Tre scrittori per il terremoto

2 dicembre 2016 § Lascia un commento

Con Maura Chiulli Profilo Pieno e Luigi Pingitore abbiamo deciso di devolvere gli incassi delle vendite dei nostri libri editi da Hacca Edizioni (Hacca Edizioni) al progetto Futuro Infinito: Il terremoto dell’ottobre 2016 ha distrutto intere comunità, le loro abitazioni, il tessuto economico, produttivo e
sociale. Centinaia di comuni delle zone montane, tra i quali il comune di Visso, sono stati evacuati e le loro
comunità trasferite sulla costa adriatica. Il percorso di ricostruzione di questo territorio sarà molto lungo: è in
questo difficile contesto che si inserisce l’iniziativa Futuro Infinito immaginata dalla libreria Kindustria (Hacca Edizioni) e dalla biblioteca comunale di Visso: una biblioteca itinerante per generare, dove non ci sono piu’, luoghi di memoria, cultura e condivisione.
I nostri libri li trovate qui https://hacca.it/bookshop-hacca-edizioni/
Se altri scrittori ed altre case editrice volessero aderire ne saremmo tutti felici.

Cosa sta succedendo a Roma?

29 novembre 2016 § 1 Commento

Quello che sta succedendo al comune di Roma e’ vergognoso. Roma e’ in ginocchio per qualita’ di vita e il Movimento 5 Stelle usa l’assemblea capitolina per votare una mozione per il no al referendum. Le istituzioni sono sacre cosi’ come gli appuntamenti elettorali. La Raggi si ricordi che fa il sindaco adesso non la capopopolo. Si impegni a rendere la citta’ abitabile, altrimenti la lascera’ peggio di come l’ha trovata. E’ legittimo votare si’ o no a questo referendum, ma non usare la citta’ di Roma per i propri scopi politici. Roma e’ di tutti, non e’ vostra. Che schifo.
 

“Voto no per vedere cosa succede”

25 novembre 2016 § 5 commenti

Una delle motivazioni del no (ripeto, non me ne vogliano gli elettori del no che votano no nel merito, sicuramente ce ne sono) e’ stata sapientemente espressa da Valentino Parlato, fondatore del Manifesto, stamane in un’intervista a Repubblica: “Se vince il Sì si andrà avanti come adesso: nel continuismo. Se vince il No si apre una crisi politica, l’apertura di un processo, si sarebbe detto una volta. Preferisco questo”.

Confesso che nella mia storia elettorale ho fatto spesso questo ragionamento e capisco perche’ uno come lui possa avere votato Raggi per “scatenare” il cambiamento a Roma. Ha un suo senso vista la situazione a Roma del “pre Raggi”. Anche io mi auguro che la vittoria (e alcune vittorie) del M5S porti la sinistra ad un profondo rinnovamento (unita’, rottamazione vera di classi dirigenti locali vergognose, modernita’ dei sistemi di patecipazione politica tanto per citarne alcuni). Lui si felicita anche per la vittoria di Trump, io un po’ meno, ma anche Bernie Sanders ha detto che probabilmente Trump aiutera’ i lavoratori americani, dimostrando quando una certa parte di sinistra mondiale stia abbandonando il concetto di difesa di tutti i”lavoratori” per abbracciare quella del solo “lavoratore locale”.

Ma sul referendum non riesco a seguire Parlato. Votare no significa lasciare tutto come sta. Votare si’ significa scatenare un processo di cambiamento, “andare a vedere cosa succede”: e’ verissimo che si scatenerebbe una crisi politica che pero’ non potra’ che portare ad elezioni e al ricominciare da capo con le larghe intese se il Senato resta in vita cosi’ come e’ con la vecchia legge elettorale. Quindi di nuovo larghe intese. Ritorneremo nell’infinito loop gattopardesco.

Se vince il si’ alle prossime elezioni puo’, invece, succedere di tutto. Certo, anche una vittoria del M5S. Ma almeno avremo un governo chiaro. Un governo che potra’ governare senza alibi (e’ colpa di Alfano, e’ colpa di Casini, e’ colpa di Mastella, e’ colpa delle regioni, e colpa dello Stato) e che dopo 5 anni sara’ giudicato. La vera rottura con il passato sarebbe regalare al Paese un po’ di responsabilita’, non mantenerlo nella palude degli alibi. Perche’ abbiamo paura di qualcuno che possa governare senza ostacoli? Perche’ abbiamo paura che questa sia una dittatura e che non sia invece, finalmente, l’esercizio della demorazia cioe’ consentire a chi vince le elezioni di governare, di esprimere il proprio programma senza alibi? Restare come siamo significa restare nella dittatura delle burocrazia, dei veti incrociati, delle minoranze. Cambiare significa prendersi responsabilita’. Sento tantissime persone dire: voto no, perche’ tanto non cambia niente. E’ l’esatto motivo per cui per settanta anni abbiamo cambiato cosi’ tanti governi. L’esatto motivo per cui in questi decenni in Europa abbiamo cambiato punti di riferimento e probabilmente perso centinaia di occasioni strategiche che invece gli altri paesi hanno colto. Perche’ abbiamo cosi’ paura di generare un cambiamento? La riforma non e’ perfetta. E’ vero. L’Italicum non e’ perfetto. E’ vero. Quindi e’ meglio restare cosi’?

Elettori del si’, non abbiate paura: fate coming out.

12 novembre 2016 § 13 commenti

Non me ne vogliano quelli del no che sono civili e discutono nel merito senza offendere e senza sbandierare il pericolo di svolte autoritarie, ma devo davvero dire un paio di cose. Sto incontrando tantissime persone che voteranno si’ ma non lo dicono non perche’ si vergognano ma perche’ non vogliono essere linciati. La stessa cosa in parte e’ successa anche a me nei mesi precedenti. Me ne sono stata abbastanza sotto tono perche’ ogni volta che dici qualcosa sul tema a favore vieni linciato e insultato per giorni. Allora voglio dire a tutte le persone che vogliono votare si’ non abbiate paura di dire cosa pensate. Vi diranno che siete fascisti, che siete traditori, al meglio che siete stupidi. Se avete incarichi di responsabilita’ anche se lo fate per modeste somme e con alti rischi e lo fate per il bene del Paese continuando il vostro lavoro vi diranno che siete asserviti al capo e non importa se spesso avete criticato pubblicamente quello che loro chiamano “il vostro capo” quando non eravate d’accordo. Vi diranno che lo fate per la poltrona. La verita’ e’ che ci sono persone sbagliate da ambo le parti del referendum (chi ha Casa Pound e Forza Nuova e chi ha Verdini e magari qualche vecchio trombone di troppo i quali si dividono equamente da ambo le parti). Se non sapete cosa votare non dovete votare pro Renzi o contro (o contro Salvini, D’Alema, Grillo, De Mita, Brunetta, Casa Pound o Forza Nuova). Votate entrando nel merito. E a quelli che voteranno si’ se ci credete, fregatevene degli insulti e andate a convincere tutti quelli che potete sulle vostre bacheche o casa per casa. La politica non e’ una cosa privata! Rendetelo pubblico. Qui trovate come mettervi “Io Voto Si'” sul profilo di FB. Fate coming out. E’ facile. #iovotosi

Non e’ questione della mucca in corridoio.

9 novembre 2016 § 7 commenti

Questa e’ la democrazia. Votano tutti. Anche le persone piu’ silenziose o razziste o che preferiscono alzare muri piuttosto che aprirsi. Votano tutti. Non votano solo i gay, gli artisti, gli intellettuali, i newyorchesi o la gente di San Francisco. E’ come in Italia. Votano i milanesi, i romani i toscani i bolognesi ma anche chi abita negli sperduti luoghi del nostro paese, nelle valli, nella profonda Sicilia, nei castelli romani, in Calabria, nel ricco nordest.E nessuna di queste definizioni contiene alcuna nota discriminatoria. E’ l’Italia. Chi la conosce sa come e’ fatta. Non esiste solo il proprio ombelico. Esiste la complessita’ (diversita’) di un Paese.

Il tema non e’ la mucca in corridoio. Il tema e’ l’identificazione.

Trump vince come aveva vinto Berlusconi. Perche’ la maggioranza dell’epoca si e’ identificata piu’ in lui che con Occhetto o con Prodi e D’Alema e compagnia dopo (con un paio di eccezioni uccise nella culla). Berlusconi era piu’ simile all’uomo della strada, come lo e’ oggi Trump. Con tutti i suoi difetti, la sua imperfezione, il suo maschilismo e’ la rassicurante raffigurazione della nostra anima piu’ brutale. Appare piu’ vero. Cosa ci nasconderanno questi politici di professione che ci parlano di sogni e speranze? In realta’ pensiamo che ci freghino a belle parole e alla fine siano amici dei poteri forti e rideranno di noi sorseggiando Amarone.

Cosi’ meglio votare quello piu’ difettoso, piu’ goffo, piu’ simile anche se di Amarone ne puo’ pagare di piu’. Ci piace di piu’ perche’ magari lo ammette che puo’ comprarsi l’intera azienda agricola di Amarone.

Il tema non e’ la mucca nel corridoio o sulle scale o alla porta. Il tema non e’ la destra populista e la sinistra che non fa piu’ la sinistra. Il tema e’ che la destra resta sempre se stessa (comunque si chiami: fascismo, grillismo, leghismo). Punisce senza pieta’, protegge i confini, esalta le identita’, offende le diversita’. All’inizio parla di onesta’ e pulizia, poi diventa potere e cambia pelle.

La sinistra che e’ “movimento” e’ scissa in due. Una parte che sta provando a rileggere la realta’ e a trovare una soluzione che parli a tutti, una parte che vorrebbe restare se stessa nel mondo che cambia.

La paura non cambia mai. Il coraggio deve farlo, altrimenti non innova. Non e’ tornando agli anni settanta che vinceremo contro i Grillo o contro i Salvini o contro i Le Pen, ma e’ gestendo il nuovo equilibrio tra imprese sane e presenza dello Stato. La missione della sinistra e’ capire che divisa in due (Corbyn vs Milliband sono l’evidenza di questo e in Italia o in Spagna o in Grecia siamo allo stesso bivio comune) e raccontando due mondi diversi fara’ sempre trionfare la destra. La missione di quelle due sinistre e’ rimettersi al tavolo e raccontare quella storia che quando sono unite convince la maggioranza. Una storia di efficienza e di protezione. Una storia di accoglienza, ma di sicurezza. Una storia che deve essere diversa senza essere tacciata di fascismo o centrismo.

Non si tratta di andare al centro. Si tratta di scrivere proprio nuove regole tutti insieme. Siamo la sinistra, siamo noi che leggiamo i cambiamenti e cambiamo. Siamo noi che dobbiamo essere i volti di chi ha paura ed ottenere la fiducia di chi vota. Il voto e’ fiducia. Si fidano di noi? E se no, perche’ no?

E forse la destra vince perche’ noi non siamo capaci di cambiare e diventare quei volti.

(p.s. facile adesso dire che Sanders avrebbe vinto. Io non credo, anche lui non parlava al Kentucky)

Bersani, torna a casa.

7 novembre 2016 § 3 commenti

A prescindere dalla questione del voto (cioè se voterete si o no) è vero che nel PD sta succedendo qualcosa. Ma il tema non sono quattro gatti che gridano “fuori” a compagni di partito che votano no dopo avere votato si enne volte in parlamento. Quei quattro gatti fanno il paio coi dirigenti di anni fa che siccome non ti avevano conosciuto nelle giovanili non ti riconoscevano alcun ruolo o meglio: non eri di quelli da “considerare”, “ascoltare” che poi diventava (ahime) da “portare”. La verità è che la creazione di una comunità nuova che si sentisse non “fusa” a freddo ma parte di un progetto quella dirigenza non l’ha mai fatta e tra questi vanno annoverati anche renziani della seconda ora quindi non è un tema di buoni o cattivi. Forse non è nemmeno un tema generazionale. Per me che vengo da una famiglia comunista ma che non ho militato nella FGCI questo è diventato negli anni un buffo paradigma. Mi sentivo una specie di paria e allo stesso modo rispetto chi oggi si sente estraneo. Ma se siamo tutti convinti che questo non sia un autobus ma un partito che vuole rappresentare la comunità vasta del Paese è a noi che viene chiesto di costruire questa comunità. Nessuno può farlo. Non i Fassina e i Civati che se ne sono andati ad inseguire luoghi dove stare soli ma in maggioranza. Non la destra razzista. Non il M5S delle vanità del direttorio. Dobbiamo superare quel muro. Se non lo facciamo noi non lo farà nessuno. Bersani torna a casa tua. Casa tua è questa ma se fai così mi viene da pensare che lo fai perché sentite la sconfitta e volete solo tornare dove stavamo prima. E questo non si può fare. Non sulla pelle di un Paese che finalmente può fare un passo avanti e cominciare a crescere come merita senZa il peso di burocrazia e veti incrociati. Torna a casa Bersani. Sapessi quante volte avrei voluto che dicessi di noi la stessa cosa, che questa era anche casa nostra.

Buona Leopolda.

4 novembre 2016 § 5 commenti

Dite quello che vi pare ma la Leopolda per me e’ stato un posto dove ho trovato moltissimi compagni di viaggio  o dove e’ stato possibile continuare a discutere senza essere additati come traditori e spaccapalle solo perche’ chiedevi un cambiamento nel PD.
E’ stato il luogo dove qualche anno fa, per esempio, abbiamo tracciato la linea di quello che dovevano essere le unioni civili: non solo un contratto privatistico come un bel pezzo del vecchio corpaccione continuava a provare a venderci (perche’ alla fine il compromesso tra le due parti era quello) ma contenere tutto quello che conteneva il matrimonio. Su questo poi il resto del partito si e’ allineato, superato da un giovane che veniva dalla DC ma che ad un certo punto incontrando le persone reali ha capito che si trovava davanti ad un’ingiustizia. Alla Leopolda abbiamo portato le Famiglie Arcobaleno, Associazione genitori omosessuali alle quali (ed e’ giusto ricordarlo oggi che inizia un’altra Leopolda) non abbiamo ancora dato risposte complete: ci sono anche due miglia da fare (adozioni e magari passare al matrimonio direttamente che era il mio primo intervento alla prima Leopolda) e alla Leopolda, mi piace pensare, che dobbiamo ricordare non le cose che abbiamo fatto, ma le cose ancora da fare. 
Sono andata alla Leopolda un anno si’ e un anno no, a volte perche’ non mi andava perche’ vedevo troppa gente salire sul carro. In alcuni casi sono stata un po’ troppo Cassandra (vedi alla voce Torino e Latina…) e in alcuni casi, come l’anno scorso, ci sono andata pesante su come e’ stata gestita la situazione a Roma.
A volte, come quest’anno perche’ non ho potuto organizzarmi per rientrare in Italia per motivi di lavoro. 
E’ stato un posto dove ho visto anche persone che non volevo vedere li’, ma e’ stato anche il posto dove le persone come me che non erano state allevate nelle giovanili dei partiti hanno trovato un luogo dove avere pari dignita’, dove non aveva importanza da dove arrivavi ma dove andavi che non significava non avere una storia, perche’ ognuno di noi una storia ce l’aveva e per alcuni era ed e’ anche molto di sinistra anche se non aveva il timbro di qualche capobastone di turno. 
E’ stato ed e’ un luogo dove ogni volta si fa il punto di dove siamo arrivati nel realizzare il bene del Paese, se lo si sta facendo bene o male o abbastanza velocemente. Io mi interrogo molto e sempre su questo e non riesco mai a dirmi che va bene, vedo troppe cose che ancora non vanno, che tengono il Paese ostaggio di vecchi schemi. E so (fatemelo dire) che con una legge elettorale diversa e con un sistema diverso di funzionamento il Paese puo’ fare meglio. Non e’ questione di piu’ potere o meno potere (poi sul referendum ci torno meglio in un altro post) ma di rendere piu’ semplice il processo decisionale: non meno democratico, solo piu’ semplice. Non e’ la riforma perfetta. Per me e’ un punto di partenza, non l’arrivo.
Arriva in questi giorni in un momento di dolore per il Paese colpito dal terremoto ed anche per i continui morti a Lampedusa, un’emorragia che non riusciamo fermare anche e soprattutto perche’ un pezzo di Europa si sta chiudendo, prendendo la direzione sbagliata, questo puo’ essere un enorme scenario pericoloso per i prossimi anni, la politica e la nostra generazione ha davanti questa sfida: come gestire l’enorme complessita’ della crisi e dei flussi migratori. Le due cose insieme sono la piu’ grande sfida sociopolitica dei prossimi tempi.
Buona Leopolda a tutti, sopratutto per chi quel luogo continua ad essere il luogo dove dobbiamo dirci le cose come stanno.
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