattore che fa la differenza tra il poter “andar bene” e il poter eccellere. L’engagement è un fattore emotivo. Non costa nulla, ma è uno dei patrimoni più preziosi di un’organizzazione. Ed è la cosa più difficile da generare. Non rinunciate mai ad ingaggiare le vostre persone, i vostri colleghi, i vostri partner.

Vi auguro di rifiutare compromessi e scorciatoie, di poter essere “consistenti” e credibili e soprattutto di lasciare sempre le cose migliori di come le avete trovate. Ecco se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che le cose vanno sempre lasciate meglio di come le si è trovate e credo di avere sempre lavorato per questo.

Ciao Fiat, adesso è davvero il tempo di dire Ciao.

“Se vuoi costruire una barca, non radunare gli uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito. Antoine de Saint-Exupéry”

Cristiana.

Ciao Fiat. Eh, Ciao Fiat. after 14 years it seems easy to say. Then instead of Ciao, I’ll say Grazie. Grazie, hear how beautiful this word is, we all should say it more often. The Grazie were Venus and Jupiter‘s  daughters and the word Grazie, as you can imagine, also contains Beauty. Think about how many things we convey when we say Grazie to someone.

Grazie for all I have learned in these 14 years. I had the opportunity to see a big part of Italy and a small piece of the world. I have learned a lot from colleagues of every degree, level and provenance. I learned from the entrepreneurs I met. I learned a lot from the workers, especially from my fellow workers in Naples.  From whom get their diploma studying during the night, from whom is bringing up their children alone, from whom want to marry his or her spouse, from those who can not get married. I learned from the managers who managed me, from the people I managed, from the colleagues I worked with and shared with. I learned from entrepreneurs who were looking for ideas to survive during crisis times.

Change, evolve, learn. It was a wonderful show to see it happening. It was a wonderful show to be able to “listen”. Only with the ear on the ground you can take the right decision and the noise is never only the market, it must also be the one of the people you work with. Grazie to you who trusted me. Grazie to you who let me being wrong, to those who have taught me to turn the information around and not use them as a power weapon. Grazie to whom taught me to be so transparent to seem ingenuous, to whom taught me to share, to talk, to respect and to defend their own people. Grazie to you who taught me to support people because there is nothing wrong in asking for and giving help, accepting dialectic as a value, and not as a rebellion.

Grazie to whom taught me (doing it with me) that being a good manager is also an ethical and social responsibility, a political duty. Through this I learned that another leadership model is possible.

(Grazie also to those who were exactly the opposite. Unluckily, sometimes there they are, like pebbles in the lentils: even if few people, they do great damage. If you survive to them, you can also learn a lot from them).
In my turn, I learned, I hope, to do the same with my “people”. Every day. Especially when things did not go well. Especially in that case. Grazie to all the people I managed. Grazie for having taken freedom and turned it into responsibility. Grazie to those who have been supporting a bit more, to those who asked for help without being afraid to do so (do not ever be afraid to do it). Grazie to those who asked me “let me do” (do not ever be afraid to do it), they deserved it and they challenged the hardest part of the manager: to delegate. It has not always been easy for me, it required trust and deep emotional communication skills.

Grazie to all the people who started writing to me these days to ask me how I am. Grazie to all the friends, lots of friends, who will stay forever, as it is normal when you build bridges. I would not be what I am without these 14 years and without each one of you. These 14 years were the most beautiful of my life,  sometimes even the most difficult, of course.

It was an honor to be part of this “story”, to defend the work done with those who did not believe in it, to fight prejudice (eh, yes) and to be together, with the awareness about the things to do and to change direction. In these 14 Years we never gave up, we were never satisfied. I never was. I hope you continue writing this story. In doing so, I also hope that you will find time to raise your head and always see your people and listen to them. I hope you will find time for them, always. Find time to build value. Leave something. Sometimes say no, if you think that the direction taken is not the right one for the company, although it may be the right one for your career (one of the most dangerous and damaging aspects in a company that we should defend with very advanced alarm systems). The British use a beautiful word, “engagement”. It is the factor that makes the difference between being able to “go well” and to be able to excel.

Engagement is an emotional factor. It does not cost anything but is one of the most precious assets in an organization and it is the hardest one to generate. Never give up in engaging your people, your colleagues, your partners. I wish you to reject compromises and shortcuts, to be “consistent” and reliable  and above all to leave things better than they were. Here it is what I have learned in these recent years: things should always be better than they were. I think I have always tried to do this.

Ciao Fiat, now it’s really the time to say Ciao.

If you want to build a ship, don’t drum up people to collect wood and don’t assign them tasks and work, but rather teach them to long for the endless immensity of the sea. Antoine de Saint-Exupery

Cristiana.

Il problema non sono le donne con gli ombrelli, ma sono gli uomini con il potere.

3 luglio 2017 § 3 commenti

DDwTPgwW0AIMEwzIn questi giorni sta facendo discutere una foto scattata a Sulmona qualce giorno fa.

Sette uomini (tra cui un ministro e un governatore di Regione) discutono e sei donne gli fanno ombra.
C’e’ qualcosa di ancora piu’ grave dell’iconografia delle donne con l’ombrello in stile formula uno o ring di Boxe.
C’e’ quella degli uomini con il potere. Perche’ la vera cosa grave e’ che a parlare di cose serie, ci sono solo uomini. Dove sono le donne? A reggere l’ombrello? Sette di loro si’. Le altre sono altrove, altrove dal potere, perche’ le donne non hanno tempo (e spesso nemmeno voglia) di perdersi nei giochi di potere. Sono troppo abituate a correre da una parte all’altra delle nostre trafficate citta’ per tenere insieme il lavoro e la famiglia. E anche se non hanno figli, hanno piu’ la tendenza a fare squadra che a fare la guerra. Non a caso anche il dibattito politico di questi giorni interno ed esterno al PD e’ tutto, rigorosamente (purtroppo) maschile.
Noi non abbiamo tempo.
Ecco se vogliamo cambiare quella fotografia dobbiamo redistribuire il tempo, una delle ricchezze della nostra era.
Questo non si fa con i bonus, non si fa con interventi “toppa”, ma si fa con politiche strutturali (una di queste la legge che tutela le partita Iva e che consentira’ alle donne “autonome” di poter avere la maternita’), si fa rendendo la paternita’ un dovere come la maternita’. Si fa (e qui ho un po’ discusso con il nostro segretario) non mettendo tra le 3 parole la parola mamma. Basta la parola donna o la parola uguaglianza che a me piace di piu’ perche’ e’ piu’ universale anche se abusata e che racchiude (per chi vuole) anche la parola mamma. Perche’ abbiamo donne che si occupano di anziani parenti che non sono necesariamente mamme. Sono quasi sempre, solo, donne il welfare del nostro tempo. Ecco, quindi serve un welfare per tutti. Serve uno Stato forte, presente: con asili, sostegno, supporto, presenza. Quella foto e’ da cambiare immediatamente, ma non dal lato degli ombrelli. Dal lato delle sedie.
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