Quando un minore scappa di casa.

16 marzo 2009 § 9 commenti


La storia austriaca del padre che ha segregato la figlia in cantina facendola oggetto di violenza è da brividi. Quando una notizia come questa entra in una casa normale è come se un tuono scompigliasse l’ordine naturale delle cose. E’ inconcepibile. Inspiegabile. Irreale. E chi racconta spesso si ascolta raccontare qualcosa di incomprensibile persino a se stesso. Come un film impossibile. Quella è la cosa più brutta. Sapere che è difficile essere creduti fino in fondo per il livello aberrante di ciò che si racconta.

Eppure è così vero che la violenza più profonda avviene tra le mura di casa. Pensiamo di saperlo, questo, ma davvero pochi sanno quanto è vero. Pochi sanno quanto la violenza di un genitore, di una figura di riferimento, ti penetri nelle viscere, ti faccia sentire complice, ti scateni sensi di colpa inenarrabili. Il processo di consapevolezza di un minore, quello che nel tempo lo porta a comprendere l’ingiustizia che sta subendo è irto di ostacoli. La richiesta di aiuto, la fuga è un momento delicatissimo. Ci sono diverse scale di violenza domestica. Questo è certamente un estremo di quella scala. Ma chi ne conosce le gradazioni ci si può certo avvicinare meglio di chi ne è totalmente all’oscuro. La proprietà della mente. L’abuso del corpo. Ed una sorta di sindrome di Stoccolma che solo chi l’ha vissuta sulla propria pelle può davvero comprendere. Chi può capire il rapporto di dipendenza, di necessità che intercorre tra la vittima e il suo carnefice. Pochi. Forse solo chi ne ha vissuto una certa forma. Nessuno potrà mai entrare dentro quella forma di sentimento. Nessuno. Forse un analista. Uno bravo.

Spesso l’aguzzino ha subito a sua volta violenze ed abusi. Non si tratta di una follia sociale, di un raptus alcolico. Si tratta di un istinto naturale. Forse curabile solo in una clinica. Io a volte penso incurabile. A volte così sottile da non essere socialmente percettibile. Inquietante pensare alla normalità sociale di queste persone e alla loro disumanità casalinga. Alla loro mancanza di freni emotivi. Alla loro violenza. A volte mi chiedo chi abbia mai cominciato. Forse davvero Caino? E come sia possibile che molti non perpetuino il loop. Che scovino in loro la forza di reagire alla violenza. Di trasformarla in altro. In energia positiva. In forza. Accade. Cazzo, se accade.

Quando leggo che questo mostro era stato già fermato per stupro. Quando leggo che sua figlia era scappata di casa ed era stata ritrovata e riconsegnata ai genitori dalle forze dell’ordine, mi chiedo che doppia violenza abbia dubito subire quella povera ragazza. La speranza della fuga infranta.  Quanto durano 24 anni. Quanto. In 11 metri quadrati.

La politica deve occuparsi anche di questo. Quando un minore scappa di casa qualcuno deve interrogarsi profondamente sulle motivazioni. Qualcuno deve osservare quel minore, quella famiglia, a fondo.

Non è possibile che un minore che scappi di casa venga riconsegnato alla famiglia di origine come un oggetto. Come se non fosse un essere umano, ma fosse una proprietà della famiglia di orgine o di chi è stato affidato.E che non venga indagato il motivo profondo di quella fuga. Non è possibile.

E’ superficialità assassina.

Il tutto non può essere lasciato nelle mani casuali, di una brava assistente sociale o ad un maresciallo dei carabinieri testardo.

Non è possibile, questo. E la politica deve legiferare su questo.

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