Se Uòlter non viene al Pride non vale.


Sabato 28 giugno a Bologna, la comunità Gay sfilerà al GayPride Nazionale. Un evento che in tutte le nazioni occidentali viene rilevato sui giornali e al quale partecipano il sindaco della città ospitante e moltissimi esponenti di primo piano del mondo politico. Sia il sindaco che gli esponenti di cui sopra non sono necessariamente di sinistra. Anzi, il movimento GLBT si è certamente svincolato dalle dinamiche di partito ed è liquefatto in modo omogeneo nella società. Questo fa, della battaglia GLBT, una battaglia di diritti e non una battaglia di schieramenti. In Italia questo percorso di crescita della comunità GLBT è appena cominciato ed è stato un processo forzato innescatosi dopo la delusione cocente del risultato politico del centro-sinistra che poco ha promesso e nulla ha fatto.

Parlare di GayPride ad Amsterdam o a Madrid, oggi, sembra quasi di parlare di una manifestazione folkloristica. Non che l’omofobia non si annidi persino nelle nazioni più avanzate e proprio per questo media, stampa e politica partecipano all’evento normalizzandolo, risucchiandolo nella società.

In Italia questo non accade. L’unica firma che in questi anni si è apertamente schierata con saggezza con la comunità GLBT è stato Michele Serra. Nessun segretario di partito o grande leader politico, se si esclude l’opportunismo peloso di certa sinistra, subito pronta a mollare il carico pesante quando la questione Dico ha cominciato a scottare. Oggi il baluardo progressista del parlamento è il Pd. Un Pd che riesce a litigare su tutto dalla leadership al posizionamento in Europa, quindi dando spettacolo di divisione, ma sul GayPride tutto tace. E questo silenzio, comincia a pesare. Comincia a pesare perché da fuori qualcuno potrebbe chiedersi che sul GayPride nel PD nemmeno si litiga. Semplicemente entrambe le componenti sono d’accordo nel non ritenere opportuno parlarne. Inviare una ministra ombra per farci contenti, ma non rilasciare dichiarazioni pubbliche a nostro favore, è una forma di ipocrisia così imbarazzante da essere quasi peggiore delle dichiarazioni omofobe, ma esplicite e sincere di certi esponenti della destra. Persino l’adesione del PD di Bologna seguita dalle polemiche a livello locale, relegano l’argomento ad una manifestazione cittadina, quando invece si tratta di una manifestazione nazionale, di una parte di Paese che manca dei diritti fondamentali del vivere civile. Una manifestazione insomma alla quale dovrebbe partecipare Veltroni. Altrimenti non vale.

Ora sta al movimento GLBT trovare la forza di unirsi davvero, di svincolarsi dai partiti, di fare una comunicazione unitaria per trascinare il Paese fuori dall’ ombra omofoba e razzista che lo sta attanagliando. Per farlo dobbiamo essere compatti e furbi. 

 

 

 

 

 

13 pensieri riguardo “Se Uòlter non viene al Pride non vale.

  1. No, Alicata, non sono d’accordo: oggi semplicemente non esiste un baluardo progressista nel parlamento italiano.
    E non c’era neanche nello scorso parlamento, se è per questo.
    Persino i radicali hanno tradito il principio dell’art. 3, l’uguaglianza tra tutti i cittadini, e si contentano di molto meno.
    Per questo è importante che il PD muoia al più presto. Finché resiste, conserva in ostaggio la rappresentanza delle persone progressiste che l’hanno votato turandosi il naso, cedendo così ad un ignobile imbroglio.
    In alternativa, dovrebbe rinnovarsi, rottamando la vecchia classe dirigente comu-cristo-demo-oligarchica. Ma ti pare una soluzione plausibile?

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  2. per cambiare il PD bisogna prima ucciderlo, e poi sperare che come l’araba fenice rinasca dalle sue ceneri, ma sperando che rinasca meglio perché questo che abbiamo è proprio inutile se non dannoso.

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  3. Noto, con malcelata pignoleria ma con piacere, che hai specificato che il PD è l’unico baluardo progressista “nel parlamento”.
    Non capisco quale sarebbe, però, la “l’opportunismo peloso di certa sinistra”…. sarà che la mia sinistra di peli non ne ha avuti. Poi però c’hanno spiegato che il voto è utile e allora quella “certa sinistra” in Parlamento non c’è più quindi se ci peli gli so cresciuti ora non lo so.
    Cin consoleremo vedendo quanto so pelosi quelli del baluardo progressista, che non oso definire sinistra perchè non vorre il segretario si offendesse. Lui di dinistra non è. Progressista? Me lo dici tu, mi fido.

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  4. mi ricordo che l’anno scorso alla festa dell’unità nazionale non c’è stata alcuna riunione o discussione sulle questioni lgbt,mentre ci sono state nel frattempo decine di dibattiti su ogni argomento,tra cui lo slow food; chi conta qualcosa nel pd e sostiene le istanze del movimento lgbt dovrebbe tentare di far si che alla prima festa nazionale del pd ci sia un dibattito sulle istanze sopra nominate magari con qualche politico del tipo di Veltroni o Bersani. magari Concia ed Alicata potranno vedere se il partito che (è un fatto) rappresenza le istanze più laiche nel parlamento ha la volontà di discutere questi temi .riguardo al pride e veltroni mi sembra che ,nella situazione attuale, sia fortemente improbabile che venga. tentiamo almeno di essere presenti alle loro manifestazioni

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