Ho sognato il Family Act.

Sì, in Italia serve un Family Act o più semplicemente serve trovare una strada per consentire alle famiglie italiane di fare figli.

La domanda che mi pongo da sempre, però, è: servono soldi?

Certo che servono soldi per crescere un figlio. Servono per comprare pannolini, vestiti (anche se tutte le mie amiche si stanno girando gli stessi vestiti tra i figli in un immenso gioco di valigie che a distanza di nascite si muovono da una casa all’altra), per pagare l’asilo, per pagare la baby sitter, il pediatra, i libri di scuola, i giocattoli (che secondo me i ragazzini di oggi ne hanno troppi e questo non aiuta la loro crescita, ma vabbè).

Ma se invece di dare dei soldi a chi fa figli (leggo di 240€ al mese fino a 18 anni) si erogassero servizi? Ogni voce di cui sopra, quasi tutte, potrebbero essere erogate dallo stato o da enti parificati. Non sarebbe più equo, più economico e più sicuro?

Più equo perché chi è davvero ricco poi le cose se le fa a spese sue e non graverebbe sullo stato. In ogni caso andrebbe fatta per reddito.

Più economico sempre per il motivo di cui sopra. Non eroghi a tutti, ma solo a chi accede ai servizi.

Più sicuro perché si eviterebbero le storture del tipo facciamo 5 figli così ci entrano 1200€ al mese poi sti cazzi dei figli.

Lo so che la politica dei governi appesi agli umori del proporzionale non può permettersi riforme epocali, ma sarebbe così bello fare davvero un family act. se abbiamo creato questa stronzata dei navigator, potremmo creare una task force di baby sitter (e fare un servizio civile?), una task force anche medica e di assistenza dedicata ai bambini, aprire con quei soldi asili nido in ogni quartiere, magari dando bonus alle aziende che si fanno sede di asilo (cosa che fece Prodi), incentivando le Tagesmutter condominiali, la paternità paritaria (10 giorni non sono nulla) e sopratutto obbligatoria che introdurrebbe automaticamente la parità di genere.

Ok, torno a dormire.

Addio a Delia Vaccarello

Il movimento LGBT e il giornalismo e la scrittura oggi hanno perso un pezzo.

Questa mattina è morta @delia vaccarello.

Delia ha inventato le Principesse Azzurre in un tempo in cui non solo non si parlava di omosessualità ma tanto meno si parlava di omosessualità femminile. Io sono stata una di quelle principesse. Ero così onorata di esserlo, di essere stata selezionata per raccontare, di esserci.

Delia approvò un mio racconto quando ancora non ero nessuno (e mi fece penare non poco ma fu una delle prime volte che capii quanto facevano bene le bastonate) e venne un giorno a sorpresa durante una delle presentazioni del mio libro.

Non posso dire che eravamo amiche anche se un filo ci teneva sempre legate, tranne negli ultimi tempi più per colpa mia che per la sua malattia.

La sua rubrica Liberi Tutti sull’Unità in cui per anni e in anni difficili ha dato voce al nostro mondo, alle nostre storie. Quando mi candidato alle regionali mi fece un’inaspettata bellissima intervista.

La sua storia d’amore complicata e dolorosa.

La sua malattia (alla quale Giovanni Bachelet ha partecipato più di molti altri).

Delia mi spiace non averti salutato, non averti rivisto. Non aver parlato con te di questo tempo strano in cui tutte le nostre battaglie sembrano sopite. Sei stata una pioniera, una cercatrice, eri molto più bella del personaggio che avresti potuto interpretare. Grazie dal profondo del cuore per la tua narrazione, per il tuo “stare” dentro te stessa.

La differenza tra una Panda e un piatto di spaghetti.

Passare dal mondo delle auto a quello del “food” come lo si chiama tra esperti (chissà perché non si dice “CIBO” in tutto il mondo, ma va bene) è stata una scelta dettata dalla passione (per il suddetto food) ma anche una deliberata scelta manageriale.

L’industria automotive è un settore considerato “antico”, fatto di processi produttivi che si sono evoluti in modo straordinario e profondo. Si è passati dal fordismo al toyotismo (da una fabbrica alienante e faticosa ad una fabbrica costruita intorno all’uomo) perché per fortuna le dimensioni della produzione automobilistica hanno consentito anche una fortissima organizzazione sindacale che ha saputo negli anni e in tutti i Paesi generare evoluzione dei diritti dei lavoratori.
Il mondo dell’auto ha vissuto una fase di vendita automatica (quando le macchine si vendevano dalla bisarca, come mi raccontava un vecchio concessionario) ad una fase di vendita complessa (oggi siamo in un mercato di saturazione nei paesi occidentali, la macchina – anzi la sostituzione della macchina – è spesso un bisogno indotto dal marketing) che ha evoluto le tecniche di vendita e di misurazione della soddisfazione dei clienti. Voi non lo vedete, ma quando andate ad acquistare la macchina la quantità di processi che ci sono dietro la vostra chiacchierata con il venditore, nel modo di fare il test drive, di proporvi il miglior modo di acquisto e fino alla consegna ha un immenso lavoro dietro: di formazione, di monitoraggio, di motivazione.

Oggi le aziende automobilistiche vivono una fase di cambiamento epocale: cambiamento tecnologico, pensate alle macchine elettriche e cambiamento nel modello di vendita, pensate al fatto che in molti luoghi del mondo vi potete già acquistare la macchina dal divano e aspettarla nel giardino.

Veniamo al food.
Mentre il modello di business sul cliente è assolutamente simile a quello automotive con le dovute eccezioni (entrate in un posto per mangiare, leggete recensioni per farlo o ve lo consiglia un amico, sapete cosa volete, vi sedete e parlate con un cameriere, alla fine ve ne andate e pagate il conto che è esattamente quello che fate in una concessionaria) la parte produttiva è certamente quella diversa.
La produzione di quello che vedete a tavola, il piatto che vi viene portato, richiede processi molto complessi (dalla scelta della materia prima, l’acquisto, il trasporto, la trasformazione, la conservazione, fino ad arrivare al servizio) che richiedono tantissima professionalità e cura.

La differenza tra un piatto di spaghetti ed una Panda è che tutte le Panda vengono prodotte allo stesso modo e che la quantità di “sconto” che un concessionario può farvi è sempre la stessa. Poi uno può fare più o meno margine a seconda delle esigenze del momento, ma l’ha acquistata da chi la produce sempre allo stesso prezzo. Il piatto di spaghetti non è sempre uguale, non è sempre stato cucinato con il pomodoro di qualità, può essere fresco o in conserva, può essere fatto con pasta artigianale o pasta tarocca con grani coltivati e trattati chissà dove, con olio buono o olio di merda e infine può essere cucinato da un cuoco pagato in nero (cosa impossibile nel mondo dell’auto) oppure da un cuoco ben pagato. Ecco se comprate una Panda a Palermo o a Milano, in centro o in periferia sarà sempre la stessa. Può cambiare lo sconto, la professionalità del venditore, ma non può essere diversa.
Quando mangiate un piatto di spaghetti chiedetevi cosa state mangiando e chi lo ha preparato, chi ha prodotto quello che state mangiando ed è stato trasformato e sappiate che anche dal prezzo potete capire molte cose.

Oggi la sfida manageriale (e che dovrebbe essere anche una sfida politica) è portare quel business ad essere un business evoluto in ogni punto della catena da chi produce a chi mangia, costruendo processi efficienti che consentano qualità di vita e qualità del cibo.

p.s. Ci sarebbero milioni di cose da dire sul costo del lavoro nel food ma non è argomento di questo post anche se un Paese che vuole conservare le sue tradizioni e ne vuole fare ricchezza e sistema dovrebbe mettere mano a questo tema. Il cibo in Italia dovrebbe essere trattato come un Bene Culturale.

Alessandro Bocchetti Jovica Todorovic Teo ecco cosa vi avrei detto se ci fossimo visti per un bicchiere di vino dopo questi 5 mesi.

Due parole (alias cazziatone) a Matteo Renzi sulla sua intervista sul femminismo.

Dunque ieri Matteo Renzi al quale voglio sempre bene e che ho provveduto anche a cazziare privatamente (ci ho provato almeno, as usual) ha rilasciato un intervista sul femminismo.
In questa intervista rilasciata a Marina Terragni viene toccato anche il tema “utero in affitto”.

Domanda secca, tre righe di risposta. L’intervista è qui

Domanda mal posta dalla giornalista e risposta troppo sbrigativa da parte di Matteo Renzi (poi non lamentatevi se a fuoria di scappare dai temi arriva Cappato e risolve con la Corte Costituzionale facendo da solo quello che un’intera classe politica non riesce a fare con la scusa che sono argomenti di piccola importanza)

Come abbiamo scritto, raccontato, gridato più volte quando si parlava della step child adoption (la possibilità del partner genitore non biologico di essere automaticamente genitore di suo figlio) ai tempi delle unioni civili (pezzo vi ricordo fatto saltare dal M5S e posso testimoniarlo personalmente) abbiamo implorato di non collegare l’utero in affitto con il mondo omosessuale. Giornalista e politica NON lo fanno, ma sappiamo bene che questa “pratica” purtroppo viene usata “contro” le famiglie omogenitoriali composte da due papà. Queste ultime non possono nemmeno mettere piede nei paesi dove si pratica l’utero in affitto e almeno tutte le coppie di maschi che conosco (e che taggo così possono rispondere per la milionesima volta: Tommaso Giartosio Gianfranco Goretti Dario De Gregorio Andrea Rubera) hanno avuto figli tramite GPA, che sta per gestazione per altri che è strettamente regolamentata.

Ovviamente se una coppia gay torna con un figlio dal Canada tutti sanno che detta coppia ha dovuto farsi aiutare, se una coppia etero torna da un paese in via sviluppo con un figlio nessuno gli fa il test del DNA o verifica chi se lo è portato nella pancia.

La domanda di una giornalista seria è: Matteo Renzi lei è contrario all’utero in affitto? E cosa pensa della GPA praticabile in alcuni paesi?
La risposta di un politico serio (e dai Matteo che quando vuoi sai esserlo che senza di te staremmo ancora aspettando uno straccio di diritto): sono contrario allo sfruttamento delle donne, ma rispetto la scelta delle donne che lo fanno e sia certo che non siano costrette da uno stato di necessità.

Questo qui su è lo scambio in un Paese civile, in un Paese che non ha ridotto tutto a slogan, frasi che fanno annuire il popolo bue. Dovrebbe essere lo scambio che aiuta il Paese a crescere e tu Matteo eri questo per tutti noi, ti eri preso il carico di portarti il Paese a pensare cose impensabili. Quel 40% era figlio anche di questo. Non degli 80€, non solo almeno.

Qui ne avevo scritto su Repubblica: https://www.repubblica.it/…/l_utero_in_affitto_non_e_una_q…/

Grazie ad Andrea Rubera di Famiglie Arcobaleno, Associazione genitori omosessuali per avermelo segnalato.

W Greta (e una postilla per il resto del mondo)

A casa, con mia moglie, parliamo tanto di Greta Thunberg. Ci scambiamo opinioni, non sempre siamo d’accordo. Lei è molto netta, nel dramma di questi tempi, una ragazza che solleva il mondo per salvare il pianeta non va discussa, punto e basta. C’è una parte di me che concorda. Mi piace Greta, mi piaceva persino più prima, quando era sola a fare lo sciopero del venerdì. Adoro chiunque si alzi da solo a dire una cosa che tutti ignorano o alla quale sono indifferenti. Sono loro che cambiano il mondo. Greta cambierà il mondo. Che vi piaccia o no. Una ragazzina sfottuta via twitter dal presidente degli Stati Uniti lo ha già cambiato, pensate quanto è piccolo Trump davanti a questa ragazzina.

Ecco ora consentitemi quella piccola postilla che di solito mi consento in cucina, a braccia conserte e piedi nudi. Greta ci sta chiedendo di cambiare verso al mondo. Ha ragione. Siamo nella merda. Ma vi prego, vi imploro, lo dico sopratutto a giornalisti e politici: studiate, cazzo!, perché siamo nelle vostre mani. Parlate con gli ingegneri, con quelli che conoscono i cicli di rendimento, il vero inquinamento. Non vi fermate alle superficie, tipo: macchina elettrica meglio di quella a combustione, è una cazzata, la risposta è: dipende. Dipende se state in città, dipende da come producete l’energia elettrica, dipende da quanto dura la batteria, da come si riciclerà la batteria. Studiate gli inceneritori, studiate i gassificatori, studiate la TAV (guardatevi quanto inquina un treno rispetto ad una macchina o ad un aereo, dovremmo metterci a fare rotaie in tutta Europa se fossimo sani di mente!). Poi ci sono le cose che possiamo fare ogni giorno e dobbiamo chiedere che la politica ci aiuti a farle, io da quando c’è Greta mi sento male quando facciamo la spesa per la quantità di packaging di plastica che alla fine siamo obbligate a portarci a casa anche facendo la spesa alla Coop o anche dal contadino. La politica renda facile i comportamenti (valesse solo per il clima….) e non pensi di cavarsela con 4 incentivi del cazzo per comprare macchine elettriche inaccessibili. Dateci tram in città. E via andare: studiate. Studiate. Studiate. Greta ci sta chiedendo soluzioni, non ce le sta dando. (grazie a Claudia Margaroli e Francesca Amelia che mi hanno tenuto la barra dritta sul tema).

Di bonus, di accise, di testosterone – lettera al Babbo Natale della politica.

Se dovessi immaginare un partito nuovo mi piacerebbe che nel programma avesse progetti di rivoluzione e non toppe.
Non ce la faccio più a sentire parlare di accise sul gasolio o di bonus bimbi.

Serve una totale revisione del diritto di famiglia. Giusto il progetto del ministro Bonetti degli asili nidi gratis (sacrosanto oserei dire), ma si metta coraggiosamente mano a tutto il welfare senza per forza concentrarsi su un punto per farne uno slogan. Perché non si imposta una sorta di “bicamerale del welfare” Elena Bonetti? Per esempio è assurdo che gli assegni dell’accompagno non vadano in base al reddito. E così molti altri assegni o bonus (per esempio se io facessi un figlio non sarebbe giusto che io ricevessi il bonus, ma sarebbe giusto dare sostegno costante a chi è meno abbiente). Rivedere tutto il tema dell’assistenza alla disabilità e agli anziani facendo emergere il nero e sostenendo le famiglie che si “arrangiano”.

Sul clima ci vuole coraggio. Se in Italia abbiamo un problema di smaltimento rifiuti non è solo per “colpa” dei comuni poco efficienti o della maleducazione della gente, ma anche della quantità di packaging che siamo costretti ad utilizzare. Si faccia una legge organica su tutto il packaging alimentare.
Si apra un tavolo serio su quale deve essere in tutto il paese il modo di smaltire i rifiuti, prendendo esempio dai paesi più virtuosi. Scusate sono in Olanda, inceneritore ancora in funzione in centro città, legge strettissima sulle auto (che a me non piace , ma almeno hanno una posizione netta). cassonetti interrati con compattatore integrato, ciclabili ovunque. Penso alla Danimarca dove esiste un’unico formato di vetro così il riciclo è centralizzato e tutti i venditori di acqua e bibite si sono dovuti adeguare. Si metta mano ad investimenti che potenzino la capacità dei comuni di dotarsi di servizi pubblici in modo che ogni città possa pianificare la diminuzione del traffico (alle basse velocità le macchine inquinano di più, giusto dire che nelle città dobbiamo diminuirle o usare vetture ad emissioni sempre più vicine allo zero).

Insomma che vi piaccia il proporzionale o il maggioritario io penso che in Italia dovremmo aprire dei tavoli tematici su questo ed altre questioni che vadano oltre i parlamenti e i partiti, serve creare una cultura dei lunghi pensieri, dei progetti di lungo respiro in modo che esistano delle piattaforme politiche che poi diventino leggi in parlamento. Non le 4 righe vaghe che si leggono nei programmi dei politici. O vogliamo continuare a campare di testosterone votando quello che ci sembra più forte, senza preoccuparci mai di politica?

Sulla scissione (ma mi veniva da dire per tutto il giorno secessione)

Dice che devo dire qualcosa anche io sulla scissione (per tutto il tempo mi era venuto da scrivere secessione). Post lungo munitevi di pazienza, occhiali per presbiti e fazzoletti (per piangere o salutare, scegliete voi).

Primo. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Veniamo da una tradizione di frammentazione e scissioni e tende piantate fuori dal PD in attesa (che se ne andasse Renzi), di polemiche pubbliche (avete fatto caso che tranne qualche sussurro in casa Lega nessuno ha veramente polemizzato con Salvini per la cappellata che ha fatto? State sicuri che a porte chiuse hanno parlato, perché così fa una comunità e anche se NON ci piace, la Lega è una comunità politica). Cosa penso? Sono triste perché credo in un sistema politico maggioritario, credo nell’alternanza, non mi piacciono gli inciuci, gli aghi della bilancia. Lo abbiamo gridato dalla Leopolda, io continuo a crederci anche in questo contesto politico. Ma chi è per il proporzionale dovrebbe essere contento. Leggetevi Bettini, nel grande mondo degli esperti di tattica politica per andare al governo, ha ragione lui: andare separati per colpire uniti.

Secondo. Bersani e Renzi (e probabilmente non ci riuscirà nemmeno Zingaretti il quale però ha un’innata capacità, maggiore dei suoi predecessori al tenere tutti insieme) non sono riusciti a costruire una comunità politica. Hanno usato il cencelli per tenere insieme tutti i pezzi (finché possibile), quando hanno vinto, hanno vinto tutti e 3 (idem per Veltroni l’unionista) con l’appoggio della corrente più forte del PD quella di Franceschini. Non sto dando alcun giudizio, solo riportando la realtà. Quando vinci i congressi con l’aiuto esterno questo ha un costo in termini di poltrone, quindi tutti i segretari del PD hanno pagato quel costo. Piaccia o no se si vuole guardare al PD si deve accettare questa foto. Il PD da Veltroni a Zingaretti, passando per Bersani e Renzi non è cambiato di molto soprattutto nel suo funzionamento sui territori. Di questo ho scritto lungamente negli ultimi anni sopratutto per rilevare gli “errori” del Renzi segretario.

Terzo. Leggo post di gente che se ne va con Renzi e di gente che resta con Zingaretti. Ho lasciato il PD nel 2017 dopo una lunga polemica sul caso Roma (i cui assassini oggi si sono adeguatamente distribuiti in entrambe le forze politiche), ma soprattutto per le scelte per me scellerate di Minniti, ministro dell’Interno. Renzi non era più al governo, ma era segretario e cascò anche lui nella trappola dell’inseguire Salvini, contribuendo a sturare la campagna di odio contro le ONG e gli sbarchi (oggi per fortuna su questo tema è tornato a pensarla in modo diverso). Ho avuto una breve parentesi in Più Europa (soprattutto per il lavoro di Ero Straniero e per il lavoro dei radicali romani) ma mi sono dimessa dall’assemblea (dove ero finita per caso) e dalla Direzione (idem come sopra) e non rinnoverò la tessera, perché non mi metto a combattere Tabacci in Più Europa, dopo avere fallito la battaglia contro i Baroni della politica nel PD. Già dato grazie.
Ora sono senza casa politica. Vedo bella gente andare via con Renzi e bella gente restare nel PD, vedo persone a cui non affiderei le chiavi di casa e che ammazzerebbero la madre pur di restare al potere andare via con Renzi e lo stesso ovviamente nel PD. Continuo ad immaginare che credere in un sistema politico maggioritario debba valere sempre (e non solo quando pensi di poter vincere perché in Italia non è possibile credere in sistemi elettorali diversi solo in base allo scenario politico del momento, mamma mia quanto siamo concentrati sull’adesso e mai sui pensieri lunghi, che vogliamo bene solo a noi stessi e mai veramente al Paese), in qualsiasi contesto, mi piacerebbe che qualcuno ricominciasse a lavorare ad una forza politica laburista che contenga molte voci e ne faccia la sintesi (tanto col proporzionale la sintesi dovremo farla lo stesso, tanto vale farla bene e nel tempo e come comunità e non solo per governare).

Quarto. Questo punto lo lascio vuoto. E consiglio a tutti di lasciare qualche punto vuoto nel giudicare quanto sta accadendo. Vediamo che succede.

E come dice Dario Ballini D’Amato in bocca al lupo a chi resta e in bocca al lupo a chi va. Io aggiungo: in bocca al lupo soprattutto a chi osserva che con molta probabilità è la maggioranza.