L’abolizione dei vitalizi e la libertà della politica

Siamo arrivati al taglio dei vitalizi (ieri sembrava di stare in un’attualizzazione della ghigliottina dopo la rivoluzione francese) perché molta classe politica non ha lavorato bene oppure ha approfittato dei propri privilegi spesso fregandosene di sbatterli in faccia ad un Paese che attraversava la crisi.

Ma.

Ci sono un paio di ma.

1) se passa il principio costituzionale che una pensione può essere tagliata retroattivamente questo principio passerà per tutti. Toccarlo per la “casta” e risparmiare 70 centesimi a testa oggi può essere bellissimo domani potrebbe essere drammatico. Domani potremmo dire che i tassisti hanno una pensione troppo alta e quindi tagliarla. O gli ingegneri.

2) il tema dell’impegno politico libero. Perché i nostri padri costituenti (così possiamo ancora definire chi legiferò negli anni 50) avevano previsto i vitalizi o il finanziamento pubblico ai partiti? Non per generare una massa di mantenuti a sbafo della comunità ma per stabilire un principio di libertà rispetto ai poteri forti. Esempio: se fai il sindacalista e ti candidi magari quando torni al lavoro la tua azienda non è felice di riprenderti. Se devi legiferare sul settore della tua azienda e sai che dovrai tornarci per campare sarai attento a come legiferi. Il principio era questo. E volendo essere più maliZiosi: avrai un vitaliZio così nessuno può corromperti perché non avrai bisogno di soldi (sappiamo che tangentopoli e le cronache quotidiane ci dimostrano che nemmeno i vitalizi hanno arginato la corruzione). In realtà in particolare negli ultimi anni la classe politica è stata di filiera e tranne rare eccezioni e senZa offesa per nessuno spesso di bassa qualità : raramente il cittadino lavoratore poteva accedervi senza avere fatto il portaborse (quindi pagato da soldi pubblici attraverso la filiera politica). Il M5S ha sicuramente sancito l’entrata in politica di una nuova filiera prima esclusa ma pur sempre dipendente da un sistema opaco (Casaleggio) che ne controlla le azioni addirittura volendo imporre un incostituzionale vincolo di obbedienza contrattuale. Cosa faranno questi cittadini dopo due mandati senza vitalizio? Molti di loro prima di entrare in parlamento erano disoccupati. Il tema della libertà della politica è un tema importantissimo e va trovata la giusta via di mezzo. A proposito: per questi 70 centesimi risparmiati… vi spiace se ci ridate anche i 49 mln di euro della Lega?

Cosa non condivido dell’analisi di Renzi sulla sconfitta e due postille sul futuro.

Ho ascoltato con attenzione il discorso di Matteo Renzi in assemblea.

Sull’analisi della sconfitta:

1. se in controtendenza con le altre sinistre mondiali arrivi a prendere il 40% e poi lo dilapidi non puoi dire che tutte le sinistre perdono quindi sei nella norma. Perché da sinistra eri riuscito a catalizzare un enorme consenso perché vedevano nel PD una forZa di cambiamento soprattutto delle posizioni autoreferenziali che invece la gestione degli ultimi anni ha esaltato. C’è un motivo per questo: gli equilibri in parlamento erano diversi da quelli del partito, basta ammetterlo.

2. Vero: non si è rottamato abbastanza. Ma non solo al sud. Anche a Roma per esempio

3. Roma: non è vero che è stata una legittima decisione del PD romano. Se Matteo si fosse opposto e avesse lavorato con Marino altro che rottamazione del vero cancro della politica romana. Anche perché gli effetti di quella scelta sbagliata sono sotto gli occhi di tutti. È stato un errore romano e nazionale. Prima lo ammettiamo, prima si riparte. Persino gli elettori lo stanno dicendo in tutte le tornate elettorali romane. Persino loro. Pensate!

4. Non è vero che il PD non è stato sui social. Purtroppo c’è stato e male facendo il verso al M5S invece che raccontando le cose fatte e da fare in una strategia chiara e decisa dall’alto a cui purtroppo tutta la corte ha aderito. Ammettere di avere sbagliato nella comunicazione e nelle scelte delle persone che dettavano la strategia ufficiale ed ufficiosa sarebbe un gran passo avanti

5. Non è vero che la colpa è solo di Matteo. La colpa è di tutti quelli che non gli hanno rotto le palle quando sbagliava, quindi cambiare Renzi e tenersi il resto servirà a poco. La leadership mancata è stata soprattutto quella della dirigenza diffusa che se è mancata con Renzi mancherà anche con gli altri.

6. È vero che gli scissionisti altro non volevano che distruggere Renzi e perpetuarsi e del Paese non gliene importava nulla, ma abbiamo visto quanto contavano quindi direi che la sconfitta va cercata in casa e non in Bersani, Civati, Fassina e via dicendo

7. Rivendicare la politica Minniti significa NON capire che quella svolta la scorsa estate è stata un errore e che quella svolta ha aperto la strada al Salvini di oggi perché ha destrutturato l’identità della sinistra e autorizzato il rompete le righe anche su questo tema

8. Avere parlato di ottimismo e delle cose belle e che cominciavano a funzionare meglio dell’Italia non è stato un errore. L’errore è stato non continuare a dire in parallelo che c’erano ancora tante cose da fare e tanta crisi ancora da risolvere.

9. La politica dei bonus è stata fallimentare e non era nella natura di una sinistra moderna. Ammettere anche questo sarebbe un bellissimo passo in avanti.

Infine. Continuo a pensare che Renzi sia stata la più grande occasione di una sinistra moderna e non vedo in giro qualcosa di simile e ripetibile, non nell’immediato almeno. Ma a Renzi va il merito di avere delineato quel luogo politico che ora andrà riempito nuovamente di contenuti prima fra tutte quella che tenga insieme le sfide del precariato e le necessità di fare impresa senza conflitto sociale ma generando un circuito virtuoso di protezione e investimenti e formazione e trasformazione con una forte presenza dello Stato. Questa per me è la sfida di una sinistra moderna che non sia feticcio del passato, ma nemmeno destra: Occasione (quella di Matteo) che è fallita non per colpa di qualcuno fuori ma perché quell’occasione è stata sprecata nella gestione del partito a livello locale, nella rinuncia all’ascolto, nell’arroganza di sminuire il dissenso quando era dissenso sano. Non era facile e come ho detto prima le responsabilità non sono solo di Matteo. Ma sono diffuse e collettive.

Aggiungo: per me se il PD riparte dai potentati romani e laziali (gli intoccabili potentati romani) e sull’idea di mettere insieme tutto solo per governare (il vecchio principio veltroniano) NON ha alcuna speranza. La ricerca del leader che tenga insieme tutto l’abbiamo già sperimentata. Non serve un cumulo di sigle, interessi e poteri per ricostruire il PD (una cosiddetta Pace interna che non significa unità sulle idee) ma servono un’identità politica precisa (e quindi andrebbe innescata una dialettica interna dura e coraggiosa) e una questione morale elevata di nuovo all’ennesima potenza cosa, quest’ultima, che a mio avviso da tutti può essere rappresentata tranne che dalla classe politica romana e laziale degli ultimo venti anni.

Dico queste cose da sempre (da quando il PD aveva ancora il 40% e non le diceva quasi nessuno) e continuerò a dirle.

La circolare di Salvini sui minori migranti è contro la legge

La circolare di Salvini contiene un errore macroscopico: la legge italiana (che recepisce gli accordi internazionali e le convenzioni sull’infanzia) non consente di NON accogliere i minori. Nessun minore migrante NON accompagnato può essere respinto. A meno di cancellare l’adesione dell’Italia alle Convenzioni/accordi di protezione dell’infanzia.
Avere tolto fondi all’accoglienza per metterli nei rimpatri avrà un impatto pericoloso sul Paese. (già erano pochi e l’accoglienza è esattamente il punto debole su cui si innestato il nuovo razzismo italico). Le decisioni frettolose di questo governo dimostrano una macroscopica e pericolosissima superficialità. Ne pagheremo tutti le conseguenze sul breve e sul lungo termine.

Per ignoranti e amanti di fake news (e giornalisti sbadati) allego direttamente la legge. Buona lettura.

Servono leader che guardino al mondo (nell’era del condominio)

Un altro naufragio. E’ come se cadesse un aereo al giorno. Come se esplodesse una bomba sulla metro all’ora di punta ogni due giorni. Come se un autobus con i vostri figli cadesse da un cavalcavia ogni tre giorni. Forse così capite meglio?

A parte l’emotività mi sembra evidente che il tema sia europeo e non sia solo questione di Salvini e questi 4 gatti spaesati alla sua corte. l’Italia è il Paese più vicino (vi prego, parlare di Malta ha poco senso, lo sappiamo tutti), ma deve essere considerata porto europeo. E’ l’Italia, l’Africa dell’Europa. Se l’Europa chiude a noi, chiude all’Africa e questo sta accadendo.

Servirebbe un’Europa generosa per scavalcare questo governo fascista e consentire salvataggi e libera circolazione. l’Italia ha cominciato a chiudersi dall’estate scorsa perché l’Europa si è chiusa all’Italia. Scelta elettorale. La chiusura dell’Europa nelle condizioni attuali e senza un piano (ci vorrebbero almeno 20/30 anni) significa: condannarli a morte.

l tema rifugiati è fumo negli occhi. Molti migranti sono migranti economici come lo erano i nostri nonni che emigravano. Quando sento “aiutiamoli a casa loro” mi sento male a pensare a cosa significherebbe: restituire loro le risorse che l’occidente e il nord del mondo sfrutta, smettere di vendergli armi, non alimentare dittature o semidittature compiacenti con i nostri interessi.

L’Europa deve trovare una soluzione condivisa, soprattutto se in Italia c’è un governo incapace di gestire (e ad onore del vero non solo questo governo) un processo di integrazione reale. Molti di Quelli che, negli anni, sono rimasti in Italia (la maggior parte NON vuole restare in Italia) li abbiamo lasciati nelle mani degli sfruttatori o della criminalità, li abbiamo messi in pericolo e fatti diventare un pericolo.

Semplicemente il mondo va organizzato in modo diverso di fronte a queste sfide incredibili che stanno coinvolgendo tutto il mondo dal Messico, agli Stati Uniti, all’Africa, all’Asia. Prima ci si muoveva con le guerre. Finirà in una guerra? E’ possibile con la congiuntura di questi leader inetti capaci solo di chiudere e costruire muri. Servono leader che guardino al mondo e non al condominio. Servono leader che generino opportunità, che siano creativi, che disinneschino la paura. I leader dei muri, dei filo spinato, dell’indifferenza quando si sono incontrati tutti insieme in un numero congruo (direi che ci siamo se penso a Turchia, Israele, USA, Italia, Corea del Nord, Ungheria, Russia e chissà cosa dimentico) hanno fatto milioni di morti.

5 cose (difficili) se il PD vuole ancora un futuro.

Personalmente penso che il PD non abbia un grande futuro a meno che:

1) tutti quelli che lo hanno governato, che ne sono stati simbolo rappresentativo negli ultimi anni non facciano un generoso passo indietro a favore di una nuova generazione (cosa rischiosa perché se al tuo posto metti il tuo sottopanza cambia poco, ma si può provare)

2) la si smetta di rivendicare con orgoglio la diminuzione degli sbarchi da parte dell’ultimo governo quando tutti sappiamo che in Libia ci sono i lager e se li nega Salvini può anche sembrarmi normale (ieri ho ascoltato tutta la sua conferenza stampa) ma se lo diciamo noi mi preoccupo seriamente. E si ammetta che il problema e la colpa sono nostre che NON abbiamo messo in campo un modello europeo di integrazione vera e quindi non pericolosa per i migranti e per noi fortunati nati qui

3) si faccia una autocritica sulla questione romana. in tutta Italia con chiunque parlo tutti concordano che la mossa di fare cadere un’intera classe dirigente a Roma per consegnare la città a una banda di incompetenti in malafede è stata una scelta stupida e che ha determinato l’inizio della fine e tutta la classe dirigente romana vada a casa

4) si smetta di cercare il “leader” ma si mandino avanti quelle terze vie laboriose, quelli che io chiamo “i muli” quelli che hanno governato bene le città, quelli che hanno le competenze reali della cosa pubblica e si formi finalmente una classe dirigente e non una corte di un Re. O davvero pensate che la Lega vinca solo per le minchiate di Salvini? Vincono perché hanno una classe dirigente diffusa e prossima. Loro.

5) si smetta di cavalcare la “pancia” del paese e si riporti a votare quel pezzo di Paese che vuole: meno mafia, meno evasione, più efficienza, più infrastrutture, più manutenzione, più legalità, più merito, più welfare, più diritti e un’integrazione migliore.

Ciao nonno.

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Eri un antieroe.
Davi tantissimo senza saper prendere, era difficilissimo volerti bene. Te ne sei andato ancora lucidissimo tanto da dire: sono confuso quando ti abbiamo chiesto, sul lettino del pronto soccorso dove sei rimasto 4 giorni prima che ti trovassero posto, se volevi tornare a casa o restare lì. Mi hai risposto che fisicamente era meglio l’ospedale, ma psicologicamente era meglio casa. Volevi morire a casa, ma abbiamo tentato in tutti i modi di allungare quei tuoi 90 anni il più possibile. Mentre ti giravamo su quella brandina, in mezzo ad altri 3 vecchi, in meno di 10mq – i parenti convocati ore pasti e poi cacciati malamente che ad un certo punto ho dovuto anche alzare la voce e chiedere rispetto per tutti – bestemmiavi di dolore e volevi che ti coprissimo per cambiarti, la tua dignità che si andava ad infrangere sulle tue ossa che cedevano, ho visto le tue gambe e ho capito che non avresti più camminato, che non eri scivolato quel giorno in bagno, ma eri franato, semplicemente, come roccia che si frantuma in sassolini, si stacca, viene giù. Ieri sera hai chiesto una pistola per farla finita che tu a casa con il pannolone non ci saresti tornato. Ateo, agnostico, miscredente, anarchico con le foto di tuo padre che assisteva messa con Padre Pio attaccate per casa, le foto dei tuoi figli, della tua prima figlia – dietro una foto di mia madre piccola stasera ho trovato scritto “Rina, amore mio”, la figlia-sorella, la figlia che non ti aspettavi dalla tua vita di studente di fisica che perdeva tempo a giocare a calcio sul piazzale della Sapienza pensando che la gioventù sarebbe durata per sempre e invece quell’amante matura, mia nonna – figlia di un’attrice ungherese e di un imprenditore che s’impiccò per i debiti con gli strozzini romani – l’interruppe così bruscamente. E la tua foto che giochi a scacchi con Anthony Quinn quando avevi fatto la comparsa perché eri bellissimo tanto bello – con quei capelli biondi, gli occhi azzurri e quei modi da lord inglese appena tornato dalla Grecia – che in un pub inglese – dopo la guerra – un uomo si stupì che fossi italiano e soprattutto che avessi violato quel cartello all’ingresso: no nigger and italian people.
Anarchico alla fine, fanatico del Bing Bang, del mistero della vita, della biologia che mischiava e teneva insieme e separava, balilla da piccolo, scappato di casa per arruolarti nella RSI (avevi forse nemmeno 14 anni) poi riacciuffato da un amico dei tuoi – il famoso Pettenati del Cai che poi fece conoscere mio padre e mia madre – e nascosto (ormai disertore) dai gesuiti insieme a coetanei ebrei e forse Hugo Pratt.
Una volta da piccolo, tutto vestito da Balilla che andavi al sabato fascista, una donna ebrea ti aveva dato un passaggio e ti aveva messo confusione chiedendoti perché ce l’avevate tanto con loro. Non sei mai caduto nei luoghi comuni della politica, osservavi tutto con sardonico distacco (a volte mi dicevi: l’amico tuo Renzi come sta?), l’unico anticomunismo ce lo avevi con la famiglia di mio padre – gli intellettuali comunisti – perché ce l’avevi con mio padre e quindi tiravi in mezzo tutto dal 1964 – quando mamma e papà si erano conosciuti sulle dolomiti – al 1991 quando mi hai portato via di casa con un furgone e abbiamo attraversato l’Italia.
Durissimo con i tuoi figli, generoso con me e con un limite da nonno che ti ha impedito negli anni in cui mi hai fatto da padre, di usare la stessa inflessibilità. Ad un certo punto scienziato curioso del genere umano, aperto a tutto e nello stesso tempo vincolato alle dinamiche di un patriarca. Solo una volta hai chiamato Claudia: “la tua compagna”, altrimenti dicevi: “salutami i tuoi orientamenti”. Epico nello scusarsi, folle abbastanza da avere cambiato la mia vita in un giorno d’estate del 1991. La mia porta per un’altra storia. Se sono quello che sono lo devo a te più che a chiunque altro, a quel gesto eroico, coraggioso, l’ultimo miglio di un lavoro certosino, il tuo colpo teatrale.
Avevi un debito inconsolabile con tua figlia, mia madre, che hai saldato abbondantemente con me. Detestavi il mio impegno politico, forse perché ci vedevi l’altro pezzo di famiglia, come se preferissi loro a voi con quella storia così allineata, però venivi a prendermi la sera, alla fine dei consigli d’Istituto o durante le occupazioni e mi dicevi che ti ricordavo quel detto antico: che anche le pulci hanno la tosse, era il tuo modo di sdrammatizzare.
Nonno che la terra, il mare, gli elementi tutti che ti affascinavano e sconvolgevano, ti sia lieve.

Bertolt Brecht, “A coloro che verranno”, 1939.

Davvero, vivo in tempi bui!

La parola innocente è stolta. Una fronte distesa

vuol dire insensibilità. Chi ride,

la notizia atroce

non l’ha saputa ancora.

Quali tempi sono questi, quando

discorrere d’alberi è quasi un delitto,

perchè su troppe stragi comporta silenzio!

E l’uomo che ora traversa tranquillo la via

mai più potranno raggiungerlo dunque gli amici

che sono nell’affanno?

È vero: ancora mi guadagno da vivere.

Ma, credetemi, è appena un caso. Nulla

di quel che fo m’autorizza a sfamarmi.

Per caso mi risparmiano. (Basta che il vento giri,

e sono perduto).

“Mangia e bevi!”, mi dicono: “E sii contento di averne”.

Ma come posso io mangiare e bere, quando

quel che mangio, a chi ha fame lo strappo, e

manca a chi ha sete il mio bicchiere d’acqua?

Eppure mangio e bevo.

Vorrei anche essere un saggio.

Nei libri antichi è scritta la saggezza:

lasciar le contese del mondo e il tempo breve

senza tema trascorrere.

Spogliarsi di violenza,

render bene per male,

non soddisfare i desideri, anzi

dimenticarli, dicono, è saggezza.

Tutto questo io non posso:

davvero, vivo in tempi bui!

Nelle città venni al tempo del disordine,

quando la fame regnava.

Tra gli uomini venni al tempo delle rivolte,

e mi ribellai insieme a loro.

Così il tempo passò

che sulla terra m’era stato dato.

Il mio pane, lo mangiai tra le battaglie.

Per dormire mi stesi in mezzo agli assassini.

Feci all’amore senza badarci

e la natura la guardai con impazienza.

Così il tempo passò

che sulla terra m’era stato dato.

Al mio tempo le strade si perdevano nella palude.

La parola mi tradiva al carnefice.

Poco era in mio potere. Ma i potenti

posavano più sicuri senza di me; o lo speravo.

Così il tempo passò

che sulla terra m’era stato dato.

Le forze erano misere. La meta

era molto remota.

La si poteva scorgere chiaramente, seppure anche per me

quasi inattingibile.

Così il tempo passò

che sulla terra m’era stato dato.

Voi che sarete emersi dai gorghi

dove fummo travolti

pensate

quando parlate delle nostre debolezze

anche ai tempi bui

cui voi siete scampati.

Andammo noi, più spesso cambiando paese che scarpe,

attraverso le guerre di classe, disperati

quando solo ingiustizia c’era, e nessuna rivolta.

Eppure lo sappiamo:

anche l’odio contro la bassezza

stravolge il viso.

Anche l’ira per l’ingiustizia

fa roca la voce. Oh, noi

che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza,

noi non si potè essere gentili.

Ma voi, quando sarà venuta l’ora

che all’uomo un aiuto sia l’uomo,

pensate a noi

con indulgenza.

Bertolt Brecht, “A coloro che verranno”, 1939.