Renzi si e’ fermato ad Acquapendente: ovvero perche’ il congresso del PD romano non dovrebbe annoiarvi e chi votero’.

18 giugno 2017 § 1 Commento

I congressi locali del PD (vorrei dire dei partiti, ma, ehm…il PD resta l’unico a farli in questo modo “aperto”) di solito finiscono nella mortale noia di dibattiti autoreferenziali e nella quarta pagina delle cronache locali dei giornali che si alimentano di dinamiche che di solito riescono ad appassionare ben pochi.

Eppure la definizione degli organi locali, soprattutto sotto elezioni e’ fondamentale perche’ il segretario “provinciale” e’ quello che fara’ le liste per entrare alla Camera e al Senato, oltre che ad avere la missione di guidare il partito locale a costruire una linea di opposizione o di governo coerente e a fare da collegamento (cinghia di trasmissione!!!) tra gli eletti e gli iscritti ed elettori.

A Roma, perche’ di Roma stiamo parlando, c’e’ (ci sarebbe) da fare una rivoluzione.

Qualche considerazione:

  1. Il PD a Roma ha sbagliato tutto. Su Marino ha fatto un pastrocchio indicibile, mettendo in difficolta’ il proprio sindaco (Marino) e la propria giunta ancora prima dello scoppio di Mafia Capitale (ricordiamoci la Panda rossa). Poi lo scoppio di Mafia Capitale e un po’ di pace (dal fuoco amico), mentre parte del consiglio veniva travolto dalle inchieste (ancora da chiudersi) e mentre in molti si aspettavano che l’inchiesta si allargasse molto di piu’ di dove e’ arrivata andando a toccare anche altri “compagni ed amici” che all’epoca sedevano in altre istituzioni. Poi il fuoco amico e’ ricominciato (complice una situazione romana drammatica e la totale mancanza di gioco di squadra tra vari livelli) e siamo arrivati al pastrocchio delle dimissioni di Marino (che non avrebbe dovuto darle anche se la pressione era enorme), alle dimissioni ritirate (una volta date, e’ stato stupido ritirarle, sarebbe stato meglio come gli avevo consigliato anche io salvare la sua squadra che andava dalla giunta ai presidenti di municipio), alle firme dal notaio.  Uno dei motivi per cui non votero’ Casu e’ che e’ appoggiato da tutti quelli che hanno fatto il pastrocchio suddetto e faccio parte di quelli che ancora aspettano una semplice frase da tutta quella classe politica (che ad onore del vero passa per buona parte del notabilato romano e finisce all’attuale segretario nazionale a cui voglio un bene dell’anima, ma su Roma non andiamo proprio d’accordo per usare un eufemismo edulcorato): ” Scusate abbiamo sbagliato. Abbiamo sbagliato a non aiutare Marino (e si’ con tutti i difetti che aveva), ma sopratutto a NON sostenere i nostri assessori e i nostri presidenti di municipio (il PD li aveva tutti!). Scusate, abbiamo sbagliato a rottamare un’intera classe dirigente (che oltretutto era quasi completamente nuova). Scusate abbiamo sbagliato: ci voleva piu’ pazienza e sopratutto un grande aiuto nel comunicare con la citta’ (invece di infiammare le veline giornalistiche fino al NYT).
  2. Dei 4 candidati, tutti e 4 hanno votato Renzi al congresso nazionale (quindi NON esiste un candidato ufficiale, forse esiste un candidato appoggiato dal notabilato, bene per lui e il fatto di spacciarlo per candidato ufficiale e’ cosi’ antirenziano, su…eravamo quelli che si candidavano senza permesso e che rompevano le palle…)
  3. Due di quei candidati sono espressione di governo nell’epoca Marino ed entrambi hanno fatto bene: Valeria Baglio ed Andrea Santoro. Una consigliera comunale e poi presidente dell’Asemblea in uno dei momenti piu’ difficili e l’altro presidente di Municipio. Ricciardelli e’ un giovanissimo ed agguerrito renziano, tra i giovani dem e’ uno dei piu’ intelligenti e lucidi, ma non so se saprebbe reggere il peso delle dinamiche interne e avere la leadership per fare la tabula rasa che serve. Di sicuro serve gente come Livio, anzi Livio e’ gia’ servito perche’ con la sua candidatura ha smosso il commissario dormiente (Orfini, per i non addentro) ad accelerare la questione (il che ha comportato che l’accordo unanime sovietico (nascere della Margherita e morire stalinisti e’ il nuovo proverbio romano?) su un unico candidato NON si e’ trovato, quindi bene cosi’, se no sai che noia.
  4. Vogliamo un segretario che controlli il tema delle liste a Camera e Senato (da qui la corsa ad avere un candidato ufficiale e a concentrarvi quasi tutto il notabilato) o un candidato che ricostruisca un partito che faccia politica? Veniamo al dunque. Serve un segretario che rimetta in piedi il partito. Il partito e’ come la cultura: con il partito si mangia. Non nel senso che pensate voi, ma nel senso che bisogna restituire, utilizzando tutto quello che il XXI secolo ci mette a disposizione) un partito che dialoghi con le persone, che raccolga idee e lamentele, le trasformi in programma e visione, costringa gli eletti a seguire quelle indicazioni come traccia di elaborazione. Va bene la sto facendo troppo difficile: a Roma, Orfini, ha commissariato il partito praticamente quasi chiudendolo. Bloccandolo (non mi citate convegni e magliette gialle, per favore, grazie). Io non conosco quale e’ la linea del mio partito (l’ultima volta che il PD romano ha avuto una linea era segretario Miccoli e Alemanno faceva il sindaco e non a caso da quel partito e’ nata una classe dirigente che aveva poca esperienza di governo, ma almeno una parvenza di visione di citta’ su molti temi) a Roma. E questo comporta che la gente ci vota per le nostre facce e non per le nostre idee. E su questo perdiamo (sono rimasta basita dai festeggiamenti di questi giorni perche’ il PD Roma ha superato il M5S…si’, ma con uno dei minimi storici, quindi cosa c’e’ da festeggiare? A Roma siamo ridotti al lumicino). Insomma per me serve un segretario che abbia un minimo di esperienza di gioco di squadra e per lo meno di governo della citta’ (che sa di cosa parliamo sul serio perche’ si e’ beccato\a le urle della citta’). Queste due caratteristiche (secondo me) le hanno solo Valeria e Andrea (che io avrei voluto insieme, ma non si puo’ sempre avere tutto e a Roma questa cosa e’ una dannazione).

Ho scritto troppo, lo so. E’ che mi fa rabbia sapere che di questo congresso non freghera’ nulla a nessuno e invece e’ uno dei congressi piu’ importanti del Paese perche’ a Roma la rottamazione non e’ mai arrivata.

Renzi si e’ fermato ad Acquapendente e qualcuno deve pur dire qualcosa (anche se per tutti questo e’ il momento di tacere o per lo meno non fare troppo casino).

In estrema sintesi: votero’ per Valeria Baglio. Perche’ sa fare squadra, sapra’ tenere insieme il positivo che c’e’ da tutte le parti (ce ne e’ anche con Casu, come accade sempre), perche’ sa cosa significa tenere insieme parti distanti. Serve la politica. Non servono slogan, non servono candidati ufficiali, serve ripartire dalla classe dirigente vasta che stava nascendo, continuare il lavoro di dialogo con la citta’ che e’ in ginocchio per capire quale direzione prendere sui grandi temi: sui rifiuti, sui trasporti, sul turismo, sul commercio, sugli asili! So che stanno nascendo (e uno di questi e’ Spazio x Roma a cui da lontano partecipo) think tank sulla citta’ che stanno finalmente ricominciando a congiungere idee e politica ed esigenze della citta’. IL futuro del PD (e quindi di Roma) puo’ essere migliore. E lo sara’.

Andiamo a votare Valeria (ogni municipio ha la sua data, quindi andate su pdroma.it per trovare quando andare a votare nel vostro municipio).

 

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Un po’ di domande sul sacrosanto diritto di sciopero. 

17 giugno 2017 § 2 commenti

Il diritto allo sciopero va difeso da tutti. È un fondamento della democrazia. Però penso che dovremmo cominciare a rispondere ad alcune semplici domande: 
1) questa quantità di scioperi (che nel resto d’Europa NON ha eguali) porta frutti? 

2) la % di adesione dei lavoratori è sempre più bassa, questo cosa ci dice?

3) il disagio ricade quasi sempre sulle parti più fragili della società, fa bene alla causa?

4) non sarebbe meglio fare pochi scioperi ma con più adesione, evitare il venerdì che nessuno lo capisce perché sempre il venerdì? 

5)non sarebbe meglio ricostruire un rapporto di lotta con i cittadini se la causa è giusta invece di essere diventati la prima cosa contro cui inveire la mattina di molti venerdì? 

Se è vero che i salari italiani sono i più bassi (e questo vale per tutte le categorie), fatta la pesa del costo della vita (anche un manager italiano guadagna meno di un manager olandese, moltissimo meno) siamo sicuri che i carichi di lavoro e le responsabilità siano le stesse? (Per esempio su tram e bus olandesi ci sono due persone, ma il controllo e la vendita biglietti la fa anche l’autista). 
Non sarebbe meglio sedersi al tavolo e ripensare tutto?

 O lo sciopero diventa ogni tanto un’arma politica non per i lavoratori, ma contro il “sistema”? Non sta aumentando l’antipolitica (non funziona nulla e via dicendo)?

L’esercizio di Lampedusa.

14 giugno 2017 § Lascia un commento

Su Lampedusa avrei anche io voluto scrivere tante cose. Mia cugina ha insegnato sull’isola per due anni e ci ha dato, durante una delle nostre ultime visite in Sicilia, un punto di vista diverso da quello del “continente”. Persino il film che abbiamo tanto amato, non e’ stato cosi’ amato da tutti (e in effetti non faccio fatica a crederlo).
Lampedusa ci insegna tante cose.
Ci insegna la separazione che c’e’ tra la storia e il presente, tra l’umanità e gli uomini. Forse ci dice tante cose anche su cosa e’ destra e su cosa e’ sinistra, ma siamo diventati troppo veloci per ragionarci su. L’abdicazione alla storia o alla vita. O voler essere cosi’ testardi da voler coniugare insieme le due cose. Che e’ difficile, eh.
Ma il mio abbraccio va lo stesso a Giusi Nicolini​ soprattutto adesso. Perche’ perdere per avere amato il mondo, tutto il mondo fuori da una piccola isola e’ una vittoria.
A Lampedusa adesso (come a Roma e altrove, ma Lampedusa e’ un porto e non puoi fare a meno di salvare le persone in mare, capito Raggi?, quindi ci devi fare i conti) la politica ha il famoso doppio compito. Far funzionare l’idealismo e la vita. Perche’ l’esercizio di Lampedusa e’ esattamente quello che le altre citta’ NON possono fare/ Lampedusa quell’esercizio deve farlo sul serio.

Voce del verbo riporre.

9 giugno 2017 § 1 Commento

Mio nonno era magistrato a Palermo. Quando torno giù entro nel suo studio. Mi siedo. È di legno scuro. Sto in silenzio. È una forma di rispetto. Il mio saluto. Lo faccio quando arrivo e quando vengo via. Non so cosa direbbe di questo mondo. Non so se sarebbe felice di leggere intercettazioni delicate sbattute in prima pagina prima che finiscano i processi. Sono combattuta come penso in molti. Di chi possiamo fidarci? Ve lo ricordate Carnevale che annullava tutte le sentenze? Ecco penso che tutti i poteri dello Stato, dico tutti, abbiano il dovere di ricostruire la fiducia. Di votare come dicono. Di perseguire la giustizia senza forzarla. Viviamo un tempo complicato. In cui è tutto confuso. La fiducia è la cosa più importante che regge una democrazia. E oggi è davvero complicato riporla. Ecco dovremmo lavorare per ricostruire i luoghi in cui riporre la fiducia. Sentite che bella parola, somiglia all’atto che si fa mettendo a dormire un figlio.

Umiltà. Umiltà. Umiltà.

1 giugno 2017 § 4 commenti

La migliore comunicazione è l’umiltà. E’ l’umiltà che va messa vicino alla speranza per essere davvero credibili. Ed è quello che blocca e bloccherà sempre il M5S al palo: la prepotenza, l’arroganza, la pretesa di superiorità sono tutte caratteristiche che possono colpire un certo tipo di elettori che per fortuna sono pochi. Ovviamente restano pochi se dall’altra parte si tiene il punto. Se non si cede la propria identità dialettica al campo nemico. Il PD non deve ritrovare l’umiltà, ce l’ha già, ma deve cominciare ad usarla. E’ pieno di militanti, eletti ed elettori che hanno queste caratteristiche. Non abbiamo bisogno di picchiatori, di urlatori, di fanatici, di semplificazioni come se gli elettori fossero tutti cretini. Per rispondere a Grillo e Di Maio. Abbiamo solo bisogno di riconquistare credibilità . Punto.

E ‘namo su. Totti e il PD romano.

29 maggio 2017 § 4 commenti

18699927_10212500432607389_4536901135679047084_nDiciamo che se lo facessimo segretario del PD romano sicuramente riuscirebbe a fare meglio degli ultimi anni (scusa Orfini ma te le tiri, non sei manco romanista, meglio astenersi no?) e ad evitare queste cadute di stile.

Una caduta di stile che va in direzione opposta a quello che ha passato alla citta’ il Capitano ieri: unire e non dividere.

p.s. e se anche trattasi di citazione del NYT chi se ne frega…sullo stesso articolo di oggi il servizio fotografico descriveva una citta’ che sembrava la Sicilia anni 50.

E ‘namo su.

Avevo sedici anni.

23 maggio 2017 § 1 Commento

Venticinque anni fa a quest’ora ricordo esattamente dov’ero. Ero a Roma e tornavo da Villa Pamphili. Per ironia della sorte quel pomeriggio, mentre Capaci diventava un luogo di guerra, io rubavo il mio primo bacio ad una ragazza.

Fu una giornata piena di contrasti.

Quell’evento: un’autostrada fatta saltare per ammazzare Falcone la moglie e la scorta, ci segnò tantissimo. Avevo 16 anni. #23maggio

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